Documento universitario su Insegnare a Trasgredire, analizzando la pedagogia impegnata e l'educazione come pratica della libertà. Il Pdf esplora il ruolo dell'educazione nel promuovere il benessere e l'autorealizzazione degli studenti, il cambiamento multiculturale e la teoria come strumento di liberazione.
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L'educazione come pratica della libertà è un processo di apprendimento che risulta più facile a chi insegna, a chi ritiene che questo lavoro non sia semplicemente la condivisione di informazioni, ma la condivisione della crescita intellettuale spirituale degli studenti. Insegnare rispettando e prendendosi cura delle anime degli studenti è essenziale affinché l'apprendimento possa avere luogo in maniera più intensa e intima.
Il pensiero di Freire sfida l'educazione depositaria: tutto ciò che gli studenti devono fare è assorbire le informazioni fornite loro da un docente, essere in grado di memorizzarle e ricordarle. Freire insiste sull'idea dell'educazione come pratica della libertà.
Il monaco buddista Thich Nhat Hanh invita gli studenti essere partecipanti attivi ed offre un modo di pensare alla pedagogia che enfatizza l'integrità e l'unione di mente, corpo e spirito.
La "pedagogia impegnata" promuove il benessere: ciò significa che chi insegna deve impegnarsi attivamente in un processo di autorealizzazione e capace di promuovere il proprio benessere personale, per poi essere in grado di fornire strumenti di autodeterminazione agli studenti. Freire, con il suo lavoro, ha offerto all'autrice un modo per comprendere i limiti del tipo di istruzione da lei ricevuta e la possibilità di scoprire strategie alternative per l'apprendimento e l'insegnamento.
Molti docenti rispondono con estrema ostilità all'idea dell'educazione libertaria che collega la volontà di sapere alla volontà di diventare.
Oggi gli studenti appaiono molto più incerti in merito al proprio progetto di autorealizzazione. Essi vogliono un'educazione che guarisca il loro spirito poco informato e consapevole, una conoscenza significativa. Si aspettano una connessione tra ciò che stanno imparando le esperienze di vita che attraversano nella loro interezza.
La pedagogia impegnata valorizza necessariamente l'espressione dello studente. Essa non cerca soltanto di fornire strumenti di crescita personale agli studenti, ma diventa anche un luogo in cui chi insegna cresce e acquisisce competenze nel corso del processo. Il docente che accetta la sfida dell'autorealizzazione sarà maggiormente in grado di dare vita a pratiche pedagogiche capaci di coinvolgere gli studenti, fornendo modalità di conoscenza che migliorino la capacità di vivere pienamente e intensamente.
Hooks racconta della ventesima riunione del liceo, affermando quanto questa riunione sarebbe stata diversa, perché per la prima volta stavano per incontrarsi in una riunione mista. Negli anni precedenti, le riunioni erano sempre state separate, i bianchi avevano la propria riunione dalla loro parte della città e neri avevano la loro.
Nessuno riusciva immaginarsi una riunione mista. "Nelle nostre vite di adolescenti, il periodo della desegregazione razziale era stato pieno di ostilità, rabbia, conflitti e perdite. Noi ragazzini neri eravamo fuori mondi di essere stati costretti a lasciare la nostra amata scuola per neri e dover attraversare la città per essere inseriti nelle scuole bianche. Eravamo noi a spostarci, e quindi assumerci la responsabilità di rendere reale la desegregazione. Abbiamo dovuto rinunciare a quanto era per noi familiare, ed entrare in modo freddo e alieno."
This document is available on studocu Downloaded by Sonia Busca (soniabu.tn@gmail.com)Hooks descrive questo periodo come particolarmente infelice; uno dei suoi migliori amici in quel periodo era un bianco e la cosa faceva arrabbiare chi li vedeva. L'amicizia capace di superare le barriere razziali era di per sé già abbastanza grave, ma quando andava oltre quelle di genere era inaudita, e pericolosa tanto che alcuni bianchi adulti su una macchina cercarono di mandarli fuori strada. I genitori di Ken erano religiosi, e la loro fede li spingeva a credere nella giustizia razziale. Furono tra i primi bianchi della comunità dell'autrice a invitare i neri ad andare a casa loro, a mangiare al loro tavolo, a pregare insieme. "lo era una delle migliori amiche di Ken, perciò mi diedero il benvenuto nella loro casa. Dopo ore di discussioni e analisi dei possibili pericoli, i miei genitori mi diedero il permesso di andare lì a mangiare. Ebbi la sensazione di fare la storia, che stessimo vivendo il sogno della democrazia, creando una cultura in cui l'uguaglianza, l'amore, la giustizia e la pace avrebbero modellato il destino dell'America.
La differenza razziale ci costringeva a lottare per rivendicare l'integrità di quel legame. Non ci facevamo illusioni. Sapevamo che ci sarebbero stati ostacoli, conflitti e dolore. Sapevamo che nell'ambito del patriarcato capitalista e suprematista bianco avremmo dovuto pagare un prezzo alto per questa amicizia, avremmo avuto bisogno di molto coraggio per difendere la nostra fede nella democrazia, nella giustizia razziale, nel potere trasformativo dell'amore. Consideravamo il nostro legame abbastanza forte e capace di affrontare questa sfida."
L'autrice continua poi: "Nella mia vita adulta ho conosciuto pochi bianchi davvero disposti a tutto per realizzare un mondo di uguaglianza razziale, persone bianche disposte a correre rischi, essere coraggiose, a vivere controcorrente. [ ... ] le nostre idee di cambiamento sociale non erano fantasia e le nostre azioni non erano plasmate da nessuna elaborata teoria politica post-moderna. Stavamo semplicemente cercando di cambiare il modo in cui la vita di tutti giorni, cosicché i nostri valori e modi di essere riflettessero il nostro impegno per la libertà. La nostra principale preoccupazione era la fine del razzismo".
Oggi viviamo in mezzo a quella confusione, immersi nel caos, incerti della possibilità di costruire e sostenere la comunità. Le figure pubbliche sono strenuamente impegnati a mantenere i sistemi di dominio: razzismo, sessismo, sfruttamento di classe e imperialismo. Ci insegnano a credere che il dominio sia "naturale", che sia giusto che i forti regnino sui deboli, i potenti sugli inermi.
È evidente che uno dei motivi principali per cui non abbiamo ancora sperimentato una rivoluzione di valori è che la cultura del dominio promuove necessariamente la dipendenza dalla menzogna e dalla negazione. Molti bianchi, infatti, sostengono che il razzismo non esiste più.
Che emozione, sentire le persone parlare di diversità culturale! Per chi di noi vive ai margini (persone di colore, persone provenienti da contesti proletari, gay e lesbiche, ecc.), Per chi si è sempre sentito ambivalente rispetto alla propria presenza in istituzioni in cui la conoscenza è condivisa tramite modalità che riproducono colonialismo e il dominio, è stato elettrizzante immaginare che la visione della giustizia e della democrazia al cuore del movimento per i diritti civili sarebbe stata realizzata nell'accademia. Per molte persone, invece, fu difficile accettare l'idea che il riconoscimento della differenza richiede anche la volontà di accogliere il cambiamento in classe, per consentire mutamenti nei rapporti tra gli studenti. Molte persone furono prese dal panico.
Quando questa paura si unì al rifiuto di cambiare, che caratterizzava la posizione della vecchia guardia, si fece spazio un contraccolpo collettivo dai risultati opposti. Improvvisamente, i docenti che avevano preso sul serio le questioni del multiculturalismo e della diversità culturale facevano marcia indietro, manifestavano dubbi, pronunciandosi in modo tale da ripristinare tradizioni faziose o rendere in efficaci i cambiamenti che avrebbero favorito la diversità nella rappresentazione e nelle prospettive all'interno delle facoltà e dei programmi.
Alcune persone sono convinte che chi sostiene la diversità culturale voglia sostituire una dittatura del sapere con un'altra, passando da un modo di pensare tradizionale a un altro. Questa è, forse, la falsa percezione più sbagliata della diversità culturale. In tutte le rivoluzioni culturali ci sono periodi di caos e Downloaded by Sonia Busca (soniabu.tn@gmail.com)confusione, momenti in cui vengono commessi gravi errori. Se temiamo gli errori, gli sbagli, criticandoci a vicenda e costantemente, non renderemo mai un luogo culturalmente diversificato, in cui le studiose, gli studiosi e i programmi formativi sappiano affrontare ogni dimensione di quella differenza.
Dobbiamo accettare la natura prolungata della nostra lotta, essere disposti a essere pazienti e vigili. Impegnarci nel lavoro di trasformazione dell'accademia, per farla diventare un luogo in cui la diversità culturali in forma ogni aspetto del nostro apprendimento, significa abbracciare la lotta e sacrificio. Non possiamo farci scoraggiare facilmente, ne disperare di fronte al conflitto. Dobbiamo affermare la nostra solidarietà attraverso l'adesione collettiva a uno spirito di apertura intellettuale che celebri la diversità, accolta il dissenso e si rallegri della dedizione alla verità.
La maggior parte di noi è stata educata in contesti in cui gli stili di insegnamento riflettevano la nozione di una singola norma di pensiero ed esperienza, che ci hanno incoraggiato a ritenere universale. Per questo, la paura degli insegnanti si manifesta quando viene chiesto loro di cambiare i propri paradigmi.
Hooks sottolinea l'impatto del lavoro di Freire su questo pensiero: la sua formazione ha avuto luogo nelle scuole segregate, spiego la differenza tra un'esperienza di apprendimento in cui ci si sente riconosciuti come importanti significativi e quella successiva alla desegregazione, nella quale i giovani neri furono costretti a frequentare scuole in cui erano considerati oggetti e non soggetti. Molti dei docenti presenti alla prima riunione si mostrarono infastiditi dalla discussione che si fondava in maniera esplicita su punti di vista politici. Ancora una volta si rivelò necessario ricordare a tutti che l'educazione non è mai politicamente neutra. "Invitammo a parlare, sia formalmente che informalmente, del tipo di lavoro che stavamo portando avanti per trasformare l'insegnamento e apprendimento, in modo tale da realizzare un'educazione multiculturale. [ ... ] Ascoltare altri individui e descrivere strategie concrete si rivelò un approccio utile a dissipare le paure".
Nell'ambito dei Women's Studies, le docenti si dedicavano le donne di colore quasi sempre alla fine del semestre, o raggruppavano tutto ciò che riguardava la razza e la differenza nello stesso capitolo. La riluttanza ad approcciare l'insegnamento dal punto di vista che include la consapevolezza delle questioni relative razza, sesso e classe è spesso radicata nella paura che le aule diventino ingestibili, che le emozioni e le passioni non possano essere controllate: " molti professori mi hanno trasmesso la sensazione che l'aula dovrebbe essere un luogo "sicuro", che di solito si traduce nel professore che tiene le proprie lezioni a un gruppo di studenti tranquilli, che rispondono solo quando vengono interpellati. È l'assenza del senso di sicurezza che spesso induce il silenzio prolungato o alla mancanza di coinvolgimento degli studenti". Uno degli obiettivi centrali della pedagogia trasformativo è quello di rendere l'aula un ambiente democratico in cui tutti sentono la responsabilità di contribuire.
Freire ha definito l'"educazione depositaria", dove tutti gli studenti sono considerati semplicemente come consumatori passivi.
Ciò che tutti condividiamo idealmente è il desiderio di apprendere: ricevere attivamente quella conoscenza capace di migliorare il nostro sviluppo intellettuale e la nostra capacità di vivere più pienamente nel mondo.
Gli educatori sono scarsamente preparati ad affrontare realmente la diversità, Per questo nello sforzo di creare strategie di insegnamento capaci di dare spazio all'apprendimento multiculturale l'autrice realizza dei "codici culturali“ differenti:
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