Documento universitario su Pensare come un Antropologo. Il Pdf esplora i concetti di Cultura e Natura, l'evoluzionismo sociale e l'impatto del colonialismo, con un focus sui valori di onore e vergogna nell'area mediterranea, utile per lo studio universitario.
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Quando affrontiamo queste due parole, queste due categorie, ci imbattiamo in un discorso lungo poiché lontana è l'origine dell'indagine antropologica su Natura e Cultura.
Per Natura s'intende qualcosa di immutabile, stabile nel tempo; di qualcosa che è in noi, impresso nel nostro tessuto biologico; che esiste nella nostra mente ancor prima che il nostro agire.
La Cultura è invece esterna a noi; muta perché è intrinsecamente connessa col tempo; è un modo di vedere le cose; è un modo di dare senso alle cose; è un modo di pensare. È un concetto in sé che si avvale della relazione con altro da sé che ne spiegano il significato.
Ci sono diversi antropologici che si sono interessati all'argomento.
La figura più eminente nello sviluppo della teoria culturologica è Franz Boas. Egli prese coscienza che la sua missione antropologica racchiudeva due elementi importanti: il lavoro sul campo, poiché la cultura ha bisogno di essere osservata da vicino (cultura e luogo sono due facce della stessa medaglia); il valore che egli dà alla visione, alla percezione. Boas ci propone uno sguardo sulla cultura attraverso gli "occhiali culturali" che ciascuno indossa: è attraverso di essi che siamo in grado di dare un senso e un ordine al mondo. Il nostro modo di percepire il mondo, certamente, è correlato ad un modo di organizzare concetti, termini in senso generale, avente aspetti particolari nelle diverse culture. Questo significa che osserviamo il mondo con "occhiali culturali" simili (noi, per esempio, guardiamo la realtà partendo da presupposti culturali personali ma accomunati da uno sguardo generale sul mondo attraverso gli "occhiali culturali" dell'area mediterranea).
Geertz, allievo di Boas, svolse la sua attività a partire dagli anni Cinquanta. Egli si riferisce alla "Cultura" come ad un testo da interpretare. In altre parole così come il nostro approccio ad un testo è di tipo interpretativo, allo stesso modo è lo sguardo dell'antropologo sul vissuto dei nativi. Geertz, infatti, definisce il suo approccio alla cultura come "semiotico" poiché pensa che l'antropologia non sia una scienza alla ricerca di leggi ma una scienza interpretativa alla ricerca del significato, partendo dall'osservazione del particolare.
La cultura è da sempre legata alle cose attraverso cui diamo significato. Il carattere materiale della cultura è legato a ciò che è espresso da Boas attraverso il concetto di "occhiali culturali" poiché solo il nativo di un luogo darà valore unico a quell'oggetto in modo imprescindibile dalla sua vita e dal luogo in cui vive. L'archeologia è proprio lo studio dei popoli - come disse uno studioso - attraverso gli oggetti che ci hanno lasciato e che hanno assunto un valore nel mondo e per il mondo. Anche l'archeologia si avvale del lavoro sul campo proprio perché ogni piccola cosa ritrovata è una risorsa preziosa per far luce sul nostro passato. Esiste, quindi, un forte legame tra la storia di un nativo, di un popolo e le cose che raccontano la storia della loro cultura.
La cultura materiale trova, tuttavia, un suo filo conduttore nella teoria dell'evoluzionismo sociale che è considerato il primo approccio al metodo antropologico basato sulle teoria dell'evoluzione di Darwin. La storia sociale rappresentava il tessuto della storia naturale pertanto tutti gli individui, secondo Darwin, potevano essere considerati all'interno di un albero della vita considerandone tutti gli aspetti comuni, da quelli fisiologici e anatomici a quelli economici, ai sistemi di parentela , all'organizzazione politica.
L'americano Morgan e il britannico Tylor prendendo in riferimento quanto assunto da Darwin ne studiarono alcuni aspetti in particolare.
Altro ambito significativo e molto dibattuto della teoria culturologica riguarda la questione se siamo creature della natura oppure dell'educazione, cioè se sono più incidenti i fattori biologici o quelli culturali. Sebbene biologia e natura abbiano avuto spesso un ruolo di secondo piano nello studio antropologico della cultura, Ruth Benedict, della corrente boasiana, volle argomentare questa tesi contro il razzismo dimostrando che tutti siamo collocati all'interno di una cornice - tutti uguali - e che non esiste una relazione tra natura biologica e la trasmissione del patrimonio culturale. Il fattore biologico non spiega la cultura, le differenze fra le culture né la sua evoluzione.
Infine uno sguardo diverso sulla cultura è quello del francese Lévi-Strauss. Il suo studio fu rivolto alla struttura universale del pensiero umano (come pensa l'uomo?). Secondo questo studioso la giusta analisi non parte dal punto di vista dell'indigeno bensì dal suo schema mentale cosicché l'approccio alla conoscenza e alla cultura deve fare i conti con i meccanismi della mente da cui nascono espressioni, valori e concetti culturali incontrando, così, l'ambito dell'antropologia cognitiva. This document is available free of charge oCi sono tre rischi importanti che non vanno sottovalutati quando ci si approccia allo studio della cultura:
Questi tre aspetti sono connessi all'essenzialismo che tende ad auspicare una immobilità culturale sulla base di stereotipi e perfino su specifici pregiudizi (come accadde per l'Apartheid in Africa).
Gran parte del dibattito culturale si concentrò nel mondo accademico nordamericano e in Gran Bretagna lo studio si spostò dall'ambito della cultura a quello della società. Uno dei motivi per cui è importante insistere sulla cultura è la misura con cui ci si avvale del ruolo importante che essa ha nella vita umana.
Molti antropologi affermano che l'antropologia emerse come una branca distinta del sapere intorno al XIX secolo quando iniziò a diffondersi l'interesse per l'evoluzione umana.
Durante il periodo illuminista ci fu un grande interesse nei confronti della condizione naturale dell'uomo anche se, inizialmente, questo non sempre era connesso alla conoscenza della varietà delle culture nel mondo. La domanda che ci si poneva era in relazione alla distinzione tra natura umana e natura animale, su cosa distinguesse la specie umana da quella animale. Quello che interessò maggiormente gli studiosi moderni non fu tanto la distinzione astratta e primitiva della "natura umana" piuttosto fu la relazione tra gli esseri umani in quanto membri delle rispettive società.
Il selvaggio era inteso come "vivere selvaggio" e libero. Il prototipo di selvaggio era l'indiano americano che, secondo l'europeo, indicava l'idea di "uomo naturale" più di quanto lo fossero inglesi e francesi. Nel Settecento e primo Ottocento la concezione più tipica della natura umana era che gli uomini fossero dei "bruti addomesticati". La relazione tra natura e società, tuttavia, fu controversa. Alcuni l'associavano alla concezione cristiana secondo cui la natura è buona e la società è un male necessario; altri sostenevano che la società è la vera essenza della natura cioè gli uomini si possono ritrovare, e riconoscersi, soltanto dove esiste una società.
Tra le teorie antropologiche che enfatizzano la distinzione tra "primitivo" e "non primitivo" troviamo:
All'inizio del XIX secolo si ebbe l'interesse per una scienza che comprendesse anche la fisica, la chimica e la biologia, questo perché l'antropologia moderna definisce che tutti gli uomini siano uguali dal punto di vista biologico e fisico. Negli anni Sessanta dell'Ottocento faceva il suo ingresso l'antropologia evoluzionista, quella che ancora era chiamata etnologia. Il concetto di "evoluzione" considera due aspetti quello temporale e quello spaziale cioè le cose si evolvono nel tempo e nello spazio. Inoltre una differenza importante fu tra l'evoluzione biologica e l'evoluzione sociale. L'evoluzione biologica si affidava alle teorie di Darwin sulla evoluzione della specie mentre l'evoluzione sociale prevede che i tratti acquisiti, non trasmettibili geneticamente, siano trasmessi da un individuo ad un altro all'interno di relazioni sociali esistenti. Lo spostamento del concetto di evoluzione sulla sfera sociale comporta un approccio nuovo attorno al concetto di civiltà.
Lewis Morgan si occupò di questo secondo aspetto, fu il primo teorico dell'evoluzionismo a condurre una serie di esperienze sul campo con delle popolazioni indiane e gli irochesi. Di questi studiò il sistema delle relazioni di parentela e le loro istituzioni politiche tradizionali, redigendo alla fine un modello comparativo per comprendere i sistemi di parentela di tutto il mondo. Inoltre, rispetto allo studio delle civiltà, Morgan collocò la società all'interno di fasi evolutive che spiegavano la vita selvaggia e quella civilizzata. Da questo ne dedusse che la vita selvaggia attraversava più fasi evolutive mentre la civiltà appariva uniforme.