Slide sulle competenze pedagogiche e psico-pedagogiche. Il Pdf esplora lo sviluppo sociale, le relazioni di gruppo, il linguaggio e la comunicazione, la psicologia dello sviluppo e dell'apprendimento, con i principali contributi pedagogici. Destinato a studenti universitari di Psicologia, questo materiale didattico è stato creato per facilitare la comprensione di concetti chiave in ambito educativo.
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9:41 Competenze pedagogiche e psico-pedagogiche Dott.ssa Maria Giovanna Giannini Edises EdizioniParte prima
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La comunicazione è elemento fondante della vita sociale. Lo sviluppo sociale e la crescita di un individuo si realizzano infatti all'interno di una rete di comunicazione. Nella storia il termine «comunicazione» si è modificato sensibilmente dal punto di vista semantico, non indicando più l'atto del condividere, ma la trasmissione dei messaggi. Chi comunica deve concentrarsi non solo sul messaggio in uscita, ma anche sulla reazione di chi riceve il messaggio, vale a dire sull'intero svolgimento del processo comunicativo. c Edises Edizioni
Il processo comunicativo si dispiega attraverso alcuni elementi: - L'emittente, colui che, dotato di un apparato di emissione, invia il messaggio - Il messaggio, l'insieme di informazioni trasmesse dall'emittente - Il codice, sistema di regole che assegna a dati segnali un certo significato e può essere: - verbale, quando avviene tramite l'uso della lingua - non verbale, quando avviene attraverso la gestualità, la mimica facciale, la for za o l'intonazione della voce, la prossemica e la postura - Il canale, mezzo utilizzato per trasmettere il messaggio - Il feedback o la risposta di ritorno da parte del ricevente che non utilizza necessariamente lo stesso canale di comunicazione - Il contesto, situazione concreta in cui avviene lo scambio di informazioni - Le interferenze, ostacoli che disturbano il processo comunicativo Edises Edizioni
La comunicazione che avviene grazie a tutti i suoi elementi, può essere: - simmetrica, quando si basa su un concetto di uguaglianza e parità tra il ruolo di chi parla e quello di chi ascolta, per esempio, tra marito e moglie, tra amici; - asimmetrica, quando si basa su un concetto di diversità tra il ruolo di chi parla e di chi ascolta, per esempio tra genitore e figlio o tra insegnante e alunno. In questo caso si parla anche di comunicazione complementare, poiché i ruoli svolti dall'emittente e dal ricevente sono, appunto, complementari. c Edises Edizioni
Inoltre il sistema di comunicazione può subire effetti di distorsione, perché a quello che si intende trasmettere a volte si aggiunge ciò che non si voleva comunicare, per cui il messaggio percepito risulta differente da quello inviato. Un atto comunicativo è efficace quando viene compreso dal destinatario in modo che quest'ultimo gli attribuisca un significato analogo alle intenzioni dell'emittente. c Edises Edizioni
Il linguaggio, sistema di segni adoperato per comunicare, è una delle manifestazioni dell'attività simbolica dell'uomo, vale a dire della sua attitudine a rappresentare gli oggetti, le idee e gli eventi mediante suoni, gesti, atteggiamenti, comportamenti e segni che ne costituiscono i sostituti. La facoltà di comunicazione non appartiene esclusivamente alla specie umana, le api, per esempio, sono in grado di comunicare. Il linguaggio però è un sistema di comunicazione tipico dell'uomo. Secondo l'ipotesi evoluzionista, il linguaggio risalirebbe alle origini della storia del genere umano, mentre, secondo l'ipotesi emergentista, questo sistema di comunicazione sarebbe comparso in tempi più recenti grazie allo sviluppo del cervello, che avrebbe creato le condizioni per l'invenzione del codice linguistico. Quest'ultima ipotesi spiegherebbe il fatto che tutte le lingue presentano la stessa architettura. Edises Edizioni
Tutte le lingue del mondo si basano sull'associazione di un concetto, il significato, con degli schemi di suoni, cioè il significante o espressione verbale, connubio che produce il segno linguistico. L'atto del denominare, quindi dare il nome a un oggetto, significa identificarlo e, al contempo, classificarlo in una delle categorie concettuali riconosciute dalla collettività del soggetto parlante. Esiste, dunque, una stretta corrispondenza tra le categorie del pensiero e quelle della lingua. Edises Edizioni
Roman Jakobson (1896-1982) uno dei maggiori linguisti del '900, propone una suddivisione in sei funzioni del linguaggio.
