Slide sulle Olimpiadi che esplora la loro storia, dalle radici nell'antica Grecia fino alla ripresa in epoca moderna. Il Pdf è una presentazione discorsiva di Storia per la scuola superiore, che analizza il significato culturale e religioso dei giochi antichi e le caratteristiche delle prime edizioni moderne, come Atene 1896 e Stoccolma 1912.
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I movimenti a corpo libero oggi ricorrenti in vari sport hanno origini remote quanto quelle dell'uomo stesso, soprattutto come forma di difesa o di offesa. Nell'uno o nell'altro caso, tipi di attività fisica assimilabili al nostro concetto di sport ricorrevano presso la maggior parte dei popoli primitivi, per lo più nell'ambito di feste religiose. Tanti sport oggi praticati hanno pertanto radici assai lontane.
La maggior parte degli storici è concorde nel ritenere che le forme di sport più vicine ai concetti attuali siano quelle dell'antichità greca, soprattutto le Olimpiadi, così riccamente documentate nell'arte e nella letteratura da avere affascinato l'uomo moderno, tanto da stimolarlo a rinnovare la tradizione nel 1896 ad Atene, con quella che doveva divenire in seguito la più grande manifestazione sportiva di tutti i tempi.
Parlando delle Olimpiadi Antiche, è senza dubbio possibile affermare che nessun popolo dell'antichità ha coltivato l'ideale atletico così profondamente come la Grecia. È qui che l'agonismo nacque in stretta connessione con la religione e i suoi riti, per poi svilupparsi anche in rapporto alle esigenze dell'addestramento militare. Ogni cittadino aveva il dovere di formarsi per difendere la propria patria e, tenuto conto della tattica con la quale i soldati si scontravano sui campi di battaglia, era evidente che l'esito dei conflitti dipendeva dalle qualità fisiche, dalla prestanza e dall'addestramento dei cittadini-soldati.
Fatte queste premesse, è parere unanime che vada riconosciuto ai Greci il merito di aver istituito, per primi, giochi atletici con una cadenza periodica, caratterizzati da grande solennità e da complessi aspetti cerimoniali, tecnici e organizzativi.
L'intento delle Olimpiadi Antiche era quello di glorificare gli dei, onorandoli con l'organizzazione di gare, nel contesto di un rigoroso cerimoniale. I giochi divennero, pertanto, un'occasione rituale e, al contempo, agonistica, in cui la vittoria nella competizione costituiva un'occasione simbolica per accostare l'atleta alla divinità.
Bisogna però intendersi bene sul significato che gli antichi greci davanoall'agòn, cioè alle competizioni regolate da norme. "L'importante è partecipare, non vincere", proclamerà il fondatore dell'olimpismo moderno, Pierre de Coubertin. "L'importante è vincere" era, invece, la regola basilare dell'agonismo greco. Partecipare alle competizioni non costituiva, di per sé, un titolo di merito, poiché solo la vittoria dava la gloria, accostava gli atleti agli dei, li avvicinava all'Olimpo. Non esisteva il 'podio', non erano previsti riconoscimenti per il secondo e terzo classificato. Non essere primo significava perdere e questo era tutto; la sconfitta era considerata un'infamia, un disonore.
Nelle imprese degli antichi atleti, dunque, non trovava certamente posto il moderno concetto del fair play. Altro elemento peculiare dell'agonistica greca era l'assenza nei programmi dei giochi delle gare a squadra. La vittoria spettava al singolo individuo, la gloria non poteva essere condivisa con i compagni, ma soltanto, come declamavano gli antichi poeti, con la propria famiglia, i propri antenati, la propria gente.
I giochi atletici si svolgevano per commemorare la scomparsa di grandi personaggi, la cui memoria veniva ricordata attraverso le imprese degli atleti, anche allo scopo di esorcizzare la morte. Di conseguenza, secondo le antiche credenze, gli atleti che gareggiavano nei giochi traevano vigore proprio dagli eroi scomparsi, in onore dei quali si svolgevano le competizioni.
Storicamente l'inizio delle Olimpiadi è datato 776 a.C., anno da cui furono annotati nome e città d'origine dei vincitori d'ogni gara ed il periodo dell'anno dedicato a questa manifestazione era l'estate.
