Documento di farmacologia sugli antagonisti alfa-adrenergici, beta-adrenergici, sistema colinergico e agonisti muscarinici diretti. Il Pdf esplora meccanismi d'azione e applicazioni cliniche, distinguendo recettori nicotinici e muscarinici, con un focus sulla selettività recettoriale e sensibilità alla colinesterasi, utile per lo studio universitario.
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Prof. Michele Simonato - 14/5/2025- Autore: Domenico Caronte, Antonio Consiglio - Reviewer: Ludovica Guerrini -
linea Gialla - 2029
Gli antagonisti adrenergici sono farmaci che inibiscono l'azione della noradrenalina e
dell'adrenalina legandosi ai recettori adrenergici e impedendone l'attivazione. In base alla
specificità recettoriale, si distinguono in antagonisti dei recettori alfa-adrenergici e antagonisti
dei recettori beta-adrenergici. Entrambe le classi trovano impiego in clinica, in particolare nel
trattamento di diverse patologie cardiovascolari. Alcuni farmaci, come il labetalolo, sono capaci di
bloccare contemporaneamente entrambi i tipi di recettori, ma verranno trattati separatamente.
Source: Brunton LL, Chabner BA, Knollmann BC: Goodman &
Gilman's The Pharmacological Basis of Therapeutics, 12th Edition:
www.accessmedicine.com
Copyright @ The McGraw-Hill Companies, Inc. All rights reserved.
I recettori alfa-adrenergici si suddividono in due sottotipi principali: i recettori a1, localizzati
principalmente sulla muscolatura liscia dei vasi sanguigni, negli sfinteri gastrointestinali e in
quelli vescicali, e i recettori a2, presenti sia presinapticamente, dove esercitano un feedback
negativo sul rilascio di noradrenalina, sia postsinapticamente in vari tessuti.
L'attivazione dei recettori al provoca vasocostrizione e contrazione sfinterica, mentre quella
degli a2 contribuisce alla regolazione della trasmissione simpatica. Gli antagonisti alfa possono
essere distinti in non selettivi, che bloccano sia al che a2 (come fentolamina e
fenossibenzamina), e in selettivi, diretti in modo specifico verso uno dei due sottotipi. Tra questi
ultimi, alcuni farmaci agiscono sui recettori a2 (es. yohimbina), ma sono oggi poco utilizzati per
la bassa efficacia clinica e gli effetti collaterali. Maggiore rilevanza clinica hanno invece gli
antagonisti selettivi dei recettori al, oggi utilizzati nel trattamento dell'ipertensione arteriosa e
dell'iperplasia prostatica benigna.
Il blocco dei recettori al determina un rilassamento della muscolatura liscia vasale, con
conseguente vasodilatazione nei distretti cutanei, mucosi e splancnici. La diminuzione delle
resistenze vascolari periferiche comporta una riduzione della pressione arteriosa, ma può
attivare un riflesso barocettivo che stimola il sistema simpatico e induce una tachicardia riflessa.
Per questo motivo, questi farmaci vengono spesso utilizzati in associazione con ß-bloccanti, che
riducono la frequenza cardiaca e contrastano la risposta riflessa.
Dal punto di vista clinico, gli antagonisti al sono impiegati principalmente in tre ambiti. Nel
trattamento dell'ipertensione arteriosa, la loro azione vasodilatatrice consente una riduzione
efficace della pressione, sebbene raramente vengano utilizzati in monoterapia a causa del rischio di
ipotensione ortostatica. In caso di scompenso cardiaco congestizio, la riduzione del postcarico
permette al cuore di pompare con maggiore efficienza, sebbene la terapia debba essere attentamente
bilanciata a causa delle complesse risposte compensatorie (sistema simpatico e RAA) attivate dalla
patologia. Infine, in presenza di iperplasia prostatica benigna (IPB), il blocco dei recettori al
nella prostata e nel collo vescicale produce un rilassamento delle strutture ostruttive, favorendo
il flusso urinario e riducendo i sintomi legati alla difficoltà di svuotamento vescicale (come il
residuo post-minzionale e la pollachiuria).
Va sottolineato che i recettori al non sono significativamente espressi a livello della muscolatura
liscia dei vasi muscolari, dove prevalgono invece i recettori §2. Per questo motivo, gli al-
bloccanti non producono vasodilatazione in quel distretto.
I ß-bloccanti sono una classe di farmaci che inibisce selettivamente o non selettivamente i
recettori ß-adrenergici, impedendo l'attivazione da parte di adrenalina e noradrenalina. I
recettori ß fanno parte del sistema nervoso simpatico
e, una volta attivati, esercitano effetti stimolatori su
vari organi, in particolare a livello cardiaco, vascolare,
bronchiale e metabolico.
OH
CH3
CH3OCH2CH2-
OCH2-C-CH2NHCH
CH3
METOPROLOL
PROPRANOLOL
HO
OH
CH3
CCH2
OCH2-C-CH2NHCH
HO
OH
CH3
HAN
CH3
OCH2-C-CH2NHC-CH3
H
CH3
NADOLOL
0
CH3OCCH2CH2-
OH
CH3
OH
OCH2-C-CH2NHC-CH3
ESMOLOL
H
CH3
TIMOLOL
CH3CH2CH2CONH
O.
OH
CH
OCH2-C-CH NHCH
CH3
H
PINDOLOL
CONH2
OH
CH2CH2CHNHCH2CH
CH3
OH
LABETALOL
Source: Brunton LL, Chabner BA, Knollmann BC: Goodman &
Gilman's The Pharmacological Basis of Therapeutics, 12th Edition:
www.accessmedicine.com
Copyright @ The McGraw-Hil Companies, Inc. All rights reserved.
I ß-bloccanti possono essere selettivi per i recettori ß1 (detti cardioselettivi), o non selettivi, cioè
attivi anche sui recettori ß2. Va però ricordato che la selettività è dose-dipendente: a dosi più
elevate, anche i ß1-selettivi possono interagire con i ß2, determinando effetti collaterali
potenzialmente rilevanti, in particolare broncospasmo.
Dal punto di vista farmacodinamico, i ß-bloccanti agiscono come antagonisti competitivi dei
recettori ß. Legandosi a questi recettori senza attivarli, impediscono l'azione delle catecolamine
endogene.
Alcuni ß-bloccanti possiedono anche una attività simpaticomimetica intrinseca (ISA, Intrinsic
Sympathomimetic Activity), ovvero mostrano una debole attività agonista parziale. Questi farmaci
attivano lievemente i recettori ß pur bloccandone l'accesso all'agonista pieno. Ne deriva una
minore incidenza di bradicardia marcata e una maggiore tolleranza allo sforzo, rendendoli utili
in pazienti con rischio di eccessiva depressione della funzione cardiaca.
H
O.
1-
ATENOLOL
-OCH2CHCH2NHCH(CH3)2
CCH3
OH
ACEBUTOLOL
OH
CH3
OCH2-C-CH2NHCH
CH
I ß-bloccanti trovano applicazione in numerose condizioni cliniche, soprattutto in ambito
cardiovascolare, neurologico e endocrinologico.
Gli effetti indesiderati dei ß-bloccanti dipendono sia dalla loro selettività, sia dalle proprietà
farmacocinetiche (es. lipofilia). I principali includono: