Documento su Demostene e Senofonte, due figure chiave della storia e letteratura greca antica. Il Pdf analizza la vita, la carriera politica e le opere di Demostene, con la sua opposizione a Filippo II di Macedonia, e di Senofonte, la sua partecipazione alla spedizione dei Diecimila e le sue opere storiografiche come l'Anabasi e le Elleniche. Questo materiale di Storia, adatto per l'Università, offre un'analisi dettagliata del contesto storico e delle motivazioni politiche che hanno influenzato questi personaggi.
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DEMOSTENE
VITA Demostene viene considerato il più grande oratore politico greco. Nel corso della sua vita esercitò anche l'attività di logografo, il suo campo d'azione non fu il tribunale ma l'assemblea. Allo stesso tempo per Demostene , durante l'atene democratica, il tribunale era il luogo perfetto per esercitare la giustizia come lotta politica e rappresenta il luogo dove colpire gli avversari. Demostene fu l'ultimo difensore del sistema della polis , e per questo i posteriori lo guardavano non solo come un grande oratore, ma anche come un eroe della democrazia, infatti egli si impegnava nella lotta contro avversari molto più forti come Filippo II e Alessandro. Demostene fu uno sconfitto ma gli si deve riconoscere di aver perseguito con coraggio la sua idea. Fu lungimirante nel prevedere la caduta di Atene come entità politica.
Vita Demostene nacque nel 384 a.c. da un cittadino ateniese, con il suo stesso nome, ricco proprietario di laboratori di armi nobili. Il padre morì presto, lasciando Demostene sotto la tutela del cugino Afobo, ma questi si comportò in modo da portare in rovina lo stesso Demostene che appena maggiorenne lo cita in giudizio per aver sperperato il patrimonio. In seguito a questa orazione giudiziaria, Demostene riuscì a recuperare parte del patrimonio, grazie anche al sostegno del logografo Iseo, specializzato in cause ereditarie. Demostene si impegnò nella vita politica dopo aver compiuto un intenso tirocinio oratorio. Si dice che si era costruito uno studio sotterraneo dove esercitava la sua tecnica oratoria e che in gioventù per correggere le balbuzie e rafforzare la voce si esercitava a parlare con la bocca piena di pietruzze, notizia conosciuta grazie a Demetrio Falereo, che la sentì dello stesso Demostene. Per dominare l'assemblea infatti non bastava la bravura dell'oratore ma anche la potenza della sua voce, e un atteggiamento adatto alla situazione, infatti le fonti dicono che Demostene provava prima le sue orazioni davanti allo specchio per verificare l'impostazione e l'impatto. Egli era consapevole che bisognava catturare il consenso del popolo non solo con le proposte ma anche con la propria immagine e carisma. Esordì da giovane e in modo provocatorio nel 359 a.c. in occasione di una campagna militare sull'Ellesponto, assunse una delle più onerose liturgie, la trierarchia, e si mise in mostra pronunciando il discorso Sulla corona trierarchia , in cui reclamava quest'onorificienza per aver attrezzato la migliore trireme. Si trattò della prima volta dell'oratore in assemblea, dove attaccava gli altri per il loro scarso impegno. Successivamente durante gli anni del cosiddetto apprendistato, Demostene praticò con successo anche l'attività di logografo. Durante questa fase sono collocate le sue orazioni composte per cause private.
