Documento dall'Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano su riassunto completo di "Crescere partecipando", Monica Amadini. Il Pdf esplora la pedagogia e i diritti dell'infanzia, analizzando la partecipazione come cornice educativa e le sfide per promuovere una cultura dell'infanzia rispettosa, utile per lo studio universitario di Psicologia.
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Nei documenti internazionali e nelle linee di indirizzo delle politiche educative europee viene auspicato il riconoscimento dell'infanzia e dei suoi diritti, attraverso il sostegno ad azioni che rendano i contesti di vita sempre più a misura di bambino e aperti alle istanze dell'infanzia, adottando anche i dispositivi partecipativi. Spesso però tali dichiarazioni di principio non sono supportate da una rinnovata cultura dell'infanzia e li sentono di pratiche educative troppo tese verso la protezione e meno verso il riconoscimento, prigionieri di rappresentazioni limitanti, che non sanno lasciare il posto alle specificità e alle potenzialità dei bambini e delle bambine.
Bisogna tracciare una prospettiva partecipativa che funga da cornice pedagogica ad un più ampio impegno a promuovere una cultura dell'infanzia che sia rispettosa delle potenzialità trasformative di bambini e bambine, nella convinzione che tale prospettiva rappresenti un'occasione di innovazione per gli stessi contesti educativi, rimettendo al centro il primato della dimensione relazionale.
D'altro canto, se ragioniamo in prospettiva pedagogica l'agire educativo non si riduce a mera trasmissione unidirezionale o precostituita di conoscenze competenze; I processi educativi hanno una matrice relazionale, situata, sistematica; ciò significa che hanno il potere di generare un insieme complesso e duraturo dei significati, valori, regole, apprendimenti, pratiche attraverso il contributo di tutti.
L'essere parte di e condizione dell'esistenza umana; essere parte, prendere parte, sentirsi parte sono infatti espressioni linguistiche che designano l'intimo bisogno di appartenere, quindi di collocare la propria esistenza dentro un paradigma relazionale.
Ogni bambino vive in un ambiente, in un mondo di relazioni, in comunità e ciò condiziona il suo sviluppo, che originariamente è fondamentalmente sociale prima che individuale; l'io del bambino è un io dialogico, costitutivamente aperto al tu. Dinnanzi alle spinte individualistiche odierne è importante affermare che quella del bambino non può essere una figura solitaria e che il suo percorso di crescita è un percorso profondamente relazionale; ai bambini vanno offerti con testi partecipativi: ossia contesti significativi, rispettosi, accoglienti, stimolanti, aperti alle sperimentazioni e generatori di relazioni. Ambienti in cui scoprire se, incontrare il mondo, stare con gli altri, esprimersi e ascoltare e conoscere condividere il sapere.
Il convivere non è un semplice dato di fatto ma è una condivisione che richiede un salto, un'intenzione poiché vivere in mezzo ad altri non equivale a saper stare con gli altri
L'attenzione va quindi spostata sulle cornici relazionali e sui processi che concorrono a costruirle, creando contesti significativi e comunità accoglienti: si tratta di un diritto essenziale per crescere e per permettere ai bambini di far sentire la propria voce.
Ricorre alla partecipazione per il rilancio di una rinnovata cultura dell'infanzia può essere una strada da percorrere per restituire davvero voce ai bambini la partecipazione infantile scardina le logiche adulto centriche e porta a interrogare quelle pedagogie latenti che si rendono portatrici di precomprensioni dell'infanzia.
Rendere possibile la partecipazione a una vita sociale attiva da parte dei bambini e dei ragazzi non è certamente un traguardo raggiunto i documenti internazionali, primo fra tutti la Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza del 1989 tracciano sicuramente orizzonti esistenziali per la protezione e la promozione dei diritti dell'infanzia, ma ancora profondo è il solco tra il dettato lunedì dico è il dato di realtà.
