Infanzia, famiglia e povertà relazionale: analisi delle dinamiche familiari

Documento di Gamiddo Simona Pia su infanzia, famiglia e povertà relazionale. Il Pdf, utile per studenti universitari di Psicologia, analizza la povertà relazionale ed educativa, le dinamiche familiari e migratorie, e i concetti di alleanza tra generi e solidarietà intergenerazionale.

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Gamiddo Simona Pia
Infanzia, famiglia e povertà
relazionale:
La povertà relazionale, riferita ad una famiglia piò essere intesa in diversi modi:!
-
sia come la scarsità di relazioni presenti e attive in un determinato gruppo familiare;!
-
Sia come una limitatezza delle reti di relazioni in cui la famiglia è inserita, ovvero il capitale
sociale;!
-
Sia come un deficit di qualità delle relazioni stesse, si tratti di quelle interne o esterne!
Questa prima distinzione, ovvero poche relazioni o non adeguate, mostra che la questione ha una
sua complessità e necessariamente rimanda all’interrogativo “poche o inadeguate, rispetto a
cosa?”!
Se partiamo dalla definizione di famiglia, come una relazione di alleanza tra generi e di
solidarietà tra le generazioni, una prima risposta può essere la seguente:!
1. Ci troviamo in una condizione di povertà relazionale quando è a rischio o del tutto
compromessa l’alleanza tra i generi e la solidarietà tra le generazioni, di conseguenza i compiti
di sviluppo della famiglia sono messi in scacco o inefficaci.!
La prospettiva relazionale ci consente di superare una visione di tipo funzionalista.!
2. La ricchezza della relazione di coppia e tra le generazioni, e all’inverso, la sua povertà, sta
nella sua capacità/incapacità generativa, in grado di trasformare soggetti implicati e di
produrre beni relazionali per sé e per la comunità.!
Da un punto di vista analitico, la povertà relazionale può essere spiegata facendo riferimento a
due assi fondamentali:!
-
Il livello strutturale, che ci informa sulla presenza/assenza di legami significativi per i soggetti.
—> implica delle variabili specifiche quali: l’ampiezza delle famiglie e la co-presenza di più
generazioni; il tipo di legame, come il primo matrimonio, le seconde nozze o convivenza; la
presenza di una rete allargata esterna alla famiglia (rete di prossimità); la presenza di risorse
materiali che sostengono i legami.!
-
Il livello culturale/simbolico, che ci rimanda al senso che noi attribuiamo alle relazioni, a
quanto sono importanti per noi e a quanta disponibilità noi abbiamo ad investire su di esse. —>
ci rimanda ad altri aspetti quali: l’attitudine alla scambievolezza nelle relazioni (reciprocità); la
presenza di un orientamento al dialogo, all’ascolto delle differenze di cui ciascuno è portatore
all’interno della famiglia; la fiducia nell’altro/altri; la riconoscenza per i doni ricevuti.!
Dal punto di vista delle analisi di interpretazione per valutare la qualità della relazione, può
essere analizzata ponendo il focus su 4 compiti imprescindibili delle relazioni familiari:!
1. Le decisioni di tipo economico, l’acquisizione e uso delle risorse, in particolare del denaro;!
2. L’impegno in un progetto educativo nei confronti dei più giovani;!
3. La necessità di provvedere alla cura dei bisogni e delle fragilità dei membri della famiglia;!
4. Il coinvolgimento nella scena sociale, e il necessario riconoscimento dal sistema, ovvero il
paese del protagonismo familiare!
L’economia familiare può essere paragonata ad un’economia in miniatura in quanto rappresenta
l’unità gestionale in merito a decisioni che coinvolgono simultaneamente consumi, risparmi,
l’allocazione del tempo tra produzione domestica, cura dei figli e lavoro fuori casa, creazione di un
capitale umano sociale, e non ultime, le scelte pro-creative. Si tratta dunque si analizzare il
comportamento della famiglia rispetto a:!
-
Decisioni di consumo di beni di mercato!
-
La produzione e il consumo di beni non di mercato domestici!
-
Il comportamento pro-creativo nell’ambito di un modello impresa familiare, che consente di
valutare le scelte e di stimare il costo d’accrescimento dei figli, conoscendo la propensione ad
investire risorse materiali e di tempo nei figli!
-
L’equità nella suddivisione delle risorse: povertà dei bambini!
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Gamiddo Simona Pia
Gamiddo Simona Pia
Gamiddo Simona Pia
Nell’ambito del concetto di povertà relazionale si è introdotto recentemente il tema della povertà
educativa: la socio-educazione è oggi un processo altamente rischioso perché emerge dalla
dialettica tra sfide poste alle persone e le risorse di cui dispongono. Le famiglie sono sempre più
povere, non solo materialmente ma soprattutto relazionalmente, e risultano incapaci di affrontare