AZIONE POLITICA FINO ALLA PACE DI FILOCRATE Demostene entra in politica nel 355 a.c. quando allo stesso tempo si diffonde la potenza macedone. La grandezza dell'autore fu determinata dalla debolezza di Atene ma anche all'arrivo sulla scena della Macedonia, avversaria per la polis greca. I Macedoni erano un popolo tribale addestrato ai pericoli, la loro lingua non era nemmeno greca. I re macedoni erano senza scrupoli lontani dall'ideale democratico, disposti a tutti per salire al potere. Fu Filippo secondo a riunire le forze di questo popolo, dotandolo di un potentissimo esercito e di un'ottima organizzazione politica. Le città greche adesso avevano un nuovo timore, la minaccia macedone. Anche se Filippo non si presentò come un personaggio aggressivo, e la sua fu una lenta opera di infiltrazione. Nel giro di pochi anni Filippo riuscì ad avere il controllo della grecia settentrionale e idealizzò il progetto di impadronirsi dell'intero territorio. Demostene comprese il pericolo per Atene e durante tutta la sua vita perseguì il progetto di opposizione contro Filippo, e la salvezza poteva nascere solo da una collaborazione di tutto il popolo. Gli scontri con Filippo iniziarono nel 357 a.c. in seguito alla conquista macedone di Anfipoli e si aggravarono con l'aggiunta della guerra sacra tra Tessali e Focesi per ilcontrollo dell'oracolo di Delfi. Filippo giunse fino alle Termopili, ma lo fermarono le forze Ateniesi. Ad Atene il principale ostacolo nella lotta di Demostene contro Filippo era rappresentato dal partito filomacedone di Eubulo ed Eschine che confidavano in un accordo con il re e accettavano l'oro che Filippo garantiva ai suoi sostenitori. La prima volta che Demostene presenta Filippo come un pericolo per Atene è nell'orazione Per la libertà dei Rodiesi, ma solo con la prima Filippica del 351 a.c. si propose come guida ad un'azione antimacedone, proponendo subito misure economiche e militari. Nel 349 a.c. Filippo attaccò la città di Olinto nella penisola Calcidica che chiese aiuto agli ateniesi, nelle tre orazioni Olintiache , Demostene insistette sulla necessità di intervenire prima che la situazione fosse irrimediabile, ma il sostegno ateniese fu scarso e tardivo, e Olinto cadde nelle mani di Filippo nel 348 a.c. Dopo ciò venne siglata la pace di Filocrate, dal nome dell'ateniese promotore. In seguito ad essa il quadro politico e militare dell'intera grecia trovò un equilibrio. Questo periodo di pace andava sfruttato ,secondo Demostene, per allestire una coalizione greca antimacedone, ma il suo partito della guerra dovette fare i conti con il partito della pace di Eschine, Eubulo e l'oratore Demade.
LA SCONFITTA DI ATENE / ULTIMI ANNI Gli anni successivi videro un intensa attività diplomatica finalizzata a creare una coalizione contro Filippo. In questa occasione Demostene pronunciò la sua orazione diretta contro il re macedone la Filippica 3 . Il pericolo sempre più chiaro spinse le città greche ad allearsi, e si unì anche Tebe alla lega ellenica . Ma il destino delle poleis era ormai prossimo a compiersi, sebbene nutrissero le migliori speranze. Nel 338 a.c. il loro esercito fu annientato dai Macedoni a Cheronea ( in Beozia) e fu veramente la fine del sistema delle città stato greche. La superiorità macedone fu schiacciante, lo strumento da loro usato in guerra era la falange, come un rullo che disintegrava gli opliti greci, e fu rilevante anche l'azione della cavalleria di Alessandro. Demostene in quell'occasione combatteva come un semplice oplita e si salvò a stento. Tebe fu occupata militarmente, Atene si salvò dall'occupazione ma dovette sottomettersi ad una pace con Filippo, dove egli prendeva la città sotto controllo. Dopo Cheronea il partito filomacedone si ravvivò, ma l'autorità di Demostene era ancora considerevole. Un suo partigiano , Ctesifonte, propose di dedicargli una corona d'oro per le sue azioni per la civiltà, suscitando proteste nella fazione avversaria. Eschine, nel suo discorso Contro Ctesifonte mosse contro di lui un'accusa di illegalità, poichè Demostene era un magistrato in carica e non poteva ricevere nessuna onorificenza, ma approfitto anche per attaccare la sua azione politica, responsabile secondo lui della sconfitta di Atene. Il processo si concluse con la risposta di Demostene con l'orazione Sulla corona , in difesa di Ctesifonte, che costituisce anche la sua apologia della sua azione politica. Il successo provocò addirittura l'esilio di Eschine. Nella sua orazione Demostene proclama la vittoria dell'ideale, che fu il suo ultimo successo. Dopo la morte di Filippo 2 , il figlio Alessandro provò di nuovo ad attaccare i greci, punendo Tebe radendo al suolo la città e schiavizzando gli abitanti. Demostene stesso sfuggì alla deportazione in Macedonia. Dopo questi fatti, Alessandro abbandonò la grecia e partì per la sua spedizione in Oriente, dove morì. In questo clima di terrore, Demostene rimase coinvolto in uno scandalo. Arpalo, parente di Alessandro e suo tesoriere, durante la sua assenza aveva mal amministrato la cassa, e quando Alessandro tornò dall'India egli fuggì in Babilonia temendo una punizione. Cercò rifugio ad Atene, che gli concesse la cittadinanza in cambio di denaro, ma Arpalo riuscì a fuggire e una parte del suo tesoro scomparve. Le accuse furono mosse anche contro Demostene, che fu perseguitato da Iperide, e fu costretto a pagare una multa e finì in carcere. Riuscì ad evadere, rifugiandosi ad Egina, a Trezene sull'istmo di Corinto. Nei suoi ultimi anni di Demostene ricevette la notizia della morte di Alessandro in Asia e ci fu una sollevazione generale delle città greche. Demostene con Iperide, si impegno nell'azione antimacedone e fu richiamato in patria e la condanna fu revocata. Però il generale macedone Antipatro sconfisse gli insorgenti a Crannone in Tessaglia e pretese la consegna dei politici che si erano maggiormente esposti ( Iperide fu ucciso a Egina). Demostene si rifugiò nel tempio di Poseidone a Calauria dove fu raggiuntodagli emissari di Antipatro. La sua morte è raccontata da Plutarco, in modo quasi teatrale, si suicidò rosicchiando il calamo contenente veleno mentre scriveva.
CORPUS DEMOSTENICO La raccolta delle opere di Demostene si compose di :
Nel caso delle orazioni politiche si pone il problema se i testi in nostro possesso siano stati realmente pronunciati in questa forma o se siano stati sistemati e rielaborati prima di essere diffusi per iscritto. Oggi si tende a ritenere che i testi nella forma in cui sono giunti siano frutto di una rielaborazione. Sicuramente il caso dell' orazione Sulla corona, troppo lunga per essere stata pronunciata per intero in assemblea, dal momento che c'erano dei limiti di tempo nell'esposizione. Sono stati anche tramandati i cosiddetti Proemi , una raccolta di 56 temi oratorii svolti in modo parziale, di estensione varia, alcuni usati come esordio in discorsi. Questi materiali incompiuti servirono per approfondire ulteriormente l'analisi della tecnica oratoria di Demostene: sono porzioni di discorsi che dovevano affiancarsi ad altre lasciate dell'autore.
L'UOMO E L'ORATORE Demostene divenne il simbolo del patriota in lotta per l'indipendenza del proprio paese di fronte al nemico, e la sua figura come tale è stata idealizzata nella letteratura. Alla sua eloquenza fecero appello uomini di epoche lontane trovandovi sostegno per gli ideali civili e patriottici. L'azione politica e l'oratoria di Demostene presentano varie analogie con quelle di Cicerone. Per rientrare in una corretta prospettiva storica bisogna ricordare che il patriottismo di Demostene si poneva sull'orizzonte della polis.
STILE Lo stile di Demostene non è limpido e lineare come ad esempio quello di altri logografi come Lisia. La sua eloquenza piaceva al pubblico, ma gli uomini colti la consideravano debole. Dionigi di Alicarnasso riteneva che egli fosse il massimo rappresentante dello stile oratorio elevato, ricco di passione e capace di incalzare l'uditorio. Questo era dovuto anche al voler ottenere il consenso emotivo di grandi masse. Inoltre nelle orazioni demosteniche si trovano differenti livelli di eloquenza. Lo stile di Demostene risulta vario, per l'alternanza di periodi lunghi e brevi che danno alla frase un ritmo più concitato. Demostene sa come tenere il pubblico, nell'impostazione dei suoi discorsi si avverte la scelta di instaurare un contatto, un dialogo con l'uditorio, e non di esibirsi semplicemente davanti ad esso. Questa funzione è svolta dall impasto linguistico ( composto sia da espressione elevate , di derivazione letteraria, che da quelle colloquiali) e dallo stile mosso, interrotto spesso da esclamazioni, domande, metafore, che spezzavano la linea argomentativa. A volte lo stile era violento verbalmente poiché venivano usati sarcasmi e invettive. E' un'eloquenza calda, da maestro della comunicazione, studiata per muovere emozioni.
ESCHINE Eschine, figlio di Atrometo, nacque ad Atene attorno al 390 a.c. da famiglia modesta : suo padre, impoverito dalla guerra del Peloponneso, durante il periodo dei Trenta Tiranni si era allontanato da Atene riducendosi a fare il mercenario ; la madre Glaucotea, è derisa da