La filosofia contemporanea dell'Ottocento: Schopenhauer, Comte e Nietzsche

Documento sulla filosofia contemporanea dell'Ottocento, con focus su Schopenhauer, il positivismo di Comte e Nietzsche. Il Pdf di Filosofia per l'Università esplora la metafisica della Volontà di Schopenhauer e le vie di liberazione, il positivismo di Comte e le fasi del pensiero di Nietzsche.

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18 pagine

La filosofia contemporanea dell’Ottocento
Quando parliamo di filosofia contemporanea, non dobbiamo pensare solo al pensiero attuale. In realtà, per
“contemporanea” si intende la filosofia che prende forma a partire dalla fine del Congresso di Vienna, quindi da inizio
Ottocento in poi. È una fase storica lunga, che include anche tutto il XIX secolo.
Durante quest’epoca si affermano due grandi correnti di pensiero: il positivismo e l’utilitarismo. Entrambe riflettono lo
spirito razionale, scientifico e pragmatico tipico dell’Ottocento. Tuttavia, ci sono anche filosofi che si pongono in netto
contrasto con queste idee. Quattro di loro, in particolare, riescono a emergere soprattutto dopo il secolo in cui vissero,
poiché le loro riflessioni anticipano un cambiamento che la società non era ancora pronta ad accogliere. Si tratta di
Schopenhauer, Marx, Kierkegaard e Nietzsche.
Arthur Schopenhauer: un pensiero controcorrente
Schopenhauer prende avvio dal pensiero di Kant, che considera un punto di riferimento. Lo accosta anche a Platone, e
parte proprio da ciò che ritiene mancante nel sistema kantiano. Insieme a Fichte, altro importante pensatore tedesco,
riconosce in Kant una grande verità: il mondo che percepiamo non è la realtà in sé, ma solo un’apparenza. Questo mondo
apparente, che Kant chiama “fenomeno”, non è altro che il modo in cui le cose ci appaiono, non ciò che sono realmente.
Schopenhauer è convinto che, su questo punto, Kant abbia detto molto, ma non tutto. Mentre Kant sostiene che il
“noumeno”, ovvero la realtà vera che si nasconde dietro i fenomeni, non sia conoscibile, Schopenhauer ritiene invece che
si possa arrivare a coglierlo.
Questa visione è simile a quella di molte religioni orientali, soprattutto l’induismo e il buddismo, secondo cui la realtà è
un’illusione, un “velo di Maya” che ci impedisce di vedere il mondo com’è davvero. Per Schopenhauer, togliere quel velo
significa capire che la vera essenza del mondo è una sola cosa: la Volontà.
E come si arriva a comprendere questa verità? Attraverso l’esperienza del nostro corpo. Noi conosciamo il nostro corpo da
due prospettive: dall’esterno, come lo vediamo e lo tocchiamo, e dall’interno, come lo viviamo. Quando ci muoviamo, lo
facciamo perché lo vogliamo. La volontà agisce sul corpo dall’interno. Questa semplice osservazione porta Schopenhauer a
una grande intuizione: se il nostro corpo è espressione di volontà, allora lo sono tutti i corpi, animati e inanimati. Ma non
esistono tante volontà diverse: c’è una sola Volontà universale, che si manifesta attraverso ogni cosa.
Questa Volontà, però, non è qualcosa di razionale o ordinato. Al contrario, è una forza cieca, irrazionale, che agisce per
mantenersi in vita, usando ogni corpo e ogni essere vivente solo per sopravvivere. Non ha uno scopo nobile o superiore:
vuole solo continuare a esistere.
La sofferenza umana e la possibilità della liberazione
In questa visione, l’essere umano non ha un ruolo privilegiato. Anzi, è vittima della Volontà. La nostra vita è tutta
dominata dai desideri, che ci spingono continuamente a volere qualcosa di nuovo. E così, come dice Schopenhauer,
viviamo oscillando tra il dolore e la noia. Soffriamo finché desideriamo qualcosa, e quando finalmente lo otteniamo, ci
annoiamo. E ricominciamo da capo. È un ciclo infinito, che serve solo ad alimentare la Volontà.
Persino l’amore, secondo lui, non è altro che un inganno: la Volontà lo usa per farci riprodurre, cioè per garantire la propria
sopravvivenza.
Ma Schopenhauer non è del tutto pessimista. A differenza di Leopardi, che sembra vedere solo la disperazione, lui
individua tre vie attraverso cui l’uomo può liberarsi da questa prigionia.
Le tre vie per spegnere il desiderio
1. L’arte:
La prima possibilità è l’esperienza estetica. Quando contempliamo un’opera d’arte – che sia una musica, un dipinto o una
poesia – ci distacchiamo dai nostri desideri. Non cerchiamo un vantaggio, non vogliamo nulla: semplicemente osserviamo.
Questo ci libera temporaneamente dalla Volontà. È una liberazione parziale e momentanea, ma reale.
2. La compassione:
La seconda via è l’agire morale, che per Schopenhauer si fonda non sulla ragione, ma sul sentimento della compassione.
Quando ci immedesimiamo davvero nell’altro e agiamo per il suo bene, senza aspettarci nulla in cambio, ci allontaniamo
dalla nostra individualità e dai nostri desideri. Anche questa è una forma di liberazione, sebbene non completa. È
interessante notare come Schopenhauer si allontani dalla morale kantiana, che invece si basa sul dovere e sulla razionalità.
Per lui, la ragione è troppo calcolatrice per fondare la vera morale.
3. L’ascesi:
La terza via è la più radicale e, secondo lui, l’unica davvero definitiva. L’asceta rinuncia a tutto ciò che lo lega al mondo:
piaceri, ambizioni, desideri. Non si tratta di cercare Dio, come nelle religioni, ma di spegnere completamente la Volontà. In
questo modo, l’individuo raggiunge una pace profonda, fatta di assenza di sofferenza.
Il positivismo secondo Auguste Comte
Mentre Schopenhauer propone una via di liberazione dalla realtà, Comte e i positivisti propongono l’esatto opposto:
affrontare la realtà con gli strumenti della scienza.
Il positivismo nasce in un momento storico segnato dalla rivoluzione industriale e scientifica. La filosofia sembra incapace
di risolvere i grandi problemi, mentre le scienze – come la fisica, la chimica e la biologia – fanno progressi rapidi e
concreti. Secondo i positivisti, solo la scienza può conoscere davvero la realtà e contribuire al progresso dell’umanità.
Per questo, dicono, bisogna estendere il metodo scientifico anche allo studio dell’uomo. Nascono così le scienze sociali,
come l’economia, la sociologia e la psicologia. La filosofia, invece, secondo Comte, ha due soli compiti:
riflettere sulla scienza (epistemologia)
sintetizzare i risultati scientifici per offrire una visione coerente del mondo.

