Documento da Università degli Studi di Milano-Bicocca su Specialità e Normalità di Ianes e Demo. Il Pdf esplora la "Dialogica della Speciale Normalità" per l'educazione inclusiva, analizzando l'evoluzione dei Bisogni Educativi Speciali e l'Universal Design for Learning in Psicologia.
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La DIALOGICA DELLA SPECIALE NORMALITA' è un dispositivo che permette di pensare insieme il PRINCIPIO DI NORMALITA' e quello DI SPECIALITA'. Il principio di normalità pone l'accento sull'uguaglianza di valore tra i bambini e sul loro diritto di usufruire di un'educazione di qualità; sottolinea il valore di quei luoghi formativi che accolgono tutti/e in un contesto democratico. Il principio di specialità, invece, porta a guardare l'unicità del singolo e a dare attenzione particolare a bambini che faticano per qualche ragione; inoltre evidenzia l'importanza di costruire un'offerta formativa plurale che permetta di intervenire in modo mirato per limitare la marginalizzazione e la vulnerabilità.
-> Insieme, questi due principi contribuiscono a costruire il pensiero e le pratiche dell'educazione inclusiva. Nessuno dei due è sufficiente da solo, si compensano. Pensare insieme, attraverso il dispositivo della DSN, riusciamo ad individuare un terreno comune che supera la loro contrapposizione dicotomica. -> Riconoscere l'unicità porta la specialità nel campo della normalità e spinge allo sviluppo di un'offerta formativa normale che si faccia plurale nel rispetto delle singolarità. Questa però non è una soluzione statica: richiede di essere costantemente monitorata per evitare il rischio di sbilanciarsi troppo a favore della normalità o della specialità, evitando ad esempio un appiattimento ingiusto di tutte le differenze come se fossero uguali dare vita ad un'offerta formativa che unisca senza omologare e standardizzare.
"La speciale normalità" uscì come libro nel 2006, quando in Italia non si parlava ancora di inclusione ma di integrazione. Oggi, a distanza di 16 anni, sentiamo la necessità di muoversi verso un concetto più ampio di inclusione, superando la macrocategoria dei BES in favore di una sensibilità pedagogica-didattica verso tutte le differenze umane in senso generale. La "speciale normalità" del 2006 sostanzialmente non accettava di rimanere prigionieri del dilemma fra speciale o normale: per speciali si intendeva qualcosa di peculiare, per normale si intendevano le pratiche formative comuni. In alcuni paesi questa distinzione ancora oggi separa le scuole speciali dalle scuole normali, mentre in Italia non si è mai avvertita ufficialmente, anche se agli inizi degli anni 2000 diventò forte la tensione tra interventi speciali e partecipazione alla vita scolastica normale.
Riconosciamo dal 2006 alcune dimensioni di crescita e cambiamento: a livello nazionale vediamo crescere la preoccupazione per come le scuole del nostro paese fatichino a contribuire a una società giusta e democratica, sono ancora tanti i meccanismi presenti nella scuola che la portano a riprodurre disuguaglianze territoriali, sociali, di genere o cittadinanza. Non si può pensare che la scuola possa essere risolutiva da sola ma è necessario riconoscerle il ruolo importante che può giocare. Perciò pensare a un'educazione inclusiva vuol dire occuparsi di una scuola equa per tutti il che richiede un investimento economico, mancato negli ultimi anni, è una chiara direzione verso cui muoversi perché pensare a quale educazione vogliamo significa anche chiedersi quale società vogliamo. Dal 2015 ci accompagna in questo un'importante bussola, l'Agenda 2030, che tratteggia un impegno globale aiutandoci a riconoscere il senso di una continua riflessione, manutenzione e reinvenzione di una scuola equa inclusiva. In questi 15 anni anche in Italia si è cominciato a parlare di inclusione e lo si fa sempre con maggior diffusione; recentemente si affacciano anche scenari intenti a superare il concetto di inclusione, ritenuto Document shared on https://www.docsity.com/it/riassunto-specialita-e-normalita-di-ianes-e-demo/9991587/ Downloaded by: paolo-mariotti-2 (mariots89@gmail.com)ancora parziale, cominciando a parlare di universalità ed equità come offerta formativa plurale e convivenza di tutte le differenze.
Agli inizi degli anni 2000 l'approccio ICF arriva in Italia e si comincia subito a vedere anche le sue potenzialità pedagogiche: provoca un allargamento di concezione antropologica che ci aiuta a renderci conto che nella nostra legislazione vi è un macroscopico difetto di qualità: solo gli alunni con disabilità certificata possono godere di risorse o personalizzazioni? Nasce un fondamentale bisogno di riconoscimento più ampio ed equo delle diverse condizioni di difficoltà al di là della certificazione: si sviluppa il macro-concetto di Bisogno Educativo Speciale su una concezione biopsicosociale del funzionamento umano, normato poi nel 2012. Esistono nella scuola tanti alunni che vivono difficoltà varie per vari motivi: dopo la legge 170 del 2010 sui DSA, di stampo prevalentemente clinico, anche la successiva sui BES viene ancora ancorata ad una dimensione quasi totalmente sanitaria, a cui si inizia ad affiancare un aspetto pedagogico MA gli insegnanti possono iniziare a riconoscere un diritto alla personalizzazione anche a chi non ha disabilità né DSA né altri disturbi diagnosticabili -> questa è la novità culturale più importante del concetto BES.
Una visione ancora più ampia si ha nel 2020 con la normativa del nuovo PEI che introduce un'attenzione ufficiale ai contesti scolastici che concorrono al funzionamento individuale. In questi anni nascono altre figure professionali: tecnico ABA, ADHD homework tutor, DSA tutor ed altri che offrono alle famiglie alla scuola interventi specifici di tipo riabilitativo e abilitativo, nonostante una fatica nel dialogo con la normalità della scuola. In relazione a questo si pongono due dimensioni critiche: i Disability Studies, che danno voce critica alle persone stesse con disabilità nel denunciare i limiti oppressivi, e un altro filone di studi che critica duramente la scuola inclusiva considerandola un nobile intento ma impossibile da praticare. Il modello inclusivo italiano fatica a stare al passo con i veloci cambiamenti sociali: nella scuola vive un'infinita varietà delle differenze umane che continua a mettere in crisi il sistema scolastico. Il dispositivo della speciale normalità può essere utile per affrontare tutto questo in maniera critica, aiutandoci a connettere ambiti e contesti apparentemente separati punto
Il termine inclusione può essere distinto fra definizioni strette e ampie: le definizioni strette si focalizzano sulla presenza e sulla qualità dei processi di apprendimento e socializzazione, quelle ampie mettono l'accento sullo sviluppo di offerte educative capaci di garantire l'apprendimento e la partecipazione. Recentemente, Nilholm e Garansson hanno declinato l'inclusione in quattro definizioni:
-> Ideale sarebbe una proposta che unisce la terza e la quarta: attenzione alle differenze dei singoli soggetti e sviluppo di comunità educative inclusive. Guardare all'inclusione in termini ampi significa pensarla come un orientamento che guida tutte le scelte. L'obiettivo quattro dell'Agenda 2030 dice che l'inclusione diviene la base per un'educazione di qualità tout court e si fa garante dell'accessibilità e della qualità dell'offerta formativa. Il senso del termine quindi si avvicina molto al concetto di giustizia sociale. Bocci sostiene come la pedagogia speciale, concepita come pedagogia inclusiva, non può non occuparsi di quello di essere pensata per tutti e rivolta a tutti Document shared on https://www.docsity.com/it/riassunto-specialita-e-normalita-di-ianes-e-demo/9991587/ Downloaded by: paolo-mariotti-2 (mariots89@gmail.com)l'inclusione è intesa come oggetto della pedagogia speciale. L'inclusione in educazione non ha come target un gruppo specifico ma intende portare l'attenzione sull'equità dell'offerta formativa perché: una scuola equa è una scuola che ha il coraggio di fare differenze positive e compensative; una scuola inclusiva e sensibile alle molteplici differenze individuali, sociali e culturali; una scuola inclusiva riconosce la varietà delle biografie e dei contesti di vita, le specificità dei modi di apprendere, gli interessi e i talenti; una scuola inclusiva da spazio alle molte dimensioni identitarie e le riconosce come risorse per la progettazione dell'offerta formativa -> mira a prevenire marginalizzazione ed esclusioni.
Oltre questo carattere preventivo, la scuola inclusiva ha il compito di minare le ingiustizie sociali, tematizzandole e contribuendo ad attivare processi per limitarne l'impatto: vissuti individuali diventano oggetto di attenzione e riflessione, contribuendo ad identificare gli ostacoli del sistema formativo -> l'attenzione ai gruppi di apprendenti a rischio di marginalizzazione, esclusione o fallimento scolastico è importante per individuare e rimuovere le barriere. Ciò è possibile solo se vengono abbandonati modelli interpretativi individuali: l'esclusione deve essere spiegata in termini di responsabilità sociale e comune. Orientare l'educazione ai principi di inclusione ed equità porta a riconoscere il carattere trasformativo dell'educazione.
L'index per l'inclusione definisce l'inclusione in termini di processo continuo due la scuola è inclusiva nel momento in cui è impegnata in un percorso che mira a realizzare azioni e misure che si orientano a un sistema coerente di valori identificando i rimuovendo un numero sempre maggiore di barriere punto si tratta di un processo potenzialmente infinito che richiede un costante impegno. Non si tratta di individuare le risorse e le modalità per superare gli ostacoli, perché forme di supporto individualizzate rischiano spesso di creare un ponte strettamente individuale non riuscendo a creare un'occasione di rinnovamento in direzione di equità nella logica inclusiva si propone invece un processo di emancipazione dei singoli che diviene al contempo un processo di cambiamento per l'intero contesto educativo. Bocci parla di inclusione come di un propulsore del cambiamento. Fare inclusione significa orientare l'azione educativa al principio di equità, trovando i fondamenti in un'idea di futuro che richieda un posizionamento etico e politico. Personalità precedenti si sono mosse in questa direzione: Freire con la sua idea che il processo di alfabetizzazione contribuisca all'emancipazione dei singoli, Freinet con il suo modo di fare scuola che contribuisce a formare un cittadino capace di cooperare. L'index definisce l'inclusione nell'educazione come aspetto dell'inclusione nella società. Il pensiero inclusivo in educazione assume una funzione trasformativa che investe sia al contesto educativo sia al mondo circostante. Riconoscere il carattere formativo dell'educazione inclusiva aiuta ad articolare con chiarezza le finalità: apprendimento e socializzazione/partecipazione. L'obiettivo è quindi duplice: offrire ambienti di apprendimento in cui sviluppare il proprio potenziale e sentirsi parte attiva di una comunità. Questa doppia finalità può essere discussa: