Antropologia culturale: riflessione scientifica sull'essere umano e relativismo

Documento sull'antropologia culturale - mob. a, che esplora la disciplina come riflessione scientifica sull'essere umano. Il Pdf, utile per l'università, discute le origini dell'antropologia, il rapporto con la sociologia e la distinzione tra sapere appreso e innato, con un focus su coscienza e flessibilità culturale.

Mostra di più

9 pagine

1
Giulia Vaiz
Anopologia cultale – MOD. A
Lione 1
- Cos’è l’antropologia? Lantropologia equivale alla riflessione scienfica sull’essere umano.
ANTROPOS= essere umano; LOGOS=riflessione
Equivale a un incontro tra esseri umani ed è ossessionata dal potere e dalla burocrazia come ogge della sua analisi, poiché
sono le forme più comuni della disumanizzazione delle relazioni sociali. Lo Stato è l’an-antropologo per definizione.
TIM INGOLD, antropologo scozzese, sosene che lantropologia è una “filosofia con la gente dentro”.
Cosa intende dire? Gli antropologi si pongono le stesse domande dei filosofi, però lo fanno cercando risposte diverse e in
modi diversi: la filosofia dentro di sé, seguendo un discorso ininterroo del pensiero occidentale lungo quasi tre millenni;
l’antropologia fuori di sé, nell’archivio di pensiero e delle prache umane raccolte altrove, lontano come ha fao Geertz con
la storia di Cohen, e dando pari dignità a quelle risposte culturali rispeo a quelle più consuete dentro le quali ci siamo
forma. Quindi, quel che l'antropologia sul campo cerca di fare è la messa in relazione, l'apertura di una connessione, la
conoscenza del diverso per comprendere il diverso.
Lantropologia racconta le storie di altri, non si considera autorizzata a elaborare teorie o ideologie proprie ed è in grado di
non rimanere troppo prigioniera dei propri orizzon locali.
UMILTÀ DELLAPPROCCIO ANTROPOLOGICO
Lantropologia ha una morale?
A questo punto arriviamo alla quesone del RELATIVISMO Per l’antropologia tuo è meritevole di essere studiato.
Il compito della comprensione antropologica degli usi dell'altro non ne è la giusficazione morale, ma la capacità di
affacciarsi su orizzon morali diversi, anche radicalmente diversi. L'antropologia non fa propria la visione del mondo di chi
praca ad esempio il cannibalismo, l'infibulazione, la tortura, l'infancidio, il razzismo, la violenza sistemaca sulle donne o
qualunque altro comportamento disdicevole.
L'antropologia ha una sua morale, tendenzialmente non violenta, spesso ribelle ma mai ingiusficatamente violenta,
egualitaria, aenta alle ragioni dei più deboli. Costuisce prima di tuo il tentavo di allargare l'orizzonte di quel che
diciamo umano, senza confinarlo nelle prache del nostro soogruppo, quale che sia. Senza rinunciare al proprio orizzonte
di valori, l'antropologia riconosce, a volte, a malincuore, che gli altri possono avere spesso una loro eca costruita aorno a
una rete simbolica straniante e lontanissima da quelle della nostra consuetudine.
RUTH BENEDICT, nella sua celebre opera intolata Modelli di cultura e considerata il libro di antropologia più
famoso mai pubblicato negli USA, afferma che tuo ciò che un gruppo di persone è incline a fare è degno di rispeo
da parte di un altro gruppo.
La visione dell’antropologia è infa comparava e globale perché il progeo di questo sapere è quello di comprendere il
senso dell’esperienza e la vita di mol altri. E infaci troviamo davan a una forma di riflessione sull’umanità che si è
arcolata araverso il viaggio, lo spostamento, l’incontro, tue prache sviluppate in maniera sistemaca da una società -
quella occidentale- a parre da un momento preciso della sua storia.
Se “pensare antropologicamenteequivale a elaborare tanto una visione della natura umana, quanto un'idea delle differenze
tra gli esseri umani stessi e tra ques e il mondo della natura, possiamo effevamente dire che l'antropologia è davvero un
fao universale che accomuna tu i popoli.
Ma se pensare antropologicamente significa anche elaborare un discorso sistemaco sulla differenza tra i modi di vita dei
diversi popoli, su come le diverse comunità umane si adaano ad ambien differen, sui loro cul, sulle loro istuzioni
familiari e poliche, nonché sulla loro sensibilità esteca e sulla loro creavità tecnica, per poi parre alla ricerca di che cosa
li avvicini gli uni agli altri; dobbiamo riconoscere allora che l'antropologia culturale costuisce un sapere molto parcolare,
fruo di una storia parcolare e con una storia altreanto parcolare
Quando nasce l’anopologia?
