Documento di Università su Con Kant e Contro Kant, analizzando le teorie etiche di Kant, Moore e MacIntyre. Il Pdf esplora concetti come l'universalità dei giudizi morali e l'etica delle virtù, utile per lo studio della Filosofia a livello universitario.
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Una consolidata tradizione di pensiero che in epoca moderna ha trovato nell'etica di Immanuel kant la sua migliore espressione, ritiene che i nostri giudizi morali siano tali quando sono universalmente validi e possono essere giustificati razionalmente
Giudizi del tipo: -Non si deve mentire -Non si deve uccidere -Si deve soccorrere chi si trova in difficoltà Si possono definire morali perché sono validi universalmente, quindi validi per ogni soggetto razionale morale, e sono giustificabili con argomenti razionali, con argomenti quindi che possono essere riconosciuti e potenzialmente accettati da tutti
Tutto questo può essere detto anche in altro modo: -Quando formuliamo un giudizio morale che vale per una data situazione, indirettamente presupponiamo che si debba dare il medesimo giudizio in qualsiasi altra situazione analoga Quando si formula un giudizio morale si presuppone che esso valga universalmente in situazioni analoghe
Un giudizio che valesse solo in un caso particolare non potrebbe pretendere di qualificarsi come morale, e ciò per il fatto che un tale giudizio non sarebbe in grado di accampare delle ragioni valide anche per casi del tutto simili L'universalità viene così connessa alla razionalità nel qualificare la specificità dei giudizi morali
Nella metà del 900 sono molti i pensatori ispirati dall'insegnamento kantiano Prenderemo in considerazione:
Essi riprendono il modello etico kantiano e lo sottopongono ad alcune rilevanti modifiche che, vanno in direzione di:
Nel corso del 900 altri autori hanno invece cercato di problematizzare la tesi dell'incompatibilità tra la morale e la dimensione del sentimento, intendendo con questo termine i concetti tra loro simili
.propone di distinguere tra due specie di domande alle quali i filosofi morali hanno sempre cercato di rispondere, spesso però confondendosi tra loro .la prima domanda riguarda ciò che deve esistere come fine in sé, ciò che è buono in sé .la seconda domanda concerne le azioni che dobbiamo compiere
Per Moore le verità etiche che afferiscono alla prima classe e che quindi risultano dalla risposta alla prima domanda sono evidenti di per se stesse e vengono colte attraverso l'istituzione Il ricorso a una modalità conoscitiva non necessariamente irrazionale, riguarda quelli che chiamiamo i principi primi dell'etica(che cos'è buono in sé, che cosa ha valore intrinseco ecc.) e non la formulazione del giudizio morale che attiene invece alla determinazione di ciò che è giusto e doveroso compiere Si potrebbe dire che l'interrogazione sui principi primi si colloca all'interno di un'indagine di carattere fondamentale (o metateico), mentre l'interrogazione riguardante il giudizio morale interessa il livello normativo dell'etica
-La nozione di "buono" è un concetto centrale nella filosofia morale di G.E. Moore e una delle sue principali innovazioni teoriche riguarda proprio la "indefinibilità" di questo termine-Moore afferma che il concetto di "buono" non può essere ridotto o definito in termini di altri concetti, in particolare quelli empirici o naturali
-La fallacia naturalistica si verifica quando si cerca di definire il "bene" in termini di concetti empirici o naturali (come piacere, felicità, benessere) -Moore sostiene che il bene è un concetto distinto, che non può essere ridotto a nessuna proprietà naturale o empirica -Definire il "bene" come piacere o felicità è errore logico
-Il bene è un concetto indefinibile, cioè non può essere definito o spiegato attraverso altri concetti più semplici -Il bene è una proprietà unica e sui generis, che non appartiene alla stessa categoria di concetti empirici o naturali -Non possiamo dire che "buono" è uguale a piacere o uguale a felicità, perché queste definizioni non esauriscono il concetto di bene
-La nozione di "buono" è percepita intuitivamente, attraverso un'intuizione immediata -Quando facciamo un giudizio morale, riconosciamo ciò che è "buono" senza bisogno di definire ulteriormente cosa sia -I giudizi morali sono basati su intuizioni immediate, che non richiedono deduzioni da esperienze o dati empirici
-Secondo Moore, i giudizi morali non derivano da osservazioni empiriche o da ragionamenti naturali -L'etica intuizionistica sostiene che possiamo conoscere il bene attraverso intuizioni morali dirette, non attraverso l'analisi empirica -Il bene è conosciuto direttamente da noi come un concetto universale e immediato, senza bisogno di essere spiegato o ridotto a qualcos'altro
-Il "bene" è qualcosa di unico e non ha una definizione naturale -Non può essere ridotto a proprietà naturali (come piacere, felicità, ecc.), ma è un concetto a sé stante, che si conosce attraverso l'intuizione
-La fallacia naturalistica è uno degli aspetti più importanti della filosofia morale di G.E. Moore, e viene trattata principalmente nel suo libro Principia Ethica (1903) -In breve, Moore definisce la fallacia naturalistica come l'errore logico che si commette quando si cerca di definire il concetto di "bene" in termini di proprietà naturali o empiriche
-La fallacia naturalistica si verifica quando si cerca di ridurre il concetto di "bene" a una proprietà empirica o naturale, come ad esempio:
-In altre parole, la fallacia naturalistica si verifica quando una caratteristica morale, come il "bene", viene definita in termini che appartengono al dominio delle scienze naturali o empiriche (e.g., la psicologia, la biologia, l'economia)
-Moore critica fermamente questa riduzione del "bene" a proprietà naturali. Secondo lui, il "bene" è un concetto che appartiene a una categoria ontologica diversa rispetto agli altri concetti naturali, come il piacere o la felicità -I principali punti della critica di Moore: Il "bene" non è una proprietà naturale:
-Moore utilizza un esempio molto famoso per spiegare la fallacia naturalistica, chiamato "paradosso di Moore"