Sociologia Politica: potere, stato e teorie dei pensatori chiave

Documento di Università su Sociologia Politica. Il Pdf esplora la sociologia politica, definendo la politica e le sue interazioni con le scienze sociali, analizzando le teorie di pensatori come Tocqueville, Marx, Durkheim e Weber.

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14 pagine

SOCIOLOGIA POLITICA
LA POLITICA E LE SCIENZE SOCIALI
1.1 Il termine politica si riferisce alla polis, la città, e quindi a tutto ciò che ci vive. Il termine è stato tramandato da Aristotele che
definisce l’uomo un’animale politico e solo all’interno della vita politica può realizzare se stesso. Il potere politico si fonda sul
possesso degli strumenti necessari a esercitare la forza fisica ma questo non significa che si basi esclusivamente sull’uso della
forza. La forza dunque è una condizione necessaria ma non sufficiente. Se le risorse della politica sono riconducibili alla capaci
di alcuni gruppi sociali di assicurarsi il monopolio della forza, il suo fine minimo si fonda sul preventivo stabilimento dell’ordine. La
prima grande frattura teorica che forma la politica moderna è la separazione tra politica(si riferisce alla dimensione sociale e
collettiva) e morale religiosa(si riferisce all’azione e alla coscienza individuale).
1.2 La sociologia politica si incentra sullo sforzo di comprendere i processi politici nella loro interezza. L’autore che con maggiore
efficacia ha cercato di distinguere la sociologia politica e la scienza politica è Giovanni Sartori. Analoga è la posizione di Bendix e
Lipset i quali affermano che la scienza politica parte dallo stato ed esamina come influenza la società, e la sociologia politica
invece parte dalla società ed esamina come quest’ultima influenza lo stato.
1.3 I fenomeni politici possono essere studiati nella loro complessità e da più punti di osservazione:
DIMENSIONE INDIVIDUALE: Lanalisi della politica quindi non può trascurare lo studio dei singoli individui all’interno di un
certo ambiente sociale. Questo viene studiato dalla psicologia politica, che studia le rappresentazioni e azioni degli attori
della politica, ossia di qualunque soggetto completo in quanto cittadino (con le diverse forme di partecipazione all’esercizio
di voto) , leader o membro di gruppi che abbia fini di carattere pubblico o collettivo.
DIMENSIONE SOCIO-CULTURALE: ritroviamo l’analisi dell’antropologia politica che studia le relazioni di potere che si
articolano nelle strutture elementari di una società, prestando attenzione al tipo di stratificazione sociale nel quale si
realizzano i meccanismi di influenza e rituali presenti in ogni comunità politica con particolare riferimento al rapporto tra
potere politico e dimensione del sacro.
DIMENSIONE ECONOMICA: caratterizzata dall’economia politica che pone l’obiettivo di capire in che modo si arrivi a
compiere delle scelte di carattere economico attraverso istituzioni non direttamente economiche ed esterne ai meccanismi
di mercato. La politica è qui intesa come un fenomeno di scambio razionale tra individui o gruppi consapevoli dei propri
interessi.
DIMENSIONE TERRITORIALE: è legata alla geografia politica che collega l’ambito del politico alla fondamentale dimensione
del territorio e della territorialità (controllo di uno specifico territorio). Lo stato esercita la propria sovranità all’interno di
uno spazio territoriale attivando procedure di controllo, distribuendo le ricchezze al suo interno e utilizzando strategie
territoriali definite da rapporti interni a un determinato territorio. Il concetto di identità, legato al riconoscimento di noi stessi
è dunque connesso allo sviluppo di un sistema di relazioni sociali che i geografi definiscono relazioni spaziali, cioè legate al
luogo.
ALLE ORIGINI DELLA SOCIOLOGIA POLITICA CAP 2
2.1 ALEXIS DE TOCQUEVILLE
Tocqueville elabora un modello di società democratica capace di coniugare libertà individuale ed eguaglianza sociale senza
degenerare in dispotismo. Egli è convinto che le decisioni politiche debbano essere prese dalla maggioranza, evitando il rischio di
una sua tirannia. Il pensiero del sociologo è rilevante nella sociologia politica perché rappresenta la democrazia solo una delle