Le origini dell'antropologia non sono facili da stabilire.
Le due ipotesi più importan sono:
Quella più lontana che risale al viaggiatore e scriore greco Erodoto, il quale però non parlò mai di antropologia;
2
Giulia Vaiz
Quella più riconoscibile risale all'umanesimo europeo, al ‘400 e ai diba che fecero seguito durante il secolo
successivo alla scoperta del nuovo mondo e dei suoi abitan.
L'umanesimo europeo ebbe un ruolo importante nel creare le condizioni per lo sviluppo di una riflessione sul genere umano.
Gli umanis posero infa il genere umano al centro della riflessione filosofica e rimasero lega a un'idea di umanità
idealizzata.
La scoperta (1492) e poi la conquista dell’America ruppero l'incanto umanisco e posero quesi precedentemente poco
considera. Gli europei, infa, iniziarono a interrogarsi circa la natura di popolazioni definite ora selvagge e ora barbare.
Con l'espansione coloniale e i traffici commerciali, poi, i conta degli europei con agli altri popoli si intensificarono in maniera
sempre più rapida e, di conseguenza, crebbe il numero delle descrizioni dei loro costumi e delle loro istuzioni sociali.
Alla base di queste descrizioni non vi era però un vero progeo scienfico. Si pparlare infa di un vero e proprio progeo
scienfico di segno antropologico solo a parre dalla fine del XVIII secolo, quando, grazie agli illuminis, la riflessione sul
genere umano acquis definivamente i caraeri di una riflessione su un soggeo universale.
La Société des Observateurs de l’homme
Associazione fondata a Parigi nel 1799 dai tardo-illuminis.
Furono i primi a lanciare un programma di ricerca che conteneva alcuni dei pun fondamentali di quell’antropologia che
si sarebbe sviluppata in seguito e i primi a comprendere seriamente che per studiare il genere umano dal punto di vista
scienfico bisognava viaggiare, cioè, entrare in contao direo con i popoli che vivevano lontani dall’Europa.
Ma si deve comunque tenere presente che, in quanto disciplina accademica, le origini dell'antropologia culturale sono ancora
recen, dal momento che l'istuzione dei primi insegnamen di questa materia nelle università europee e americane risale
per lo più all'ulmo quarto del 1800.
Infa, nel corso dell'Oocento l'interesse dei popoli esoci andò crescendo molto rapidamente, anche perché le maggiori
potenze europee si erano impegnate nella conquista di nuove regioni in Africa, in Asia e in Oceania.
Proprio nelle colonie, gli antropologi trovarono i luoghi privilegia del loro lavoro.
Questo non significa che gli antropologi fossero dei colonialis: essi si disnsero dai colonizzatori proprio per la volontà di
stabilire rappor di reciproca comprensione con le popolazioni da loro studiate.
Tra la ne dell'Oocento e i primi anni del XX secolo si verificò una svolta importante: gli antropologi cominciarono a recarsi
personalmente presso i popoli che volevano studiare dando inizio a una nuova fase nella storia di un’antropologia della
metodologia di ricerca.
Essi inaugurarono, cioè, la praca della ricerca sul campo che prevede che le conoscenze relave a una popolazione derivi
dall'osservazione direa di un ricercatore professionale
Rato a anopologia e sociologia
Lantropologia, come disciplina accademica, si consolida nel XIX secolo nei paesi di lingua anglosassone in parallelo
all’emergere della Sociologia, disciplina sorella ma anche rivale.
La sociologia nasce in un momento di forte industrializzazione senza preceden e di mutamento sociale che ha colpito
specialmente le masse.
Queste, inizialmente immersi in una condizione staca, rurale e senza nessuna idea di crescita e sviluppo, hanno dovuto fare
i con con una modernità e dei tempi troppo veloci. Molte famiglie sono state costree, per necessità, a cambiare vita e
trasferirsi in cià, dove nessuno le conosceva. Cambia anche il ruolo delle donne nella società, anche loro costree a
scegliere se lavorare o se crescere i figli.
La Sociologia, quindi, nasce come una necessità di trovare una risposta a questo dramma che ha travolto inevitabilmente le
masse. È una disciplina che vuole spiegare il cambiamento della socie dovuto alla modernità (polica, tecnologia,
urbanizzazione) e tuo ciò avviene in una fase definita come secolarizzazione (la sfera religiosa diventa privazzata e meno
importante per la definizione del soggeo dal punto di vista sociale).
Perciò, mentre la sociologia è il tentavo di studiare la modernità, si occupa di urbanizzazione, del presente e degli
effe che la storia produce sul presente con un approccio ETIC;