Si definisce comunicazione verbale la comunicazione parlata e scritta, che assume caratteristiche differenti a seconda di chi parla, del fine perseguito dall'atto comunicativo e del contesto in cui si verifica lo scambio di informazioni. Esistono, però, oltre al linguaggio, altre forme di comunicazione, definite non verbali, che comprendono ciò che attraversa i canali chimico-olfattivo, motorio-tattile, visivo-cinesico e gli aspetti non verbali del parlato, quali ad esempio, la melodia che accompagna i discorsi, i silenzi, i colpi di tosse. I sistemi verbali sono in codice digitale, dato che consistono in combinazioni di segni, mentre quelli non verbali sono in codice analogico, poiché riproducono ciò a cui si riferiscono. Se, ad esempio, si usa la distanza interpersonale per rappresentare la confidenza esistente con il proprio interlocutore, maggiore sarà la vicinanza più si comunicherà intimità, e maggiore sarà la lontananza più si comunicherà distacco. Edises Edizioni
La comunicazione non verbale viene utilizzata soprattutto per svolgere quattro tipi diversi di funzione:
I canali della comunicazione non verbale sono cinque: la voce, la prossemica, la postura, la mimica, i gesti. nome capitolo Voce E' rafforzata da vari elementi: - la forza vocale, cioè l'intensità della voce - l'intonazione vocale, legata all'altezza della voce, alle frequenze dei suoni emessi - la velocità di eloquio - il ritmo - l'enfasi, che consiste nel mettere in rilievo una parola o una parte di essa Prossemica Riguarda il modo in cui gli individui usano lo spazio per comunicare. La distanza interpersonale fornisce informazioni sulle caratteristiche di una relazione sociale, sia ad un osservatore esterno sia agli stessi protagonisti. Postura Dipende molto dalle convenzioni sociali, segnalando rapporti di status, il grado di formalità dell'incontro, la soglia di attenzione, la partecipazione attiva all'esperienza comunicativa. Edises Edizioni
nome capitolo I canali della comunicazione non verbale sono cinque: la voce, la prossemica, la postura, la mimica, i gesti. Mimica Attraverso la mimica facciale, è possibile inviare un gran numero di segnali non verbali, che risentono poco delle differenze culturali, poiché il riso, il sorriso, il pianto sono espressioni universali minimamente modellate dalla cultura. Gesti I gesti utilizzati per mandare segnali possono essere: - simbolici, se adoperati in sostituzione del linguaggio, come quando si fa ilsegno di OK; - di automanipolazione o adattativi, come rosicchiarsi le unghie; - illustratori, che accompagnano il discorso per chiarirne i significati. Edises Edizioni
L'acquisizione del linguaggio è uno degli aspetti più significativi dello sviluppo del bambino. Quando tale sviluppo procede nella norma, si può notare come il piccolo sia, ancora prima di acquisire la capacità di comunicare verbalmente, un buon communicatore. Il bambino è in grado di porre domande e fare commenti attraverso l'uso di tutte le risorse non verbali. Nella fase dello sviluppo, in cui non può comunicare attraverso il linguaggio verbale, il neonato utilizza il pianto. La madre dovrebbe essere in grado di recepire la valenza comunicativa di tale manifestazione per poter soddisfare i bisogni del piccolo. La madre sin dai primi giorni comunica con il bambino attraverso un linguaggio semplificato denominato baby talk (detto anche motherese in inglese, in italiano maternese). Edises Edizioni
Perché il bambino padroneggi i codici comunicativi che gli consentono di parlare, si devono attendere i tre anni circa. Lo sviluppo tipico della comunicazione e del linguaggio prime settimane pianto e vocalizzi, suoni di natura vegetativa, come ruttini o sbadigli 2-6 mesi comparsa delle vocalizzazioni non di pianto, che si inseriscono nelle "proto conversazioni", cioè turni comunicativi tra un adulto e un bambino 5-6 mesi suoni consonantici 6-7 mesi sequenze consonante-vocale ripetute più volte definite "lallazione canonica". Importante! Come riportano Camaioni e Di Blasio nel loro volume Psicologia dello sviluppo, "l'inizio ritardato della lallazione canonica è un indice predittivo di aprassia, disartria, disordini fonologici, e, in generale, disordini del linguaggio". Edises Edizioni