le sfide e le transizioni quotidiane e ancora più di farlo in relazione ad un contesto più ampio. I
servizi educativi e la scuola devono essere, quindi, in grado a loro volta di condividere
ampiamente la responsabilità della socializzazione, mettendosi in dialogo innanzitutto con la
famiglia e radicandosi in un contesto sociale ampio e composito.!
Le ricerche mettono in luce la rilevanza della relazione tra famiglia e scuola, sin dai servizi per la
prima infanzia, in termini di possibilità di sviluppare capitale sociale, ovvero la risorsa
fondamentale che si genera attraverso e nelle relazioni e che costituisce un fattore di benessere
personale, sociale fondamentale la quale si genera primariamente in famiglia. Essa infatti
rappresenta il contesto base dove prende avvio il processo di socializzazione, attraverso le
relazioni primarie che assumono una valenza socio-educativa. La socio educazione è l’esito di
una rete di soggetti, tale percorso, inizia con la nascita e coinvolge in primis la famiglia:
indispensabile è, quindi, la competenza relazionale familiare, in particolare dei genitori, ovvero la
loro capacità di mettersi in relazione nella coppia e poi con le generazioni o altre attori
fondamentali nella socializzazione, come diverse agenzie. La prima sfida che emerge è la
cogenitorialità, ovvero l’alleanza primaria tra genitori nella crescita ed educazione dei figli
(CURA RESPONSABILE) ed IL FALLIMENTO nella cogenitorialità rappresenta il primo fattore di
rischio di povertà educativa.!
Vi è un forte legame tra povertà economica, intesa come deprivazione materiale, e povertà
educativa: i due termini si co-implicano, infatti la povertà materiale aumenta il rischio di povertà
educativa e viceversa, inoltre, lo svantaggio (materiale e/o educativo) tende a perpetuarsi nel
passaggio tra le generazioni (la povertà si eredita), creando una spirale di povertà fortemente
difficile da spezzare. Tuttavia, nel la povertà economica/materiale è un fattore di rischio di povertà
educativa, l’assenza di indigenza non esclude di fatto la fragilità relazionale ed educativa. Non si
tratta soltanto di una limitazione o privazione dell’istruzione, ma rappresenta una mancanza di
opportunità educative in senso ampio, includendo attività sociali, ludiche, sportive e culturali.!
Una delle organizzazioni non governative, come Save the Children, che si occupa di bambini da
molto tempo, cura i rapporti sulla povertà educativa: la definisce come “privazione, per i bambini e
adolescenti, della opportunità di apprendere sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente
capacità, talenti e aspirazioni”. !
Save the Children arriva a misurare la povertà educativa con un’approccio multidimensionale, alla
luce della della teoria della capabilities di A. Sen e M. Nussbaum (1993): questi due economisti
hanno costruito un pensiero superando una visione rigorosamente economicissima del benessere
dei paesi (il PIL: non è vero che misurandolo, misuriamo il bene dei cittadini) perché è qualcosa di
molto più profondo. I due economisti hanno provato a dimostrare che il benessere, al contrario
della povertà, non è soltanto affidabile alle dimensioni economiche, misurando il tutto solo da
parametri economici, ma è necessario misurare le capabilities dei cittadini, ovvero le capacità
le quali vanno sviluppate. Per Sen e Nussbaum LO SVILUPPO DI UN PAESE COINCIDE CON
LO SVILUPPO MASSIMO DELLE CAPACITÀ DI CIASCUN BAMBINO. Ogni bambino deve
essere messo nelle condizioni di poter sviluppare le capabilities ed educati al massimo alle loro
possibilità. Save the Children ha selezionato alcuni dei principali indicatori, che secondo questi
teorici sono indicatori di un processo di deprivazione educativa, provandoli a operazionalizzare
(cioè tradurre in indicatori):!
1. Apprendere per comprendere = acquisire le competenze necessarie per vivere nel mondo !
2. Apprendere per essere = rafforzare la motivazione, la stima in sé stessi e nelle proprie
capacità, coltivando aspirazioni per il futuro e maturando la capacità di controllare i privo
sentimenti anche nelle situazioni di difficoltà e stress!
3. Apprendere per vivere insieme = capacità di relazione interpersonale e sociale di
cooperazione, comunicazione, empatia e negoziazione!
4. Apprendere per condurre una vita autonoma e attiva = rafforzare le possibilità di vita, la
salute, l’integrità, la sicurezza come condizioni funzionali all’educazione!
Questi 4 ambiti ispirano, nel lavoro di Save the Children, la creazione di moltissimi indicatori,
ovvero delle variabili che poi vengono misurate in maniera quantitativa, che vanno a comporre la
misurazione di ricchezza o povertà presente nei diversi paesi.!
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Gamiddo Simona Pia
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Anteprima

Infanzia, famiglia e povertà relazionale

Gamiddo Simona Pia Infanzia, famiglia e povertà relazionale:

La povertà relazionale, riferita ad una famiglia piò essere intesa in diversi modi:

  • sia come la scarsità di relazioni presenti e attive in un determinato gruppo familiare;
  • Sia come una limitatezza delle reti di relazioni in cui la famiglia è inserita, ovvero il capitale sociale;
  • Sia come un deficit di qualità delle relazioni stesse, si tratti di quelle interne o esterne Questa prima distinzione, ovvero poche relazioni o non adeguate, mostra che la questione ha una sua complessità e necessariamente rimanda all'interrogativo "poche o inadeguate, rispetto a cosa?"

Se partiamo dalla definizione di famiglia, come una relazione di alleanza tra generi e di solidarietà tra le generazioni, una prima risposta può essere la seguente:

  1. Ci troviamo in una condizione di povertà relazionale quando è a rischio o del tutto compromessa l'alleanza tra i generi e la solidarietà tra le generazioni, di conseguenza i compiti di sviluppo della famiglia sono messi in scacco o inefficaci. La prospettiva relazionale ci consente di superare una visione di tipo funzionalista.
  2. La ricchezza della relazione di coppia e tra le generazioni, e all'inverso, la sua povertà, sta nella sua capacità/incapacità generativa, in grado di trasformare soggetti implicati e di produrre beni relazionali per sé e per la comunità.

Da un punto di vista analitico, la povertà relazionale può essere spiegata facendo riferimento a due assi fondamentali:

  • Il livello strutturale, che ci informa sulla presenza/assenza di legami significativi per i soggetti. -> implica delle variabili specifiche quali: l'ampiezza delle famiglie e la co-presenza di più generazioni; il tipo di legame, come il primo matrimonio, le seconde nozze o convivenza; la presenza di una rete allargata esterna alla famiglia (rete di prossimità); la presenza di risorse materiali che sostengono i legami. de
  • Il livello culturale/simbolico, che ci rimanda al senso che noi attribuiamo alle relazioni, a quanto sono importanti per noi e a quanta disponibilità noi abbiamo ad investire su di esse. - > ci rimanda ad altri aspetti quali: l'attitudine alla scambievolezza nelle relazioni (reciprocità); la presenza di un orientamento al dialogo, all'ascolto delle differenze di cui ciascuno è portatore all'interno della famiglia; la fiducia nell'altro/altri; la riconoscenza per i doni ricevuti.

Dal punto di vista delle analisi di interpretazione per valutare la qualità della relazione, può essere analizzata ponendo il focus su 4 compiti imprescindibili delle relazioni familiari:

  1. Le decisioni di tipo economico, l'acquisizione e uso delle risorse, in particolare del denaro;
  2. L'impegno in un progetto educativo nei confronti dei più giovani;
  3. La necessità di provvedere alla cura dei bisogni e delle fragilità dei membri della famiglia;
  4. Il coinvolgimento nella scena sociale, e il necessario riconoscimento dal sistema, ovvero il paese del protagonismo familiare

L'economia familiare può essere paragonata ad un'economia in miniatura in quanto rappresenta l'unità gestionale in merito a decisioni che coinvolgono simultaneamente consumi, risparmi, l'allocazione del tempo tra produzione domestica, cura dei figli e lavoro fuori casa, creazione di un capitale umano sociale, e non ultime, le scelte pro-creative. Si tratta dunque si analizzare il comportamento della famiglia rispetto a:

  • Decisioni di consumo di beni di mercato
  • La produzione e il consumo di beni non di mercato domestici
  • Il comportamento pro-creativo nell'ambito di un modello impresa familiare, che consente di valutare le scelte e di stimare il costo d'accrescimento dei figli, conoscendo la propensione ad investire risorse materiali e di tempo nei figli
  • L'equità nella suddivisione delle risorse: povertà dei bambini Gamiddo Simona Pia 1 di 14

Povertà educativa

Gamiddo Simona Pia Nell'ambito del concetto di povertà relazionale si è introdotto recentemente il tema della povertà educativa: la socio-educazione è oggi un processo altamente rischioso perché emerge dalla dialettica tra sfide poste alle persone e le risorse di cui dispongono. Le famiglie sono sempre più povere, non solo materialmente ma soprattutto relazionalmente, e risultano incapaci di affrontare le sfide e le transizioni quotidiane e ancora più di farlo in relazione ad un contesto più ampio. I servizi educativi e la scuola devono essere, quindi, in grado a loro volta di condividere ampiamente la responsabilità della socializzazione, mettendosi in dialogo innanzitutto con la famiglia e radicandosi in un contesto sociale ampio e composito.

Le ricerche mettono in luce la rilevanza della relazione tra famiglia e scuola, sin dai servizi per la prima infanzia, in termini di possibilità di sviluppare capitale sociale, ovvero la risorsa fondamentale che si genera attraverso e nelle relazioni e che costituisce un fattore di benessere personale, sociale fondamentale la quale si genera primariamente in famiglia. Essa infatti rappresenta il contesto base dove prende avvio il processo di socializzazione, attraverso le relazioni primarie che assumono una valenza socio-educativa. La socio educazione è l'esito di una rete di soggetti, tale percorso, inizia con la nascita e coinvolge in primis la famiglia: indispensabile è, quindi, la competenza relazionale familiare, in particolare dei genitori, ovvero la loro capacità di mettersi in relazione nella coppia e poi con le generazioni o altre attori fondamentali nella socializzazione, come diverse agenzie. La prima sfida che emerge è la cogenitorialità, ovvero l'alleanza primaria tra genitori nella crescita ed educazione dei figli (CURA RESPONSABILE) ed IL FALLIMENTO nella cogenitorialità rappresenta il primo fattore di rischio di povertà educativa.

Vi è un forte legame tra povertà economica, intesa come deprivazione materiale, e povertà educativa: i due termini si co-implicano, infatti la povertà materiale aumenta il rischio di povertà educativa e viceversa, inoltre, lo svantaggio (materiale e/o educativo) tende a perpetuarsi nel passaggio tra le generazioni (la povertà si eredita), creando una spirale di povertà fortemente difficile da spezzare. Tuttavia, nel la povertà economica/materiale è un fattore di rischio di povertà educativa, l'assenza di indigenza non esclude di fatto la fragilità relazionale ed educativa. Non si tratta soltanto di una limitazione o privazione dell'istruzione, ma rappresenta una mancanza di opportunità educative in senso ampio, includendo attività sociali, ludiche, sportive e culturali.

Save the Children e la povertà educativa

Una delle organizzazioni non governative, come Save the Children, che si occupa di bambini da molto tempo, cura i rapporti sulla povertà educativa: la definisce come "privazione, per i bambini e adolescenti, della opportunità di apprendere sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni".

Save the Children arriva a misurare la povertà educativa con un'approccio multidimensionale, alla luce della della teoria della capabilities di A. Sen e M. Nussbaum (1993): questi due economisti hanno costruito un pensiero superando una visione rigorosamente economicissima del benessere dei paesi (il PIL: non è vero che misurandolo, misuriamo il bene dei cittadini) perché è qualcosa di molto più profondo. I due economisti hanno provato a dimostrare che il benessere, al contrario della povertà, non è soltanto affidabile alle dimensioni economiche, misurando il tutto solo da parametri economici, ma è necessario misurare le capabilities dei cittadini, ovvero le capacità le quali vanno sviluppate. Per Sen e Nussbaum LO SVILUPPO DI UN PAESE COINCIDE CON LO SVILUPPO MASSIMO DELLE CAPACITÀ DI CIASCUN BAMBINO. Ogni bambino deve essere messo nelle condizioni di poter sviluppare le capabilities ed educati al massimo alle loro possibilità. Save the Children ha selezionato alcuni dei principali indicatori, che secondo questi teorici sono indicatori di un processo di deprivazione educativa, provandoli a operazionalizzare (cioè tradurre in indicatori):