Visualizza gratis il Pdf completo

Registrati per accedere all’intero documento e trasformarlo con l’AI.

Anteprima

Cos'è l'antropologia?

Cos'è l'antropologia? L'antropologia equivale alla riflessione scientifica sull'essere umano. ANTROPOS= essere umano; LOGOS=riflessione Equivale a un incontro tra esseri umani ed è ossessionata dal potere e dalla burocrazia come oggetti della sua analisi, poiché sono le forme più comuni della disumanizzazione delle relazioni sociali. Lo Stato è l'anti-antropologo per definizione.

TIM INGOLD, antropologo scozzese, sostiene che l'antropologia è una "filosofia con la gente dentro". Cosa intende dire? Gli antropologi si pongono le stesse domande dei filosofi, però lo fanno cercando risposte diverse e in modi diversi: la filosofia dentro di sé, seguendo un discorso ininterrotto del pensiero occidentale lungo quasi tre millenni; l'antropologia fuori di se, nell'archivio di pensiero e delle pratiche umane raccolte altrove, lontano come ha fatto Geertz con la storia di Cohen, e dando pari dignità a quelle risposte culturali rispetto a quelle più consuete dentro le quali ci siamo formati. Quindi, quel che l'antropologia sul campo cerca di fare è la messa in relazione, l'apertura di una connessione, la conoscenza del diverso per comprendere il diverso.

L'antropologia racconta le storie di altri, non si considera autorizzata a elaborare teorie o ideologie proprie ed è in grado di non rimanere troppo prigioniera dei propri orizzonti locali.

Umiltà dell'approccio antropologico e relativismo

UMILTÀ DELL'APPROCCIO ANTROPOLOGICO L'antropologia ha una morale? A questo punto arriviamo alla questione del RELATIVISMO -> Per l'antropologia tutto è meritevole di essere studiato. Il compito della comprensione antropologica degli usi dell'altro non ne è la giustificazione morale, ma la capacità di affacciarsi su orizzonti morali diversi, anche radicalmente diversi. L'antropologia non fa propria la visione del mondo di chi pratica ad esempio il cannibalismo, l'infibulazione, la tortura, l'infanticidio, il razzismo, la violenza sistematica sulle donne o qualunque altro comportamento disdicevole.

L'antropologia ha una sua morale, tendenzialmente non violenta, spesso ribelle ma mai ingiustificatamente violenta, egualitaria, attenta alle ragioni dei più deboli. Costituisce prima di tutto il tentativo di allargare l'orizzonte di quel che diciamo umano, senza confinarlo nelle pratiche del nostro sottogruppo, quale che sia. Senza rinunciare al proprio orizzonte di valori, l'antropologia riconosce, a volte, a malincuore, che gli altri possono avere spesso una loro etica costruita attorno a una rete simbolica straniante e lontanissima da quelle della nostra consuetudine.

RUTH BENEDICT, nella sua celebre opera intitolata "Modelli di cultura" e considerata il libro di antropologia più famoso mai pubblicato negli USA, afferma che tutto ciò che un gruppo di persone è incline a fare è degno di rispetto da parte di un altro gruppo.

La visione dell'antropologia è infatti comparativa e globale perché il progetto di questo sapere è quello di comprendere il senso dell'esperienza e la vita di molti altri. E infatti ci troviamo davanti a una forma di riflessione sull'umanità che si è articolata attraverso il viaggio, lo spostamento, l'incontro, tutte pratiche sviluppate in maniera sistematica da una società - quella occidentale- a partire da un momento preciso della sua storia.

Se "pensare antropologicamente" equivale a elaborare tanto una visione della natura umana, quanto un'idea delle differenze tra gli esseri umani stessi e tra questi e il mondo della natura, possiamo effettivamente dire che l'antropologia è davvero un fatto universale che accomuna tutti i popoli.

