Riassunto del libro Persone e Mondi di Angelo Panebianco, capitoli 10-16

Documento dalla Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) su Riassunto Libro Persone e Mondi Angelo Panebianco: Capitolo 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16. Il Pdf, utile per lo studio universitario di Diritto, riassume i capitoli 10-16 del libro "Persone e Mondi" di Angelo Panebianco, trattando temi come le guerre irregolari, le divisioni etniche e i regimi autoritari.

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40 pagine

Riassunto Libro Persone e Mondi
Angelo Panebianco: Capitolo 10, 11,
12, 13, 14, 15, 16
Relazioni Internazionali
Libera università di lingue e comunicazione (IULM)
39 pag.
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PERSONE E MONDI
AZIONI INDIVIDUALI E ORDINE INTERNAZIONALE
ANGELO PANEBIANCO
RIASSUNTO CAPITOLI: X, XI, XII, XIII, XIV, XV e XVI
CAPITOLO X
VESTFALIA E COS’ALTRO?
1
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Riassunto Libro Persone e Mondi Angelo Panebianco: Capitolo 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16 Relazioni Internazionali Libera università di lingue e comunicazione (IULM) 39 pag. Document shared on https://www.docsity.com/it/riassunto-libro-persone-e-mondi-angelo-panebianco-capitolo-10-11-12-13-14-15-16/11429929/PERSONE E MONDI AZIONI INDIVIDUALI E ORDINE INTERNAZIONALE ANGELO PANEBIANCO RIASSUNTO CAPITOLI: X, XI, XII, XIII, XIV, XV e XVI

CAPITOLO X

VESTFALIA E COS'ALTRO?

1 Document shared on https://www.docsity.com/it/riassunto-libro-persone-e-mondi-angelo-panebianco-capitolo-10-11-12-13-14-15-16/11429929/Il periodo tra la Pace di Vestfalia (1648) e lo scoppio della Rivoluzione Francese (1789) è un prezioso terreno di sperimentazione e controllo per quanto riguarda le categorie interpretative inerenti la politica occidentale. Il 'sistema vestfaliano' ha ispirato l'idea che la politica internazionale sia un comparto separato rispetto alla politica interna. E' all'inizio di questo periodo che nasce il "sistema di stati sovrani", in quel secolo e mezzo, in cui l'equilibrio di potenza, inteso come meccanismo/ principio fondamentale del funzionamento della politica internazionale, operò nel modo più chiaro e inequivocabile. La "Ragion di Stato" sostituì le appartenenze confessionali come motore della politica estera dei (nuovi) stati sovrani. Quegli stati sovrani erano il prodotto i una "rivoluzione militare" avvenuta a cavallo del Cinquecento e Seicento. Il sistema vestfaliano -ormai lo sappiamo- è un mito o una leggenda. E' quel mito l'immagine di un sistema di stati sovrani che competono il regime di anarchia internazionale e che osservano le regole della balance of power che ha consentito l'affermazione di un'idea tuttora accettata da molti studiosi del sistema internazionale: l'idea che la politica internazionale sia un compartimento a se stante distinto e separato dalla politica interna e anche relativamente libero da altre condizionamenti sociali dotato di una sua logica di funzionamento speciale e diversa. Consiste nel modello "palle di biliardo" [ Wolfers 1962] ovvero l'immagine di uno spazio chiuso in cui le varie palle gli Stati rotolano e si scontrano seguendo schemi che si ripetono nel tempo e che dipendono dalle caratteristiche di quello spazio dalle connesse regole del gioco e dal modo in cui tale caratteristiche e tali regole influenzano le decisioni dei governanti.

Vi sono poi tre principali cliché.

  1. A Vestfalia sarebbe nato il "sistema degli Stati sovrani": è semplicemente un falso storico. A Vestfalia non nasce alcun nuovo sistema degli Stati (sovrani o meno). L'intervallo di tempo fra Vestfalia e la Rivoluzione francese corrisponde all'epoca d'oro della "balance of power": regge male alla prova dei fatti.
  2. La religione da Vestfalia in poi non svolge più alcun ruolo internazionale significativo sostituito ormai dalla Ragion di Stato: riguarda la perdita di ruolo della religione a favore della ragion di Stato. In realtà la religione resta politicamente assai influente. In primo luogo opera attraverso il processo che è stato chiamato di "confessionalizzazione". La conseguente divisione fra "noi" e "loro" quindi ingroups e outgroups mette capo a una forma di patriottismo che è stato opportunamente definito sanctified patriotism. Questo fa coincidere la difesa in guerra del proprio Paese con la difesa della fede. Secondo questa interpretazione è la confessionalizzazione, conseguenza della lotte tra Riforma e Controriforma, e non Vestfalia, a favorire il lungo processo che condurrà infine alla formazione degli Stati moderni.
  3. Vi è poi la dottrina della Ragion di Stato che conosce effettivamente un'ampia diffusione fra uomini di governo e uomini di cultura nel periodo considerato. Tutto ruota intorno alla definizione di "stato". Gli Stati europei nel Seicento non possiedono alcuno di quei caratteri. Secondo Reinhard, lo "stato sovrano" o "stato moderno" (sinonimi) sono stati che: monopolizzano legittimamente la forza possiedono confini precisi siano percepiti dai più come una forza impersonale distinta dai governanti e sono una conquista assai recente dell'Europa.

