Riassunto: Stare in gruppo, psicologia sociale e dinamiche di gruppo

Documento sull'argomento "Riassunto: Stare in gruppo" che esplora la psicologia sociale dei gruppi. Il Pdf analizza le diverse tipologie di gruppi, il dilemma dell'appartenenza e il processo di socializzazione, con un focus sulle esperienze infantili, utile per lo studio universitario di Psicologia.

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19 pagine

Riassunto: Stare in gruppo
Lessico minimo sui gruppi Cap 1
I gruppi non sono semplici aggregati di individui anonimi, ma sono organismi vivi con una loro
traiettoria evolutiva: il loro costruirsi, crescere, morire.!
Denizione di gruppo nell’ottica della psicologia sociale
Quali sono i criteri dai quali si può parlare di gruppo nell’ottica della psicologia sociale?!
-
Le relazioni fra i membri: possono essere dirette nel caso dei piccoli gruppi che hanno
interazioni frequenti e faccia-a-faccia, o indirette ma pregnanti per il senso di appartenenza
degli individui!
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Il perseguimento di uno scopo comune: crea interdipendenza fra gli individui e azioni
coordinate in vista degli obiettivi!
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La consapevolezza dei membri di far parte di quel determinato gruppo: percezione comune
della loro identità !
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Le persone che si sentono parte di un gruppo sono deniti anche dagli altri come
appartenenti a quel determinato gruppo. !
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Vi sono sentimenti associati all’appartenenza, sia di tipo positivo che di tipo negativo!
-
I gruppi che durano nel tempo hanno una struttura interna, fatta di ruoli, norme, posizioni di
potere. !
Le tante facce dei gruppi:!
Per quanto riguarda la numerosità del gruppo si fa distinzione tra:!
-
Piccoli gruppi: gruppi non troppo numerosi, i cui componenti interagiscono frequentemente tra
di loro. L’esempio più tipico è quello dei gruppi faccia-a-faccia, in cui tutti i membri hanno
relazioni dirette. !
-
Grandi gruppi: gruppi di dimensioni ampie, tali da non consentire l’interazioni e la conoscenza
diretta fra tutti i partecipanti, per quanto vi siano livelli di strutturazione intera (norme,
leadership, ruoli), condivisione d’identità e aspetti di unione. Esempi possono essere le
organizzazioni sociali di vario tipo (religiose, politiche ecc.)!
Un’altra tipologia di gruppi si basa sul carattere di volontarietà o di obbligatorietà alla base della
loro costruzione. Ci sono autori che distinguono gruppi volontari (es.cacciatori), gruppi di fatto
in cui si partecipa senza averlo scelto ma senza essere obbligati e gruppi imposti in cui
l’individuo deve per forza partecipare (es. gruppo terapeutico dipendenze).!
In una direzione analoga si possono distinguere i gruppi che nascono spontaneamente e quelli
che invece sono oerti agli individui o dalle istituzioni soci. Si tratta di gruppi formali e gruppi
informali.!
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Gruppi informali: sono quelli che nascono naturalmente, es: compagnie di amici!
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Gruppi formali: nascono da un’egida istituzionali, es. gruppi sportivi, parrocchiali, scolastici. In
essi la partecipazione non è obbligata, ma se si decide di aliarsi l’individuo deve adattarsi ad
un appartato di regole e di norme deciso istituzionalmente. !
Un’altra distinzione è quella fra gruppi primari e secondari. I gruppi primari si distinguono per il
loro signicato psicologico, per le forti relazioni fra i membri e per il loro peso sull’identità dei
partecipanti, che si sentono riconosciuti e trovano un soddisfacimento dei loro bisogni; i gruppi
secondari hanno una caratterizzazione più formale e istituzionale, i partecipanti hanno ruoli
deniti esternamente e contribuiscono a perseguimento di obiettivi decisi dall’associazione.!
La distinzione fra questi due gruppi non è sempre facile da delineare; si parla quindi di primarie
(possibilità di avere nel gruppo relazioni intense) e secondarietà, con cui ci si riferisce a
caratteristiche più impersonali, limiti formali e deniti esternamente. !
Esistono gruppi sperimentali, cioè costituiti dai ricercatori per mettere alla prova ipotesi di
ricerca; si tratta di gruppi articiali, provvisori, ma abbastanza interessanti per capire in vitro certi
processi che si realizzano abitualmente nei gruppi. Mentre i gruppi reali, sono gruppi che
esistono e si sviluppano nei contesti della vita quotidiana. !
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Il dilemma dell’appartenenza: individui, gruppi, identità Cap 2
Nelle scienze sociali si ribadisce da alcuni anni che esistono culture individualiste, espressione
delle nostre società occidentali, in cui l’enfasi è posta sull’individuo e i suoi bisogni a detrimento
