Slide sulla Rivoluzione Francese: la nuova monarchia. Il Pdf, utile per la scuola superiore, esplora la crisi dell'Antico Regime, la presa della Bastiglia e l'abolizione dei privilegi feudali, culminando nella Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino.
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LEZIONE
36
1774
Sale al trono
Luigi XVI
Maggio 1789
Si aprono
gli Stati generali
Agosto 1789
Approvazione della
Dichiarazione
dei diritti dell'uomo
e del cittadino
C
Luglio 1789
Presa della Bastiglia
1791
Approvazione
della nuova
Costituzione
La Francia nella seconda metà del Settecento si presentava come una grande monarchia afflitta da molti
problemi economici e sociali. Il malcontento era diffuso e causava una generalizzata conflittualità,
alimentata dai diversi interessi che contrapponevano gli ordini o Stati in cui era divisa la società: il clero,
la nobiltà e il Terzo stato.
Ti ricordi?
La prima era la nobiltà di
origine feudale, quindi casate di
lunga tradizione o imparentate
con la famiglia reale; la
seconda invece era costituita
da borghesi nobilitati di
recente, grazie all'acquisizione
di titoli legati a uffici e cariche
pubbliche.
Gli esponenti dell'alto clero
(arcivescovi, vescovi, abati)
erano per la maggior parte di
nascita aristocratica, mentre il
basso clero (per lo più parroci)
aveva un'origine sociale
modesta.
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Campagne
A. P
Raffigurazione
allegorica del terzo
stato,
oppresso
dagli altri due ceti
sociali,
clero e
nobiltà.
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Mailles Corve
A far esplodere le gravi contraddizioni della società francese contribuì la crisi economica
che tra il 1770 e il 1790 investì l'Europa e anche la Francia, in particolare tra il 1786 e il
1789. In un periodo di aumento demografico, il paese fu colpito da carestie che
affamarono gli strati meno abbienti della popolazione e determinarono un aumento dei
prezzi dei generi alimentari, fra cui quello del pane, alla base dell'alimentazione dei ceti
popolari. Anche il settore manifatturiero era in crisi, a causa della concorrenza
dell'industria inglese.
La situazione era resa ancora più insostenibile dalle condizioni disastrose delle finanze
pubbliche. La Corona aveva bisogno di enormi risorse per le esigenze dello Stato, ma
incassava meno di quanto spendesse, dal momento che nobiltà e clero erano esentate
dal pagamento delle tasse.
Ad aggravare il bilancio della monarchia contribuirono le continue guerre sostenute nel
corso del Settecento e gli sperperi della sfarzosa corte di Versailles. Il nuovo sovrano
Luigi XVI (1774-1793), salito al trono nel 1774, era un uomo mite e indeciso e divenne il
principale bersaglio delle proteste.
Luigi XVI aveva tentato di introdurre alcune riforme, ma tutti i progetti messi a punto dai suoi
ministri delle finanze per introdurre una tassazione più equa incontrarono la ferma opposizione di
nobiltà e clero. I contrasti sorti su queste iniziative coinvolsero l'opinione pubblica e il dibattito sulla
riforma fiscale si estese a un tema più ampio, quello di una rifondazione delle basi politiche del
regno. Proprio per questo, da più parti si chiedeva la convocazione degli Stati generali,
l'assemblea rappresentativa dei ceti sociali del regno, che aveva una funzione consultiva e
che non veniva più riunita da quasi due secoli.
Luigi XVI dovette concederla nell'estate 1788: l'assemblea si sarebbe aperta nel maggio 1789. In
questi mesi la discussione divenne animata e tra i sudditi di tutto il regno si svolse una
consultazione: parrocchie rurali, circoscrizioni urbane e anche assemblee di nobili ed ecclesiastici
compilarono elenchi di lamentele e di richieste (chiamati cahiers de doléances, cioè "quaderni
di rimostranze") che sarebbero state presentate al sovrano nel corso degli Stati generali. Questa
grande mobilitazione dell'opinione pubblica coincise con le agitazioni popolari legate al rincaro dei
prezzi e contro le tasse. Questa generale conflittualità ebbe la conseguenza di unire borghesi,
contadini e operai, e quindi tutto il Terzo stato, contro la nobiltà e l'alto clero.
Gli Stati generali si aprirono nella reggia di Versailles il 5 maggio 1789. Il primo contrasto emerse sulle procedure di
voto. I nobili e il clero volevano che le votazioni avvenissero secondo l'antico sistema "per stato", cioè un voto per
ciascun ceto; il Terzo stato, invece, chiedeva il voto "per testa", cioè avrebbe contato la voce di ogni singolo deputato.
