Documento di Appunti dall'Università su Introduzione alla Creatività. Il Pdf esplora definizioni e significati della creatività, i processi creativi secondo Wallace e le tipologie (Big C, Little C, Pro-c, Mini-c), il ruolo dell'ambiente e dell'insegnante, e la relazione tra creatività, immaginazione ed esperienza, con riferimento a Vygotskij, per la materia di Psicologia.
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Il superamento di una concezione romantica che relega al solo ambito artistico l'espressione del pensiero creativo ha consentito di riconoscere la presenza in tutti i domini culturali e nei contesti ordinari di vita. Ogni essere umano è caratterizzato dalla componente creativa e ciò pone in rilievo il tema della sua educabilità. Educare alla creatività nelle istituzioni per l'infanzia significa riconoscere e assegnare valore alla soggettività di ogni bambino, dando spazio alle sue idee. Il nido e la scuola dell'infanzia si configurano in questo senso quali contesti realmente centrati sull'ascolto delle modalità con cui il bambino vive. Alimentare e sollecitare la creatività vuol dire progettare e proporre un luogo dove sono date ai bambini le occasioni e le opportunità di ampliare il proprio campo mentale. In questa prospettiva l'intento del volume e approfondire i principi che possono rappresentare un riferimento per chi si propone di ragionare su come educare alla creatività.
Che cos'è la creatività? Secondo Torrance "la creatività sfida una definizione precisa", ossia risulta essere uno di quei concetti facili da comprendere ma difficile da spiegare poiché riguarda un fenomeno complesso che racchiude molteplici aspetti. Il termine creatività corre il rischio di divenire un concetto sfumato e ambiguo, la cui area semantica in parte si sovrappone a quella di altre parole (immaginazione, fantasia, innovazione).
Molti studiosi convergono nel riconoscere nell'originalità e nell'appropriatezza al compito e alla situazione le due qualità specifica che è un prodotto deve possedere per essere definito creativo. La presenza di entrambi caratteri consente di superare una versione spontaneistica per cui qualunque invenzione sarebbe automaticamente creativa. Tuttavia, alcuni studiosi preferiscono fare riferimento ad altri termini quali novità e valore. Stenberg definisce il pensiero creativo come "il pensiero che è nuovo e che produce idee che sono di valore“. L'uso del costrutto di novità piuttosto che di quello di originalità è importante perché chiarire che, per essere creativa, l'idea di qualcuno non deve riguardare qualcosa che non è mai stato fatto prima da nessuno, ma il pensiero creativo è un pensiero che è nuovo per quegli individui, non necessariamente per la società in generale.
Caldarello afferma che la creatività è questione di gradazione e di produzione di elementi inaspettati in modo ripetitivo, e il suo tasso di novità va commisurato sul singolo bambino. L'appropriatezza di tali produzioni non viene commisurata in termini di efficacia e utilità, ma in base alla significatività per quel determinato gruppo di bambini. Testa, al riguardo, sostiene che la novità può essere intesa e declinata in diverse accezioni e allo stesso modo, esistono vari livelli di utilità: è la collettività a riconoscere come appropriato un prodotto o un'idea e assegnargli un valore.
Un altro elemento chiave è il concetto di valore e, a tal proposito, Robinson sostiene che la creatività è quel processo che utilizza immaginazione e pensiero critico per creare nuove idee di valore. Il riconoscimento del giudizio di valore quale criterio utile per l'identificazione di qualcosa come creativo, L'evidenza le connessioni tra pensiero creativo, pensiero critico e problem solving. L'alternanza tra pensiero logico e pensiero analogico caratterizzante ciascun processo creativo è evidente nella sequenza delineata da Wallace, il quale descrive l'evoluzione del processo creativo in quattro fasi:
Riconoscere la relazione tra problem solving e creatività significa riconoscere la possibilità di essere creativi in tutti settori della vita umana e non solo nell'esperienza artistica. La creatività viene quindi a delinearsi come una meta competenza universale e non è quindi più considerata come una capacità eccezionale che appartiene a pochi e geniali individui. Ad una visione elitaria basata sulla figura romantica del genio si affianca ora una concezione democratica della creatività che la vede come disposizione a un pensiero e un'azione innovativi, che appartiene a tutti gli individui, sottolineando la sua educabilità.