tante forme del potere politico, accompagnato dalle tradizioni e abitudini. Tutta l’opera di Tocqueville si incentra sull’analizzare il
contrasto fra uguaglianza e disuguaglianza, il rischio che la democrazia sfoci in dispotismo e sul piano dei costumi enfatizzare la
separazione tra Chiesa e Stato. Il pensatore inoltre studiò i processi politici in Francia e l’antico regime che portò a moti
rivoluzionari, comprendendoli attraverso il concetto di deprivazione relativa che esponeva l’insoddisfazione delle classi sociali
delle condizioni di vita rispetto all’epoche passate. Tocqueville definisce il popolo come individui ambiziosi, irrequieti e
cronicamente insoddisfatti poiché se pur in America vigeva una generale uguaglianza, una minima differenza poteva essere
trasformato in un grande problema e causa di proteste. Tocqueville infine si sofferma sulla religione notando due sostanziali
differenze: nel modello americano dove la Chiesa era separata dalla politica, quest’ultima alimentava i principi democratici mentre
in Europa dove la rottura dei regimi feudali era incompiuta confondendo il piano religioso/politico, si realizzarono forme di
proteste.
2.2 KARL MARX
Il materialismo storico di Marx si fonda sulla convinzione che non sia la coscienza degli uomini a determinare il loro essere, ma che
sia al contrario il loro essere sociale a determinare la loro coscienza. I rapporti materiali generano contrasto tra gli attori coinvolti.
Lattenzione di Marx si concentra sul modello di produzione e sui conflitti di classe, parlando in termini di divisione del lavoro e
complessità del modello produttivo. Il pensatore fa riferimento in questanalisi a 4 fasi storiche:
Fase asiatica: con un modo di produzione statico, privo di una vera divisione di classe dove vi era il monarca rappresentato
come il proprietario assoluto delle terre e i contadini che offrivano un surplus della produzione nonché la loro stessa forza
lavoro direttamente allo stato.
Fase antica: corrispondeva a una comunità di proprietari terrieri che scelgono di coesistere per paura di elementi ostili (altre
comunità), pagando tributi e tasse.
Fase feudale: dove i servi della gleba producono quanto basta per sopravvivere e il surplus di prodotti va ai proprietari
terrieri (Stato) come affitto.
Fase moderna: dominata dalla produzione capitalistica dove i mezzi di produzione sono concentrati nelle mani di pochi e la
massa urbanizzata vende la propria forza lavoro in cambio di un salario. Lo stato gioca un ruolo secondario poiché il potere
economici è separato da quello politico.
Per Marx lo stato può essere funzionale alle nuove forze rivoluzionarie nel loro tentativo di distruggere gli assetti della vecchia
società, ma nel momento in cui una nuova classe dominante è al potere, esso diventa strumento ideologico e istituzionale per
mantenere l’ordine creatosi. Il concetto di vero Stato si ha quando gli interessi sociali diventano diritti privati. Per realizzare la vera
democrazia quindi occorre separare l’alienazione (processo che stranerà un essere umano da ciò che fa fino al punto di estraniarsi
da se stesso) prodotta tra individuo e comunità politica. Infine la classe economica dominante elabora principi di legittimizzazione
sviluppando un ideologia definita da Marx come falsa coscienza e una forma di mistificazione del reale, espressione
sovrastrutturale del potere dominante.
2.3 EMILE DURKHEIM
Loggetto della sociologia è rappresentato per Durkheim dai fatti sociali, che sono distinti dai fatti biologici cosi come dai fatti
psicologici. Il significato di un fatto sociale è anche collocato all’interno di una categoria di normalità o anormalità. Operando in
questo contesto Durkheim parla di funzione riferendosi alla corrispondenza tra un fatto sociale e i bisogni della società all’interno
della quale esso si verifica con il fine implicito di mantenere un equilibrio sociale. La conoscenza esatta della funzione è
indispensabile alla spiegazione dei fenomeni al momento che è importante che un fatto sia utile per sopravvivere. Il sociologo
rifiuta l’idea di collegare i fenomeni sociali a fattori di tipo psicologico poiché un gruppo non è riconducibile alla somma delle parti.
Con Durkheim ricordiamo la teoria della differenziazione sociale che si fonda sull’idea che le società moderne siano caratterizzate
da una crescente specializzazione di ruoli e funzioni sociali e da una sempre più marcata interdipendenza tra individui. La
divisione del lavoro sociale porta alla nascita di una società semplice e quindi una solidarietà meccanica basata su una bassa
divisione del lavoro sociale e una società complessa con una solidarietà organica basata da un alta differenziazione del lavoro
sociale. In una società ci si può ritrovare in una condizione di anomia indicata come una mancanza di norme sociali, di regole atte
a mantenere il comportamento dell’individuo in un contesto di crescente divisione del lavoro. Durkheim sostiene infine che in una
società lo Stato oltre al ruolo di organizzatore dei processi economici deve anche rappresentare un istituzione incaricata di
occuparsi della crisi morale della società.
2.4 MAX WEBER
La sociologia per Weber è innanzi tutto una scienza che interpreta l’agire sociale ed una scienza comprendente, dove
comprendere significa interpretare il significato che quell’azione ha agli occhi della persona che la compie. Per agire sociale si
intende qualcosa orientato all’atteggiamento di altri e diviso in due parti: Idealtipi o tipi ideali (costruzione del pensiero che serve
per comprendere le azioni dell’individuo). Weber utilizza l’idealtipo che è un concetto euristico che ha un valore puramente
conoscitivo che ti permette di estrarre dalla singolarità elementi comuni e portarli sul piano astratto della società. L'agire sociale vi
è anche in virtù di un comando. Weber introduce da questo il tema del potere partendo da una distinzione centrale per tutti gli
studi, la differenza tra potere (Non si impone ma è basato sul consenso, quindi accetto di agire secondo un comando perché lo
ritengo legittimo) e potenza (si impone all'individuo ed è costrittiva inducendo l'individuo ad agire essendo minacciato). Quali
sono le fonti di leggittimizzazione del potere? Attraverso idealtipo se ne visualizzano tre: Tradizione: accetto determinati ordini
perché chi me li da ha radici nella tradizione, Carismatico: potere che ha come fonte di leggittimizzazione una particolarità che
hanno solamente poche persone che è il carisma. Razionale legale: affonda la propria leggittimizzazione nelle procedure razionali
legali come le elezioni. Infine Weber nella società capitalistica introduce i concetti di:
Classe: quando a una pluralità d’individui è comune una specifica componente causale delle loro possibilità di vita, nella
misura in cui questa componente è rappresentata semplicemente da interessi economici di possesso e guadagno.
Ceto: è legato alla valutazione che gli individui danno della propria e della altrui posizione sociale, attribuendone una
connotazione positiva o negativa.
Partito: un’associazione volontaria finalizzata al perseguimento di un certo programma e allacquisizione di un certo potere
in società.
IL POTERE E LA SUA DISTRIBUZIONE CAP 4
4.1 LAMBIGUITÀ’ SEMANTICA DEL POTERE
Il potere è ricondotto a una certa potenza militare che possa essere esercitata nei confronti di individui o gruppi al fine di
conseguire specifici obiettivi(potere fattuale). Come fenomeno sociale è inteso sia come relazione tra azioni(potere attuale) che
come relazione tra disposizioni ad agire (potere potenziale). Mentre nel potere (fattuale o potenziale) si cerca sempre di
preservare l’equilibrio della reciprocità, la potenza si configura come un modo di imporre la propria volontà attraverso il ricorso a
ogni mezzo a prescindere da qualsiasi valutazione sul merito delle ragioni altrui. Il richiamo all’interesse del comando e
dell’obbedienza e alla questione dell’accettazione del potere ci spinge a ragionare sui concetti affini di autorità e legittimità. Il
potere ha l’esigenza di essere in qualche modo legittimato. Il potere può infatti ottenere obbedienza anche attraverso un esercizio
puro di potenza, ma se si vuole che l’obbligazione duri nel tempo occorre che la sua soggezione sia anche giusta. Il potere

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SOCIOLOGIA POLITICA

LA POLITICA E LE SCIENZE SOCIALI

1.1 Il termine politica si riferisce alla polis, la città, e quindi a tutto ciò che ci vive. Il termine è stato tramandato da Aristotele che definisce l'uomo un'animale politico e solo all'interno della vita politica può realizzare se stesso. Il potere politico si fonda sul possesso degli strumenti necessari a esercitare la forza fisica ma questo non significa che si basi esclusivamente sull'uso della forza. La forza dunque è una condizione necessaria ma non sufficiente. Se le risorse della politica sono riconducibili alla capacità di alcuni gruppi sociali di assicurarsi il monopolio della forza, il suo fine minimo si fonda sul preventivo stabilimento dell'ordine. La prima grande frattura teorica che forma la politica moderna è la separazione tra politica(si riferisce alla dimensione sociale e collettiva) e morale religiosa(si riferisce all'azione e alla coscienza individuale).

1.2 La sociologia politica si incentra sullo sforzo di comprendere i processi politici nella loro interezza. L'autore che con maggiore efficacia ha cercato di distinguere la sociologia politica e la scienza politica è Giovanni Sartori. Analoga è la posizione di Bendix e Lipset i quali affermano che la scienza politica parte dallo stato ed esamina come influenza la società, e la sociologia politica invece parte dalla società ed esamina come quest'ultima influenza lo stato.

1.3 I fenomeni politici possono essere studiati nella loro complessità e da più punti di osservazione:

  • DIMENSIONE INDIVIDUALE: L'analisi della politica quindi non può trascurare lo studio dei singoli individui all'interno di un certo ambiente sociale. Questo viene studiato dalla psicologia politica, che studia le rappresentazioni e azioni degli attori della politica, ossia di qualunque soggetto completo in quanto cittadino (con le diverse forme di partecipazione all'esercizio di voto) , leader o membro di gruppi che abbia fini di carattere pubblico o collettivo.
  • DIMENSIONE SOCIO-CULTURALE: ritroviamo l'analisi dell'antropologia politica che studia le relazioni di potere che si articolano nelle strutture elementari di una società, prestando attenzione al tipo di stratificazione sociale nel quale si realizzano i meccanismi di influenza e rituali presenti in ogni comunità politica con particolare riferimento al rapporto tra potere politico e dimensione del sacro.
  • DIMENSIONE ECONOMICA: caratterizzata dall'economia politica che pone l'obiettivo di capire in che modo si arrivi a compiere delle scelte di carattere economico attraverso istituzioni non direttamente economiche ed esterne ai meccanismi di mercato. La politica è qui intesa come un fenomeno di scambio razionale tra individui o gruppi consapevoli dei propri interessi.
  • DIMENSIONE TERRITORIALE: è legata alla geografia politica che collega l'ambito del politico alla fondamentale dimensione del territorio e della territorialità (controllo di uno specifico territorio). Lo stato esercita la propria sovranità all'interno di uno spazio territoriale attivando procedure di controllo, distribuendo le ricchezze al suo interno e utilizzando strategie territoriali definite da rapporti interni a un determinato territorio. Il concetto di identità, legato al riconoscimento di noi stessi è dunque connesso allo sviluppo di un sistema di relazioni sociali che i geografi definiscono relazioni spaziali, cioè legate al luogo.

