Documento da Alma Mater Studiorum - Università di Bologna su Morfologia - A. Thornton. Il Pdf esplora la morfologia, definendo concetti come parola, lessema e morfema, e analizzando l'allomorfia e i modelli teorici. Questi appunti universitari sono utili per lo studio della materia.
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Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
33 pag.
Document shared on www.docsity.comMorfologia / A. Thornton
Morfologia= disciplina che studia la struttura interna delle parole
Parola= non si è giunti ad una nozione assoluta e universalmente valida, ma vi sono
tuttavia degli elementi in comune:
Parola grafica= elementi che si presentano nella rappresentazione ortografica della frase
come una sequenza continua di lettere isolata da due spazi bianchi o da uno spazio
bianco e un altro separatore. [Parola grafica= elemento compreso fra due separatori in un
testo scritto].
Separatori:
Occorrenza= ripetersi di una stessa parola grafica (es. nella frase "gli amici dei miei amici
sono miei amici" la parola amici occorre tre volte, mentre miei occorre due volte).
Lessema: forma di citazione delle parole grafiche flesse. Un lessema è un elemento
dotato di significato lessicale (1) (es. AMICO significa "persona con cui si ha un legame
affettivo, di amicizia"), che appartiene ad una certa classe (2) ed è rappresentabile da una
o più forme (3) (flessione). In questo senso, il lessema è un'unità di livello più astratto,
al quale appartengono le sue diverse forme, le quali condividono tutte lo stesso significato
(a livello lessicale non c'è differenza fra amico o amici).
L'insieme dei lessemi di una lingua costituisce il lessico di quella lingua.
Nei vocabolari, che mirano alla rappresentazione del lessico di una lingua, le informazioni
su ogni lessema sono riportate in una voce detta lemma, ordinata alfabeticamente sulla
sola base della forma di citazione. Per convenzione i lessemi si indicano scrivendo in
maiuscoletto la loro forma di citazione.
Le tradizioni grammaticali e lessicografiche di diverse lingue possono differire nella scelta
delle forme flesse da usare come lemmi: es. in italiano si usa il singolare dei nomi, il
maschile singolare degli aggettivi, l'infinito dei verbi; mentre in latino e in greco si usa la
prima persona dell'indicativo presente; in arabo la terza persona singolare maschile del
perfetto.
Caso di dei, un'entità che nasce dall'unione della preposizione di con l'articolo i; parola
grafica che unisce in é forme di due diversi lessemi: DI e IL. Dunque, non sempre c'è una
corrispondenza I:I tra parole grafiche e forme, né tra parole grafiche e lessemi: a volte una
parola grafica riunisce in sé più di una forma e rimanda quindi a più di un lessema.
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Document shared on www.docsity.comInoltre, non è corretto chiamare la forma de- del lessema DI "forma flessa". Infatti, le forme
flesse esprimono il significato lessicale del lessema in combinazione con uno o più
significati grammaticali (numero, genere, tempo, modo, diatesi, aspetto).
Ci sono però anche casi in cui la differenza tra due forme di uno stesso lessema non è
riconducibile a una differenza di significato grammaticale: es. l'articolo determinativo
maschile IL ha tre forme di maschile singola il, lo, l'e due forme di maschile plurale i e gli >
la scelta di quando usare una forma piuttosto che l'altra non dipende dal significato
grammaticale che è identico, ma dalla struttura fonologica della parola che segue (l'e
gli si usano davanti a parole che iniziano per vocale ecc.). In italiano non c'è un termine
preciso per parlare di queste forme (De Mauro le chiama solo "forme"), mentre in inglese
esse vengono chiamate shape, distinguendole da form, usato per denominare le forme
flesse; la Thornton propone di usare il termine "forma contestuale del lessema": de- è la
forma contestuale del lessema DI usata nelle preposizioni articolate, a è la forma
contestuale dell'articolo indet. inglese usata davanti a parole che iniziano per consonante
ecc.
Il rapporto tra forme flesse e parole grafiche non è biunivoco:
Ci sono anche lessemi che non hanno forme flesse (es. tesi, blu, su, gli avverbi in -
mente ecc.). I lessemi invariabili sono di due tipi:
In italiano, e in altre lingue, ci sono lessemi che si presentano sempre in una stessa forma
e lessemi che si possono presentare in forme diverse, determinate dal contesto fonologico
o sintattico (forme contestuali) e/o portatrici di diversi significati grammaticali che i lessemi
di una certa classe esprimono obbligatoriamente in italiano (forme flesse).
La terminologia grammaticale tradizionale afferma che i lessemi che non hanno forme
flesse appartengono alle parti del discorso invariabili.
