Storia della Pedagogia per l'infanzia: evoluzione tra '800 e '900

Documento sulla Storia della Pedagogia per l'infanzia. Il Pdf esplora i cambiamenti nella concezione dell'infanzia e l'evoluzione dei diritti dei bambini tra l'800 e il '900, con riferimenti a opere letterarie e cinematografiche. Il Pdf, utile per lo studio universitario di Psicologia, analizza anche l'adultizzazione dell'infanzia e il diritto di protesta minorile.

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STORIA DELLA PEDAGOGIA PER LINFANZIA
LEZIONE 02/10/2023
L’INFANZIA A SCUOLA TRA 800 E 900
Per avere testimonianze su come fosse l’infanzia nel periodo dell’800 e 900, vengono presi in
considerazione molto i diari dei maestri come fonte autobiografica utile per recuperare esperienze di vita
quotidiana spesso perse, dettagli come l’abbigliamento, gli usi, i costumi, i giochi, le pratiche educative, gli
spazi, le relazioni. Da questi diari vediamo che l’infanzia non era idilliaca sia a causa delle condizioni delle
scuole che erano sporche, mancava il materiale, sia per le relazioni umane, ad esempio mancava il rapporto
scuola-famiglia, spesso la scuola era percepita come un ostacolo, non come un qualcosa di utile per i figli.
Nella seconda metà dell’800 iniziano ad esserci le prime leggi che tutelano i bambini che vanno a scuola,
come la legge Casati (due anni di scuola obbligatoria), la legge Coppini (tre anni di scuola obbligatoria fino
ai 9 anni). In quei tempi una difficolta era collegare il mondo del lavoro, che prevedeva una forte presenza
dell’infanzia al mondo scolastico. Ad esempio le primo genite dovevano stare a casa a badare i fratelli più
piccoli, perché i genitori dovevano andare al lavoro. In questo periodo si parla di un’infanzia violentata sia
psicologicamente, per il linguaggio che si utilizzava per parlare dei bambini e di come ci si rivolgeva a loro,
sia fisicamente per le botte.
Due modelli letterari che ci danno un’idea di come era la scuola a cavallo tra 1800 e 1900:
Heidi, romanzo del 1880, notiamo un forte assenteismo scolastico, un pastore solitamente non
frequenta le lezioni perché deve badare il gregge, deve lavorare, perdendo la possibilità di istruirsi.
Forte differenziazione fra le varie classi sociali.
Anna dai capelli rossi, qui abbiamo un esempio di maestro molto severo, che non è appassionato,
privo di empatia che non dialoga mai con i ragazzi della sua classe, contrapposto ad un’altra figura
di una donna fuori dagli schemi che dà valore all’infanzia e opta ad un metodo esperienziale, punta
molto sull’educazione emotistica, sul teatro, sulla rappresentazione. E qui notiamo nuovamente le
differenze tra le classi sociali. Notiamo la violenza verbale dell’insegnante.
Nel 900 succedono molte cose, i cambiamenti sono radicali nel tempo e troviamo 4 elementi che vanno ad
incidere su come viene concepita l’infanzia.
Il 900 è il secolo dell’abbattimento della mortalità infantile e scomparsa dell’infanticidio e
dell’abbandono.
Si diffonde la limitazione volontaria delle nascite, dal 900 piano piano a seconda dei contesti si può
scegliere di non avere figli.
Troviamo una nuova mentalità nelle famiglie e nelle società che poni i figli al centro della vita
familiare, c’è un nuovo amore e nuovo affetto verso di loro e c’è anche un inizio di superamento
delle differenziazioni di genere.
Nascono poi delle politiche educative di cura calibrate sull’infanzia e diffuse sul territorio, per
esempio si diffonde sempre di più la pediatria, c’è un’alimentazione migliore e migliori condizioni
di vita che consento di sopravvivere di più e in migliori condizioni.
Nel 900 l’infanzia è concepita nella sua ricchezza e non nelle sue mancanze, non è più definita per
negazione o paragone con l’adulto. Anche l’educazione assume molto più valore, passa non solo
dall’apprendimento nozionistico, ma anche etico e culturale. Continua però uno scarto di genere fortissimo,
in Occidente nel 900 l’istruzione diventa piano piano accessibile al femminile, ma è molto difficile che le
donne possano studiare, soprattutto nella prima metà del secolo, ci sono ancora forti pregiudizi verso le
donne. L’educazione rimane comunque molto rigida basata sul controllo, sulla violenza e su diverse
discriminazioni.
Durante il fascismo viene messo al centro e strumentalizzati i giovani, lo scopo era quello di formare futuri
uomini che potessero rientrare in determinati schemi. L’istruzione serve a dare modelli specifici che sono
molto diversi tra bambini e bambine. Il bambino nella sua prospettiva futura doveva essere un soldato
forte, coraggioso, non doveva avere paure, debolezze e fragilità. Le donne invece dovevano essere l’angelo
della casa, i focolari, dovevano essere le madri prolifere, dovevano fare tanti figli, dovevano essere delle
mogli fedeli subordinate al maschile. C’è però un paradosso nel periodo per quanto riguarda le bambine nel
periodo fascista, perché la prima volta sono considerate, sono incluse, cioè sfilano nelle parate, partecipano
alle manifestazioni, ai torni, sono considerate una parte integrante della società militare. Le ragazze sono
più libere, possono uscire di case, hanno più momenti di incontro con il genere maschile e posso
apparentemente esprimersi maggiormente a favore del regime. Quindi nel fascismo le donne hanno
un’emancipazione apparente, perché viene dato un accontentino da un lato, ma per un fine proprio per
incasellare nel regime, quindi non è per l’emancipazione delle donne, ma per far partecipare le donne al
meccanismo del fascismo.
Negli anni 60-70 rimane marcata la differenza tra le classi sociali e questioni all’emigrazione dal sud al nord,
ritenendo le famiglie del sud più povere e meno attente ai bambini e alla loro educazione e i bambini
vengono più esclusi e discriminati ritenendoli meno bravi e capaci.
LEZIONE 03/10/2023
IL PENSIERO PEDAGOGICO DEL NOVECENTO
In questo periodo troviamo correnti pedagogiche e di pensiero che influenzano la concezione dell’infanzia e
la pongono al centro come:
Lattivismo= che è un modello pedagogico che si pone al servizio del bambino e dei suoi bisogni, è
la società che deve orientarsi verso l’infanzia e non viceversa, per incoraggiare una crescita più
libera e migliorare l’infanzia e la società stessa ed è il pensiero di Dewey e della Montessori.
Il cognitivismo= quindi si cerca di capire, comprendere la mente infantile, di studiare le tappe del
suo sviluppo e comprendere i suoi processi di apprendimento.
Poi abbiamo le varie condizioni degli anni 60, dove si inizia a notare una grande differenza tra il pensiero dei
genitori e quello dei ragazzi. Si inizia quindi a rivedere il concetto d’infanzia e si spinge verso un’utopia che
spinge a liberare l’infanzia da queste gabbie del passato. Possiamo dire poi che c’è un interesse crescente
verso l’infanzia in varie discipline che nel novecento iniziano a chiedersi che cos’è l’infanzia e come si può
lavorare con i bambini.
Ellen Key è una scrittrice e studiosa svedese che scrive il secolo dei fanciulli che per lei sarà il secolo del
900, quindi il secolo dei bambini dove l’infanzia viene posta al centro della società, si investe
pedagogicamente sui bambini e si applicano misure per sostenere l’infanzia e questo libro è dedicato ai
genitori che sperano di educare l’uomo nuovo. Ellen Key spera che l’attenzione all’infanzia possa creare una
sorta di tensione utopica per rendere migliore l’umanità. Il bambino quindi diventa un nuovo soggetto di
indagine e di cura, però emerge un bambino mitizzato, astratto, ideale, un modello a cui ambire. Secondo
lei l’infanzia dovrebbe essere al di là della classe sociale, deve essere messa al centro della società perché è
il punto di partenza di un processo di rigenerazione dell’umanità intera. Per lei bisogna agire in un ambiente
bello, dove ci si possa muovere e crescere liberamente, senza conformarsi all’uomo massa, senza essere
parte del gregge. Quindi Ellen Key teorizza una scuola per tutti fino ai 15 anni e propone di valorizzare il
corpo tramite lo sport, il lavoro manuale e formare uomini interi quindi a livello fisico, morale, artistico,
intellettuale, quindi una scuola che sappia agire a tutto tondo, che sappia formare su diversi livelli non

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Anteprima

L'infanzia a scuola tra '800 e '900

Per avere testimonianze su come fosse l'infanzia nel periodo dell'800 e 900, vengono presi in considerazione molto i diari dei maestri come fonte autobiografica utile per recuperare esperienze di vita quotidiana spesso perse, dettagli come l'abbigliamento, gli usi, i costumi, i giochi, le pratiche educative, gli spazi, le relazioni. Da questi diari vediamo che l'infanzia non era idilliaca sia a causa delle condizioni delle scuole che erano sporche, mancava il materiale, sia per le relazioni umane, ad esempio mancava il rapporto scuola-famiglia, spesso la scuola era percepita come un ostacolo, non come un qualcosa di utile per i figli. Nella seconda metà dell'800 iniziano ad esserci le prime leggi che tutelano i bambini che vanno a scuola, come la legge Casati (due anni di scuola obbligatoria), la legge Coppini (tre anni di scuola obbligatoria fino ai 9 anni). In quei tempi una difficolta era collegare il mondo del lavoro, che prevedeva una forte presenza dell'infanzia al mondo scolastico. Ad esempio le primo genite dovevano stare a casa a badare i fratelli più piccoli, perché i genitori dovevano andare al lavoro. In questo periodo si parla di un'infanzia violentata sia psicologicamente, per il linguaggio che si utilizzava per parlare dei bambini e di come ci si rivolgeva a loro, sia fisicamente per le botte.

Modelli letterari di scuola tra '800 e '900

Due modelli letterari che ci danno un'idea di come era la scuola a cavallo tra 1800 e 1900:

  • Heidi, romanzo del 1880, notiamo un forte assenteismo scolastico, un pastore solitamente non frequenta le lezioni perché deve badare il gregge, deve lavorare, perdendo la possibilità di istruirsi. Forte differenziazione fra le varie classi sociali.
  • Anna dai capelli rossi, qui abbiamo un esempio di maestro molto severo, che non è appassionato, privo di empatia che non dialoga mai con i ragazzi della sua classe, contrapposto ad un'altra figura di una donna fuori dagli schemi che dà valore all'infanzia e opta ad un metodo esperienziale, punta molto sull'educazione emotistica, sul teatro, sulla rappresentazione. E qui notiamo nuovamente le differenze tra le classi sociali. Notiamo la violenza verbale dell'insegnante.

Cambiamenti nella concezione dell'infanzia nel '900

Nel 900 succedono molte cose, i cambiamenti sono radicali nel tempo e troviamo 4 elementi che vanno ad incidere su come viene concepita l'infanzia.

  • Il 900 è il secolo dell'abbattimento della mortalità infantile e scomparsa dell'infanticidio e dell'abbandono.
  • Si diffonde la limitazione volontaria delle nascite, dal 900 piano piano a seconda dei contesti si può scegliere di non avere figli.
  • Troviamo una nuova mentalità nelle famiglie e nelle società che poni i figli al centro della vita familiare, c'è un nuovo amore e nuovo affetto verso di loro e c'è anche un inizio di superamento delle differenziazioni di genere.
  • Nascono poi delle politiche educative di cura calibrate sull'infanzia e diffuse sul territorio, per esempio si diffonde sempre di più la pediatria, c'è un'alimentazione migliore e migliori condizioni di vita che consento di sopravvivere di più e in migliori condizioni.

Nel 900 l'infanzia è concepita nella sua ricchezza e non nelle sue mancanze, non è più definita per negazione o paragone con l'adulto. Anche l'educazione assume molto più valore, passa non solo dall'apprendimento nozionistico, ma anche etico e culturale. Continua però uno scarto di genere fortissimo, in Occidente nel 900 l'istruzione diventa piano piano accessibile al femminile, ma è molto difficile che le donne possano studiare, soprattutto nella prima metà del secolo, ci sono ancora forti pregiudizi verso ledonne. L'educazione rimane comunque molto rigida basata sul controllo, sulla violenza e su diverse discriminazioni.