del sento di appartenenza al gruppo, e culture collettiviste, in cui la centralità è accordata a
processi di natura collettiva e in cui l’individuo non è importante tanto in sè, ma quanto come
appartenente a gruppi. !
Vivere in gruppo come necessità biologica: !
La vita di numerose specie animali è in gran parte segnata dall’appartenenza di gruppo per motivi
legati alla sopravvivenza. I neonati dei mammiferi sono immaturi alla nascita e necessitano delle
cure degli adulti per essere nutriti, curati, protetti. La classe dei mammiferi è contrassegnata da
questa forte dipendenza originaria del piccolo dagli adulti della propria specie, dipendenza che
crea le basi di una tenenze all’aliazione all’appartenenza di gruppo. !
La nostra specie è la più lenta ad evolversi e autonomizzarsi di tutto il regno animale. Questa lenta
crescita è una debolezza della specie e nel nostro corredo istintuale esistono delle
predisposizioni alla vita sociale che permetto il perpetuarsi della vita: dal lato degli adulti l’istinto
della protezione fa si che i piccoli non vengano abbandonati e vengano costruiti, dal lato dei
neonati sono state messe in rilievo risposte alle congurazioni che somigliano al volto umano; i
sistemi di segnalazione (pianto, sorrisi, vocalizzi) che hanno la funzione di richiamo o quella di
maniere l’adulto vicino, come il sorriso che a poche settimane dalla nascita diviene “sociale” per
poi diventare “selettivo” quando stimolato da volti familiari. Le fasi di pausa-attività durante la
stazione permettono un promo abbozzo di sincronia. Ciò costituisce una prima base al rapporto
comunicativo e alla sua necessaria sincronizzazione tra gli interlocutori.!
La vita i grupo si congura n dagli esordi della vita ed è una necessità piuttosto che una scelta:
dal punto di vista biologico il gruppo assicura la base sicura per la sopravvivenza.!
Se il vivere in gruppo da un lato è una necessità, dall’altro ha più di un aspetto paradossale. La
propensione biologica alla vita di gruppo non implica un’abilità naturale a interagire facilmente
con tutti i membri della propria specie, per cui la crescita dell’essere umano include lo sviluppo di
una serie di competenze che facilitano l’integrazione sociale, che mirano a consolidare i rapporti
con gli altri e che portano alla capacità di eettuare scelte di campo, trasmigrando da un gruppo
all’altro. !
Identità personale e identità sociale:!
Il ruolo del gruppo nella specie umana ha varie connotazioni, alcune più generali e distanti, altre
speciche e vicine. Per le connotazioni più distanti possiamo parlare dei prodotti di gruppo come
la lingua che parliamo, le regole, le convenzioni diuse, le tradizioni, l’alimentazioni ecc. !
Per quanto riguarda la connotazione più vicina possiamo osservare che il nostro vivere nel mondo
passa attraverso esperienze di appartenenza diretta a gruppi specici: i giochi fra bambini, le
classi scolastiche, le compagnie di amici, i gruppi di lavoro ecc. In una zona intermedia fra
l’esperienza più generale e quella più vicina abbiamo delle appartenenze di gruppo che ci
designano come membri di un villaggio o città, di una regione, di una nazione, di una razza, di un
sesso, di un etnia. !
La nostra esistenza si svolge nella dinamica non sempre pacica fra la nostra identità personale,
che disegna ciò che ciascuno di noi pensa e sente di essere come individuo con le proprie
caratteristiche peculiari, e la nostra identità sociale, che ci identica come appartenenti a uno più
gruppi, alcuni ristretti altri estesi. !
Sotto la spinta di eventi esterni e di percorsi interni, individuali, le nostre appartenenze di gruppo
possono avere dei mutamenti e dei riassesti, che aumentano o diminuiscono il sentimento di “far
parte”, di essere membri di quel gruppo e categoria sociale. In ogni caso, una parte del nostro
comportamento sociale è inuenzato se non determinato dalla nostra identità sociale. !
Tajfel ha posto al centro della sua opera scientica proprio lo studio dell’identità sociale, dei suoi
rapporti con l’identità personale, delle diverse sfaccettature del comportamento sociale. Secondo
questo autore, il nostro comportamento sociale si pone continuamente lungo un’immaginaria
linea che ha ai propri estremi da un lato il comportamento interpersonale dall’altro il!
comportamento intergruppi. Quando siamo verso l’estremo interpersonale, ci comportiamo
nei confronti di un altro o di altri individui in base alle nostre personali inclinazioni di simpatia o
antipatia, di accettazione o di riuto; il nostro agire è determinato da quello che percepiamo
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Anteprima

Lessico minimo sui gruppi

I gruppi non sono semplici aggregati di individui anonimi, ma sono organismi vivi con una loro traiettoria evolutiva: il loro costruirsi, crescere, morire.