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Anteprima

La filosofia contemporanea dell'Ottocento

Quando parliamo di filosofia contemporanea, non dobbiamo pensare solo al pensiero attuale. In realtà, per "contemporanea" si intende la filosofia che prende forma a partire dalla fine del Congresso di Vienna, quindi da inizio Ottocento in poi. È una fase storica lunga, che include anche tutto il XIX secolo. Durante quest'epoca si affermano due grandi correnti di pensiero: il positivismo e l'utilitarismo. Entrambe riflettono lo spirito razionale, scientifico e pragmatico tipico dell'Ottocento. Tuttavia, ci sono anche filosofi che si pongono in netto contrasto con queste idee. Quattro di loro, in particolare, riescono a emergere soprattutto dopo il secolo in cui vissero, poiché le loro riflessioni anticipano un cambiamento che la società non era ancora pronta ad accogliere. Si tratta di Schopenhauer, Marx, Kierkegaard e Nietzsche.

Arthur Schopenhauer: un pensiero controcorrente

Schopenhauer prende avvio dal pensiero di Kant, che considera un punto di riferimento. Lo accosta anche a Platone, e parte proprio da ciò che ritiene mancante nel sistema kantiano. Insieme a Fichte, altro importante pensatore tedesco, riconosce in Kant una grande verità: il mondo che percepiamo non è la realtà in sé, ma solo un'apparenza. Questo mondo apparente, che Kant chiama "fenomeno", non è altro che il modo in cui le cose ci appaiono, non ciò che sono realmente. Schopenhauer è convinto che, su questo punto, Kant abbia detto molto, ma non tutto. Mentre Kant sostiene che il "noumeno", ovvero la realtà vera che si nasconde dietro i fenomeni, non sia conoscibile, Schopenhauer ritiene invece che si possa arrivare a coglierlo. Questa visione è simile a quella di molte religioni orientali, soprattutto l'induismo e il buddismo, secondo cui la realtà è un'illusione, un "velo di Maya" che ci impedisce di vedere il mondo com'è davvero. Per Schopenhauer, togliere quel velo significa capire che la vera essenza del mondo è una sola cosa: la Volontà. E come si arriva a comprendere questa verità? Attraverso l'esperienza del nostro corpo. Noi conosciamo il nostro corpo da due prospettive: dall'esterno, come lo vediamo e lo tocchiamo, e dall'interno, come lo viviamo. Quando ci muoviamo, lo facciamo perché lo vogliamo. La volontà agisce sul corpo dall'interno. Questa semplice osservazione porta Schopenhauer a una grande intuizione: se il nostro corpo è espressione di volontà, allora lo sono tutti i corpi, animati e inanimati. Ma non esistono tante volontà diverse: c'è una sola Volontà universale, che si manifesta attraverso ogni cosa. Questa Volontà, però, non è qualcosa di razionale o ordinato. Al contrario, è una forza cieca, irrazionale, che agisce per mantenersi in vita, usando ogni corpo e ogni essere vivente solo per sopravvivere. Non ha uno scopo nobile o superiore: vuole solo continuare a esistere.

La sofferenza umana e la possibilità della liberazione

In questa visione, l'essere umano non ha un ruolo privilegiato. Anzi, è vittima della Volontà. La nostra vita è tuttadominata dai desideri, che ci spingono continuamente a volere qualcosa di nuovo. E così, come dice Schopenhauer, viviamo oscillando tra il dolore e la noia. Soffriamo finché desideriamo qualcosa, e quando finalmente lo otteniamo, ci annoiamo. E ricominciamo da capo. È un ciclo infinito, che serve solo ad alimentare la Volontà. Persino l'amore, secondo lui, non è altro che un inganno: la Volontà lo usa per farci riprodurre, cioè per garantire la propria sopravvivenza. Ma Schopenhauer non è del tutto pessimista. A differenza di Leopardi, che sembra vedere solo la disperazione, lui individua tre vie attraverso cui l'uomo può liberarsi da questa prigionia.

Le tre vie per spegnere il desiderio

  1. L'arte: La prima possibilità è l'esperienza estetica. Quando contempliamo un'opera d'arte - che sia una musica, un dipinto o una poesia - ci distacchiamo dai nostri desideri. Non cerchiamo un vantaggio, non vogliamo nulla: semplicemente osserviamo. Questo ci libera temporaneamente dalla Volontà. È una liberazione parziale e momentanea, ma reale.
  2. La compassione: La seconda via è l'agire morale, che per Schopenhauer si fonda non sulla ragione, ma sul sentimento della compassione. Quando ci immedesimiamo davvero nell'altro e agiamo per il suo bene, senza aspettarci nulla in cambio, ci allontaniamo dalla nostra individualità e dai nostri desideri. Anche questa è una forma di liberazione, sebbene non completa. È interessante notare come Schopenhauer si allontani dalla morale kantiana, che invece si basa sul dovere e sulla razionalità. Per lui, la ragione è troppo calcolatrice per fondare la vera morale.
  3. L'ascesi: La terza via è la più radicale e, secondo lui, l'unica davvero definitiva. L'asceta rinuncia a tutto ciò che lo lega al mondo: piaceri, ambizioni, desideri. Non si tratta di cercare Dio, come nelle religioni, ma di spegnere completamente la Volontà. In questo modo, l'individuo raggiunge una pace profonda, fatta di assenza di sofferenza.