  1. Apprendere per comprendere = acquisire le competenze necessarie per vivere nel mondo
  2. Apprendere per essere = rafforzare la motivazione, la stima in sé stessi e nelle proprie capacità, coltivando aspirazioni per il futuro e maturando la capacità di controllare i privo sentimenti anche nelle situazioni di difficoltà e stress
  3. Apprendere per vivere insieme = capacità di relazione interpersonale e sociale di cooperazione, comunicazione, empatia e negoziazione
  4. Apprendere per condurre una vita autonoma e attiva = rafforzare le possibilità di vita, la salute, l'integrità, la sicurezza come condizioni funzionali all'educazione

Questi 4 ambiti ispirano, nel lavoro di Save the Children, la creazione di moltissimi indicatori, ovvero delle variabili che poi vengono misurate in maniera quantitativa, che vanno a comporre la misurazione di ricchezza o povertà presente nei diversi paesi.

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Dati sulla povertà educativa

Gamiddo Simona Pia Alcuni dati:

Il ruolo dei servizi per la prima infanzia e della scuola risalta cruciale in Italia: particolarmente preoccupanti infatti sono i dati relativi alla mancata copertura di servizi per la prima infanzia

  • In Calabria soltanto l'1,2% dei bambini tra gli 0 e i 2 anni frequenta il nido o un servizio integrativo pubblico o convenzionato
  • In Campania 2,6%
  • In Sicilia il 4,6%
  • In Puglia il 5,3% Ben al di sotto del 33%, target minimo posto dall'EU.

Inoltre, in Molise (5,7%) e in Sicilia (8,2%) meno del 10% delle classi della scuola primaria offrono tempo pieno; in Campania, Abruzzo e Puglia circa l'85% delle classi elementari sono escluse da un'offerta formativa più ampia. Il tasso di mancata fruizione del tempo pieno è persino peggiore nella scuola secondaria di primo grado ed il tempo pieno è praticamente assente in Molise (x il 98%) e in Puglia (x il 94%). In questo senso, offrire una buona rete di servizi per i minori, accessibili per tutte le famiglie e di qualità, è una delle fonti principali per il contrasto alla povertà educativa e per supportare la crescita e sviluppo delle nuove generazioni (DATI DEL 2018, Istituto degli Innocenti)

Indicatore AROPE

Un'altro esempio di indicatore per la povertà educativa è l'AROPE, ovvero Art of Risk Of Poverty or social exclusion, identifica il rischio di povertà ed esclusione sociale. È composto da 3 sotto- indicatori:

  1. Persone che vivono in famiglie con un reddito disponibile sotto la soglia di povertà, 60% del reddito nazionale - povertà monetaria.
  2. Persone che vivono in famiglie con un'intensità di lavoro molto bassa, dove i componenti della famiglia in età da lavoro (18-59 anni) hanno lavorato meno del 20% del loro potenziale nell'anno precedente
  3. Persone che sono gravemente deprivate dal punto di vista materiale in termini di difficoltò economiche e di beni di consumo durevoli (es: possono permettersi di sostenere delle spese inaspettate, una vacanza, il riscaldamento adeguato di una abitazione, dei beni durevoli come la lavatrice, televisione a colori, telefono o macchina ... )

L'indicatore AROPE ben rappresenta la multidimensionalità del concetto di povertà: una persona può vivere contemporaneamente tutti e 3 i livelli di rischio o solo alcuni. In Italia l'indicatore è sopra la media EU27 (2015) del 5%.

Povertà assoluta in Italia

Povertà assoluta in italia Indicatore Aree geografiche ona Nord-est Nord-ovest Centro Sud Isole Italia Incidenza della povertà familiare (valori percentuali) 5,3% 6,1% 5,3% 9,6% 10,8% 7% a Famiglie povere (valore assoluto, migliaia di unità) 272 445 284 526 296 1,8milioni Persone povere (valore assoluto, migliaia di unità) 748 1.146 795 1.554 798 5milioni Gamiddo Simona Pia 3 di 14

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