Diversi autori avvertono la necessità di effettuare delle distinzioni per individuare le diverse tipologie di creatività: Gardner distingue tra la Big C, tipica degli individui che hanno realizzato dei cambiamenti radicali nella storia dell'umanità con le loro scoperte e produzioni, e la Little C, intesa come la capacità di tutti gli individui di inventare cose nuove in ogni campo della vita. In linea con tale prospettiva, Boden distingue tra P-creative, ossia quando un prodotto è creativo per uno specifico soggetto, e H-creative è intesa come la capacità di creare qualcosa di nuovo per l'intera storia dell'umanità.Con tali distinzioni si corre il rischio di ignorare quelle creazioni che non ottengono una significativa approvazione da parte della collettività. Numerosi autori, quindi, sostengono che occorre considerare tale distinzione in un continuum, riconoscendo che i processi creativi che contraddistinguono le produzioni alla Big C, sono gli stessi che vengono attivati nelle azioni creative quotidiane. Kaufman e Beghetto hanno introdotto altre due categorie: Pro-c, che riguarda le produzioni creative realizzate da professionisti che non hanno ancora raggiunto però un pieno riconoscimento sociale tale da ricondurre a livello della Big C, e Mini-c, che aiuta a focalizzare l'attenzione sulla soggettività e sulle dimensioni emotive che caratterizzano i processi creativi.quest'ultima è particolarmente importante se si intende prendere in esame la creatività nei bambini e riconoscere il valore dei piccoli atti di creatività ordinaria. Riconoscere la natura intersoggettiva e culturale della creatività sottolinea l'urgenza di adottare una prospettiva di studi in grado di restituire la complessità di elementi interagenti ai processi creativi.
Per approfondire le molteplici prospettive di studio che si sono articulate nell'ambito della creatività è utile un quadro di riferimento elaborato da Rhodes e ripreso la Sharp, in cui i diversi studi vengono ricondotti a quattro categorie in base ai loro focus di analisi:
A questi punti sono stati aggiunti:
Si afferma, in generale, una concezione democratica della creatività, intesa come un'abilità che può essere applicata a campi diversi da tutti, enfatizzando così la necessità di trovare i tratti peculiari della creatività infantile e sottolineando la responsabilità di coloro che si occupano di educazione, i quali devono riflettere sulla promozione del pensiero creativo.
Come sottolinea Cardarelli, il termine creatività nell'infanzia rischia di essere un sinonimo della condotta esplorativa ludica che conta semplicemente lo sviluppo dei bambini. Il rischio che la creatività sia una cosa da bambini piccoli e simmetrico a quello che la creatività sia una qualità riservata a pochi.
Secondo alcuni autori, infatti, nell'infanzia non si può parlare in senso stretto di creatività in quanto i bambini non possiedono le conoscenze necessarie per produrre dei prodotti creativi. Tuttavia, cardare sostiene che i bambini anche se non agiscono intenzionalmente per essere creativi, dispongono di procedure che ricalcano il processo creativo e possono così realizzare prodotti nuovi per se stessi.
Altri autori, invece, arrivano ad indicare che la creatività per i bambini piccoli coinvolge dei processi cognitivi che si sviluppano attraverso le interazioni sociali, il gioco e l'immaginazione. Il pensiero creativo è quindi un'attività trasformativa che conduce a nuovi modi di pensare e fare, i quali sono sia nuovi per il bambino che utili per la comunità dei bambini.
Glaviano, mettendo in discussione la posizione secondo cui l'intenzionelità costituisce un elemento importante nel processo creativo, sottolinea che tale processo è definito da momenti di assimilazione inconscia, da incidenti e scoperte. Ciò che sembra un viaggio pianificato a livello macro, a livello micro sembra un ciclo continuo di micro scoperte e di incertezze.
In tal senso, adottare una concezione più ampia di creatività, riconoscendola come processo connesso all'ambiente fisico, sociale e culturale, significa influenzare le nostre pratiche educative. Pertanto, come sostiene Malaguzzi, la creatività non è da ritenersi una facoltà mentale distinta ma una caratterizzazione del nostro modo di pensare, conoscere e decidere. Essa pare esprimersi attraverso processi cognitivi e dimensioni affettive e immaginative profonde. Tale visione si traduce in un'operatività tesa a progettare dei contesti di esperienza favorevoli alla promozione della creatività in campo educativo, con la consapevolezza che la creatività diventa più visibile quando gli adulti sono più attenti ai processi cognitivi piuttosto che ai risultati.
Vygotskij sostiene che uno dei problemi più importanti della psicologia infantile della pedagogia è quello della creatività nel bambino, del suo sviluppo, e del valore del lavoro creativo nello sviluppo del bambino. Vygotskij descrive la creatività come una peculiarità dell'uomo, una caratteristica che non è esclusiva per alcuni, in quanto essa esiste dovunque ci sia un uomo che immagino, modifica e realizza qualcosa di nuovo.se si considera la presenza della creatività collettiva, diventa chiaro che la creatività è una condizione indispensabile dell'esistenza e tutto deve la sua origine al processo della creatività umana.
Ogni giorno si verificano delle condizioni comuni, ma essenziali affinché si immagini e crei qualcosa di nuovo e diverso rispetto a quanto vivere in precedenza. Se la vita non si ponesse alcun problema, se non desiderassimo nulla, solo allora non ci sarebbero le condizioni perché l'attività creativa nasca.