Documento di Università su Sociologia Politica. Il Pdf esplora la sociologia politica, definendo la politica e le sue interazioni con le scienze sociali, analizzando le teorie di pensatori come Tocqueville, Marx, Durkheim e Weber.
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1.1 Il termine politica si riferisce alla polis, la città, e quindi a tutto ciò che ci vive. Il termine è stato tramandato da Aristotele che definisce l'uomo un'animale politico e solo all'interno della vita politica può realizzare se stesso. Il potere politico si fonda sul possesso degli strumenti necessari a esercitare la forza fisica ma questo non significa che si basi esclusivamente sull'uso della forza. La forza dunque è una condizione necessaria ma non sufficiente. Se le risorse della politica sono riconducibili alla capacità di alcuni gruppi sociali di assicurarsi il monopolio della forza, il suo fine minimo si fonda sul preventivo stabilimento dell'ordine. La prima grande frattura teorica che forma la politica moderna è la separazione tra politica(si riferisce alla dimensione sociale e collettiva) e morale religiosa(si riferisce all'azione e alla coscienza individuale).
1.2 La sociologia politica si incentra sullo sforzo di comprendere i processi politici nella loro interezza. L'autore che con maggiore efficacia ha cercato di distinguere la sociologia politica e la scienza politica è Giovanni Sartori. Analoga è la posizione di Bendix e Lipset i quali affermano che la scienza politica parte dallo stato ed esamina come influenza la società, e la sociologia politica invece parte dalla società ed esamina come quest'ultima influenza lo stato.
1.3 I fenomeni politici possono essere studiati nella loro complessità e da più punti di osservazione:
Tocqueville elabora un modello di società democratica capace di coniugare libertà individuale ed eguaglianza sociale senza degenerare in dispotismo. Egli è convinto che le decisioni politiche debbano essere prese dalla maggioranza, evitando il rischio di una sua tirannia. Il pensiero del sociologo è rilevante nella sociologia politica perché rappresenta la democrazia solo una delle tante forme del potere politico, accompagnato dalle tradizioni e abitudini. Tutta l'opera di Tocqueville si incentra sull'analizzare il contrasto fra uguaglianza e disuguaglianza, il rischio che la democrazia sfoci in dispotismo e sul piano dei costumi enfatizzare la separazione tra Chiesa e Stato. Il pensatore inoltre studio i processi politici in Francia e l'antico regime che portò a moti rivoluzionari, comprendendoli attraverso il concetto di deprivazione relativa che esponeva l'insoddisfazione delle classi sociali delle condizioni di vita rispetto all'epoche passate. Tocqueville definisce il popolo come individui ambiziosi, irrequieti e cronicamente insoddisfatti poiché se pur in America vigeva una generale uguaglianza, una minima differenza poteva essere trasformato in un grande problema e causa di proteste. Tocqueville infine si sofferma sulla religione notando due sostanziali differenze: nel modello americano dove la Chiesa era separata dalla politica, quest'ultima alimentava i principi democratici mentre in Europa dove la rottura dei regimi feudali era incompiuta confondendo il piano religioso/politico, si realizzarono forme di proteste.
Il materialismo storico di Marx si fonda sulla convinzione che non sia la coscienza degli uomini a determinare il loro essere, ma che sia al contrario il loro essere sociale a determinare la loro coscienza. I rapporti materiali generano contrasto tra gli attori coinvolti. L'attenzione di Marx si concentra sul modello di produzione e sui conflitti di classe, parlando in termini di divisione del lavoro e complessità del modello produttivo. Il pensatore fa riferimento in quest'analisi a 4 fasi storiche:
Per Marx lo stato può essere funzionale alle nuove forze rivoluzionarie nel loro tentativo di distruggere gli assetti della vecchia società, ma nel momento in cui una nuova classe dominante è al potere, esso diventa strumento ideologico e istituzionale per mantenere l'ordine creatosi. Il concetto di vero Stato si ha quando gli interessi sociali diventano diritti privati. Per realizzare la vera democrazia quindi occorre separare l'alienazione (processo che stranerà un essere umano da ciò che fa fino al punto di estraniarsi da se stesso) prodotta tra individuo e comunità politica. Infine la classe economica dominante elabora principi di legittimizzazione sviluppando un ideologia definita da Marx come falsa coscienza e una forma di mistificazione del reale, espressione sovrastrutturale del potere dominante.