ALLE ORIGINI DELLA SOCIOLOGIA POLITICA CAP 2

ALEXIS DE TOCQUEVILLE

Tocqueville elabora un modello di società democratica capace di coniugare libertà individuale ed eguaglianza sociale senza degenerare in dispotismo. Egli è convinto che le decisioni politiche debbano essere prese dalla maggioranza, evitando il rischio di una sua tirannia. Il pensiero del sociologo è rilevante nella sociologia politica perché rappresenta la democrazia solo una delle tante forme del potere politico, accompagnato dalle tradizioni e abitudini. Tutta l'opera di Tocqueville si incentra sull'analizzare il contrasto fra uguaglianza e disuguaglianza, il rischio che la democrazia sfoci in dispotismo e sul piano dei costumi enfatizzare la separazione tra Chiesa e Stato. Il pensatore inoltre studio i processi politici in Francia e l'antico regime che portò a moti rivoluzionari, comprendendoli attraverso il concetto di deprivazione relativa che esponeva l'insoddisfazione delle classi sociali delle condizioni di vita rispetto all'epoche passate. Tocqueville definisce il popolo come individui ambiziosi, irrequieti e cronicamente insoddisfatti poiché se pur in America vigeva una generale uguaglianza, una minima differenza poteva essere trasformato in un grande problema e causa di proteste. Tocqueville infine si sofferma sulla religione notando due sostanziali differenze: nel modello americano dove la Chiesa era separata dalla politica, quest'ultima alimentava i principi democratici mentre in Europa dove la rottura dei regimi feudali era incompiuta confondendo il piano religioso/politico, si realizzarono forme di proteste.

KARL MARX

Il materialismo storico di Marx si fonda sulla convinzione che non sia la coscienza degli uomini a determinare il loro essere, ma che sia al contrario il loro essere sociale a determinare la loro coscienza. I rapporti materiali generano contrasto tra gli attori coinvolti. L'attenzione di Marx si concentra sul modello di produzione e sui conflitti di classe, parlando in termini di divisione del lavoro e complessità del modello produttivo. Il pensatore fa riferimento in quest'analisi a 4 fasi storiche:

  • Fase asiatica: con un modo di produzione statico, privo di una vera divisione di classe dove vi era il monarca rappresentato come il proprietario assoluto delle terre e i contadini che offrivano un surplus della produzione nonché la loro stessa forza lavoro direttamente allo stato.
  • Fase antica: corrispondeva a una comunità di proprietari terrieri che scelgono di coesistere per paura di elementi ostili (altre comunità), pagando tributi e tasse.
  • Fase feudale: dove i servi della gleba producono quanto basta per sopravvivere e il surplus di prodotti va ai proprietari terrieri (Stato) come affitto.
  • Fase moderna: dominata dalla produzione capitalistica dove i mezzi di produzione sono concentrati nelle mani di pochi e la massa urbanizzata vende la propria forza lavoro in cambio di un salario. Lo stato gioca un ruolo secondario poiché il potere economici è separato da quello politico.

Per Marx lo stato può essere funzionale alle nuove forze rivoluzionarie nel loro tentativo di distruggere gli assetti della vecchia società, ma nel momento in cui una nuova classe dominante è al potere, esso diventa strumento ideologico e istituzionale per mantenere l'ordine creatosi. Il concetto di vero Stato si ha quando gli interessi sociali diventano diritti privati. Per realizzare la vera democrazia quindi occorre separare l'alienazione (processo che stranerà un essere umano da ciò che fa fino al punto di estraniarsi da se stesso) prodotta tra individuo e comunità politica. Infine la classe economica dominante elabora principi di legittimizzazione sviluppando un ideologia definita da Marx come falsa coscienza e una forma di mistificazione del reale, espressione sovrastrutturale del potere dominante.

