Documento dall'Università sulla mutazione individualista, gli italiani e la televisione. Il Pdf, un riassunto di Storia per l'Università, esplora l'impatto della televisione sulla famiglia, la lingua e i consumi culturali italiani tra il 1945 e il 2011, analizzando il ruolo pedagogico e la censura.
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1954, prima pagina della Domenica del Corriere introduce a un nuovo elettrodomestico, televisione. La Radio trent'anni prima aveva provocato molto meno scalpore, sembrava piu facile da accettare ed integrare nella vita quotidiana rispetto alla televisione che da subito viene interpretata come una minaccia, eversiva degli equilibri familiari. Paure simili su entrambe le sponde dell'Atlantico. Riduce tempi e spazi di socializzazione ma rappresenta un momento di riunione per la famiglia, deterrente contro divorzi, alcolismo, delinquenza giovanile, tenendo tutti a casa. Vi sono anche preoccupazioni di ordine politico, come la capacità di manipolare le coscienze e trasformare i comportamenti. Insieme ad altri beni di consumo durevoli compone, tra il 1955 e il 1965, il "miracolo economico", miglioramento della qualità della vita. Nuova centralità dei consumi privati di massa. L'incremento dei consumi si accompagna a un incremento della mobilità, migrazione (comunque minore rispetto ad altri paesi). Spostamento dalle campagne alle grandi metropoli, fuga generazionale. Forza lavoro che si sposta nelle fabbriche, operai dequalificati che svolgono lavori ripetitivi e che per questo assimilano una cultura sindacale e politica. Questo processo fa capo a una stabilizzazione proprietaria, Nella nuova aspirazione a una libertà intesa come benessere materiale la televisione diventa chiave di accesso a nuove culture e nuovi stili di vita. La modalità dominante di ascolto televisivo nell'Italia del boom è quella collettiva nei locali pubblici o in casa di amici (fattore anch'essa di mobilita). Inventa una nuova opportunità di socializzazione, spontanea ed autogestita. Mezzo di integrazione e legittimazione per gli immigrati. Uso plurale.
L'avvento della televisione muta comunque in profondità le pratiche di vita sociale degli italiani. Prende il sopravvento nei confronti della radio. L'interesse cresce perché vi è da apprendere e vi è divertimento. La televisione educa alla pluralità e incarna una potenza di democratizzazione inedita, fa conoscere realtà diverse ("Lascia o raddoppia?"). Mike Bongiorno ha successo proprio per la sua mediocrità assoluta, spontaneo e senza alcuna finzione scenica, rappresenta l'italiano medio. Lascia e raddoppia è un potente meccanismo di immedesimazione del pubblico con il mezzo. Una spettacolarizzazione comunque condotta all'insegna della conoscenza e della cultura. Le tre fonti di ispirazione della Rai sono i programmi d'importazione americani, il teatro in prosa e la letteratura (sceneggiato colto). Impiegati in un progetto culturale di massa. Si insiste spesso su una frattura fra intellettuali e televisione, prodotta dal concetto arcaico di cultura. Ogni paese costruisce una propria versione plurale della cultura di massa grazie a un equilibrio tra stimoli esterni e radici nazionali. Il Carosello è emblema della mediazione tra gusti del pubblico e missione educativa, che incarna la via italiana alla pubblicità e ai consumi di massa (2 minuti di spettacolo creativo e mezzo minuto di reclame). L'accordo tra Stato e Rai, nel 1957, fissa al 5% il tetto di tempo di programmazione concesso alla pubblicità. La formula di Carosello esprime un primato della politica che impone una regola di qualità all'intrattenimento. Aprono i primi supermarket (pieni di riferimenti ai personaggi). La pubblicità televisiva assolve ad una funzione di unificazione socioculturale del paese perché svincola l'acquisto di generi di largo uso quotidiano da ogni appartenenza di genere, classe ... La persuasione occulta esercitata dalla pubblicità soddisfa diversi ed eterogenei bisogni individuali e al tempo stesso i veicoli mediatici che utilizza fanno parte di una societa industriale, ne riflettono e trasmettono valori e regole. Il Carosello rappresenta un'apertura al mercato pubblicitario e anche una sorta di virata laica.