Definizione di gruppo nell'ottica della psicologia sociale

Quali sono i criteri dai quali si può parlare di gruppo nell'ottica della psicologia sociale?

  • Le relazioni fra i membri: possono essere dirette nel caso dei piccoli gruppi che hanno interazioni frequenti e faccia-a-faccia, o indirette ma pregnanti per il senso di appartenenza degli individui
  • Il perseguimento di uno scopo comune: crea interdipendenza fra gli individui e azioni coordinate in vista degli obiettivi
  • La consapevolezza dei membri di far parte di quel determinato gruppo: percezione comune della loro identità
  • Le persone che si sentono parte di un gruppo sono definiti anche dagli altri come appartenenti a quel determinato gruppo.
  • Vi sono sentimenti associati all'appartenenza, sia di tipo positivo che di tipo negativo
  • I gruppi che durano nel tempo hanno una struttura interna, fatta di ruoli, norme, posizioni di potere.

Le tante facce dei gruppi

Per quanto riguarda la numerosità del gruppo si fa distinzione tra:

  • Piccoli gruppi: gruppi non troppo numerosi, i cui componenti interagiscono frequentemente tra di loro. L'esempio più tipico è quello dei gruppi faccia-a-faccia, in cui tutti i membri hanno relazioni dirette.
  • Grandi gruppi: gruppi di dimensioni ampie, tali da non consentire l'interazioni e la conoscenza diretta fra tutti i partecipanti, per quanto vi siano livelli di strutturazione intera (norme, leadership, ruoli), condivisione d'identità e aspetti di unione. Esempi possono essere le organizzazioni sociali di vario tipo (religiose, politiche ecc.)

Un'altra tipologia di gruppi si basa sul carattere di volontarietà o di obbligatorietà alla base della loro costruzione. Ci sono autori che distinguono gruppi volontari (es.cacciatori), gruppi di fatto in cui si partecipa senza averlo scelto ma senza essere obbligati e gruppi imposti in cui l'individuo deve per forza partecipare (es. gruppo terapeutico dipendenze).

In una direzione analoga si possono distinguere i gruppi che nascono spontaneamente e quelli che invece sono offerti agli individui o dalle istituzioni soci. Si tratta di gruppi formali e gruppi informali.

  • Gruppi informali: sono quelli che nascono naturalmente, es: compagnie di amici
  • Gruppi formali: nascono da un'egida istituzionali, es. gruppi sportivi, parrocchiali, scolastici. In essi la partecipazione non è obbligata, ma se si decide di affiliarsi l'individuo deve adattarsi ad un appartato di regole e di norme deciso istituzionalmente.

Un'altra distinzione è quella fra gruppi primari e secondari. I gruppi primari si distinguono per il loro significato psicologico, per le forti relazioni fra i membri e per il loro peso sull'identità dei partecipanti, che si sentono riconosciuti e trovano un soddisfacimento dei loro bisogni; i gruppi secondari hanno una caratterizzazione più formale e istituzionale, i partecipanti hanno ruoli definiti esternamente e contribuiscono a perseguimento di obiettivi decisi dall'associazione.

La distinzione fra questi due gruppi non è sempre facile da delineare; si parla quindi di primarietà (possibilità di avere nel gruppo relazioni intense) e secondarietà, con cui ci si riferisce a caratteristiche più impersonali, limiti formali e definiti esternamente.

Esistono gruppi sperimentali, cioè costituiti dai ricercatori per mettere alla prova ipotesi di ricerca; si tratta di gruppi artificiali, provvisori, ma abbastanza interessanti per capire in vitro certi processi che si realizzano abitualmente nei gruppi. Mentre i gruppi reali, sono gruppi che esistono e si sviluppano nei contesti della vita quotidiana.

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Il dilemma dell'appartenenza: individui, gruppi, identità

Nelle scienze sociali si ribadisce da alcuni anni che esistono culture individualiste, espressione delle nostre società occidentali, in cui l'enfasi è posta sull'individuo e i suoi bisogni a detrimento del sento di appartenenza al gruppo, e culture collettiviste, in cui la centralità è accordata a processi di natura collettiva e in cui l'individuo non è importante tanto in sè, ma quanto come appartenente a gruppi.

Vivere in gruppo come necessità biologica

La vita di numerose specie animali è in gran parte segnata dall'appartenenza di gruppo per motivi legati alla sopravvivenza. I neonati dei mammiferi sono immaturi alla nascita e necessitano delle cure degli adulti per essere nutriti, curati, protetti. La classe dei mammiferi è contrassegnata da questa forte dipendenza originaria del piccolo dagli adulti della propria specie, dipendenza che crea le basi di una tenenze all'affiliazione all'appartenenza di gruppo.

La nostra specie è la più lenta ad evolversi e autonomizzarsi di tutto il regno animale. Questa lenta crescita è una debolezza della specie e nel nostro corredo istintuale esistono delle predisposizioni alla vita sociale che permetto il perpetuarsi della vita: dal lato degli adulti l'istinto della protezione fa si che i piccoli non vengano abbandonati e vengano costruiti, dal lato dei neonati sono state messe in rilievo risposte alle configurazioni che somigliano al volto umano; i sistemi di segnalazione (pianto, sorrisi, vocalizzi) che hanno la funzione di richiamo o quella di maniere l'adulto vicino, come il sorriso che a poche settimane dalla nascita diviene "sociale" per poi diventare "selettivo" quando stimolato da volti familiari. Le fasi di pausa-attività durante la stazione permettono un promo abbozzo di sincronia. Ciò costituisce una prima base al rapporto comunicativo e alla sua necessaria sincronizzazione tra gli interlocutori.

La vita i grupo si configura fin dagli esordi della vita ed è una necessità piuttosto che una scelta: dal punto di vista biologico il gruppo assicura la base sicura per la sopravvivenza.

Se il vivere in gruppo da un lato è una necessità, dall'altro ha più di un aspetto paradossale. La propensione biologica alla vita di gruppo non implica un'abilità naturale a interagire facilmente con tutti i membri della propria specie, per cui la crescita dell'essere umano include lo sviluppo di una serie di competenze che facilitano l'integrazione sociale, che mirano a consolidare i rapporti con gli altri e che portano alla capacità di effettuare scelte di campo, trasmigrando da un gruppo all'altro.

Identità personale e identità sociale

Il ruolo del gruppo nella specie umana ha varie connotazioni, alcune più generali e distanti, altre specifiche e vicine. Per le connotazioni più distanti possiamo parlare dei prodotti di gruppo come la lingua che parliamo, le regole, le convenzioni diffuse, le tradizioni, l'alimentazioni ecc.

Per quanto riguarda la connotazione più vicina possiamo osservare che il nostro vivere nel mondo passa attraverso esperienze di appartenenza diretta a gruppi specifici: i giochi fra bambini, le classi scolastiche, le compagnie di amici, i gruppi di lavoro ecc. In una zona intermedia fra l'esperienza più generale e quella più vicina abbiamo delle appartenenze di gruppo che ci designano come membri di un villaggio o città, di una regione, di una nazione, di una razza, di un sesso, di un etnia.

La nostra esistenza si svolge nella dinamica non sempre pacifica fra la nostra identità personale, che disegna ciò che ciascuno di noi pensa e sente di essere come individuo con le proprie caratteristiche peculiari, e la nostra identità sociale, che ci identifica come appartenenti a uno più gruppi, alcuni ristretti altri estesi.

Sotto la spinta di eventi esterni e di percorsi interni, individuali, le nostre appartenenze di gruppo possono avere dei mutamenti e dei riassesti, che aumentano o diminuiscono il sentimento di "far parte", di essere membri di quel gruppo e categoria sociale. In ogni caso, una parte del nostro comportamento sociale è influenzato se non determinato dalla nostra identità sociale.

Tajfel ha posto al centro della sua opera scientifica proprio lo studio dell'identità sociale, dei suoi rapporti con l'identità personale, delle diverse sfaccettature del comportamento sociale. Secondo questo autore, il nostro comportamento sociale si pone continuamente lungo un'immaginaria linea che ha ai propri estremi da un lato il comportamento interpersonale dall'altro il comportamento intergruppi. Quando siamo verso l'estremo interpersonale, ci comportiamo nei confronti di un altro o di altri individui in base alle nostre personali inclinazioni di simpatia o antipatia, di accettazione o di rifiuto; il nostro agire è determinato da quello che percepiamo Pagina 2 di 19dell'altro come persona, indipendentemente dalle sue appartenenza sociali. Il focus è in questo caso il rapporto fra individui "spogliati" delle rispettive appartenenze sociali e l'identità emergente è quella persona. Quando siamo più prossimi all'estremo interruppi ci comportiamo nei confronti di un altro o di altri in base alle reciproche appartenenze sociali; il focus in questo caso è il rapporto fra gruppi e non fra individui; l'identità all'opera è quella sociale. Può succedere che si possa avere più sita per un appartenente ad un gruppo diverso che per un membro del nostro gruppo. Possiamo immaginare il continuum comportamento interpersonale/comportamento intergruppi come un termometro in cui la lancetta non è mai fissa, ma si sposta a seconda sia del nostro modo di pensare e di sentire, sia a seconda di quanto succede intorno a noi.