Il positivismo secondo Auguste Comte

Mentre Schopenhauer propone una via di liberazione dalla realtà, Comte e i positivisti propongono l'esatto opposto: affrontare la realtà con gli strumenti della scienza. Il positivismo nasce in un momento storico segnato dalla rivoluzione industriale e scientifica. La filosofia sembra incapace di risolvere i grandi problemi, mentre le scienze - come la fisica, la chimica e la biologia - fanno progressi rapidi e concreti. Secondo i positivisti, solo la scienza può conoscere davvero la realtà e contribuire al progresso dell'umanità. Per questo, dicono, bisogna estendere il metodo scientifico anche allo studio dell'uomo. Nascono così le scienze sociali, come l'economia, la sociologia e la psicologia. La filosofia, invece, secondo Comte, ha due soli compiti:

  • riflettere sulla scienza (epistemologia)
  • sintetizzare i risultati scientifici per offrire una visione coerente del mondo.

La formula "Scienza donde previsione, previsione donde azione"

Comte riassume il valore della scienza con una formula semplice: "Scienza donde previsione, previsione donde azione." Questo significa che la scienza, studiando i fenomeni, è in grado di prevederli, e grazie a questa previsione, possiamo agire in modo efficace. Non si chiede più "perché esiste il mondo?", ma "come funzionano i fenomeni?". Questo rende la scienza utile e trasformativa, anche attraverso la tecnologia.

La legge dei tre stadi

Comte elabora anche una teoria per spiegare l'evoluzione dell'umanità, che chiama "legge dei tre stadi":

  1. Stadio teologico: È la fase infantile. L'uomo spiega tutto ricorrendo alla fantasia e agli dei. Il potere politico è nelle mani dei sacerdoti.
  2. Stadio metafisico: È la giovinezza dell'umanità. Si comincia a usare la ragione, ma in modo immaturo. Si spiegano i fenomeni con concetti astratti, come "sovranità" o "natura".
  3. Stadio positivo: È la maturità. L'uomo si affida alla scienza e smette di chiedersi "perché", concentrandosi sul "come". Politicamente, secondo Comte, dovrebbero governare gli scienziati, in un regime chiamato scientocrazia o tecnocrazia. Questa idea però è stata criticata da filosofi come Karl Popper, che la considerano contraria alla democrazia.

La sociologia e la religione dell'umanità

Comte fonda anche la sociologia, con l'obiettivo di studiare la società secondo il metodo scientifico. La divide in due:

  • Statica sociale: studia gli elementi stabili della società (es. la famiglia).
  • Dinamica sociale: studia come la società cambia nel tempo.