Più tardi, dopo circa un secolo, le Olimpiadi furono capaci di attrarre tutti i greci. All'inizio questa manifestazione presentava solo la gara di corsa in uno stadio, circa 192 metri ad Olimpia, quanto il perimetro della pista. Poi furono aggiunte altre gare di corsa, e fu introdotta la prova del Pentathlon (corsa, salto in lungo, lancio del disco, lancio del giavellotto e lotta).
Con questa disciplina prendeva forma l'Ideale sportivo dei greci antichi che collegava, in grande armonia, la forza con l'abilità e la bravura. Poi fu introdotto il pugilato: sport estremo perché assolutamente non sicuro ma, forse per questo, molto popolare. Poi fu la volta del "pancrazio", unalotta senza esclusioni di colpi, che rappresentava un misto fra la lotta ed il pugilato.
La gara più estrema, però, fu quella con i cavalli e i carri introdotta nella XXV Olimpiade (680 a.C.). Le gare con i cavalli erano molto popolari ed anche sensazionali. Gareggiavano re, tiranni, ricchi e l'aristocrazia militare: costoro spendevano interi patrimoni per mantenere le scuderie. Il carro era leggero e trainato da quattro cavalli.
In generale, alle Olimpiadi potevano iscriversi solo cittadini greci maschi, figli di greci e non aventi condanne, mentre erano esclusi gli schiavi e le donne, ammesse come spettatrici, solo se non erano ancora sposate. L'unica donna ufficialmente ammessa alle Olimpiadi era la Sacerdotessa di Demetra.
Per quattro settimane i concorrenti dovevano allenarsi sotto il controllo dei giudici, per dimostrare le proprie condizioni fisiche e la possibilità di ben figurare in gara.
Terminati i preparativi, atleti, allenatori, giudici e accompagnatori vari si trasferivano a piedi ad Olimpia dove si svolgeva la cerimonia d'apertura, il giuramento olimpico e l'accensione del fuoco sacro. In particolare, proprio in virtù di questo "periodo di allenamento", alle gare accedevano solo gli atleti migliori, selezionati nella fase preparatoria, che si affrontavano in eliminatorie, semifinali e finali; i confronti erano sempre ad eliminazione diretta.
Ciò che occorre sottolineare è che tale manifestazione, era sostenuta da un periodo di pace univoco, che coinvolgeva tutti i popoli in lotta, chiamato "sacra tregua". Questa, fermava tutte le guerre, e aveva come scopo lo svolgimento regolare delle gare. Chi desiderava recarsi ad Olimpia, poteva attraversare con assoluta tranquillità anche città nemiche.
Proprio per la sacra tregua, le gare Olimpiche hanno avuto un ruolo importante per l'unità nazionale e mentale dei Greci.
In fondo, quando tutti o quasi i Greci, si riunivano a distanza di tempi regolari alle feste ad Olimpia, in quell'occasione, dimenticavano le loro incomprensioni e i loro modi diversi di sentire la realtà e davano importanza alle cose che li univano, come la lingua, le radici e la religione.
Detto questo, i vincitori dell'Olimpiade erano premiati l'ultimo giorno, durante una solenne cerimonia con una corona di foglie tagliate dall'ulivo sacro. Banchetti e festeggiamenti concludevano la manifestazione. Grandi onori e ricompense attendevano gli atleti vittoriosi, al ritorno in patria, oltre che la celebrazione mediante l'istituzione di statue in loro onore, all'interno dello stadio. Non erano previste ricompense in denaro, ma solo la gloria cantata dai poeti.
Le Olimpiadi Antiche terminarono per motivazioni puramente politico- religiose: la fine del dominio della Grecia, l'espandersi dell'impero romano ed infine l'avvento del Cristianesimo portarono alla fine dei giochi olimpici.
Quando il Cristianesimo divenne la religione ufficiale dell'Impero Romano, i Giochi Olimpici vennero visti come una festa "pagana", e nel 393 d.C., l'imperatore Teodosio I li vietò, ponendo fine a una storia durata 1000 anni con ben 292 edizioni disputate.
Video approfondimento Olimpiadi Antiche (https://www.youtube.com/watch?v=kwK32mzNsGw&t=589s)
In Grecia alla fine del XIX secolo alcuni archeologi tedeschi avevano scoperto i resti della antica Olimpia e si era tornati a parlare di giochi olimpici.
Promotore dell'iniziativa fu il barone francese Pierre de Coubertin che era profondamente convinto dell'importanza educativa dello sport e sperava che le nuove Olimpiadi potessero riunire atleti di ogni ceto, razza, religione e credo politico.
Per realizzare il suo progetto Coubertin convocò a Parigi, nel 1894, il primo comitato internazionale olimpico (CIO) incaricato di valutare e studiare l'eventualità di una ripresa delle Olimpiadi. Erano presenti i delegati di 12 nazioni che accolsero la proposta del barone francese decidendo che la prima edizione delle Olimpiadi della età moderna avrebbe avuto luogo nel 1896, naturalmente ad Atene.
Le prime Olimpiadi dell'era moderna furono un successo. Con quasi 250 partecipanti, fu il più grande evento sportivo internazionale mai organizzato. La Grecia chiese di diventare sede permanente di tutti i futuri Giochi Olimpici, ma il CIO decise che le Olimpiadi avrebbero dovuto essere organizzate di volta in volta, ogni quattro anni, in una nazione diversa.
La vittoria olimpica viene generalmente considerata come il risultato più prestigioso conseguibile in qualsiasi sport, ad eccezione del calcio e di pochi altri sport prevalentemente di squadra, per i quali vengono disputati anche campionati mondiali che riscuotono grande successo e la cui conquista del titolo mondiale risulta essere ben più importante della medaglia d'oro olimpica. Generalmente i partecipanti rappresentano la loro nazione di origine, in ogni caso quella di cui possiedono la cittadinanza.
I vincitori vengono premiati con una medaglia d'oro, ai secondi ne va una d'argento e ai terzi una di bronzo. Questa tradizione ebbe inizio nel 1908.
Dal 1924 i tornei olimpici degli sport del ghiaccio e della neve si disputano in occasione dei Giochi olimpici invernali.
Pertanto, le Olimpiadi come le conosciamo noi, sono state ideate dal barone francese Pierre De Coubertin come occasione d'incontro di tutti i popoli e di tutte le nazioni. Alla loro base c'è l'Olimpismo che è, principalmente, uno stato d'animo, fatto di valori internazionalisti e democratici. Infatti, secondo De Coubertin lo sport può aiutare gli uomini a superare i loro limiti, ma anche ad avvicinarsi e a capirsi meglio, indipendentemente dalle differenze. Per questo motivo difendeva i valori umanistici, divenuti indissociabili dall'Olimpismo: rispetto dell'avversario, amicizia fra i popoli, senza dimenticare il fair play, un codice di condotta utile sia nello sport che nella vita in generale.
Il barone indicava quindi nel rispetto delle differenze culturali, delle diverse identità, la base della reciproca comprensione tra popoli e nazioni. Occasione di quest'incontro tra i popoli era la gara, lo sport.
Il risultato tecnico delle gare era secondario per il barone, che proclamava: "Importante non è vincere, ma partecipare".
Tutti questi principi figurano nella Carta Olimpica, un documento che fissa le regole e i grandi principi dei Giochi Olimpici. Nella Carta si legge: «ogni individuo deve avere la possibilità di praticare lo sport senza discriminazioni di alcun genere e nello spirito olimpico, che esige mutua comprensione, spirito di amicizia, solidarietà e fair play.»
Per trasmettere questi valori, esiste dei simboli che si possono trovare prima, durante o al termine dei Giochi Olimpici.
Gli anelli olimpici: i cinque anelli intrecciati simboleggiano l'unione e l'amicizia tra i popoli dei cinque continenti, da cui provengono gli atleti. Si trovano sullo sfondo bianco della bandiera.
La staffetta della torcia olimpica: questa staffetta esiste dal 1936. La fiamma viene trasportata da Olimpia (Grecia), culla storica dei Giochi Olimpici, fino alla città che ospita l'edizione in questione. La fiamma viene portata su una torcia, che passa di mano in mano su un percorso di migliaia di km, lungo il quale si alternano tedofori di ogni nazionalità.