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Analisi grammaticale= si occupa di analizzare le occorrenze delle forme dei lessemi; in
alcuni casi le informazioni si riferiscono all'intero lessema (es. belle= "aggettivo
qualificativo"), mentre in altri casi si riferiscono solo alla specifica forma che l'occorrenza
rappresenta (es. belle=" aggettivo qualificativo, femminile plurale").
Dunque, se nei nomi il genere è proprietà del lessema, il cui valore rimane invariato in
tutte le sue forme flesse, negli aggettivi un certo valore di genere non è una proprietà del
lessema ma solo delle singole forme flesse.
Per i verbi il numero delle informazioni contenute nell'analisi grammaticale è molto più alto;
inoltre la natura delle informazioni è in parte diversa, aggiungendosi anche indicazioni
relative al modo, tempo/aspetto, diatesi, persona, numero.
I lessemi appartengono a categorie diverse chiamate parti del discorso o classi di parole,
oppure categorie lessicali (o ancora categorie sintattiche o categorie grammaticali).
Le informazioni di cui si dà conto nell'analisi grammaticale e che sono in parte diverse per
le varie categorie lessicali vengono chiamate dalla linguistica moderna categorie
grammaticali o categorie morfosintattiche.
Le categorie grammaticali presentano in lessemi diversi e/o forme flesse diverse di uno
stesso lessema diversi valori (o tratti morfosintattici1): es. il lessema CASA presenta
valore femminile nella categoria del genere, mentre il lessema LIBRO presenta valore
maschile nella stessa categoria ecc.
Inoltre, l'analisi grammaticale tradizionale non distingue le forme contestuali.
I lessemi appartengono a categorie lessicali; i lessemi appartenenti ad alcune categorie
lessicali (quelli che non comprendono solo lessemi invariabili) esprimono determinate
categorie grammaticali (o morfosintattiche); ogni categoria grammaticale presenta in
ciascuna forma flessa di un lessema un determinato valore o tratto morfosintattico.
Classi di flessione= raggruppamenti che comprendono tutti i lessemi che formano le
parole flesse nello stesso modo.
I verbi in italiano si raggruppano in diverse classi di flessione, dette coniugazioni (-are/-
ere/-ire): i verbi che appartengono a una stessa coniugazione formano le proprie forme
flesse nello stesso modo e in un modo che può essere diverso da quello adottato in
un'altra coniugazione.
Anche i nomi italiani possono essere raggruppati in classi di flessione in base al modo in
cui formano le proprie forme flesse: es. CASA appartiene alla stessa classe di flessione di
ARPA, VITA ecc. con il singolare in -a ecc.
Classi di flessione dei nomi italiani:
Nell'insegnamento della grammatica tradizionale queste classi di flessione non sono state
individuate perché il numero di forme flesse dei nomi è molto basso.
1 I tratti in questione sono contenuti in entità di ordine morfologico (parole) ma hanno rilevanza per
l'interpretazione di entità di ordine sintattico (sintagmi, frasi): es. il tratto del numero è proprietà di
un intero sintagma nominale, non solo del nome che ne è testa.
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Rapporti tra le diverse forme flesse di uno stesso lessema che presentano parziali entità
nel significante/significato.
La forma flessa può essere scomposta in:
Radici, desinenze, prefissi e suffissi condividono tutti la stessa caratteristica: sono entità
che ri ripresentano in parole diverse mantenendo in ciascuna lo stesso significato e lo
stesso significante (es. bar, barista, baretto ecc.); ma vi possono essere anche elementi
omonimi, cioè identici nel significanti ma diversi nel significato (bar # bara > bar-
rappresenta due radici omonime).
Inoltre, radici, desinenze, prefissi e suffissi non sono scomponibili in sottoelementi che
diano un contributo al significato globale dell'elemento: es. se la radice "bar" porta il
significato di "locale dove si consumano bevande a pagamento" non riusciamo ad
identificare al suo interno una sottoporre che significhi "locale" ecc; dunque si tratta di
segni linguistici minimi, non ulteriormente scomponibili in costituenti che siano a loro
volta segni linguistici.
Morfema= termine utilizzato per riferirsi a un segno linguistico minimi indipendentemente
dalla sua natura di radice, suffisso ecc. Terminologia proposta dal linguista polacco
Baudouin de Courtenay nel XIX sec. e accolta da Bloomfield, caposcuola dello
strutturalismo nordamericano.
Unità= De Saussure nel Corso di linguistica generale chiama così il segno minimo.
Vengono poi coniati termini che permettono di classificare i morfemi da diversi punti di
vista: