Il Cristianesimo Latino Bassomedievale: consolidamenti e sperimentazioni

Documento dall'Università sul Cristianesimo Latino Bassomedievale, G. Merlo. Il Pdf esplora i consolidamenti istituzionali, le sperimentazioni religiose e i movimenti ereticali nel Medioevo, utile per lo studio della Storia a livello universitario.

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IL CRISTIANESIMO LATINO BASSOMEDIEVALE, G. MERLO
Durante il basso medioevo (grosso modo XII°-XV° sec.) le gerarchi ecclesiastiche mettono in atto un gigantesco
sforzo di inquadramento della vita, religiosa e non, delle popolazioni chiudendo ogni spazio di diversità. La
Chiesa viene fatta coincidere con Papato il quale assume il diritto di rappresentare in terra il divino e ogni
principio di legittimità teologica e giuridica creando forte concorrenza con i detentori dei poteri secolari:
concorrenza che logorerà papato ed impero nella lotta per la supremazia.
Nel basso medioevo la chiesa cattolico-romana si struttura in possenti forme monarchiche con la
costruzione di organismi centrali capaci di intervenire con efficacia in tutta la cristianità occidentale. Ma
la storia del cristianesimo latino basso medievale non è solo la storia della crescita del potere della Chiesa
essa è anche storia di occasioni mancate, di repressioni violente e di chiusure ottuse.
CAPITOLO 1: CONSOLIDAMENTI ISTITUZIONALI E SPERIMENTAZIONI RELIGIOSE NELLA CRISTIANITÀ
POSTGREGORIANA
Durante il XII° sec. il Papato romano assume un assetto fortemente gerarchizzato al suo interno che non mancò
di scontrarsi con i detentori del potere politico. La vita religiosa subisce la pressione dei mutamenti che stanno
avvenendo sia sul piano che su quello sociale ed economico. Mentre i vertici ecclesiastici sono alle prese con la
riorganizzazione emerge una diffusa sensibilità verso i modelli di vita secondo i dettami evangelici: il
monachesimo. Gli ambienti laicali vengono attratti dalla vita monastica e dai suoi lavori mettendo in crisi le
istituzioni centrali della Chiesa che intendevano inquadrare la vita religiosa della popolazione.
1.1 Dalla riforma ecclesiastica alla monarchia pontificia
Importanti trasformazioni avvennero nel corpo della cristianità a partire dalla fine del X° sec. Cambiamenti
ben intenso che non furono meccanici o predeterminati, anzi il procedere fu convulso e spesso casuale. Certo,
ci furono uomini molto attivi con obbiettivi a loro ben chiari da raggiungere, ma che spesso il loro agire non
necessariamente ebbe gli esiti che essi si erano preposti di raggiungere. L’eremitismo, attraverso le suggestioni
letterarie delle “Vite dei padri del deserto” è vissuto come una forma molto valida di vita cristiana poiché
desinata ad anime forti. Esso si contrapponeva alla quotidianità della vita monastica giudicata addirittura priva
di slancio. Personaggi di spicco che parteciparono alla “riforma” furono: Romualdo di Ravenna, Pietro Orseolo,
Giovanni Gradenigo e Bruno di Querfurt, tutti provenienti dall'aristocrazia. Dall'esperienza eremitica
romualdina derivano comunità e individui molto impegnati nella riforma istituzionale dell'XI° sec. Pensiamo ad
esempio all'eremo di Camaldoli, sorto nell’aretino o al monastero di Vallombrosa. Figura di spicco fu anche Pier
Damiani, fondatore di Eremi sull’Appennino, particolarmente legato all' eremo di Santa Croce di Avellana. Egli
unì ad una rigida intransigenza sul piano religioso una ricca cultura retorica. Dall'eremo, individui e comunità
espressero una straordinario intervento nella vita sia ecclesiastica che sociale per correggerne le distorsioni
religiose e morali. L'isolamento moltiplicava il senso di responsabilità di fronte a tutto ciò che veniva
interpretato come tradimento al messaggio evangelico. Grandissimo personaggio di spicco dell’epoca fu anche
Pier Damiani che fu ordinato cardinale durante il breve papato di Stefano IX (1058). Egli fu un grande scrittore,
grande diplomatico oltre a grandissimo uomo di chiesa. La sua aspirazione era quella di liberare la sfera
ecclesiastica dalle “interferenze” mondane e dalle ingerenze dei poteri secolari. Al passaggio dal X° all’XI° sec.
un numero sempre maggiore di vescovi fu impegnato a riorganizzare la propria diocesi. Riorganizzazione
appoggiata in alcuni casi anche dai laici. Nell'XI sec. ad esempio assistiamo alla Pataria milanese a seguito della
predicazione di Arialdo a Milano contro l’usanza del concubinato e della simonia che vi era tra il clero. In città
scoppiò dunque una rivolta contro il clero maggiore e contro l’arcivescovo. Il movimento durò per parecchio
tempo estendendosi ad altre città dell'Italia settentrionale fino a giungere anche a Firenze. Le forme di
protesta ma soprattutto di comportamenti fecero si che al termine patarino fu associata l’etichetta di eretico.
Nell'Occidente europeo il supporto dei laici alla riforma avvenne in forma più debole.
L’intervento dell’imperatore Enrico III favorì l'affermazione dei riformatori nella sede Pontificia. Fu proprio
Enrico III a scegliere nel 1049 il nuovo papa: Leone IX. L’intento di Enrico era quello di riformare il clero ed
estirpare il vizio della simonia (compravendita di cariche ecclesiastiche), del matrimonio e del concubinaggio
dei chierici. Enrico, un sincero riformatore ed un devoto cristiano, con questo provvedimento voleva oltre che
“ripulire la Chiesa” ma anche indebolire il controllo esercitato da alcune famiglie di Roma sui santi uffici. Enrico
III nominò altri tre papi prima di morire. Alla morte di Enrico III, la minore età dell'erede al trono diede
occasione a papa Niccolò II di fissare nuove regole per l’elezione del pontefice (1059), la cui scelta fu riservata
ai soli cardinali escludendo tutti i laici, imperatore compreso. Con l'elezione nel 1073 a pontefice di Ildebrando
di Soana (papa Gregorio VII), il progetto di riforma ecclesiastica giunse al culmine: Gregorio VII impose alla
chiesa un modello fortemente gerarchico escludendo i laici da ogni ingerenza nella vita religiosa. Al vertice
della piramide ecclesiastica vi era il papa (Dictatus Papae del 1075). Il testo ribadiva la superiore autorità del
papa sia sulla chiesa che su i poteri laici. Questa politica papale fu appoggiata dai normanni che ebbero in
cambio il ducato di Puglia e di Calabria, divenendo quindi vassalli del papa. La contrapposizione fra papato e
impero si focalizzò sulle nomine dei vescovi (dando il via alla lotta per le investiture). Celebri furono gli scontri
tra Gregorio VII ed Enrico IV (scomuniche, umiliazione di Canossa, ripresa delle ostilità).
Morti i protagonisti di questi scontri, la tensione fra papato ed impero proseguì per alcuni decenni. Dopo
ulteriori conflitti e trattative si giunse infine al concordato di Worms del 1122 tra papa Callisto II e l’
imperatore Enrico V. Dal conflitto ne uscì rafforzata l’autorità pontificia: da allora le ambizioni universalistiche
degli imperatori furono irreversibilmente ridimensionate. Nonostante la vittoria del papato sull’impero le
tensioni in seno alla Chiesa non si placarono: nel 1130 alla morte di papa Onorio II le opposte fazioni cui
facevano capo i frangipane e i pierleoni, portarono alla doppia elezione papale: Innocenzo II (papa) e Anacleto
II (passato alla storia come antipapa). La spaccatura provocò non pochi problemi non solo nel collegio
cardinalizio ma in tutta la cristianità occidentale.
1.2 Il nuovo monachesimo
Nei secoli XI° e XII° il monachesimo si impone come manifestazioni eminente di perfezione cristiana,
assumendo un ruolo trainante nella vita religiosa. L'espansione monastica si attuò attraverso numerose
fondazioni di congregazioni. I monasteri sorti si posero a loro volta come punto di riferimento della religiosità
per le popolazioni. Visto la numerosità dei movimenti monastici che nacquero e bene fare un po' di chiarezza
anche in senso spazio temporale. Agli inizi del XI° sec. abbiamo da un lato l'eremitismo di stampo romualdino,
dall’altro invece la diffusione del cenobitismo di stampo cluniacense. Alla fine dell’XI° sec. invece ci furono
delle novità nei movimenti monastici soprattutto in Francia ed in Italia. L'idea guida è sempre l'eremo (il mito
dei “padri del deserto”) vissuto però in forma cenobitica: il monachesimo “riformato” vive tra eremo e
cenobio. Da questa interpretazione derivano i certosini: i quali mantengono un