L'oggetto della sociologia è rappresentato per Durkheim dai fatti sociali, che sono distinti dai fatti biologici cosi come dai fatti psicologici. Il significato di un fatto sociale è anche collocato all'interno di una categoria di normalità o anormalità. Operando in questo contesto Durkheim parla di funzione riferendosi alla corrispondenza tra un fatto sociale e i bisogni della società all'interno della quale esso si verifica con il fine implicito di mantenere un equilibrio sociale. La conoscenza esatta della funzione è indispensabile alla spiegazione dei fenomeni al momento che è importante che un fatto sia utile per sopravvivere. Il sociologo rifiuta l'idea di collegare i fenomeni sociali a fattori di tipo psicologico poiché un gruppo non è riconducibile alla somma delle parti. Con Durkheim ricordiamo la teoria della differenziazione sociale che si fonda sull'idea che le società moderne siano caratterizzate da una crescente specializzazione di ruoli e funzioni sociali e da una sempre più marcata interdipendenza tra individui. La divisione del lavoro sociale porta alla nascita di una società semplice e quindi una solidarietà meccanica basata su una bassa divisione del lavoro sociale e una società complessa con una solidarietà organica basata da un alta differenziazione del lavoro sociale. In una società ci si può ritrovare in una condizione di anomia indicata come una mancanza di norme sociali, di regole atte a mantenere il comportamento dell'individuo in un contesto di crescente divisione del lavoro. Durkheim sostiene infine che in una società lo Stato oltre al ruolo di organizzatore dei processi economici deve anche rappresentare un istituzione incaricata di occuparsi della crisi morale della società.
La sociologia per Weber è innanzi tutto una scienza che interpreta l'agire sociale ed una scienza comprendente, dove comprendere significa interpretare il significato che quell'azione ha agli occhi della persona che la compie. Per agire sociale si intende qualcosa orientato all'atteggiamento di altri e diviso in due parti: Idealtipi o tipi ideali (costruzione del pensiero che serve per comprendere le azioni dell'individuo). Weber utilizza l'idealtipo che è un concetto euristico che ha un valore puramente conoscitivo che ti permette di estrarre dalla singolarità elementi comuni e portarli sul piano astratto della società. L'agire sociale vi è anche in virtù di un comando. Weber introduce da questo il tema del potere partendo da una distinzione centrale per tutti gli studi, la differenza tra potere (Non si impone ma è basato sul consenso, quindi accetto di agire secondo un comando perché lo ritengo legittimo) e potenza (si impone all'individuo ed è costrittiva inducendo l'individuo ad agire essendo minacciato). Quali sono le fonti di leggittimizzazione del potere? Attraverso idealtipo se ne visualizzano tre: Tradizione: accetto determinati ordini perché chi me li da ha radici nella tradizione, Carismatico: potere che ha come fonte di leggittimizzazione una particolarità che hanno solamente poche persone che è il carisma. Razionale legale: affonda la propria leggittimizzazione nelle procedure razionali legali come le elezioni. Infine Weber nella società capitalistica introduce i concetti di:
Il potere è ricondotto a una certa potenza militare che possa essere esercitata nei confronti di individui o gruppi al fine di conseguire specifici obiettivi(potere fattuale). Come fenomeno sociale è inteso sia come relazione tra azioni(potere attuale) che come relazione tra disposizioni ad agire (potere potenziale). Mentre nel potere (fattuale o potenziale) si cerca sempre di preservare l'equilibrio della reciprocità, la potenza si configura come un modo di imporre la propria volontà attraverso il ricorso a ogni mezzo a prescindere da qualsiasi valutazione sul merito delle ragioni altrui. Il richiamo all'interesse del comando e dell'obbedienza e alla questione dell'accettazione del potere ci spinge a ragionare sui concetti affini di autorità e legittimità. Il potere ha l'esigenza di essere in qualche modo legittimato. Il potere può infatti ottenere obbedienza anche attraverso un esercizio puro di potenza, ma se si vuole che l'obbligazione duri nel tempo occorre che la sua soggezione sia anche giusta. Il potere