Ma se pensare antropologicamente significa anche elaborare un discorso sistematico sulla differenza tra i modi di vita dei diversi popoli, su come le diverse comunità umane si adattano ad ambienti differenti, sui loro culti, sulle loro istituzioni familiari e politiche, nonché sulla loro sensibilità estetica e sulla loro creatività tecnica, per poi partire alla ricerca di che cosa li avvicini gli uni agli altri; dobbiamo riconoscere allora che l'antropologia culturale costituisce un sapere molto particolare, frutto di una storia particolare e con una storia altrettanto particolare

Quando nasce l'antropologia?

Le origini dell'antropologia non sono facili da stabilire. Le due ipotesi più importanti sono:

  • Quella più lontana che risale al viaggiatore e scrittore greco Erodoto, il quale però non parlò mai di antropologia;

Giulia Vaiz 1

  • Quella più riconoscibile risale all'umanesimo europeo, al '400 e ai dibattiti che fecero seguito durante il secolo successivo alla scoperta del nuovo mondo e dei suoi abitanti.

L'umanesimo europeo ebbe un ruolo importante nel creare le condizioni per lo sviluppo di una riflessione sul genere umano. Gli umanisti posero infatti il genere umano al centro della riflessione filosofica e rimasero legati a un'idea di umanità idealizzata.

La scoperta (1492) e poi la conquista dell'America ruppero l'incanto umanistico e posero quesiti precedentemente poco considerati. Gli europei, infatti, iniziarono a interrogarsi circa la natura di popolazioni definite ora selvagge e ora barbare. Con l'espansione coloniale e i traffici commerciali, poi, i contatti degli europei con agli altri popoli si intensificarono in maniera sempre più rapida e, di conseguenza, crebbe il numero delle descrizioni dei loro costumi e delle loro istituzioni sociali.

Alla base di queste descrizioni non vi era però un vero progetto scientifico. Si può parlare infatti di un vero e proprio progetto scientifico di segno antropologico solo a partire dalla fine del XVIII secolo, quando, grazie agli illuministi, la riflessione sul genere umano acquistò definitivamente i caratteri di una riflessione su un soggetto universale.

La Société des Observateurs de l'homme

  • Associazione fondata a Parigi nel 1799 dai tardo-illuministi.

Furono i primi a lanciare un programma di ricerca che conteneva alcuni dei punti fondamentali di quell'antropologia che si sarebbe sviluppata in seguito e i primi a comprendere seriamente che per studiare il genere umano dal punto di vista scientifico bisognava viaggiare, cioè, entrare in contatto diretto con i popoli che vivevano lontani dall'Europa.

Ma si deve comunque tenere presente che, in quanto disciplina accademica, le origini dell'antropologia culturale sono ancora recenti, dal momento che l'istituzione dei primi insegnamenti di questa materia nelle università europee e americane risale per lo più all'ultimo quarto del 1800.

Infatti, nel corso dell'Ottocento l'interesse dei popoli esotici andò crescendo molto rapidamente, anche perché le maggiori potenze europee si erano impegnate nella conquista di nuove regioni in Africa, in Asia e in Oceania.

Proprio nelle colonie, gli antropologi trovarono i luoghi privilegiati del loro lavoro. Questo non significa che gli antropologi fossero dei colonialisti: essi si distinsero dai colonizzatori proprio per la volontà di stabilire rapporti di reciproca comprensione con le popolazioni da loro studiate.

Tra la fine dell'Ottocento e i primi anni del XX secolo si verificò una svolta importante: gli antropologi cominciarono a recarsi personalmente presso i popoli che volevano studiare dando inizio a una nuova fase nella storia di un'antropologia della metodologia di ricerca. Essi inaugurarono, cioè, la pratica della ricerca sul campo che prevede che le conoscenze relative a una popolazione derivi dall'osservazione diretta di un ricercatore professionale

Rapporto tra antropologia e sociologia

L'antropologia, come disciplina accademica, si consolida nel XIX secolo nei paesi di lingua anglosassone in parallelo all'emergere della Sociologia, disciplina sorella ma anche rivale.