L'infanzia durante il fascismo

Durante il fascismo viene messo al centro e strumentalizzati i giovani, lo scopo era quello di formare futuri uomini che potessero rientrare in determinati schemi. L'istruzione serve a dare modelli specifici che sono molto diversi tra bambini e bambine. Il bambino nella sua prospettiva futura doveva essere un soldato forte, coraggioso, non doveva avere paure, debolezze e fragilità. Le donne invece dovevano essere l'angelo della casa, i focolari, dovevano essere le madri prolifere, dovevano fare tanti figli, dovevano essere delle mogli fedeli subordinate al maschile. C'è però un paradosso nel periodo per quanto riguarda le bambine nel periodo fascista, perché la prima volta sono considerate, sono incluse, cioè sfilano nelle parate, partecipano alle manifestazioni, ai torni, sono considerate una parte integrante della società militare. Le ragazze sono più libere, possono uscire di case, hanno più momenti di incontro con il genere maschile e posso apparentemente esprimersi maggiormente a favore del regime. Quindi nel fascismo le donne hanno un'emancipazione apparente, perché viene dato un accontentino da un lato, ma per un fine proprio per incasellare nel regime, quindi non è per l'emancipazione delle donne, ma per far partecipare le donne al meccanismo del fascismo.

Differenze sociali e immigrazione negli anni '60-'70

Negli anni 60-70 rimane marcata la differenza tra le classi sociali e questioni all'emigrazione dal sud al nord, ritenendo le famiglie del sud più povere e meno attente ai bambini e alla loro educazione e i bambini vengono più esclusi e discriminati ritenendoli meno bravi e capaci.

Il pensiero pedagogico del Novecento

In questo periodo troviamo correnti pedagogiche e di pensiero che influenzano la concezione dell'infanzia e la pongono al centro come:

  • L'attivismo= che è un modello pedagogico che si pone al servizio del bambino e dei suoi bisogni, è la società che deve orientarsi verso l'infanzia e non viceversa, per incoraggiare una crescita più libera e migliorare l'infanzia e la società stessa ed è il pensiero di Dewey e della Montessori.
  • Il cognitivismo= quindi si cerca di capire, comprendere la mente infantile, di studiare le tappe del suo sviluppo e comprendere i suoi processi di apprendimento.

Poi abbiamo le varie condizioni degli anni 60, dove si inizia a notare una grande differenza tra il pensiero dei genitori e quello dei ragazzi. Si inizia quindi a rivedere il concetto d'infanzia e si spinge verso un'utopia che spinge a liberare l'infanzia da queste gabbie del passato. Possiamo dire poi che c'è un interesse crescente verso l'infanzia in varie discipline che nel novecento iniziano a chiedersi che cos'è l'infanzia e come si può lavorare con i bambini.

Ellen Key e il secolo dei fanciulli

Ellen Key è una scrittrice e studiosa svedese che scrive il secolo dei fanciulli che per lei sarà il secolo del 900, quindi il secolo dei bambini dove l'infanzia viene posta al centro della società, si investe pedagogicamente sui bambini e si applicano misure per sostenere l'infanzia e questo libro è dedicato ai genitori che sperano di educare l'uomo nuovo. Ellen Key spera che l'attenzione all'infanzia possa creare una sorta di tensione utopica per rendere migliore l'umanità. Il bambino quindi diventa un nuovo soggetto di indagine e di cura, però emerge un bambino mitizzato, astratto, ideale, un modello a cui ambire. Secondo lei l'infanzia dovrebbe essere al di là della classe sociale, deve essere messa al centro della società perché è il punto di partenza di un processo di rigenerazione dell'umanità intera. Per lei bisogna agire in un ambiente bello, dove ci si possa muovere e crescere liberamente, senza conformarsi all'uomo massa, senza essere parte del gregge. Quindi Ellen Key teorizza una scuola per tutti fino ai 15 anni e propone di valorizzare il corpo tramite lo sport, il lavoro manuale e formare uomini interi quindi a livello fisico, morale, artistico, intellettuale, quindi una scuola che sappia agire a tutto tondo, che sappia formare su diversi livelli nontenendo conto delle differenze sociali, cioè superando gli ostacoli legati alla classe. Ci dice poi che devono essere i bambini a rivelarsi all'aiuto. Questo è il suo auspicio per il 900 che i bambini si rivelino a noi e non noi ai bambini.

Proposta educativa di Ellen Key

La sua proposta educativa è sviluppata su due piani:

  • Individuale= dove genitori e famiglia impartiscono un'educazione
  • Sociale= dove l'educazione è una responsabilità della società, i bambini di oggi saranno gli adulti del futuro, bisogna creare cittadini autonomi, responsabili e che non siano parte del gregge, che sappiano ragionare con la loro testa.

Uno dei pensieri più interessanti di Ellen Key che si accumunano anche con la Montessori è l'attenzione al femminile, ci dice che è importante nei primi anni di vita per il destino dell'uomo futuro, per cui la madre deve averne l'anima assorbita, quindi inizialmente è la figura materna che ha il ruolo di educare. Poi però aggiunge che le madri dovrebbero investire nella sfera privata, ma anche in quella pubblica e quindi avere la possibilità di lavorare e nasce così un primo pensiero femminista pedagogico, anticonformista rispetto all'epoca, soprattutto perché teorizza una nuova idea di maternità e paternità, perché sono esseri differenti, ma dovrebbero essere equivalenti nella cura dei figli. Quindi per Ellen Key la maternità dovrebbe essere valorizzata, posta al centro, ma non come il destino naturale delle donne o un dovere da compiere, ma come esito di una libera scelta ed essere accompagnate anche dalla figura paterna.

Maria Montessori e l'infanzia

Nel pensiero di Maria Montessori l'infanzia è al centro, parte dell'idea che l'infanzia umana è più lunga dell'infanzia animale. Nel caso della Montessori il bambino non è più quello ideale, ma è il bambino di tutti i giorni, è il bambino reale, secondo lei la prima infanzia è una sorta di età dell'oro dove si pongono le basi del carattere umano, con una mente che assorbe tutto, apprende tutto e ci parla della reazione tra la mente del bambino e l'ambiente vissuto dove le impressioni di quell'ambiente vanno a formare la mente del bambino che diventa le cose che ama e gli spazi che abita. Anche con la Montessori abbiamo il concetto del bambino come vita futura, è colui/e a cui affideremo le sorti del mondo ed è proprio da lì che dobbiamo partire per lavorare verso il futuro. L'ambiente deve poter sviluppare le potenzialità individuali ed evitare l'omologazione, ha un pensiero molto simile a quello di Ellen Key. La libera scelta dei bambini per la Montessori al centro del pensiero pedagogico, i bambini devono poter decidere autonomamente, senza dei premi e dei castighi, dovrebbe essere la libera scelta da cui apprendere poi attraverso le conseguenze liberamente, e devono essere secondo lei represse solo le azioni violente. Maria Montessori ci parla dell'educazione dilatatrice che deve suscitare il gusto della scoperta, condanna l'invidia e la competizione che secondo lei sono segni di uno sviluppo mentale ristretto. Quindi l'adulto deve avere una funzione di guida, di accompagnatore, ma è esterno, si osserva e si agisce in caso di necessita, ma poi i processi di apprendimento e di socializzazione devono essere spontanei, mediati, ma nati dalla volontà dei bambini. Secondo la Montessori le case dei bambini rendono la donna un individuo umano libero. Quindi anche in questo caso, come per Ellen Key, abbiamo una prospettiva puerocentrica ed egualitarista, l'adulto deve interpretare i bisogni del bambino per creare un ambiente favorevole, degli spazi appositi e su misura tanto esteticamente quanto funzionalmente e seguire la guida offerta dal bambino stesso, scoprire il bambino e realizzare la sua liberazione. Il maestro dovrebbe seguire un approccio simile a quello dello scienziato, prima deve osservare e poi intervenire e strutturare un metodo. Quindi possiamo dire che si passa da una pedagogia molto filosofica ad una scienza, si passa dal bambino ideale irraggiungibile al bambino ideale grazie all'esperienza sul campo che la Montessori fa con bambini ed insegnanti.

L'utopia nella pedagogia montessoriana

L'utopia è uno degli elementi bordanti di Maria Montessori, ma anche di tutta la pedagogia che dovrebbe avere sempre uno sguardo utopico, ma in particolare con la Montessori si lavora proprio sul pensiero rivolto all'utopia. L'utopia è una formulazione di un assetto politico, sociale, religioso che non trova riscontro dalla realtà, ma che viene proposto come ideale, come modello, che a volte è un modello che non è realizzabile, è astratto, altre volte invece viene usato per sottolineare una forza critica verso una

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