Per quanto riguarda invece la questione della rivoluzione militare per tale si intende: un cambiamento concentrato in un periodo ristretto di tempo, nel modo di condurre la 2 Document shared on https://www.docsity.com/it/riassunto-libro-persone-e-mondi-angelo-panebianco-capitolo-10-11-12-13-14-15-16/11429929/guerra, dovuto alla somma di innovazioni tecniche - diffusione delle armi da fuoco- e di innovazioni organizzative come la nuova disciplina imposta alla fanteria dalle riforme delle olandese Guglielmo d'Orange. Charles Tilly colloca il debutto dello Stato moderno con la rivoluzione militare

Gli storici utilizzano altre edizioni più appropriate: "stati dinastici", ossia patrimoniali, oppure "stati compositi" (un agglomerato di territori eterogenei ciascuno dotato di proprie leggi e tradizioni nonché di distinte identità, sottomessi allo stesso monarca). Giuridico e forse anche possibile definirli "stati giurisdizionali" caratterizzati dalla pluralità di diritti particolari coesistenti e territori giuridicamente differenziati. Sfatando un mito dopo l'altro, la storiografia ha mostrato che non c'è in quell'epoca alcun superamento definitivo degli antichi ceti e delle connesse relazioni sociali, economiche e politiche. E invece accertata la sopravvivenza, in forma tutt'altro che residuali, di rapporti di feudalità.

Edmund Burke descriveva la società europea del suo tempo come "un vasto Commonwealth". Voltaire la considerava una "grande Repubblica". L'Europa perciò, in quell'epoca, poteva essere definita una "società internazionale". Non era, invece, un sistema di stati sovrani.

Secondo Victoria Hui In Europa si sviluppano stati più deboli. Gli Stati compositi dell'epoca sono per l'appunto stati deboli. Ma si tratta anche di stati diversi e in certi casi molto diversi fra loro. L'argomento della Hui non serve per differenziarli.

Secondo Ertman per dividere i vari Stati europei dell'età moderna dobbiamo utilizzare due criteri:

  1. dobbiamo separare il regime politico (che può essere assolutista o costituzionale) e l'infrastruttura amministrativa (patrimoniale o burocratica)
  2. dobbiamo distinguere fra quelle polities che fronteggiarono gravi sfide militari

La differenza, secondo Ertman, e che i sovrani, dalla seconda metà del quindicesimo secolo, ebbero a disposizione, per rafforzare la corona, sia un'economia monetaria più sviluppata che in passato, sia personale numeroso, formato nelle Università, slegato dagli antichi ceti; Furono quindi in grado di dare vita ad amministrazioni burocratiche anziché patrimoniali. Ertman classifica in questo modo i diversi Stati europei:

  • assolutisti -patrimoniali (La Francia ad esempio) assolutisti-burocratici (Inghilterra)
  • costituzionali-patrimoniali (Polonia)

. Considero soltanto quelle che, dalla fine della guerra dei trent'anni in avanti, sono grandi potenze. Possiamo assumere che le diverse polities, le grandi potenze che operano in Europa nel periodo considerato, corrispondano a quattro differenti configurazioni:

  • Gli imperi terrestri (Sublime Porta, Russia)
  • Le talassocrazie (Province Unite Inghilterra/ Gran Bretagna)
  • le dinastie pluriterritoriali (Spagna asburgica, Austria asburgica)
  • Gli Stati territoriali in formazione (Francia, Prussia, Spagna borbonica)

Le grandi potenze considerate operano in Europa ma non sono tutte potenze europee.

Imperi terrestri

Impero Ottomano

Consideriamo il caso dell'impero ottomano. Alla metà del Seicento l'impero è già in declino ma controlla ancora ampi territori europei e continua a rappresentare una minaccia davanti alla quale le potenze europee non possono abbassare la guardia. Per via di terra, soprattutto, i successi ottomani sono, per alcuni secoli spettacolari. Gli ottomani 3 Document shared on https://www.docsity.com/it/riassunto-libro-persone-e-mondi-angelo-panebianco-capitolo-10-11-12-13-14-15-16/11429929/penetrarono in Europa. Nel 1389 sconfiggono i serbi nel Kosovo e dilagano nei Balcani. Nel 1453 si impadroniscono di Costantinopoli e la caduta dell'impero bizantino è uno shock per tutta la cristianità. La minaccia ottomana e la sua pressione militare sull'Europa restano fortissime per tutto il Cinquecento. Sul finire di quel secolo le cose cominciano a cambiare (la sconfitta di Lepanto nel 1571). L'espansionismo ottomano viene bloccato. L'impero resta potente ma il declino è iniziato. Con il trattato di pace di Carlowitz nel 1699 e quello di Passarowitz 1718 gli ottomani perdono gran parte dei loro possedimenti europei. L'impero ottomano non è un impero commerciale ma militare. Religione bottino sono le molle dell'espansione ottomana. Una sola cosa in sultano non può fare. Non può perdere le guerre. La vita del sultano, come quella del gran visir e degli altri dignitari, è appesa ai risultati dei conflitti armati. Nel corso del quattordicesimo secolo, è stata introdotta un'istituzione fondamentale, il "tributo dei ragazzi": giovani delle province conquistate vengono tolti alle famiglie, convertiti all'islam e istruiti addestrati per compiti amministrativi sono chiamati i kul. Un'altra parte dei giovani delle province, anch'essi convertiti all'islam, ricevo un'istruzione militare sono chiamati i giannizzeri. Vi è anche un altro sistema, il sistema del millet (che consente alle varie minoranze, cristiani, ebrei, ecc.) di auto governarsi in cambio di tributi virgola e al tempo stesso un modo per assicurare l'ordine tenendo sotto controllo le minoranze è una fonte di reddito per l'impero. Tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento, come si è detto, l'espansione militare ottomana si arresta. Una tesi possibile e che la perdita di peso delle rotte commerciali terrestri a seguito dell'apertura delle nuove vie oceaniche aperte dai viaggi di Vasco de Gama e di Cristoforo Colombo. Un'altra tesi, forse più plausibile, è che un impero che, per ragioni sia religiose che politiche, rifiuta l'innovazione.

Russia

In Europa, fra Russia e impero ottomano si verifica una sorta di passaggio del testimone. Nei primi decenni del Settecento si afferma la potenza russa: la Russia si trasforma, da Stato periferico e marginale quale era, in una grande potenza europea. Anche la Russia è un insieme di etnie differenti virgola in parte europee e in parti asiatiche, dominate da un gruppo etnico maggioritario (i russi bianchi). I suoi confini sono insicuri, abitati da popolazioni potenzialmente ostili, sempre pericolose quando l'impero non riesce a cooptarne e controllarne i capi (es: cosacchi). L'insicurezza dei confini è uno dei fattori che contribuisce a spiegare l'espansionismo militare russo ancora nel Settecento. La Russia, modernizzata dalle riforme di Pietro il Grande si rivela come una grande potenza europea durante la guerra del Grande Nord (1700-1721). La religione è un motore essenziale della politica imperiale La Russia è la "Terza Roma", l'erede di Bisanzio. Già Ivan il Terribile interpretava agli occhi dei sudditi il ruolo di protettore di diffusore della fede cristiana-ortodossa. Il rapporto con la religione sarà fino alla rivoluzione d'ottobre una cruciale fonte di legittimazione del potere assoluto degli zar e delle loro scelte di politiche interne internazionale. Non ci sono ceti nobiliari forti e indipendenti, non ci sono città mercantili, non ci saranno le assemblee di ceto che sono elementi fissi del panorama politico e sociale europeo. L'unica forza potenzialmente in grado di bilanciare il potere degli zar è la Chiesa ortodossa ma, nonostante alcuni tentativi di affermare la propria indipendenza, essa dovrà piegarsi al volere dei sovrani: il Patriarcato di Mosca. Va proprio dai nemici, dai mongoli penetra nel mondo culturale russo l'idea di un potere autocratico assoluto. La nobiltà grande piccola è ridotta nell'impero a un ceto che deve tutto all'imperatore e i cui privilegi dipendono dalla capacità del singolo nobile di servire lo zar soprattutto, e prima di tutto, in guerra. Le riforme di Pietro il Grande, grazie alle quali la Russia diventa una grande potenza europea, investono tutti gli aspetti della società: le organizzazioni militare, la struttura amministrativa, l'economia di tipo mercantilista e anche, almeno in superficie, i costumi, quantomeno dell'élite. Con Pietro il grande le 4 Document shared on https://www.docsity.com/it/riassunto-libro-persone-e-mondi-angelo-panebianco-capitolo-10-11-12-13-14-15-16/11429929/

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