Il voto "per stato" avrebbe garantito il
controllo dell'assemblea a nobiltà e clero,
mentre
il
voto "per testa" avrebbe
assegnato la maggioranza al Terzo stato, i
cui delegati erano più numerosi di quelli
degli altri due stati sommati insieme. Su
questo tema cruciale scoppiò un'aspra
controversia che durò molti giorni, fino alla
rottura: il 17 giugno il Terzo stato si
proclamò
Assemblea
nazionale
(ottenendo l'appoggio di alcuni elementi
del basso
clero):
i
suoi
deputati
dichiararono
di
essere
i
veri
rappresentanti della nazione francese. Il
sovrano, solidale con la nobiltà, fece
chiudere la sala delle riunioni del Terzo
stato che tuttavia, il 20 giugno, si riunì
autonomamente in un'altra sala adibita al
gioco della pallacorda
Con il giuramento della pallacorda, il 20
giugno 1989, il Terzo stato, proclamatosi
Assemblea Nazionale, si impegna a
sottoscrivere una Costituzione per il regno
Francese.
In questo clima conflittuale Luigi XVI prese una serie di decisioni contraddittorie.
Preoccupato per il crescente fermento che agitava il paese, il 27 giugno riconobbe
ufficialmente l'Assemblea nazionale quale unico organo deliberante e ordinò ai
rappresentanti della nobiltà e del clero di unirsi al Terzo stato nell'assemblea. Pochi
giorni dopo (9 luglio) questa fu proclamata Assemblea costituente, con l'obiettivo di
dare una Costituzione al paese.
Nello stesso tempo Luigi XVI fece affluire le truppe verso la capitale.
ASSEMBLEA
COSTITUENTE
Per assemblea costituente si intende generalmente
un'assemblea eletta per lo più a suffragio ampio, se non
universale, ed incaricata di redigere una Costituzione:
l'assemblea costituente
e, quindi, espressione
per
antonomasia del potere costituente.
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TRECCANI
Mentre l'Assemblea cercava di fronteggiare l'imminente colpo di forza, il popolo di Parigi prese l'iniziativa
autonomamente: il 14 luglio 1789 alcune centinaia di parigini assaltarono ed espugnarono la Bastiglia, una
fortezza-prigione considerata simbolo dell'assolutismo regio. Quest'azione segnò l'ingresso sulla scena del
popolo di Parigi e l'inizio della rivoluzione.
Il popolo era composto
di
artigiani, operai, bottegai
e
disoccupati (80.000 in città, su
una popolazione di circa 650.000
persone); si trattava di una forza
inaspettata,
tumultuosa
e
disorganica,
e
soprattutto
disposta all'uso della violenza. Il
governo della capitale fu assunto
da un consiglio di cittadini,
chiamato Municipalità; per la
difesa di Parigi venne istituita
una milizia popolare, la Guardia
nazionale. Il sovrano rinunciò ai
suoi piani e fece ritirare le truppe
che circondavano Parigi.
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Il moto di rivolta popolare, alimentato anche da voci di un'imminente invasione straniera e di
complotti aristocratici, dilagò nelle città di provincia e nelle campagne, dove secoli di oppressione
avevano accumulato odi e rancori: i contadini diedero inizio a massacri e saccheggi ai danni
degli aristocratici e del clero. In questa fase, detta la "grande paura", molti nobili francesi
fuggirono all'estero.
La borghesia, intanto, si impadroniva ovunque
dei consigli comunali, che obbedivano non più al sovrano
ma all'Assemblea costituente.
Il 4 agosto 1789 l'Assemblea costituente, per frenare i disordini, decreto l'abolizione dei privilegi
del clero e della nobiltà e la soppressione dei diritti signorili e feudali (servitù della gleba,
pedaggi, prestazioni personali o corvées ecc.), misura che contribuì a legare il ceto contadino ai
rivoluzionari. Pochi giorni dopo, il 26 agosto, l'Assemblea approvò anche la Dichiarazione dei
diritti dell'uomo e del cittadino con la quale venivano riconosciuti e tutelati i diritti fondamentali
naturali (libertà di pensiero, di parola, di religione, di stampa, l'inviolabilità della persona e della
proprietà) e l'eguaglianza di tutti di fronte alla legge (eguaglianza giuridica). Si affermavano i
principi costitutivi delle moderne istituzioni liberali e democratiche: i sudditi diventavano cittadini.
Il sovrano rifiuto di approvare i decreti dell'Assemblea, mentre si diffusero nuove voci di movimenti
di truppe. Il 5 ottobre una folla di parigini, composta soprattutto di donne, raggiunse la reggia di
Versailles, costringendo il sovrano a firmare i decreti e a trasferirsi insieme alla famiglia e alla corte
a Parigi, dove i suoi movimenti sarebbero stati più facilmente controllati. Dopo poco anche
l'Assemblea lasciò Versailles per la capitale.
L'importanza politica del popolo di Parigi cresceva sempre di più.