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Il Cristianesimo Latino Bassomedievale

Durante il basso medioevo (grosso modo XIIº-XVº sec.) le gerarchi ecclesiastiche mettono in atto un gigantesco sforzo di inquadramento della vita, religiosa e non, delle popolazioni chiudendo ogni spazio di diversità. La Chiesa viene fatta coincidere con Papato il quale assume il diritto di rappresentare in terra il divino e ogni principio di legittimità teologica e giuridica creando forte concorrenza con i detentori dei poteri secolari: concorrenza che logorerà papato ed impero nella lotta per la supremazia. Nel basso medioevo la chiesa cattolico-romana si struttura in possenti forme monarchiche con la costruzione di organismi centrali capaci di intervenire con efficacia in tutta la cristianità occidentale. Ma la storia del cristianesimo latino basso medievale non è solo la storia della crescita del potere della Chiesa essa è anche storia di occasioni mancate, di repressioni violente e di chiusure ottuse.

Consolidamenti Istituzionali e Sperimentazioni Religiose nella Cristianità Postgregoriana

Durante il XII° sec. il Papato romano assume un assetto fortemente gerarchizzato al suo interno che non mancò di scontrarsi con i detentori del potere politico. La vita religiosa subisce la pressione dei mutamenti che stanno avvenendo sia sul piano che su quello sociale ed economico. Mentre i vertici ecclesiastici sono alle prese con la riorganizzazione emerge una diffusa sensibilità verso i modelli di vita secondo i dettami evangelici: il monachesimo. Gli ambienti laicali vengono attratti dalla vita monastica e dai suoi lavori mettendo in crisi le istituzioni centrali della Chiesa che intendevano inquadrare la vita religiosa della popolazione.

Dalla Riforma Ecclesiastica alla Monarchia Pontificia

Importanti trasformazioni avvennero nel corpo della cristianità a partire dalla fine del X° sec. Cambiamentiben intenso che non furono meccanici o predeterminati, anzi il procedere fu convulso e spesso casuale. Certo, ci furono uomini molto attivi con obbiettivi a loro ben chiari da raggiungere, ma che spesso il loro agire non necessariamente ebbe gli esiti che essi si erano preposti di raggiungere. L'eremitismo, attraverso le suggestioni letterarie delle "Vite dei padri del deserto" è vissuto come una forma molto valida di vita cristiana poiché desinata ad anime forti. Esso si contrapponeva alla quotidianità della vita monastica giudicata addirittura priva di slancio. Personaggi di spicco che parteciparono alla "riforma" furono: Romualdo di Ravenna, Pietro Orseolo, Giovanni Gradenigo e Bruno di Querfurt, tutti provenienti dall'aristocrazia. Dall'esperienza eremitica romualdina derivano comunità e individui molto impegnati nella riforma istituzionale dell'XIº sec. Pensiamo ad esempio all'eremo di Camaldoli, sorto nell'aretino o al monastero di Vallombrosa. Figura di spicco fu anche Pier Damiani, fondatore di Eremi sull'Appennino, particolarmente legato all' eremo di Santa Croce di Avellana. Egli unì ad una rigida intransigenza sul piano religioso una ricca cultura retorica. Dall'eremo, individui e comunità espressero una straordinario intervento nella vita sia ecclesiastica che sociale per correggerne le distorsioni religiose e morali. L'isolamento moltiplicava il senso di responsabilità di fronte a tutto ciò che veniva interpretato come tradimento al messaggio evangelico. Grandissimo personaggio di spicco dell'epoca fu anche Pier Damiani che fu ordinato cardinale durante il breve papato di Stefano IX (1058). Egli fu un grande scrittore, grande diplomatico oltre a grandissimo uomo di chiesa. La sua aspirazione era quella di liberare la sfera ecclesiastica dalle "interferenze" mondane e dalle ingerenze dei poteri secolari. Al passaggio dal Xº all'XI° sec. un numero sempre maggiore di vescovi fu impegnato a riorganizzare la propria diocesi. Riorganizzazione appoggiata in alcuni casi anche dai laici. Nell'XI sec. ad esempio assistiamo alla Pataria milanese a seguito della predicazione di Arialdo a Milano contro l'usanza del concubinato e della simonia che vi era tra il clero. In città scoppiò dunque una rivolta contro il clero maggiore e contro l'arcivescovo. Il movimento durò per parecchio tempo estendendosi ad altre città dell'Italia settentrionale fino a giungere anche a Firenze. Le forme di protesta ma soprattutto di comportamenti fecero si che al termine patarino fu associata l'etichetta di eretico. Nell'Occidente europeo il supporto dei laici alla riforma avvenne in forma più debole. L'intervento dell'imperatore Enrico III favorì l'affermazione dei riformatori nella sede Pontificia. Fu proprio Enrico III a scegliere nel 1049 il nuovo papa: Leone IX. L'intento di Enrico era quello di riformare il clero ed estirpare il vizio della simonia (compravendita di cariche ecclesiastiche), del matrimonio e del concubinaggio dei chierici. Enrico, un sincero riformatore ed un devoto cristiano, con questo provvedimento voleva oltre che "ripulire la Chiesa" ma anche indebolire il controllo esercitato da alcune famiglie di Roma sui santi uffici. Enrico Ill nomino altri tre papi prima di morire. Alla morte di Enrico III, la minore età dell'erede al trono diede occasione a papa Niccolò II di fissare nuove regole per l'elezione del pontefice (1059), la cui scelta fu riservata ai soli cardinali escludendo tutti i laici, imperatore compreso. Con l'elezione nel 1073 a pontefice di Ildebrando di Soana (papa Gregorio VII), il progetto di riforma ecclesiastica giunse al culmine: Gregorio VII impose alla chiesa un modello fortemente gerarchico escludendo i laici da ogni ingerenza nella vita religiosa. Al vertice della piramide ecclesiastica vi era il papa (Dictatus Papae del 1075). Il testo ribadiva la superiore autorità del papa sia sulla chiesa che su i poteri laici. Questa politica papale fu appoggiata dai normanni che ebbero in cambio il ducato di Puglia e di Calabria, divenendo quindi vassalli del papa. La contrapposizione fra papato e impero si focalizzò sulle nomine dei vescovi (dando il via alla lotta per le investiture). Celebri furono gli scontri tra Gregorio VII ed Enrico IV (scomuniche, umiliazione di Canossa, ripresa delle ostilità). Morti i protagonisti di questi scontri, la tensione fra papato ed impero proseguì per alcuni decenni. Dopo ulteriori conflitti e trattative si giunse infine al concordato di Worms del 1122 tra papa Callisto Il e l' imperatore Enrico V. Dal conflitto ne uscì rafforzata l'autorità pontificia: da allora le ambizioni universalistiche degli imperatori furono irreversibilmente ridimensionate. Nonostante la vittoria del papato sull'impero le tensioni in seno alla Chiesa non si placarono: nel 1130 alla morte di papa Onorio II le opposte fazioni cui facevano capo i frangipane e i pierleoni, portarono alla doppia elezione papale: Innocenzo II (papa) e Anacleto II (passato alla storia come antipapa). La spaccatura provocò non pochi problemi non solo nel collegio cardinalizio ma in tutta la cristianità occidentale.

Il Nuovo Monachesimo

Nei secoli XIº e XIIº il monachesimo si impone come manifestazioni eminente di perfezione cristiana, assumendo un ruolo trainante nella vita religiosa. L'espansione monastica si attuò attraverso numerose fondazioni di congregazioni. I monasteri sorti si posero a loro volta come punto di riferimento della religiosità per le popolazioni. Visto la numerosità dei movimenti monastici che nacquero e bene fare un po' di chiarezza anche in senso spazio temporale. Agli inizi del XIº sec. abbiamo da un lato l'eremitismo di stampo romualdino, dall'altro invece la diffusione del cenobitismo di stampo cluniacense. Alla fine dell'XIº sec. invece ci furono delle novità nei movimenti monastici soprattutto in Francia ed in Italia. L'idea guida è sempre l'eremo (il mito dei "padri del deserto") vissuto però in forma cenobitica: il monachesimo "riformato" vive tra eremo e cenobio. Da questa interpretazione derivano i certosini: i quali mantengono unequilibrio tra eremo e cenobio dove all'isolamento del singolo monaco si sovrappongono anche momenti di vita comune tra i "solitari". Altre esperienze monastiche sono quelle dei predicatori itineranti (inizio del XIIºsec.) alla ricerca della perfezione cristiana in forme duramente penitenziali e fortemente orientate alla condizione umana dei poveri, degli emarginati e dei malati. Accadde spesso poi che dalle fondazioni di eremi si passò ai cenobi e dai cenobi alle congregazioni. Tale evoluzione è attestata in numerosi casi in molte parti d'Europa (occidentale). E' il caso dei cistercensi. Essi assunsero notevole importanza nella cristianità occidentale a partire dal XIIº sec. Gli inizi a Citeaux, nella foresta di Digione (Borgogna, Francia) fu duro poiché la comunità di monaci che vi si stabilì dimorava in alloggi provvisori mantenendosi solo con il lavoro delle proprie mani. Successivamente si legarono a Citeaux, l'abbazia originale, altre quattro fondazioni minori. L'organizzazione cistercense si modellò così in forma di costellazione prevedendo la parità tra i monasteri. I cistercensi adottarono l'abito chiaro, in contrasto con il colore nero dei benedetti ni e dei cluniacensi. Di Cluny si criticavano anche la ricchezza patrimoniale e l'esuberanza liturgica. I primi monaci di Citeaux interpretarono la regola benedettina nei suoi caratteri originali e nel modo più estremo possibile. La diffusione cistercense fu davvero eccezionale: nella prima metà del XIIº sec. si passò da una dozzina di monasteri a parecchie centinaia. Gli storici si sono più volte interrogati sul motivo di tale successo: è indubbio che l'iniziale rigore pauperistico ed eremitico e la rinuncia alla fisionomia signorile (tipica invece di Cluny) abbia offerto la possibilità di fiorire in zone disagiate. Il "volto santo" poi delle prime comunità favorì indubbiamente l'offerta di terra ai confratelli. I cistercensi venivano aiutati nei compiti giornalieri dai conversi. Questi "quasi monaci" che non sono esclusive del monachesimo cistercense, erano individui che si occupavano degli affari non di pertinenza dei monaci, i quali dovevano dedicarsi alla preghiera, alla liturgia e allo studio. I conversi, al pari dei monaci, si impegnavano a vivere in povertà, obbedienza e castità.

Tramonto del Radicalismo Patarinico e Formazione delle Chiese Dualiste e dei Gruppi Pauperistico-Evangelici

Il grande movimento di riforma ecclesiastica del XIº sec. fu più attento a sistemare le gerarchie nella Chiesa che a sistemare le questioni teologiche. Le obiezioni patarine furono bollate come eretiche poiché le formulazioni teoriche e le azioni pratiche mostrarono furono scarse. Il problema della povertà evangelica era percepito come contraddittorio rispetto alla potenza istituzionale della Chiesa. Una decisione di grande peso in merito fu presa durante il Concilio lateranense del 1116 nel quale si ribadì che la potenza della Chiesa era segno nel mondo della potenza di Dio. Contro siffatti orientamenti si rivolse l'azione di alcuni "eretici" della prima metà del XIIº sec .: Pietro di Bruis e soprattutto Arnaldo da Brescia che finì i suoi giorni sul rogo come eretico poiché andò contro il "sistema" del potere sacerdotale. Dopo Arnaldo non ci sarà più un'ostinata e dura aggressività verso i vertici di chiesa. Ci sarà invece un parallelismo di vicende: da una parte le vicende dei "buoni cristiani" meglio conosciuti come catari, dall'altra i gruppi dei "poveri del Cristo" che scoprono il dovere di una vita pauperistico-evangelica (metà del XIIº sec.). Nella seconda metà del XIIº sec. i molteplici gruppi "dualisti" si evolvano formando gruppi religiosi più definiti sul piano dottrinale. Ne derivò la costituzione di proprie chiese da parte dei "buoni cristiani" in Francia ed in Italia centro- settentrionale. Eretici, dualisti e gruppi pauperistico evangelici crescono notevolmente finché la situazione del mezzogiorno francese non degenera. Il papato preoccupato soprattutto dalle implicazioni religiose piuttosto che da quelle socio-politiche (rivolte e devastazioni) richiese la mobilitazioni di "tutti i fedeli" sollecitati ad impugnare le armi per la difesa del popolo cristiano dietro la concessione di ricompense spirituali e della protezione giuridica e riservata ai "crociati". In Italia invece i vertici ecclesiastici non chiesero un analogo impegno "militare", il papa si limitò ad emanare una bolla mediante la quale venivano scomunicati catari e patarini e coloro che professavano dottrine sui sacramenti diverse dall'insegnamento della Chiesa romana. Valdo era un commerciante di Lione che negli anni '70 del XIIº sec. si converte alla povertà evangelica iniziando a predicare facendo dietro di se un nutrito numero di seguaci. Il Valdismo si muove su una piattaforma perfettamente ortodossa che non trovò però la comprensione degli uomini di chiesa, incapaci di accettare che i seguaci di Valdo possano assumersi il compito pastorale senza possedere le basi necessarie di una cultura teologica e senza subordinarsi alle gerarchie ecclesiastiche. Gli umiliati nascono in Lombardia non dall'iniziativa di un singolo predicatore ma dall'unione di molteplici gruppi che avevano forme di vita diverse: alcuni seguivano una propria "regola" altri invece si riunivano per ascoltare la Parola di Dio. A differenza dei poveri di Lione gli umiliati si attivano per ottenere il riconoscimento del papato: cosa che avverrà dal 1201 ad opera di Innocenzo IIIº . Col papato innocenziano si assiste a una svolta determinante e movimenti religiosi che vengono posti davanti a un dilemma: o ricomporre la frattura con la Chiesa romana oppure collocarsi definitivamente nell'eterodossia e dunque essere perseguiti violentemente come eretici. A tal proposito nel 1208 ci fu una crociata contro i catari della Francia meridionale bandita dal papa.

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