La sociologia nasce in un momento di forte industrializzazione senza precedenti e di mutamento sociale che ha colpito specialmente le masse. Queste, inizialmente immersi in una condizione statica, rurale e senza nessuna idea di crescita e sviluppo, hanno dovuto fare i conti con una modernità e dei tempi troppo veloci. Molte famiglie sono state costrette, per necessità, a cambiare vita e trasferirsi in città, dove nessuno le conosceva. Cambia anche il ruolo delle donne nella società, anche loro costrette a scegliere se lavorare o se crescere i figli.

La Sociologia, quindi, nasce come una necessità di trovare una risposta a questo dramma che ha travolto inevitabilmente le masse. È una disciplina che vuole spiegare il cambiamento della società dovuto alla modernità (politica, tecnologia, urbanizzazione) e tutto ciò avviene in una fase definita come secolarizzazione (la sfera religiosa diventa privatizzata e meno importante per la definizione del soggetto dal punto di vista sociale).

  • Perciò, mentre la sociologia è il tentativo di studiare la modernità, si occupa di urbanizzazione, del presente e degli effetti che la storia produce sul presente con un approccio ETIC;

Giulia Vaiz 2

  • L'antropologia, invece, si occupa dei contesti rurali e della tradizione, si occupa dei popoli primitivi senza sovrastrutture sociali e cultura con un approccio EMIC

Mentre un sociologo e un filosofo possono pensare di poter dire cose interessanti sugli esseri umani stando a distanza, magari con un questionario o un dialogo con se stesso, un antropologo si trova a dialogare con le stesse persone di cui cerca di fare una rappresentazione scientifica. Questi sono i primitivi e tradizionali perché non essendo stati sottoposti al cambiamento della modernità, questi oggetti di studio hanno trattenuto una condizione originaria, millenaria.

Sociologia, antropologia e storia condividono una sola e uguale epistemologia: sono loro comuni o trasversali le procedure interpretative, le problematiche teoriche e le modalità di costruzione dell'oggetto. Tuttavia, non producono necessariamente i loro dati nello stesso modo, e si differenziano per le forme di indagine empirica che ciascuna di essa privilegia:

  • gli archivi, per lo storico
  • l'inchiesta con questionari, per la sociologia
  • il campo, per l'antropologia

la ricerca sul campo, in particolare, si è guadagnata uno spazio non trascurabile in sociologia. Di fatto, non vi è alcuna differenza fondamentale nel modo di produzione dei dati fra la sociologia e l'antropologia. Del resto, qui si fondono veramente due tradizioni fondatrici:

  1. quella dei primi etnologi sul campo, Boas e Malinowski
  2. quello dei sociologi della scuola di Chicago

L'antropologia culturale

L'antropologia può ricoprire vari ambiti della vita umana, tra questi vi è la cultura. Questa riflessione sull'essere umano in relazione alla propria cultura viene comunemente chiamata "antropologia culturale".

Cos'è la cultura?

"La cultura è quell'insieme complesso che include le conoscenze, le credenze, l'arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità e abitudine che l'uomo acquisisce come membro della società “

Se accettiamo il termine "cultura" nel suo corretto senso antropologico, troviamo immediatamente tre fenomeni culturali:

a) La produzione e l'uso di oggetti che trasformano la relazione uomo-natura;

Possiamo dire che si è verificato un fenomeno culturale quando:

  1. Un essere pensante ha stabilito la nuova funzione della pietra;
  2. Questo essere ha DENOMINATO la pietra come "pietra che serve a qualcosa";
  3. L'essere pensante è in grado di riconoscere la stessa pietra come "la pietra che risponde alla funzione F che ha il nome Y

b) Le relazioni parentali come nucleo primario di rapporti sociali istituzionalizzati;

  • Consideriamo lo scambio delle donne. In che senso potrebbe essere un processo simbolico? Nel contesto dello scambio primitivo, le donne appaiono come degli oggetti fisici. Tuttavia, se le donne fossero davvero questo, non si spiegherebbe perché ogni uomo non può copulare con ogni donna. L'uomo è costretto a dover scegliere perché è il VALORE SIMBOLICO della donna che la pone IN OPPOSIZIONE, all'interno del sistema, con altre donne. Nel momento in cui diventa o si appresta a essere scelta come mogli, la donna non è più soltanto un corpo fisico, bensì un segno che connota un sistema di obblighi sociali.

c) Lo scambio di beni economici

Giulia Vaiz 3

Non hai trovato quello che cercavi?

Esplora altri argomenti nella Algor library o crea direttamente i tuoi materiali con l’AI.