Pittura veneziana del Cinquecento: Tintoretto e Veronese, Appunti

Documento di Università sulla pittura veneziana del Cinquecento, Tintoretto e Veronese. Il Pdf esplora opere chiave come il Miracolo dello Schiavo e Il convito in casa Levi, analizzando stile e contesto storico-artistico per la materia Arte.

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Venezia meta di artisti
Dopo la firma del trattato di Cateau-cambrésis, 1559 che pone fine alle guerre d'italia, la
repubblica di venezia riesce a stabilire la sua autonomia economica e politica riacquistando
il potere e il prestigio attraverso anche la produzione artistica.
Dopo il sacco di roma, Venezia diventa meta di artisti intellettuali provenienti dall'ambiente
tosco-romano.
Alcuni artisti famosi di quest'epoca giungono a Venezia nel 1527, per poi arrivare anche
Giorgio Vasari nel 1541. Queste presenze contribuiscono ad avviare la sua svolta artistica
della “maniera” veneta, favorita dal crescente prestigio acquisito dall'arte di Tiziano, che
rimane l'artista di riferimento per le nove generazioni di pittori come Tintoretto e Veronese.
A questo cambiamento contribuiscono anche gli stimoli diretti e indiretti del contesto romano,
come la diffusione di stampe di opere di Raffaello e di Michelangelo e il ruolo di artisti che
sono entrati a contatto con il manierismo toscano ed emiliano. Il linguaggio che si crea è del
tutto nuovo e produce Risultati straordinari grazie anche al ruolo della committenza formata
da colti e raffinati nobili ed istituzioni antiche, come le scuole grandi, che sono istituzioni a
carattere associativo e religioso, destinato alle opere assistenziali.
Tintoretto
Jacopo Robusti detto il Tintoretto per il mestiere del padre che faceva il tintore di sete, nasce
a Venezia nel 1519 e si forma grazie alla tradizione figurativa e coloristica Veneta, che è
stata rinnovata da Tiziano, e Tintoretto per un breve periodo.
Fondamentali per la formazione di Tintoretto sono le innovazioni degli artisti influenzati
dall'arte tosco-romana.
Nel 1539 Tintoretto è in grado di aprire una sua bottega personale e di ricevere i primi
incarichi importanti.
Uno delle sue opere principali è il miracolo dello schiavo, che ha realizzato per la scuola
Grande di San Marco, dove l'artista comincia a identificare il proprio stile pittorico che è
formato dalle iconografie e carattere religioso, da toni drammatici che sono esaltati dai forti
contrasti luministici.
Tra i suoi committenti principali ci sono le confraternite delle scuole veneziane, per esempio
quella di san marco, quella della santa trinità per cui tintoretto ha realizzato dei dipinti dove
sono rappresentati delle storie tratte dalla genesi.
Il suo lavoro più importante è il ciclo di teleri per la scuola grande di san rocco. Nel 1579 ha
l’incarico da parte di Federico secondo Gonzaga di realizzare 8 tele raffigurante la famiglia.
Alla morte di Veronese, nel 1588 prende il suo posto nella decorazione della sala del
maggior consiglio in palazzo ducale, e qui elabora la tela con la rappresentazione del
paradiso.
Tintoretto muore nel 1594 dopo la realizzazione delle ultime tre tele per la chiesa di San
Giorgio maggiore.
Miracolo dello schiavo
Quest'opera è stata realizzata per la scuola grande di san marco nel 1548.
Il Dipinto racconta dell'intervento miracoloso di san marco per liberare dal supplizio
(flagellazione/ pena corporale) uno schiavo che aveva protestato la sua fede generando le
reliquie del santo ed era quindi stato punito dal padrone pagano. in centro possiamo trovare
il corpo dello schiavo Che viene rappresentato in scorcio prospettico. Le persone che
assistono alla scena si trovano nei lati, ammassati e loro vanno a creare una Dinamica
quinta teatrale.
Dall'alto possiamo vedere che arriva il corpo in volo di san Marco, avvolto da dei panneggi
che hanno forti contrasti chiaroscurali, lui irrompe sulla scena attraverso un effetto dinamico.
La composizione Si muove sulle linee di Forza curve che sono create dalle figure orientate
in diverse direzioni. Sullo sfondo possiamo vedere che la scena si chiude con un'architettura
classica. I corpi evidenziano delle anatomie studiate e accentuate nella resa muscolare e
cromatica degli abiti e delle armature, memori della lezione di Michelangelo e delle recenti
innovazioni manieriste. L'invenzione scenica è accentuata dall'uso di diverse sorgenti
luminose, che separano il fondale con una luce solare dall'episodio in primo piano che ha
una luce più calda e ambrata che genera sulle figure un potente chiaroscuro trasmettendo
un forte coinvolgimento emotivo nello spettatore.
Ritrovamento del corpo di San Marco
Per la scuola grande di san marco, tintoretto realizza tre grandi tele commissionate dal
guardiano grande della scuola, Tommaso Rangone.
L'episodio è ambientato nella navata di una chiesa rappresentata con un'accentuata fuga
spaziale. Due personaggi stanno cercando il corpo di san Marco all'interno dei sarcofagi
sospesi, quando all'improvviso appare il santo che con un gesto della mano ferma la
profanazione e dice che il corpo ai suoi piedi è suo. Al centro possiamo vedere Tommaso
Rangone in ginocchio, abbagliato con un mantello dorato; sul lato destro possiamo trovare la
scena di un indemoniato. Tintoretto punta sugli effetti luministici utilizzando fonti di luce
diverse, una sorgente Luminosa arriva dall'esterno ed evidenzia la figura di san marco,
accentuando le anatomie, ispirandosi a quelle di Michelangelo, il corpo Scorciato del
cadavere e il gruppo con l'indemoniato, dalla cui bocca esce i. sottile fumo del maligno da
cui è posseduto. Molto importanti sono anche gli effetti di luce della candela che proietta i
suoi fumi sulle volte e lo spiraglio di luce in fondo alla navata della chiesa.

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Venezia meta di artisti

Dopo la firma del trattato di Cateau-cambrésis, 1559 che pone fine alle guerre d'italia, la repubblica di venezia riesce a stabilire la sua autonomia economica e politica riacquistando il potere e il prestigio attraverso anche la produzione artistica. Dopo il sacco di roma, Venezia diventa meta di artisti intellettuali provenienti dall'ambiente tosco-romano. Alcuni artisti famosi di quest'epoca giungono a Venezia nel 1527, per poi arrivare anche Giorgio Vasari nel 1541. Queste presenze contribuiscono ad avviare la sua svolta artistica della "maniera" veneta, favorita dal crescente prestigio acquisito dall'arte di Tiziano, che rimane l'artista di riferimento per le nove generazioni di pittori come Tintoretto e Veronese. A questo cambiamento contribuiscono anche gli stimoli diretti e indiretti del contesto romano, come la diffusione di stampe di opere di Raffaello e di Michelangelo e il ruolo di artisti che sono entrati a contatto con il manierismo toscano ed emiliano. Il linguaggio che si crea è del tutto nuovo e produce Risultati straordinari grazie anche al ruolo della committenza formata da colti e raffinati nobili ed istituzioni antiche, come le scuole grandi, che sono istituzioni a carattere associativo e religioso, destinato alle opere assistenziali.

Tintoretto

Jacopo Robusti detto il Tintoretto per il mestiere del padre che faceva il tintore di sete, nasce a Venezia nel 1519 e si forma grazie alla tradizione figurativa e coloristica Veneta, che è stata rinnovata da Tiziano, e Tintoretto per un breve periodo. Fondamentali per la formazione di Tintoretto sono le innovazioni degli artisti influenzati dall'arte tosco-romana. Nel 1539 Tintoretto è in grado di aprire una sua bottega personale e di ricevere i primi incarichi importanti. Uno delle sue opere principali è il miracolo dello schiavo, che ha realizzato per la scuola Grande di San Marco, dove l'artista comincia a identificare il proprio stile pittorico che è formato dalle iconografie e carattere religioso, da toni drammatici che sono esaltati dai forti contrasti luministici. Tra i suoi committenti principali ci sono le confraternite delle scuole veneziane, per esempio quella di san marco, quella della santa trinità per cui tintoretto ha realizzato dei dipinti dove sono rappresentati delle storie tratte dalla genesi. Il suo lavoro più importante è il ciclo di teleri per la scuola grande di san rocco. Nel 1579 ha l'incarico da parte di Federico secondo Gonzaga di realizzare 8 tele raffigurante la famiglia. Alla morte di Veronese, nel 1588 prende il suo posto nella decorazione della sala del maggior consiglio in palazzo ducale, e qui elabora la tela con la rappresentazione del paradiso. Tintoretto muore nel 1594 dopo la realizzazione delle ultime tre tele per la chiesa di San Giorgio maggiore.

