Documento da Transkriptor su Transkriptor. Il Pdf analizza la metodologia di ricerca di un progetto sull'apprendimento collaborativo in corsi universitari online, esaminando contesto e quadro teorico. Il Pdf è una trascrizione di una lezione universitaria, focalizzata sull'osservazione delle relazioni nelle comunità di apprendimento online.
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L'obiettivo di questa video lezione è quello di analizzare e commentare la metodologia di ricerca utilizzata in questo altro progetto di ricerca che ha utilizzato degli strumenti di tipologia combinata quanti qualitativa.
La ricerca ha dato il titolo a questo volume, l'apprendimento collaborativo nei corsi universitari online, per l'appunto edito da Yule Research.
Mi preme evidenziare, come si può vedere dall'indice, che la ricerca che vado a commentare, di cui commento uno spaccato in questa video lezione, in realtà è molto più complessa e ricca di contenuti, come si può vedere dall'indice.
Per esempio, Il primo capitolo si ha tutto un risultato della ricerca in letteratura, dell'analisi della letteratura di riferimento sul tema della dimensione collaborativa e sociale nell'apprendimento di contesti online.
Il secondo capitolo parla della metodologia complessiva di tutta la ricerca, il terzo affronta il tema dei learning analytics, il quarto l'osservazione delle relazioni nelle comunità online, anticipo che la riflessione di questa video lezione si concentrerà su questo specifico pezzetto della ricerca che appunto è molto più complessa e articolata, ed infine l'ultimo che parla della valutazione nella didattica online.
Allora, vediamo, così come abbiamo fatto altrove, qual è il disegno della ricerca punto per punto, partendo, come ci insegna anche quello appunto Trinchero, dal tema.
Il tema oggetto di questa ricerca è quello dell'osservazione delle relazioni nelle comunità di apprendimento online.
Il problema di partenza, contestualizzando questa in particolare nel momento storico in cui questa ricerca è stato fatto, ovvero il momento della crisi da Covid-19 che ha visto tutti completamente lavorare online, è pur sempre che Iule è un'Ateneo che già operava in questa direzione, ma pianamente fare formazione online in un periodo in cui tutto, il lavoro, la scuola, era andato online, diciamo che poteva fornire un ulteriore aggravio rispetto a quelli che erano i compiti, i task e le attività del quotidiano.
Quindi il problema che in linea con quello che è il modello informativo della IUL, che crede moltissimo nella dimensione sociale dell'apprendimento, che crede moltissimo nella collaborazione online, era proprio quello di capire come, in quale condizione poter promuovere le dinamiche di collaborazione, in particolare tenendo presente la dimensionesociale cognitive sia del singolo, naturalmente, che del gruppo.
Gli obiettivi della ricerca pertanto sono stati finalizzati alla comprensione, già questo ci riporta una dimensione di natura ideografica che, se ricordiamo, distingue da quella nomotetica alla cui finalità è spiegare.
La comprensione in questo caso caratterizza il progetto perché vuole andare a comprendere come e in quale condizione si possono sviluppare dinamiche sociali e cognitive a valore aggiunto naturalmente in una comunità di apprendimento in rete.
Qual è stato il quadro teorico di riferimento?
È molto più diffusamente descritto chiaramente nel primo capitolo del volume che rapidamente ho scorso a video nel suo indice, ma sicuramente in sintesi è quello del paradigma socio-costruttivista che prevede che La conoscenza non è un frutto di un percorso solipsistico individuale, ma viene continuamente negoziata, costruita, condivisa ed è in continuo divenire.
L'altro modello teorico, che veramente è stato la colonna portante di tutta questa ricerca, è stato il modello delle community of inquiry, su cui tornerò più tardi.
Le domande di ricerca sono state pertanto quale ruolo possono avere le attività di tipo collaborativo all'interno di un percorso universitario online, tenendo anche presente naturalmente che Questo tipo di attività sono anche più onerose, ovviamente, rispetto a uno stesso percorso svolto in maniera completamente individuale.
E ancora, quali strumenti o metodologie è possibile mettere in atto per migliorare la collaborazione fra studenti?
Molti dei nostri studenti di Yule, come anche in questo corso, sono magari degli studenti lavoratori, per cui la collaborazione chiaramente si si insinua e si innesta su tutta un'altra agenda quotidiana, professionale e familiare più completa.
E ancora, quali sono i benefici della collaborazione online in un contesto universitario di adulti in formazione?
La nostra ipotesi era quella che gli indicatori relativi alla dimensione sociale intesa come affettività, come capacità di interazione e di creare un noi condiviso, la coesione, potessero crescere in proporzione maggiore, naturalmente, allo svolgimento di attività di tipo collaborativo dentro un percorso con un obiettivo condiviso e quindi un percorso di studio online.
Come anticipate in apertura, il metodo di approccio utilizzato è stato di tipo misto, ha messoinsieme strumenti, su cui tornerò più tardi, di natura quanti qualitativa.
La disseminazione dei risultati ha previsto in primis l'uscita del volume, ma ovviamente anche altre forme di divulgazione scientifica.
Allora, passiamo intanto a tratteggiare alcuni elementi di base di quello che è il quadro teorico di riferimento che, come abbiamo detto, richiama la teorizzazione della Community of Enquiry.
Community of Enquiry, così come l'hanno definita i suoi autori nella Atavasca University, Quindi Garrison, Henderson e et al. è, lo vedete, definita come un gruppo composto da individui che si impegnano in modo collaborativo a sviluppare delle riflessioni finalizzate alla costruzione di significati personali, dimensione individuale e di comprensione reciproca, per cui dimensione di gruppo.
e questo rientra molto, lo vedremo poi, nella progettualità che è stata data ai corsi oggetto di analisi.
In particolare però, se andiamo un po' più indietro nel tempo, qui siamo negli anni 2000, C'è da dire che questo concetto della community of inquiry non era del tutto nuovo quando lo evidenziarono, quando lo misero appunto Garrison e colleghi, ma era stato già introdotto nei primi anni del secolo scorso, intorno agli anni trenta, da Peirce, il semiologo Peirce, e fu poi anche ripreso da Dewey, che dalla semiotica cercò di formalizzarne una contestualizzazione in ambito educativo.
in quel senso gli assunti di base che si riferiscono a un gruppo di individui che sono impegnati nella risoluzione di una situazione problema.
E poi successivamente, in tempi più recenti, alla fine del secolo scorso, intorno al 1990, Lippmann definì proprio Community of Inquiry come una modalità, una forma di discussione rigorosa, democratica e riflessiva.
che si può consolidare nel corso del tempo all'interno di un medesimo gruppo di apprendimento.
Si capisce bene perché anche nel quadro teorico di riferimento rientri il paradigma sociocostruttivista, perché questo posizionamento prende le distanze da tutti quei paradigmi educativi intesi come un semplice trasferimento di conoscenza e contraddistinti anche da un rapporto un po' gerarchico, autoritario tra docente e studente, ma anche da una rigida distinzione e separazione tra i vari ambiti disciplinari.
Invece, di fronte a questa concettualizzazione di COI, Possiamo in realtà intravedere i tratti di un modello educativo diverso da quello così come viene inteso tradizionalmente, ovvero un modello che prevede il ripensamento dei ruoli, per cui il docente diventa più una guida, un facilitatore, e lo vedremo anche nei ruoli che sono stati dati, e gli studenti per contro assumono invece un ruolo molto più attivo e proattivo nel percorso di apprendimento.
Così pure i contenuti, perché la conoscenza non viene data come un qualcosa di calato dall'alto, ma in questo caso viene proprio co-costruita dagli studenti stessi e anche nelle sue forme, perché la conoscenza può essere anche ambigua, sfaccettata, non è sempre un qualcosa di granitico e inammovibile.
Poi successe che successivamente a appunto a quest'ultima riflessione la concettualizzazione è stata ripresa dalle studiosi della Calgary University ma anche della Tabasca University in Canada e ne hanno perlopunto derivato un vero e proprio framework da applicare alle specificità delle comunità di apprendimento in rete ovvero di tutti quei contesti informativi dove i flussi sono mediati dalla tecnologia.
Si parlava anche di CMC, di Computer Mediated Communication, e quelli erano un po' anche gli anni iniziali delle prime piattaforme online che inizialmente erano di natura estremamente erogativa, si parla qua infatti della FAD di prima generazione, che poi via via con l'evoluzione della tecnologia, dei modelli formativi, sarebbero poi diventate sempre più ambienti di confronto finalizzati proprio a creare dei contesti di sviluppo e per le comunità di apprendimento in rete.
Ecco questo è sostanzialmente il modello delle COI, delle community of inquiry, dove si vede che l'esperienza educativa si colloca all'intersezione di queste tre anime chiamate presenze, la social presence, la teaching presence e la cognitive presence.
Vediamole velocemente uno a uno, qua nella slide è riportata la definizione in lingua originale.
In sostanza, la presenza sociale si viene a configurare come un fattore, un elemento indispensabile per la creazione di un ambiente di lavoro che possa essere coeso, che possa essere disteso, che possa essere in qualche misura favorevole allo scambio, perché In questo contesto l'obiettivo principale è quello di andare oltre le difficoltà di percezione sociale che sono tipiche degli ambienti mediati dalla tecnologia dove non ci si incontra in presenza e c'è distanza fisica.
viene anche in qualche modo definita come la capacità che gli studenti dimostrano di avere o non avere, naturalmente, di proiettarsi socialmente ed affettivamente in una comunità di ricerca.
È un elemento quasi propedeutico poiché Un buon contesto di lavoro evidentemente favorisce anche l'apertura a forme di apprendimento e quindi alla presenza cognitiva.
Difficilmente si apprende in un contesto in cui, per dirlo in maniera più ampia e generica, non si sta bene.
Il benessere fisico, psicologico e emotivo è condiziosa in equanon sia a livello individuale che a livello di percezione di gruppo al fine di arrivare a dei risultati sicuramente a valore aggiunto.
La teaching presence, che noi abbiamo tradotto come presenza didattica, si configura invece come l'area di azione soprattutto di tutori e docenti.
Infatti a queste figure, come anche nel modello Yule naturalmente, spetta non solo il compito di predisporre i materiali formativi, tipo questa video-lezione, ed erogarli attraverso la strategia didattica più appropriata, in questo caso il modello Yule, ma anche hanno la responsabilità di creare un ambiente favorevole allo scambio e un terreno fertile per il brainstorming.
Sostanzialmente a loro compete la parte di macro e microprogettazione.
Che cosa si fa nell'insegnamento?
Come lo si fa?
E tra i vari compiti c'è sicuramente anche quello di aiutare membri della comunità a costruire questa conoscenza con un certo tipo di scaffolding, con un certo tipo di progettualità.
che metta davvero al centro lo studente facendo un passo indietro e quindi, come dicevamo prima, cambiando, smussando il ruolo da docente erogatore a regista e quindi ponendosi come una sorta di facilitatore dell'apprendimento.
L'ultima dei tre ellissi è la presenza cognitiva.
La presenza cognitiva ha questa presenza solo da imputare i processi di apprendimento che poi si traducono nella produzione di conoscenza tramite, come detto prima, la condivisione e la negoziazione di significati, di informazioni, di input, di esperienze, sullo sfondo di una regia didattica.
Di nuovo torna la teaching presence che ovviamente è sempre trasversale e la presenza cognitiva è la dimensione per mezzo della quale partecipanti di una comunità di apprendimento riescono ad elaborare dei significati attraverso delle riflessioni strutturate.