Italo Svevo: vita, opere e analisi dei romanzi principali

Documento su Italo Svevo (1861-1928), analizzando la sua importanza nella letteratura italiana del Novecento. Il Pdf esplora la vita e la carriera dell'autore, con un focus sui romanzi 'Una vita', 'Senilità' e 'La coscienza di Zeno', approfondendo tematiche come l'inetto e l'introspezione, utile per la scuola superiore in Letteratura.

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12 pagine

ITALO SVEVO (1861-1928)
PERCHÉ SVEVO È UN CLASSICO?
1. Perché ha saputo imprimere al romanzo una svolta decisiva,
svincolandosi dalla tradizione ottocentesca per tratteggiare la figura
dell’«inetto», emblematica dell’uomo del Novecento.
2. Perché è stato un grande maestro dell'introspezione, dando origine al
romanzo dell’esistenza”, in cui contano non i fatti in ma i vissuti, le
risonanze che la realtà esterna produce nel soggetto.
3. Perché ha intuito, anticipando le teorie freudiane, l’esistenza
dell’inconscio e del suo ambiguo linguaggio.
LA VITA [1861-1928]
Infanzia e giovinezza
Aronne Ettore Schmitz nacque nel 1861 a Trieste, porto dell’Impero
asburgico, fiorente centro commerciale e cit cosmopolita. Lo
pseudonimo di Italo Svevo, con cui firmerà i suoi romanzi, richiama la sua
duplice matrice culturale, italiana e tedesca, lasciando in ombra la terza,
quella ebraica. Svevo non fu un ebreo praticante: in occasione del
matrimonio con una ragazza cattolica non esi a farsi battezzare, eppure
il suo esordio letterario, nel 1880, fu un articolo in difesa di Shylock, l’ebreo
protagonista del Mercante di Venezia di Shakespeare.
Lattività professionale
Avviato dal padre al commercio, studiò per quattro anni in un collegio in
Germania; coinvolto nel 1880 nel fallimento dell’impresa paterna, dovette
guadagnarsi da vivere abbandonando momentaneamente le ambizioni
letterarie. Per vent’anni, fino al 1899, lavorò in banca, dedicandosi
contemporaneamente a collaborazioni editoriali e all’insegnamento.
A seguito del matrimonio, celebrato nel 1896, con Livia Veneziani, Svevo
nel 1899 entrò nella ditta del suocero, che aveva fatto fortuna brevettando
una speciale vernice sottomarina. Seguirono anni di intenso lavoro e viaggi
frequenti all’estero, in particolare in Inghilterra. La necessi di imparare
l’inglese gli diede l’occasione di conoscere James Joyce, che risiedeva
allora a Trieste e di cui divenne amico.
La vocazione letteraria
Svevo, lettore voracissimo, coltivò la letteratura come una passione
segreta, esordendo come commediografo, anche se quasi tutti i suoi lavori
erano destinati a rimanere nel cassetto. Le prime opere pubblicate furono
due novelle uscite sull’“Indipendente”: Una lotta (1888) e L’assassino di via
Belpoggio (1890).
A sue spese fece stampare i romanzi Una vita (1892) e Senilità (1898),
accolte dalla più totale indifferenza di pubblico e critica. L’insuccesso lo
umiliò a tal punto che giurò a se stesso di smettere di scrivere. Solo dopo
la Grande guerra si decise a violare il giuramento, pubblicando (nel 1923)
con l’editore Cappelli di Bologna il romanzo La coscienza di Zeno.
Inizialmente fu un nuovo fiasco, finché, su interessamento di Joyce, la

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Anteprima

ITALO SVEVO (1861-1928)

Perché Svevo è un classico?

  1. Perché ha saputo imprimere al romanzo una svolta decisiva, svincolandosi dalla tradizione ottocentesca per tratteggiare la figura dell'«inetto», emblematica dell'uomo del Novecento.
  2. Perché è stato un grande maestro dell'introspezione, dando origine al "romanzo dell'esistenza", in cui contano non i fatti in sé ma i vissuti, le risonanze che la realtà esterna produce nel soggetto.
  3. Perché ha intuito, anticipando le teorie freudiane, l'esistenza dell'inconscio e del suo ambiguo linguaggio.

La vita [1861-1928]

Infanzia e giovinezza

Aronne Ettore Schmitz nacque nel 1861 a Trieste, porto dell'Impero asburgico, fiorente centro commerciale e città cosmopolita. Lo pseudonimo di Italo Svevo, con cui firmerà i suoi romanzi, richiama la sua duplice matrice culturale, italiana e tedesca, lasciando in ombra la terza, quella ebraica. Svevo non fu un ebreo praticante: in occasione del matrimonio con una ragazza cattolica non esitò a farsi battezzare, eppure il suo esordio letterario, nel 1880, fu un articolo in difesa di Shylock, l'ebreo protagonista del Mercante di Venezia di Shakespeare.L'attività professionale

Avviato dal padre al commercio, studiò per quattro anni in un collegio in Germania; coinvolto nel 1880 nel fallimento dell'impresa paterna, dovette guadagnarsi da vivere abbandonando momentaneamente le ambizioni letterarie. Per vent'anni, fino al 1899, lavorò in banca, dedicandosi contemporaneamente a collaborazioni editoriali e all'insegnamento.

A seguito del matrimonio, celebrato nel 1896, con Livia Veneziani, Svevo nel 1899 entrò nella ditta del suocero, che aveva fatto fortuna brevettando una speciale vernice sottomarina. Seguirono anni di intenso lavoro e viaggi frequenti all'estero, in particolare in Inghilterra. La necessità di imparare l'inglese gli diede l'occasione di conoscere James Joyce, che risiedeva allora a Trieste e di cui divenne amico.

La vocazione letteraria

Svevo, lettore voracissimo, coltivò la letteratura come una passione segreta, esordendo come commediografo, anche se quasi tutti i suoi lavori erano destinati a rimanere nel cassetto. Le prime opere pubblicate furono due novelle uscite sull"Indipendente": Una lotta (1888) e L'assassino di via Belpoggio (1890).

A sue spese fece stampare i romanzi Una vita (1892) e Senilità (1898), accolte dalla più totale indifferenza di pubblico e critica. L'insuccesso lo umiliò a tal punto che giurò a se stesso di smettere di scrivere. Solo dopo la Grande guerra si decise a violare il giuramento, pubblicando (nel 1923) con l'editore Cappelli di Bologna il romanzo La coscienza di Zeno.

Inizialmente fu un nuovo fiasco, finché, su interessamento di Joyce, lacritica francese lanciò l'opera nel 1926; seguì un rapido successo internazionale, con traduzioni in francese, tedesco e inglese. Infine il "caso Svevo" esplose anche in Italia, grazie a Eugenio Montale; il successo ridiede fiato alla vena creativa di Svevo, che scrisse tra l'altro alcuni importanti racconti e abbozzò un quarto romanzo, Il vegliardo, rimasto incompiuto a seguito della morte improvvisa causata da un incidente stradale, nel 1928.

Le costanti letterarie

Uno sguardo disincantato

Anche all'ambiente triestino, dominato dalla ragion pratica del successo economico e, quindi, da una visione degli uomini e delle cose concreta e spregiudicata, Svevo deve il carattere antiletterario della sua opera e lo sguardo acuto e disincantato con cui la vita viene ricondotta alle sue leve essenziali: salute, affari, amore.

Il disagio esistenziale

Il conflitto tra attività economica e vocazione letteraria si riflette nell'opera sveviana assumendo la forma dialettica del contrasto tra due modelli di vita opposti, fondati l'uno sulla lotta per il successo e l'altro sulla ricerca della serenità interiore. Il personaggio sveviano è sempre uno "straniero", un "diverso", incapace di adattarsi a un ambiente sociale ostile o indifferente, diviso fra il bisogno di integrazione e la salvaguardia della propria irrinunciabile individualità.L'analisi interiore

Svevo si rivela soprattutto maestro nell'introspezione psicologica del personaggio, di cui sa indagare in modo particolare i meccanismi di difesa e le strategie di autoinganno messi in atto per far fronte alle frustrazioni dell'esistenza. Il personaggio sveviano più che agire riflette, ma questo riflettere non lo conduce all'elaborazione di una sapienza, bensì si rivela uno strumento deviante: un argine al rimorso o una valvola di sfogo per i desideri insoddisfatti e inconfessati.

Caratteri dello stile sveviano

L'italiano era lingua poco familiare a Svevo, cresciuto in una città in cui si parlava il dialetto e più a suo agio con il tedesco, studiato a scuola. La sua cultura letteraria è perciò quella di un autodidatta e il suo linguaggio narrativo appare incolore e generico o ragionieristico: una lingua artificiale che sembra trovata a tavolino o frutto di una traduzione. Di qui l'accusa di "scriver male" formulata da diversi critici. Nonostante ciò, per il suo sguardo analitico, le sue capacità introspettive e l'originalità dei suoi personaggi, Svevo resta uno dei maggiori scrittori europei del Novecento.

Le opere

Una vita [1892]

La trama

Alfonso Nitti, giunto a Trieste dalla campagna e con alle spalle una formazione umanistica, stenta ad adattarsi all'alienante lavoro in banca e al modo di fare dei colleghi. Sua unica consolazione è lo studio cui si dedicala sera, frequentando la biblioteca. Conosce la figlia del principale, Annetta, corteggiata dal brillante cugino Macario, e comincia a frequentarla allorché la ragazza decide di scrivere un romanzo. Tra i due nasce un'attrazione e lei infine gli si concede. Disgustato dall'accaduto, Alfonso si allontana da Trieste; al ritorno trova Annetta fidanzata con Macario e, sul lavoro, si vede relegato a un incarico umiliante. Le sue proteste provocano una sfida a duello, cui Alfonso si sottrae con il suicidio.

La figura dell'inetto

Svevo pubblicò il romanzo a proprie spese dopo il rifiuto dell'editore Treves, che aveva intuito l'insuccesso: il protagonista, figura di antieroe assolutamente incapace di cogliere le occasioni per affermarsi (Un inetto era il titolo iniziale), non poteva incontrare i gusti del pubblico del tempo.

Il male di vivere

Ma l'inetto non è uomo migliore degli altri: anch'egli compie il male, e il ragionamento diviene in lui strumento per crearsi un alibi a prova di rimorso, operando non un esame, ma uno scarico di coscienza. Al di sotto della coscienza si rivela tuttavia l'anima del personaggio, che consiste in una cieca volontà di vita e affermazione, destinata a rimanere inappagata; di qui il "male di vivere" del protagonista. Svevo stesso confesserà l'ispirazione schopenhaueriana alla base del romanzo: la vita umana scorre fra desiderio, che è dolore, e soddisfazione, che è sazietà; con il possesso svanisce ogni attrattiva e il desiderio rinasce in forma nuova, pertanto la delusione è inestirpabile.

La scelta del suicidio

Dalla constatazione di essere «incapace alla vita», o meglio di non aver saputo estrirpare da sé l'impulso naturale alla lotta, nasce in Alfonso la scelta finale delsuicidio; Schopenhauer, peraltro condannando il sui- cidio, aveva affermato: «Il suicida vorrebbe la vita: e soltanto non è soddisfatto delle condizioni in cui gli si offre [ ... ]. Il suicida cessa di vivere, appunto perché non può cessar di volere; la volontà si afferma in lui con la soppressione del fenomeno [ ... ]».

Influssi naturalisti

Nato in pieno clima naturalista, il romanzo ne deriva l'abbondanza di dettagli descrittivi, l'attenzione allo status sociale dei personaggi, lo scrupolo scientifico nel cogliere gli aspetti clinici della malattia.

Senilità [1898]

La trama

Emilio Brentani conduce una vita anonima e ritirata con la sorella nubile Amalia. Il grigiore di questa esistenza viene sconvolto dall'irrompere dell'amore: Amalia si innamora senza speranza dello scultore Stefano Balli, mentre Emilio si invaghisce della disinibita popolana Angiolina, che lo tradisce e lo inganna senza pudore. Alla fine Amalia cerca la pace negli stupefacenti che la portano alla morte, mentre Emilio, stanco di giustificare sempre e comunque l'amante infedele, trova il coraggio di lasciarla.

Il distacco dagli schemi naturalisti

Ormai emancipato dai condizionamenti del romanzo naturalista, Svevo riduce il numero dei personaggi e si concentra sull'esplorazione del loro mondo interiore, rinunciando alla descrizione dell'ambiente. Anche la prospettiva oggettiva del narratore esterno è abbandonata e Svevo adotta il campo visivo dei due prota- gonisti, Emilio e la sorella Amalia; il mondo esterno è una realtà lontana e nel romanzo c'è posto solo per l'amore, tardivo quanto totalizzante. Il tempo e lospazio si contraggono all'oscurità serale in cui vive l'ombroso Emilio e all'appartamento dove Amalia conduce la sua claustrale esistenza.

La senilità

La senilità cui allude il titolo non ha nulla a che fare con l'età anagrafica (Emilio ha 35 anni e Amalia è ancora più giovane), ma è una condizione interiore: come Alfonso Nitti, Emilio Brentani è un inetto, un personaggio debole e passivo; Emilio e la sorella sono entrambi persone irrealizzate, avviate al declino senza aver mai raggiunto la maturazione; la vita li ha solo sfiorati ed essi, con la loro insoddisfatta brama di piacere e di amore, si sono lasciati vincere dal torpore e come rinchiusi in un bozzolo, al cui interno sono diventati vecchi prima del tempo.

L'irruzione dell'amore

L'amore irrompe in queste vite grigie e apatiche sconvolgendole. Per queste due anime disoccupate che mai si sono aperte alla vita, l'esperienza dell'amore significa vivere all'improvviso una giovinezza mai conosciuta.

Il carnevale

La vicenda è ambientata nel periodo del carnevale (Il carnevale di Emilio era il titolo iniziale), che rappresenta il sovvertimento della vita ordinaria; l'esistenza quaresimale dei due protagonisti all'improvviso è capovolta dalle pulsioni vitali e dall'arbitrio personale, in un vortice che, dice lo stesso Svevo, dalla noia condurrà, attraverso il dolore, a una noia ancora più greve.

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