EMILE DURKHEIM

L'oggetto della sociologia è rappresentato per Durkheim dai fatti sociali, che sono distinti dai fatti biologici cosi come dai fatti psicologici. Il significato di un fatto sociale è anche collocato all'interno di una categoria di normalità o anormalità. Operando in questo contesto Durkheim parla di funzione riferendosi alla corrispondenza tra un fatto sociale e i bisogni della società all'interno della quale esso si verifica con il fine implicito di mantenere un equilibrio sociale. La conoscenza esatta della funzione è indispensabile alla spiegazione dei fenomeni al momento che è importante che un fatto sia utile per sopravvivere. Il sociologo rifiuta l'idea di collegare i fenomeni sociali a fattori di tipo psicologico poiché un gruppo non è riconducibile alla somma delle parti. Con Durkheim ricordiamo la teoria della differenziazione sociale che si fonda sull'idea che le società moderne siano caratterizzate da una crescente specializzazione di ruoli e funzioni sociali e da una sempre più marcata interdipendenza tra individui. La divisione del lavoro sociale porta alla nascita di una società semplice e quindi una solidarietà meccanica basata su una bassa divisione del lavoro sociale e una società complessa con una solidarietà organica basata da un alta differenziazione del lavoro sociale. In una società ci si può ritrovare in una condizione di anomia indicata come una mancanza di norme sociali, di regole atte a mantenere il comportamento dell'individuo in un contesto di crescente divisione del lavoro. Durkheim sostiene infine che in una società lo Stato oltre al ruolo di organizzatore dei processi economici deve anche rappresentare un istituzione incaricata di occuparsi della crisi morale della società.

MAX WEBER

La sociologia per Weber è innanzi tutto una scienza che interpreta l'agire sociale ed una scienza comprendente, dove comprendere significa interpretare il significato che quell'azione ha agli occhi della persona che la compie. Per agire sociale si intende qualcosa orientato all'atteggiamento di altri e diviso in due parti: Idealtipi o tipi ideali (costruzione del pensiero che serve per comprendere le azioni dell'individuo). Weber utilizza l'idealtipo che è un concetto euristico che ha un valore puramente conoscitivo che ti permette di estrarre dalla singolarità elementi comuni e portarli sul piano astratto della società. L'agire sociale vi è anche in virtù di un comando. Weber introduce da questo il tema del potere partendo da una distinzione centrale per tutti gli studi, la differenza tra potere (Non si impone ma è basato sul consenso, quindi accetto di agire secondo un comando perché lo ritengo legittimo) e potenza (si impone all'individuo ed è costrittiva inducendo l'individuo ad agire essendo minacciato). Quali sono le fonti di leggittimizzazione del potere? Attraverso idealtipo se ne visualizzano tre: Tradizione: accetto determinati ordini perché chi me li da ha radici nella tradizione, Carismatico: potere che ha come fonte di leggittimizzazione una particolarità che hanno solamente poche persone che è il carisma. Razionale legale: affonda la propria leggittimizzazione nelle procedure razionali legali come le elezioni. Infine Weber nella società capitalistica introduce i concetti di:

  • Classe: quando a una pluralità d'individui è comune una specifica componente causale delle loro possibilità di vita, nella misura in cui questa componente è rappresentata semplicemente da interessi economici di possesso e guadagno.
  • Ceto: è legato alla valutazione che gli individui danno della propria e della altrui posizione sociale, attribuendone una connotazione positiva o negativa.
  • Partito: un'associazione volontaria finalizzata al perseguimento di un certo programma e all'acquisizione di un certo potere in società.

IL POTERE E LA SUA DISTRIBUZIONE CAP 4

L'AMBIGUITÀ' SEMANTICA DEL POTERE

Il potere è ricondotto a una certa potenza militare che possa essere esercitata nei confronti di individui o gruppi al fine di conseguire specifici obiettivi(potere fattuale). Come fenomeno sociale è inteso sia come relazione tra azioni(potere attuale) che come relazione tra disposizioni ad agire (potere potenziale). Mentre nel potere (fattuale o potenziale) si cerca sempre di preservare l'equilibrio della reciprocità, la potenza si configura come un modo di imporre la propria volontà attraverso il ricorso a ogni mezzo a prescindere da qualsiasi valutazione sul merito delle ragioni altrui. Il richiamo all'interesse del comando e dell'obbedienza e alla questione dell'accettazione del potere ci spinge a ragionare sui concetti affini di autorità e legittimità. Il potere ha l'esigenza di essere in qualche modo legittimato. Il potere può infatti ottenere obbedienza anche attraverso un esercizio puro di potenza, ma se si vuole che l'obbligazione duri nel tempo occorre che la sua soggezione sia anche giusta. Il potere

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