Gli effetti sulla pelle dei bambini sono riscontrabili in una situazione diffusa, segnata da una rilevante incremento degli indici di povertà, da analfabetismo e assenza di assistenza medica, dal dilagare dilagante fenomeno del lavoro minorile dallo sfruttamento dei bambini e delle bambine e dal traffico di minori compre che comprendono vecchie nuove forme di schiavitù.
I bambini che crescono in famiglie segnate dalla povertà rischiano di essere invisibili, esposti ai pericoli e allo sfruttamento.
il discorso ci porta quindi a denunciare il dilagare di diverse forme di negazione dei diritti dell'infanzia, da parte di un mondo adulto che perpetua alle condizioni di debolezza dei bambini e delle bambine e si mostra sordo dinnanzi alle loro richieste e ai bisogni che manifestano
I bambini sono anche le prime vittime delle guerre; oltre 220 milioni di bambini nel mondo crescono senza l'affetto dei genitori o sono a rischio di perderlo. In Italia 1,3 milioni di bambini vivono in condizioni di povertà e 91.000 minorenni sono vittime di maltrattamenti lo sfruttamento e il destino che segna in particolare la moltitudine di minori stranieri non accompagnati che entra nei nostri paesi e che viene sovente sottoposta a forme di violenza plurime.
La storia dei diritti dell'infanzia ha sicuramente conosciuto nel ventesimo secolo un passaggio epocale, frutto di un lungo e faticoso percorso di riconoscimento dei diritti umani che ha portato all'elaborazione di un corpus di norme riconosciute a livello internazionale.
Ad esempio, partendo dal percorso compiuto a livello globale per raggiungere un riconoscimento del valore dell'infanzia e dei suoi diritti, che ha portato alla CRC "convention on the rights of the Child" 1989, Documento di grande spessore e portata universale che ora si misura con nuovi scenari storico culturali, i quali non rendono meno impellente l'appello di tracciare le rinnovate prospettive educative.
Ogni bambino e bambina viene al mondo portando con se il desiderio di crescere e di scoprire il mondo, i bambini hanno diritto ad essere riconosciuti come costruttori del proprio divenire, protagonisti insieme agli adulti dei propri processi di crescita non perché indipendenti e senza vincoli quanto piuttosto perché interlocutori attivi all'interno della relazione, capace di produrre cambiamento proprio in quanto fanno parte di una trama di relazioni che permette di riconoscere il contributo unico;
Una partecipazione autentica efficace, pertanto, esige un mutamento radicale del modo di pensare e di agire degli adulti: si deve passare da un approccio tendente all'esclusione a un altro teso alla comprensione e alla valorizzazione dei bambini e delle loro capacità;
Quello della partecipazione non è un concetto univoco bensì un termine polisemico, che vi veicola una pluralità di accezioni di significati e di situazioni: dal prendere parola al coinvolgimento nei processi decisionali dalle azioni pratiche, alla costituzione di gruppi organizzati.
L'accezione di partecipazioni che ha conosciuto la più ampia diffusione a livello internazionale e quella connessa con la sfera sociale e politica e generalmente ha come target i bambini sopra i sei anni. i temi maggiormente correlati a questa idea di partecipazione sono quelli della cittadinanza attiva e del civica engagement. Da queste iniziative sono scaturite interessanti strumenti di rivelazione della partecipazione dei bambini, nonché l'individuazione dei principi che contraddistinguono una partecipazione significativa:
per Save the Children la partecipazione significativa dei bambini e delle bambine è caratterizzata da:
La partecipazione rimanda a un discorso spesso trascurato sull'idea di bambino e sulla rappresentazione dell'infanzia. Possiamo individuare dei punti fermi e trasversali alle diverse accezioni semantiche.
La natura della partecipazione varia certamente a seconda dell'età e delle condizioni ma le competenze partecipative sono trasversali e sostenibili sin dalla più tenera età ogni bambino è portatore di una sorta di sensibilità ecologica che gli permette non solo di attribuire senso alle esperienze che vive con gli altri e nell'ambiente, ma anche di stare attivamente e costruttivamente all'interno di queste esperienze interattive.
Ricevendo un supporto adeguato e la libertà di esprimersi i bambini si dimostrano capaci di un coinvolgimento attivo e competente rilevando peraltro un significativo livello di responsabilità e di autonomia sin da piccoli, si tratta di due traguardi fondamentali nel processo di crescita.
Promuovere la partecipazione dei bambini permette di evitare un'invadenza adulta che spesso toglie questi la soddisfazione e il piacere di riuscire a fare da soli e di perseguire la propria autonomia. Fare al posto dei bambini non sortisce lo stesso effetto del fare accanto ai bambini, osservandoli sostenendoli e incoraggiandoli;
È importante precisare che il sostegno all'autonomia non deve essere concepito come il favorire dei bambini dell'acquisizione di abilità riconducibili al saper fare da solo e quindi al permssivistico "lasciar fare". Ma il supporto all'autonomia va inteso nel suo significato più ampio, quello dell'ascolto. In un'educazione partecipata un atteggiamento attivo di ascolto tra adulti bambini e ambiente e premessa e contesto di ogni rapporto educativo.
la partecipazione e quindi un modo per far uscire l'infanzia dal silenzio e restituirle protagonista protagonismo responsabilità e autonomia.
Ogni bambino che viene al mondo si presenta come un nuovo inizio, in quanto promessa di novità per il mondo stesso e per le comunità che lo accolgono; le potenzialità di cui è custode ogni bambino non sono solo requisiti per diventare futuri adulti, bensì risorse e competenze specifiche nel presente e per il presente.
Pensare all'infanzia come unità della vita in cui si è soggetti attivi della propria crescita significa designare i bambini come soggetti competenti, che costituiscono una risorsa per i contesti in cui abitano e crescono.
Le teorie costruttiviste e socio costruttiviste ci hanno fatto scoprire il bambino come un soggetto che costruisce il proprio sé in un processo interattivo con l'ambiente. Il ritratto che hanno tracciato è quello di un bambino apprendista a cui l'adulto offre occasioni e contesti che sollecitano l'apprendimento. Un bambino portatore di idee e proprie ricco di domande e capace di costruire conoscenze e dare forma alle proprie teorie. L'approccio costruttivista di J. Bruner ha veicolato un'immagine di bambino come soggetto capace di appropriarsi delle diverse dimensioni della cultura, agente egli stesso di cambiamento all'interno dell'esperienza intersoggettive. Il cervello del bambino è caratterizzato da una grande plasticità ovvero dalla proprietà di cambiare funzione e anche struttura in relazione agli stimoli che riceve nell'ambiente in cui vive;
Ha saputo costruire un'importante narrazione e a imprimere una rappresentazione dell'infanzia a partire dalla ricerca di Bill kessen e del suo gruppo di lavoro, sulle capacità di attenzione dei neonati. Questa ricerca ha messo in luce la capacità dei bambini già in fase neonatale di esercitare l'attenzione selettivamente e in modo autogestito essi scelgono intenzionalmente di guardare schemi visivi più ricchi informativamente in altri termini selezionano parte del mondo di cui occuparsi.
Bruner a poi dato seguito alle ricerche di Papousek, nel 61, che hanno aggiunto nuovi tasselli a una rappresentazione più attiva dell'infanzia: i neonati non sono solo in grado di controllare la propria capacità di attenzione ma sono anche in grado di agire in modo strumentale per alterare gli stimoli del mondo che li circonda e per adattarli alle loro esigenze.
Si tratta di una prospettiva che ha trovato ulteriore compimento nelle ricerche che la recente sociologia dell'infanzia ci ha consegnato in merito alla capacità dei bambini di creare attivamente una propria cultura: i "social childhood studies" ci portano a guardare i bambini come costruttori attivi della propria vita personale, i protagonisti anche della vita sociale.