Miracolo dello schiavo

Quest'opera è stata realizzata per la scuola grande di san marco nel 1548. Il Dipinto racconta dell'intervento miracoloso di san marco per liberare dal supplizio (flagellazione/ pena corporale) uno schiavo che aveva protestato la sua fede generando le reliquie del santo ed era quindi stato punito dal padrone pagano. in centro possiamo trovare il corpo dello schiavo Che viene rappresentato in scorcio prospettico. Le persone che assistono alla scena si trovano nei lati, ammassati e loro vanno a creare una Dinamica quinta teatrale. Dall'alto possiamo vedere che arriva il corpo in volo di san Marco, avvolto da dei panneggi che hanno forti contrasti chiaroscurali, lui irrompe sulla scena attraverso un effetto dinamico. La composizione Si muove sulle linee di Forza curve che sono create dalle figure orientate in diverse direzioni. Sullo sfondo possiamo vedere che la scena si chiude con un'architettura classica. I corpi evidenziano delle anatomie studiate e accentuate nella resa muscolare e cromatica degli abiti e delle armature, memori della lezione di Michelangelo e delle recenti innovazioni manieriste. L'invenzione scenica è accentuata dall'uso di diverse sorgenti luminose, che separano il fondale con una luce solare dall'episodio in primo piano che ha una luce più calda e ambrata che genera sulle figure un potente chiaroscuro trasmettendo un forte coinvolgimento emotivo nello spettatore.

Ritrovamento del corpo di San Marco

Per la scuola grande di san marco, tintoretto realizza tre grandi tele commissionate dal guardiano grande della scuola, Tommaso Rangone. L'episodio è ambientato nella navata di una chiesa rappresentata con un'accentuata fuga spaziale. Due personaggi stanno cercando il corpo di san Marco all'interno dei sarcofagi sospesi, quando all'improvviso appare il santo che con un gesto della mano ferma la profanazione e dice che il corpo ai suoi piedi è suo. Al centro possiamo vedere Tommaso Rangone in ginocchio, abbagliato con un mantello dorato; sul lato destro possiamo trovare la scena di un indemoniato. Tintoretto punta sugli effetti luministici utilizzando fonti di luce diverse, una sorgente Luminosa arriva dall'esterno ed evidenzia la figura di san marco, accentuando le anatomie, ispirandosi a quelle di Michelangelo, il corpo Scorciato del cadavere e il gruppo con l'indemoniato, dalla cui bocca esce i. sottile fumo del maligno da cui è posseduto. Molto importanti sono anche gli effetti di luce della candela che proietta i suoi fumi sulle volte e lo spiraglio di luce in fondo alla navata della chiesa.

Paradiso

Fin dal 1566 Tintoretto aveva lavorato alla decorazione di palazzo ducale che è la sede della magistratura cittadina. I lavori per la decorazione sono soprattutto di mano nella bottega di tintoretto. la tela doveva sostituire l'affresco, realizzato nel 1365 dal pittore padovano Guariento, Che rappresenta l'incoronazione della vergine detta anche paradiso quello è andato perso nell'incendio del 1577. Nel bozzetto Tintoretto rappresenta l'affollato insieme di figure di santi e di beati lungo curve concentriche che vanno verso cristo e la vergine.

Ultima cena

L'ultima cena, realizzata tra il 1592 e il 1594, è una grande tela realizzata per il refettorio della chiesa di san giorgio maggiore a venezia. Tintoretto è in grado di orchestrare, con la sua straordinaria tecnica, soggetti scenografici realizzando un suggestivo impianto teatrale. La scena è impostata sulla diagonale prospettica del lungo tavolo dove si trova gesù che è illuminato da una luce divina, mentre distribuisce il pane ai suoi apostoli. L'episodio è ambientato in una locanda, dove si evidenziano il soffitto a travi e il pavimento a motivi geometrici. In primo piano troviamo una donna che distribuisce il vasellame per allestire il banchetto. La scena è illuminata dalla luce creata dai bagliori dell'aureola di gesù e dalla lampada a olio appesa al soffitto, dal cui fumo sembrano scaturire delle figure angeliche che invadono lo spazio superiore della tela. Il dinamismo della composizione e i forti contrasti luminosi che intensificano l'effetto drammatico della rappresentazione rendono l'opera una piena espressione dell'arte manierista e dei caratteri pittorici del suo autore. La luce è reale e tocca i corpi in maniera reale, però c'è uno studio molto profondo che va a formare delle penombre e va a dare altri effetti ai personaggi.

Paolo Veronese

Lui è un grande protagonista della pittura veneta nella seconda metà del cinquecento, soprannominato il Veronese dal luogo di nascita. Lui si forma a Verona a contatto con il linguaggio artistico dell'area padana con Giulio Romano che si trova nella vicina Mantova e con Correggio e il Parmigiano a Parma. Nel 1553, Veronese è chiamato a Venezia per realizzare delle tele per la sala del consiglio dei dieci in palazzo ducale. Nel 1555 Inizia la decorazione della chiesa di san Sebastiano, dove realizza opere straordinarie formate da un uso originale del colore, che va ad assumere dei toni di vivace brillantezza e consente di costruire la forma. Tra il 1560 e il 1562 si colloca il sodalizio con Andrea Palladio per la decorazione della villa barbaro. A partire dagli anni sessanta Veronese si dedica alla realizzazione di grandi tele dedicate al tema dell'ultima cena ed è chiamato a rispondere davanti al tribunale dell'inquisizione per l'uso delle iconografie inadatte che caratterizzano queste tele. Dopo gli incendi di palazzo ducale, si dedica con altri artisti alla decorazione della sala del maggior consiglio. Lui muore a venezia nel 1588.

Giunone versa i suoi doni su Venezia

La carriera di Veronese comincia nel 1553, quando riceve l'incarico di realizzare alcune tele per decorare il soffitto della sala destinata alle riunioni del consiglio dei dieci. Le tele dovevano essere incastonate nel soffitto ligneo a grandi riquadrature geometriche dorate, con soggetti di tema narrativo o allegorico. Veronese evidenzia le sue caratteristiche stilistiche attraverso il studio dell'impianto prospettico e l'accentuazione degli effetti di scorcio per rendere più importante la visione dal basso e un cromatismo freddo e luminoso. Questa opera è realizzata tra il 1553 e il 1555, Veronese riprende un soggetto mitologico: la dea dell'abbondanza (cornucopia) cioè Giunone (moglie di Zeus), che getta i suoi doni su Venezia. Lei viene rappresentata con un forte scorcio prospettico come una ricca e vigorosa dama con gli attributi della città cioè il leone e lo scettro. La composizione avviene in un cielo cristallino, l'applicazione del colore si basa sull'accostamento di colori puri e contrastanti tra di loro, le cromie per questo risultano vive e brillanti. Tutte le tele sono realizzate per il soffitto della sala dei 10 e sono unificate dall'uso di un colore squillante e luminoso.

Affreschi di Villa Barbaro

Nell'ambiente Veneto, Veronese viene a contatto con le famiglie del Patriziato e con i circoli umanistici come la famiglia Barbaro che nel 1560 commissionò all'architetto Andrea Palladio la costruzione della propria villa a Maser, in Treviso. Tra i. 1560 e il 1562 Veronese viene chiamato a realizzare le decorazioni degli interni ad affresco, in tutto sono nove e sono decorati con soggetti allegorici e mitologici, all'interno vengono inserite anche persone reali come i membri della famiglia Barbaro. Veronese ottiene degli impressionanti effetti illusionistici attraverso il trompe-l'oeil cioè la percezione visiva dello spazio architettonico reale è quella del disegno prospettico. Nella sala dell'Olimpo, le prospettive dipinte sfondano le pareti come possiamo vedere nella volta raffigurante gli antichi dei, dove si affaccia da una balaustra dipinta La moglie di Marcantonio Barbaro insieme alla nutrice. Il colore nitido che intride di luce tutti gli elementi figurati e la vasta gamma di tinte preziose, influenzano molto la pittura Veneta del settecento.

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