Secondo tajfel è più difficile ipotizzare un estremo "puro" interpersonale che un estremo "puro" intergruppi, in quanto anche negli incontri più emozionali e più personali è difficile che non esista fra due individui una qualche linea di demarcazione, un qualche confine fra le rispettive appartenenze.

Le motivazioni dell'appartenenza

Perche sembra quasi inevitabile confrontare il proprio gruppo ad altri e si tende a considerare il proprio gruppo migliore? Perché decidiamo di identificarci ad un gruppo piuttosto che ad un altro?

Tajfel sostiene che non potremmo adattarci alla realtà esterna se non esistesse il meccanismo della categorizzazione sociale per cui gli individui dividono il mondo sociale nelle categorie "noi" (ingroup) e "loro" (outgroup); questo meccanismo ci permette di orientarci nella grande complessità della vita sociale e di metterla in ordine. Dopo questa categorizzazione vogliamo renderci conto quanto valga il nostro gruppo rispetto agli altri, e svolgiamo dei confronti con i gruppi più prossimi. In queste comparazione c'è la tendenza a favorire il proprio gruppo, questo perché connesso alla propria autostima, cioè decretare la superiorità del proprio gruppo contribuisce al consolidamento della propria stima di sè. Non sempre è facile convincersi di questa superiorità, dato che i gruppi cui non si appartiene possono avere varie e incontestabili positività. Una minoranza etnico può trovare alcuni elementi che la distinguono positivamente dalla maggioranza al potere.

Altri autori, come Dominic Abrams e Michael Hogg, ritengono che l'appartenenza ad un grippo non può essere motivata solo dal bisogno di autostima, ma sono da prendere in conto altre motivazioni, come la riduzione dell'incertezza. Gli esseri umani hanno bisogno di trovare un significato all'esistenza, di sentirsi sicuri nella vita sociale, questo bisogno di certezza non può essere soddisfatto dall'individuo isolato, ma solo dall'appartenenza a gruppi sociali.

Secondo Kay Deaux vi sono almeno 5 tipi di identità sociali:

  • Le identità relative alle relazioni sociali diretti, come le appartenenze familiari; queste identità sono "ascritte"
  • Le identità relative alla scelta lavorativa, che possono essere più o meno centrali per ogni individuo e hanno una connotazione sociale
  • Le identita legate all'appartenenza politica che sono scelte dagli individui stessi
  • Le identità legate alle appartenenze religiose ed etniche
  • Le identità legate all'appartenenzza a gruppi stigmatizzati, discriminati, come l'essere disoccupati, disabili, tossicodipendenti ecc.

Non è possibile ipotizzare un solo meccanismo che spieghi il perché ci si identifichi in un gruppo o nell'altro. Secondo Deaux esistono almeno sette motivazioni sottostanti all'appartenenza di gruppo, ognuna delle quali può agire da sola o insieme ad altre per spiegare l'identificazione al gruppo: la coscienza di sè e del mondo circostante, il confronto e la competizione interruppi; la cooperazione e la coesione all'interno del gruppo; la stima di sè collettiva, il confronto dentro il gruppo; l'interazione sociale; il coinvolgimento romantico.

I conflitti d'identità: unici e simili agli altri

Se la nostra realtà di individui è così permeata di sociale, cosa resta allora della nostra essenza individuale? Mead sosteneva che all'interno di ciascun Se personale ci sono un lo e un Me. L'lo è la parte più originale e creativa, quella meno influenzata dalle appartenenze sociali; il Me è la parte più sociale, più di gruppo, più incline a seguire le normative principali. Il rapporto fra l'io e il Me, all'interno di ciascun individuo, non è sempre pacifico e armonico, ma è segnato da conflitti e tensioni, per cui di volta in volta si può assistere al prevalere di una parte sull'altra in modi imprevedibili non solo per coloro che ci osservano dall'esterno, ma anche per noi stessi.

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