Le certificazioni volontarie di prodotto nella filiera agro-alimentare

Slide dall'Università San Raffaele sulle certificazioni volontarie di prodotto nella filiera agro-alimentare. Il Pdf esplora le certificazioni religiose Halal e Kosher, descrivendone principi e importanza, ed è utile per studenti universitari che studiano l'argomento.

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Anteprima

Università San Raffaele Roma

www.unisanraffaele.gov.it

Insegnamento

Nutrizione a livello degli alimenti: chimica e tecnologie alimentari Professore Stefania Supino Argomento Le certificazioni volontarie di prodotto nella filiera agro-alimentare 1T Università San Raffaele Roma Stefania Supino

Indice degli argomenti

  • Una premessa
  • Le certificazioni volontarie di prodotto nella filiera agroalimentare
  • Conclusioni

Le certificazioni volontarie di prodotto nella filiera agro-alimentare 1 2 di 18T Università San Raffaele Roma Stefania Supino

Una premessa 1/1

Negli ultimi anni la fiducia dei consumatori nei confronti dei prodotti agroalimentari è stata messa a dura prova da una moltitudine di avvenimenti, sinteticamente riconducibili alla spiccata Industrializzazione della produzione agricola e agroalimentare, al largo impiego di sostanze di origine chimica o di sintesi, al verificarsi di emergenze di tipo alimentare (mercurio, BSE, diossina, OGM), al progressivo aumento delle distanze tra i luoghi di produzione e di consumo, ma anche ad un progressivo ampliamento del concetto di qualità, che ingloba una miriade di aspetti molto variegati, alla base delle istanze dei consumatori. Ciò ha determinato nuove esigenze del consumatore, che sempre più chiede:

  • maggiore sicurezza alimentare: riconducibile all' assenza di rischio reale o presunto per la propria salute;
  • maggiori informazioni sul prodotto: informazioni nutrizionali; informazioni su luoghi d'origine e sul produttore; nuovi sistemi di etichettatura, fisica ed elettronica;

Le certificazioni volontarie di prodotto nella filiera agro-alimentare 1 3 di 18T Università San Raffaele Roma

Una premessa 1/2

Stefania Supino

  • maggiori informazioni sui servizi collegati al prodotto: informazioni sulle modalità ottimali di conservazione, sulle ricette particolari e informazioni commerciali, sui sistemi di controllo della produzione utilizzati, sulla sicurezza degli imballaggi e rispetto delle norme di imballaggio;
  • maggiore genuinità: minore impatto della produzione sull'ambiente, in termini di emissioni solide, liquide e gassose; assenza di prodotti di sintesi chimica nel processo produttivo; scelta di metodologie di produzione e trasformazione a basso impatto sull'alimento (riduzione shock termici, meccanici, catena del freddo);
  • maggiore tipicità: uso di metodi di produzione tradizionali, prodotti fortemente legati ad un territorio e alla sua storia;
  • maggiore eticità, in termini di produzioni rispettose dei diritti dei lavoratori, prodotti derivati da attività di inserimento sociale di lavoratori disabili o a rischio di devianza, produzioni derivate da attività di recupero sociale di imprese sequestrate alla criminalità organizzata. In una parola il consumatore di oggi cerca sempre di più la Qualità. A fronte di tale scenario di crescente sensibilità dei consumatori che emerge nei processi di acquisto dei prodotti agro-alimentari, si evidenzia una più spiccata attenzione ed un medesimo orientamento anche da parte di tutti gli attori coinvolti nel sistema produttivo e industriale agro-alimentare.

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Una premessa 1/3

E' in questo quadro di riferimento che si collocano le certificazioni volontarie di prodotto aventi come principale obiettivo la valorizzazione e la differenziazione di un prodotto agroalimentare. Tali certificazioni si caratterizzano per un approccio «Business to Consumer» (B2C), ovvero più spiccatamente orientato a "comunicare" con il consumatore finale, in modo da presentare le peculiarità differenzianti il prodotto finito. Le certificazioni volontarie di prodotto B2C normalmente consentono l'uso di "marchi" applicabili sul prodotto stesso, diretti a favorire scelte informate da parte del consumatore, in modo da valorizzare il prodotto e accrescerne il valore intrinseco, in modo trasparente. Si differenziano, dunque, dalle certificazioni «Business to Business» (B2B), dirette a clienti che non rappresentano l'anello finale della filiera, ovvero i consumatori. E' il caso, ad esempio, delle certificazioni richieste dalla GDO, quali ad esempio il BRC (British Retailer Consortium) e IFS (International Food Standard), che riguardano i processi di produzione e che non sono visibili ai consumatori. Le certificazioni volontarie di prodotto nella filiera agro-alimentare 1 5 di 18T Università San Raffaele Roma Stefania Supino Il mondo delle certificazioni di prodotto è ampiamente variegato; solo in Europa se ne contano più di 400; esse sono strettamente collegate al concetto della valorizzazione della filiera agroalimentare. Tali certificazioni, nonostante non facciano esplicito riferimento ai processi produttivi che hanno portato alla realizzazione del prodotto finito (fatta eccezione per le denominazioni), celano inevitabilmente un collegamento con la filiera di appartenenza, valorizzando determinate caratteristiche tecniche di produzione o altre particolarità che coinvolgono e differenziano le productive chains. Le certificazioni volontarie di prodotto nella filiera agro-alimentare 1 6 di 18T Università San Raffaele Roma Stefania Supino

Tipo di certificato

classificazione standard tecnico prevede marchio su prodotto proprietario marchio chi lo rilascia SENZA GLUTINE/gluten free di prodotto regolamentata L. 4 luglio 2005, n. 123 e reg. CE 609/13 e 828/14 e al. si (spiga barrata) x Associazionelta liani Celiaci AIC direttamente no OGM di prodotto regolamentata regolamentazione comunitaria si (noOGM) OMG NO OGM Enti accreditati da ACCREDIA biologico di prodotto regolamentata regolamentazione comunitaria si (BIO) Enti accreditati da ACCREDIA da agricoltura biodinamica di prodotto regolamentata Reg. CE 834/07 si (demeter) demeter ICEA Made in Italy/100% Italy di prodotto regolamentata L 166/2009 si (100%Made in Italy) ITIPI Ist. Per la tutela dei produttori Italiani Le certificazioni volontarie di prodotto nella filiera agro-alimentare 1 7 di 18 demeterT Università San Raffaele Roma Stefania Supino DOP (Denominazione di Origine protetta) di prodotto regolamentata regolamento CE 510/06 si (DOP) Unione Europea Enti accreditati da ACCREDIA IGP (Indicazione Geografica protetta) di prodotto regolamentata regolamento CE 510/06 si (IGP) Unione Europea Enti accreditati da ACCREDIA STG (Specialità Tradizionale Garantita) di prodotto regolamentata regolamento CE n. 509/2006 si (STG) Unione Europea Enti accreditati da ACCREDIA Mangini privi di proteine e grassi aggiunti di prodotto NON regolamentata standard volontario (DTP 042) no CSQA CSQA CSQA Halhal di prodotto NON regolamentata standard volontario si (HALAL) HALAL ITALY HIA (opera sotto CO.RE.IS.) HalHal ITALY Kosher di prodotto NON regolamentata standard volontario si (IKU o K) IKU italy kosher union italy kosher union 13829 Le certificazioni volontarie di prodotto nella filiera agro-alimentare 1 8 di 18T Università San Raffaele Roma Stefania Supino

La certificazione OGM Free

La certificazione NO-OGM - OGM FREE attesta l'assenza o una ridotta quantità di materie prime OGM utilizzate (limite massimo 0,9% per prodotti alimentari, 0,5% per alimenti zootecnici), permettendo di soddisfare le necessità dei consumatori che sono contrari a tale tipologia di produzione. OGM: "Sigla di organismo geneticamente modificato, usata per indicare organismi il cui patrimonio genetico è stato modificato mediante ibridazione e selezione o mutagenesi e selezione, oppure con metodiche che prevedono manipolazioni del DNA e inserimento mirato di nuovi geni (transgeni) negli organismi". Queste garanzie vengono più frequentemente applicate nel campo di alimenti ad uso zootecnico (soia e mais in particolare). Per poter apporre al prodotto finito il marchio NO OGM, è quindi necessario controllare tutti gli stadi della filiera onde evitare casi di cross contamination, ed accertare che tutti i partecipanti alla creazione di tale prodotto rispettino i requisiti prefissati. OGM FREE Le certificazioni volontarie di prodotto nella filiera agro-alimentare 1 9 di 18T Università San Raffaele Roma Stefania Supino

La certificazione Senza Glutine/Gluten Free

La Spiga Barrata è un simbolo registrato e di proprietà dell'Associazione Italiana Celiaci (AIC) che alla fine degli anni '90 ha iniziato la concessione controllata del marchio. Destinatari del simbolo sono tutti quei prodotti per i quali sia stata accertata l' idoneità al consumo da parte dei celiaci, caratterizzati da un contenuto di glutine inferiore ai 20 ppm (Regolamento europeo 828/2014). L'AIC è dotata di una struttura tecnica autonoma in grado di valutare i prodotti ed i relativi processi produttivi allo scopo di concedere la certificazione e l'uso del marchio in etichetta, rappresentando così una garanzia supplementare per i consumatori celiaci. Raffigura uno strumento oggettivo che può essere utilizzato dalle aziende per dimostrare la due diligence nella gestione del claim "Senza Glutine". Si applica ai prodotti e alle imprese di ristorazione. SENZ E A Le certificazioni volontarie di prodotto nella filiera agro-alimentare 1 10 di 18T Università San Raffaele Roma Stefania Supino

Certificazioni religiose: Halhal

La certificazione Halal asseconda le necessità del consumatore musulmano; infatti il termine Halal si riferisce ad un prodotto "lecito", secondo i criteri e i valori su cui si fonda la stessa Rivelazione Coranica. Una delle pratiche Halhal più conosciute e controverse è la purificazione dell'animale attraverso completo dissanguamento senza stordimento. Occorre considerare che per un musulmano osservante la religione è essenzialmente la legge divina, che comprende non soltanto principi morali universali, ma anche norme particolari su come l'uomo deve amministrare la propria esistenza: mangiare, generare, dormire. La certificazione Halal aiuta, quindi, il consumatore islamico a condurre la propria vita osservando le proprie leggi religiose. Applicabile ai più svariati settori, food, cosmesi, tessile e persino la finanza, la sua adozione è generalmente un presupposto necessario per esportare prodotti verso paesi islamici. La certificazione Halal contemporaneamente soddisfa le esigenze della Comunità Islamica presente in Italia, stimata nel rapporto CARITAS/MIGRANTES 2010 in 1.354.000 unità. Le certificazioni volontarie di prodotto nella filiera agro-alimentare 1 11 di 18

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