L'attivo di bilancio, grazie alla pubblicità, consente l'ampliamento della programmazione alla fascia oraria pomeridiana. Nasce la Tv per ragazzi (Telescuola). Vocazione pedagogica peculiare della televisione europea. De Mauro fu il primo a indicare il medium televisivo come strumento decisivo di unificazione linguistica del paese. Il parlato della radio è ancora una lingua troppo formale e piatta, con una sintassi semplice e priva di enfasi che non convince. L'italiano della televisione è invece un linguaggio plurale, unico a penetrare in profondità nelle abitudini domestiche. La tv entra in sintonia con un doppio bisogno profondo: protagonismo individuale o familiare e aspirazione all'omologazione, integrazione e legittimazione sul piano sociale. Sia con contributo diretto e attivo della programmazione Rai nella lotta all'analfabetismo (Non è mai troppo tardi - maestro Manzi) sia con la miscela di informazione e intrattenimento che ispira il resto del palinsesto. Ci si istruisce anche durante Carosello perché si scoprono tante Italie che non si conoscono. La televisione insegna un uso plurale della lingua, ma nasce comunque l'italiano come lingua nazionale. Unifica il paese, dando vita a una comunità immaginata. Il mutamento linguistico è spia del mutamento di costume. Nella metà degli anni 60 colpisce la corrispondenza tra struttura sociale del paese e la composizione del pubblico televisivo. Il possesso del televisore è strumento di autoidentificazione nella parte moderne del paese (ostentatorio per i ricchi e di eguaglianza per i poveri). La penetrazione del mezzo ha carattere trasversale, grazie anche alla pratica dell'ascolto collettivo. Ciò produce un livello di esperienza culturale condivisa mai visto. Svago, informazione e riposo sono i motivi che spingono in misura maggiore gli italiani verso la tv. La situation comedy e' un nuovo genere di spettacolo di grande successo che mette in scena, tra satirico e drammatico, le vicende della vita familiare quotidiana. Un genere al quale l'Italia ancora resiste, con la sua missione pedagogica. Le famiglie non sono ancora soggetto degno di messa in scena. A questo pregiudizio risponde anche il telegiornale che funziona da strumento e certificato di integrazione e legittimazione sociale. Campanile sera: giro nelle province italiane con gare a quiz e prove di abilità. La televisione esprime e condensa identità comunitarie locali, sistemi condivisi di simboli e significati. Effetti omogeneizzanti.
Stretto rapporto intrattenuto dalla Rai con le istituzioni pubbliche. Per gli italiani il contatto visivo con i politici rappresenta comunque una novità. Ed è interesse dei politici apparire gradevoli ai telespettatori. Non mancano tuttavia le resistenze alla presenza politica in tv. L'obbiettivo della Rai e' quello di mettere in condizione il maggior numero possibile di elettori di ascoltare le idee e i programmi che animano i vari partiti in vista delle elezioni. La vicinanza della Rai alla politica si traduce anche in un volto censorio, codice di autoregolamentazione che vieta in Tv argomenti ritenuti particolarmente scabrosi per la pubblica morale. Politica culturale. Una televisione moderata diventa essenziale per reggere l'urto del cambiamento. Nel 1961 viene inaugurato il secondo canale, che serve a rafforzare l'egemonia del primo. Il rafforzamento dell'offerta giornalistica e culturale rappresenta il punto forte della paleotelevisione pedagogica di Bernabei (direttore). Si definisce un palinsesto settimanale che fidelizza il pubblico con appuntamenti fissi per genere. Nel 1965 gli abbonamenti superano i 6 milioni e corrispondono a quasi la meta degli utenti. In 10 anni la pratica dell'ascolto collettivo si va quindi ridimensionando e la televisione acquista la fisionomia di genere di consumo privato. Passa da evento comunitario a spettacolo domestico. La Tv unisce il paese dal punto di vista linguistico e della cultura di massa e attenua anche il conflitto generazionale riunendo giovani e anziani. Rai funzione nation-building.
Dibattito sul ruolo della tv pubblica. Mantenere un giusto mezzo tra programmi impegnati che servano a far evolvere la coscienza dei cittadini e programmi meno intellettuali. La tv non uccide ne la radio, ne i giornali, ne il cinema. Anzi questi si incrementano a loro volta. Sul consumo di radio e stampa la tv non sembra esercitare un impatto determinante. Pesano maggiormente altre variabili come reddito e istruzione, Invece, nel 1955 l'avvento del piccolo schermo provoca una crisi del cinema nel lungo periodo, che prosegue sia nella fase di espansione economica che nella contrazione dovuta allo shock petrolifero. Sul cinema la televisione sembra quindi esercitare un ruolo concorrenziale piu diretto e determinante. Ma riemergono vecchie-nuove forme di uso del tempo libero (sagre, balli, mostre ... ). Quando guarda la tv il diritto-facoltà del popolo italiano si restringe molto, almeno al tempo del monopolio di stato e dei due canali complementari. Si accentua la passività dello spettatore. Ma in realtà e' spettatore attivo, capace di usare la tv per i propri bisogni di conoscenza e di elaborare i testi televisivi secondo la propria esperienza. Le variabili determinanti sono reddito e istruzione. L'esposizione al mezzo non sembra cambiare radicalmente le opinioni degli italiani. Il piccolo schermo funziona pero da segnale e motore del mutamento di valori. L'influsso della tv interviene in seconda battuta a rafforzare orientamenti già determinati nei diversi gruppi sociali e contesti. Villaggio globale, la tecnologia televisiva può collegare l'intero pianeta (mondovisione). Negli anni della ricostruzione e del boom la tv e' il mezzo di comunicazione che con maggiore efficacia rispecchia il mutamento degli italiani.