Infine, consapevole che la scienza da sola non riesce a coinvolgere le masse come fa la religione, Comte fonda una "religione dell'umanità". Dopo la morte della moglie, si ispira alla struttura della Chiesa cattolica per costruire una nuova fede, in cui l'umanità prende il posto di Dio. L'obiettivo è offrire alla società una nuova base di valori, in cui credere, ma ispirata alla scienzaKarl Marx Introduzione (Vita e opere sul libro). È una figura importante poiché ha avuto ripercussioni in vari campi, non soltanto in quello della filosofia. Si è formato in Germania studiando l'idealismo tedesco studiando il pensiero di Hegel. Si interessa ben presto di questioni politiche e aderisce al movimento democratico (principale rappresentante in Italia, Mazzini). Per le sue idee politiche Marx non può insegnare, e si dedica al giornalismo e alla libera ricerca. Diverrà poi socialista e nel 1848 scriverà "il manifesto del partito comunista". Scapperà dalla Francia all'Inghilterra quando le rivoluzione nel 48 andranno male. Si convince che il problema principale della società non è ne politico ne culturale, ma economico, e si dedica allo studio di questa materia. Darà quindi anche un grande contributo all'economia. Farà un'analisi che mette al centro economia e società, lo si trova anche studiando sociologia. Il marxismo diverrà una delle principali ideologie del 900 e influenzerà la letteratura, la musica ecc. È di famiglia ebraica, ma sono ebrei convertiti al cristianesimo e Marx sin da giovane si definirà ateo. Studia filosofia e appartiene alla sinistra hegeliana. Coloro che si ispirano a Hegel si dividono in due gruppi: destra hegeliana (o vecchi) e sinistra hegeliana (giovani). Destra erano i collaboratori di Hegel, l'avevano conosciuto e vengono definiti di destra perché sosteneva l'impero e l'imperatore prussiano, esattamente come in vita faceva Hegel che lo considerava il miglior regime d'Europa. Hegel dava anche molta importanza al cristianesimo e al luteranesimo (forma più avanzata) e la destra è d'accordo. La sinistra hegeliana invece è composta da giovani studenti che l'hanno conosciuto indirettamente. Sono democratici e non conservatori, perché secondo loro Hegel voleva cambiare la società. Sono atei poiché il "dio" di Hegel non è quello cristiano, ma è solo il nome che da al progresso umano. - > usano Hegel contro Hegel. Marx aderisce alla sinistra. prende dalle idee del filosofo la dialettica, anche secondo lui la storia si evolve secondo i conflitti. Ma ciò che si evolve non è lo spirito, ma la materia; non sono confitti ipotetici, ma conflitti reali, materiali, economici -> Marx è materialista -> "la Storia è la storia della lotta tra le classi". Il suo materialismo si chiama storico e dialettico. Rispetto alla sinistra hegeliana vuole andare oltre. Collabora con i giovani hegeliani ma poi si distacca da loro. Marx era più sensibile alle tematiche dell'ingiustizia sociale e desiderava intervenire. Dagli hegeliani assorbe il concetto di materialismo. *secondo Hegel il motore della storia sono i contrasti e i conflitti. Questo processo di tesi antitesi sintesi si chiamano dialettica. Conflitto servo-padrone, conflitto essenziale anche in Marx -> il padrone affidandosi agli schiavi diventa sempre più dipendente dal lavoro dello schiavo, lo schiavo è costretto a lavorare e a piegare la natura -> lo schiavo progredisce, il padrone regredisce -> potrebbe succedere allora che lo schiavo allora si ribelli, ribaltando la situazione. La storia si svolge costantemente così, mossa da uno spirito che è il senso della realtà. Il materialismo storico e dialettico Il materialismo è la posizione secondo la quale è reale soltanto ciò che è materiale, fino all'inizio del 700 era un posizione minoritaria (Epicuro, Hobbes). Solitamente è opposto al termine spiritualismo/ metafisica. O opposto al termine idealismo (mondo anglosassone). Inizia ad affermarsi nell'800. Situazione: 1. base materiale (es.raccolta) A -> rapporti di produzione (classi scoali) A TESI MATERIALISMO STORICO: Materialismo storico vs materialismo biologico (positivisti), crede che il comportamento dell'uomo derivi dal fatto che l'uomo a livello individuale e sociale è animale, e ne risente nei meccanismi biologici. Marx è d'accordo ma secondo lui è riduttivo e ha la pericolosità di normalizzare le ingiustizie sociali (ci sono uomini più forti perché è così in natura, come ci sono animali predatori e animali prede) e di rendere le diseguaglianze ineliminabili. Secondo Marx c'è una dotazione biologica in partenza, ma si decide tutto in base alle scelte dell'uomo attraverso la storia e può decidere di ribellarsi e cambiare la propria sorte/condizione. Storico: è partire non dalle idee degli uomini, ma dall'uomo concreto. È attraverso il lavoro che l'uomo produce tutto ciò che possiede di concreto. L'uomo per Marx è "animal laborans" in contrapposizione con Aristotele "uomo animale razionale e politico". La base di tutta la storia dell'umanità e l'economia -> economicismo. Ci aiuta a guardare il passato dell'uomo e anche il suo futuro. Gli uomini

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