Documento di Università su Estetica. Il Pdf esplora il concetto di estetica e mimesis nella filosofia, concentrandosi sulle teorie di Platone e Aristotele. Questo materiale di Filosofia analizza le diverse interpretazioni della mimesis, distinguendo tra icastica e fantastica, e le loro implicazioni psicologiche e conoscitive.
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manuale: lineamenti di estetica Il termine "estetica" deriva dal greco: aisthesis = sensazione, sensibilità. Ha quindi a che fare con la dimensione sensibile, ovvero ciò che si manifesta a noi attraverso i nostri sensi, e questo viene ancora prima della dimensione artistica.
Si deve a Baumgarten (1735-50) la nascita dell'estetica in quanto disciplina filosofica, questo significa che l'estetica come disciplina filosofica non esisteva ai tempi di Aristotele e Platone, tuttavia si riconoscono nella filosofia antica degli elementi che si trovato nell'estetica.
"Scienza delle rappresentazioni della sensibilità, comprendente anche soprattutto l'immaginazione, cioè di quelle rappresentazioni di cui è particolarmente ricco il testo poetico", per Baumgarten si tratta quindi di una scienza della conoscenza sensibile, che quindi vuole studiare la sensazione.
L'altro filone attraverso cui si può parlare di estetica è quello della filosofia dell'arte, che troviamo già in platone.
Platonismo: impostazione platonistica della filosofia. Si tratta di una forma di pensiero derivante appunto da platone (ma alla quale la filosofia di platone non può essere ridotta). Nietzsche è quella figura che arriverà a mettere in crisi questa forma di pensiero: con i termini platonismo e platonistico gilles deleuze, via nietzsche, tende a caratterizzare un'interpretazione del reale che trae origine dalla filosofia di platone e attraversa la storia della filosofia occidentale divenendo il pensiero dominante.
Il platonismo ha a che fare con il mondo delle idee, si approccia al reale con una separazione netta tra il mondo delle idee e il mondo sensibile, c'è un'interpretazione del reale che vede il reale come un dimensione che sta al di qua rispetto ad una dimensione trascendente.
Dal latino imitatio, imitazione, riproduzione, rappresentazione. Il concetto di mimesis è alla base della riflessione teorica sull'opera d'arte sin dalle origini della cultura occidentale, esso fa riferimento a diversi punti di vista che variano nelle differenti epoche e all'interno dei diversi pensieri filosofici.
Già a partire dal 4 secolo veniva utilizzata l'espressione arti mimetiche in riferimento a poesia, pittura, musica, danza, scultura, questo a indicare che la caratteristica principale in comune tra queste forme artistiche è il processo imitativo che regola il rapporto tra opera d'arte e natura.
Inoltre, per non attribuire al concetto di mimesis un significato riduttivo, è possibile ricondurlo alle definizioni possibili che si possono dare del rapporto tra arte e realtà, in modo da definire l'esperienza estetica.
È proprio da qui che arriva l'espressione "opera d'arte come specchio in cui si riflette il reale", la quale ricorre da platone ai contemporanei e che individua come sommo fine dell'arte quello di: -reggere lo specchio alla natura -oppure quello di fornire un riflesso trasfigurato del reale, che trasforma espressivamente i tratti di ciò che riproduce. Difatti nel 700 la concezione mimetica si lega sempre di più al concetto di espressione: l'opera d'arte coglie nel mondo un nucleo emotivo che oltrepassa una rappresentazione regolata da una funzionalità imitativa.
Il concetto di mimesis quindi, venendo utilizzato per mettere in luce il processo creativo che porta alla realizzazione di un'opera d'arte, si presta sia a essere considerato in quanto rappresentazione di un archetipo preesistente (relazione tra opera d'arte e realtà/ natura) sia a essere valutato tenendo conto della sua componente espressiva, per non ridurlo ad un processo passivo (con l'oggetto mimetico viene creato un mondo a parte indipendente da una realtà effettiva, ha potere comunicativo).
È a platone e aristotele che si deve la formulazione di una teoria mimetica dell'arte.
Platone estende il concetto di mimesis al di là delle arti, alle pratiche umane, individua quindi un rapporto mimetico anche tra mente umana e realtà poiché il pensiero e il linguaggio si strutturano attraverso rappresentazioni. La mimesis, in senso platonistico, è intesa come imitazione dell'essenza.
La stessa creazione del mondo sensibile da parte del demiurgo avviene grazie al principio imitativo che segue l'immagine del mondo delle idee, archetipo immutabile. (Il mondo sensibile è in un rapporto mimetico con il mondo delle idee, l'imitazione viene sempre dopo le idee.)
All'interno dei dialoghi platonici si possono rintracciare due prospettive d'indagine sulla mimesis artistica:
Platone affronta il tema della mimesis per distinguerne due tipologie: