Documento dall'Università degli Studi di Milano-Bicocca sull'autonomia personale e la psicopatologia. Il Pdf, un approfondimento di Psicologia a livello universitario, esplora i deficit prenomici e le psicopatologie dell'anomia, come la depressione originaria e il narcisismo aristotelico, offrendo una prospettiva sulla natura morale dei disturbi psicologici.
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In un'epoca in cui il paradigma epistemologico naturalista sembra prevalere in ambito psichiatrico e psicologico, Manuel Villegas restituisce alla psicologia la sua strutturale dimensione normativa. Egli connette lo sviluppo normale e patologico della persona alla dimensione morale e alla regolazione dei conflitti che possono sorgere tra le varie istanze morali proprie delle diverse fasi dello sviluppo. Comporta una visione dell'essere umano come "persona" nella sua interezza, nella quale convivono, accanto al piano neurobiologico e a quello cognitivo, altri livelli ai quali vengono restituiti all'uomo il libero arbitrio e, con esso, l'autonomia e la responsabilità. Il quadro unificante del suo lavoro è rappresentato dal costruttivismo, in particolare il costruttivismo psicologico di ascendenza kelliana. La psicoterapia esistenziale da lui proposta si basa sull'idea che i principali quadri psicopatologici sono forme di "patologia della libertà". Egli reinterpreta la psicopatologia secondo la prospettiva dello sviluppo morale, visto come un processo teso verso l'autonomia, ossia verso la libertà.
Tra l'inizio e la metà del XX secolo, la comprensione della mente umana era limitata al paragone con una scatola nera vuota, dove si stabilivano le connessioni tra stimolo e risposta. Le risposte che venivano rafforzate si trasformavano in abitudini di condotta, e tali abitudini davano luogo a tratti della personalità o tendenze predominanti. (Comportamentismo) Successivamente questa scatola vuota si riempì di pensieri, rappresentazioni mentali e cognizioni che iniziarono ad essere considerati mediatori della condotta, impostazione da cui scaturì il modello Cognitivo- comportamentale. Poi arrivò la moda delle emozioni come intermediarie e fattori scatenanti delle decisioni e delle nostre azioni, facendo la sua irruzione trionfante nel mondo della psicologia la cosiddetta "intelligenza emotiva". Parallelamente si era sviluppata nell'ambito delle scienze neurofisiologiche la conoscenza della struttura e del funzionamento del cervello, a livello non solo anatomico ma anche neurochimico. A quel punto si passò a considerare tutti i fenomeni comportamentali, dall'amore all'omicidio di massa, come espressione della chimica cerebrale. Dal miscuglio di tutti questi paradigmi scaturì un modello chiamato bio-psico-sociale, che pretendeva di impacchettare insieme fattori neurofisiologici, cerebrali, mentali, emozionali e ambientali. Questo portò nella pratica ad abbinare cure mediche e psicologiche per risolvere i problemi "psichiatrici", con risultati variabili e incerti. Da questa impostazione scaturisce una visione deterministica dell'essere umano: il comportamento umano dipende da una serie di fattori che esulano dal suo controllo e dalla responsabilità, il che equivale a considerarlo, quanto meno, a-morale. Con questa prospettiva, il problema dell'attribuzione di responsabilità in ambito educativo, relazionale o giuridico è diventato un campo di battaglia tra paradigmi diversi, dove un comportamento inappropriato viene interpretato come un problema di costruzione genetica, alterazione neuro-ormonale, apprendimento famigliare. Le spiegazioni di questo tipo tendono a negare la propria responsabilità morale. Non vogliamo negare con ciò l'esistenza di patologie o deterioramenti neurologici e cerebrali, che possono minare il funzionamento adeguato dei sistemi di regolazione morale o dell'attività psicologica in generale; così come non pretendiamo neppure di ignorare gli effetti degli squilibri neuro-ormonali, o di alcuni deficit di origine genetica, sullo stato d'animo o sulla condotta delle persone. Vogliamo soltanto differenziali in termini di natura e terapia, malgrado a volte la fenomenologia sintomatica di alcuni di essi possa creare confusione, se vengono considerati fuori dal loro contesto. La tendenza ad attribuire i conflitti psicologici a un malfunzionamento del cervello ha avuto l'effetto infausto di lasciare l'essere umano sprovvisto della propria responsabilità e preda del proprio destino genetico, biologico o ambientale, senza possibilità di cambiamento. Es: chi uccide la partner è vittima del maschilismo culturale; il serial killer che accoltella dei passanti per strada è vittima di un attacco d'ira. Nessuno si vuole assumere la propria responsabilità morale, perché tale principio viene negato nel nome di un "determinismo scientifico". L'obiettivo in questo libro della terapia dello sviluppo morale è quello di cercare la stabilizzazione dei diversi sottosistemi di regolazione morale. Esempio: molte regolazioni psicologiche (rabbia, tristezza ecc.) legate a problematiche di tipo sintomatiche, come la depressione o le somatizzazioni, derivano da una frustrazione. Tali reazioni sono emotive e non morali. Document shared on https://www.docsity.com/it/villegas-diventare-una-persona-autonoma/5547259/Una reazione morale presuppone che la persona si faccia carico della risposta a tale frustrazione, vale a dire che si responsabilizza rispetto alla situazione, invece di assumere la posizione di vittima. L'essere umano no può evitare i conflitti propri dell'esistenza, ma può assumere un atteggiamento responsabile nei loro confronti. Tale responsabilità è frutto dell'autonomia, ovvero della capacità di gestire da se le difficoltà esistenziali. Il raggiungimento di tale autonomia è il risultato di un processo che inizia al momento della nascita e si prolunga per tutto lo sviluppo vitale, scandito da fasi evolutive in cui il sistema di regolazione morale si organizza via via. Tale sistema è composto da diversi sottosistemi, denominati a seconda del momento evolutivo che rappresentano in rapporto al conseguimento dell'autonomia, la quale costituisce la sintesi operativa di tutti i sottosistemi.
La regolazione morale nasce dall'incrocio tra regolazione emotiva e regolazione sociale, che comprende sia la dimensione impersonale della legge sia la dimensione interpersonale delle relazioni affettive. Tale condizione colloca l'essere umano in un'intersezione dialettica fra tendenze egoistiche e altruistiche, rendendo necessaria una sintesi in grado di integrare e superare le tensioni psicologiche che ne derivano. Le vicissitudini di tale processo sono, al tempo stesso, all'origine di possibili insuccessi che danno luogo a disturbi evolutivi o a conflitti emotivi, il cui complesso costituisce l'impalcatura della psico(pato)logia, ove la parentesi al centro del termine indica la continuità tra ciò che è normale e ciò che è patologico in psicologia. La tendenza prevalente in ambito psichiatrico, giuridico e giornalistico ad attribuire i conflitti psicologici a un malfunzionamento del cervello ha avuto il perverso affetto di lasciare l'essere umano sprovvisto della propria responsabilità e, di conseguenza, soggetto ad un destino genetico, biologico o ambientale, senza alcuna possibilità di cambiamento. I casi che seguono mostrano la complessità dei fenomeni.
"uccide quattro persone ma scampa al carcere grazie ad una diagnosi di affluenza" (La Vanguardia, 6 giugno 2014). Ethan Couch, il 17enne cui fa riferimento il titolo della notizia, ha evitato il carcere dopo aver investito e ucciso 4 persone mentre era alla guida in stato di ebrezza e in eccesso di velocità. Invece che in carcere entrerà in un centro di riabilitazione sociale, a spese della famiglia. Nel processo gli avvocati hanno addotto l' "affluenza" come esimente. La patologia, secondo gli avvocati, impedisce ai figli ei ricchi di avere "una chiara consapevolezza della gravità dei propri atti". La parola Affluenza fu coniata nel 1996 dalla psicologa Jessie O'Neill. Questa presunta patologia, che non è riportata nel manuale diagnostico psicologico o psichiatrico, è descritta su Wikipedia come "una malattia dolorosa e contagiosa a trasmissione sociale, consistente in sovraccarico, ansia e sperpero a seguito di un ostinato sforzo per possedere di più".
Aggressione di una minorenne di 14 anni a una compagna di classe all'uscita della scuola a Barcellona. La notizia, apparsa sui giornali il 27 febbraio 2014, era accompagnata da immagini dell'aggressione, compiuta dalla ragazza di fronte alla passività degli altri adolescenti, che non hanno fatto nulla per impedirla. Altri giovani filmavano la scena con i propri cellulari. Due giorni dopo l'aggressione la ragazza ha giustificato le brutali percosse nel suo profilo facebook. Non si è mostrata in alcun modo pentita e nei suoi commenti ha assicurato di avere dei buoni motivi per essersi comportata in quel modo.
Un esempio sconcertante di generosità è quello di una donna turca che, a seguito di una scelta assolutamente libera, ha donato un rene alla moglie del proprio amante, per il desiderio di aiutarlo.
Tuttavia questi sentimenti sono reversibili, come dimostra il caso di Samantha Lamb. Nell'ottobre del 2009 Samantha, 41 anni, salvò la vita al marito Andy. L'uomo aveva bisogno di un rene per sopravvivere, a causa di un'insufficienza renale, e la donna glielo donò. Anni dopo, però, la coppia si è separata. Samantha sospettava che il marito avesse una relazione con una delle sue amiche, malgrado egli lo negasse. Andy lasciò il tetto coniugale di notte, approfittando del fatto che Samantha era di turno al lavoro. La donna oggi rimpiange di aver donato il rene al marito e vorrebbe recuperarlo.
Possiamo dire la stessa cosa del perdono che contribuisce a rendere più solide le relazioni tra gli esseri umani. Un caso è quello che vede protagonista una giovane iraniana che ha perso la vista da entrambi gli occhi e ha riportato terribili ustioni al volto a causa dell'acido che un uomo le ha gettato addosso dopo che la vittima aveva respinto la sua proposta di matrimonio. L'aggressore è stato condannato in base alla legge del taglione, a subire le stesse ustioni a un occhio. Tuttavia, al momento dell'esecuzione della sentenza la donna ha esercitato la propria facoltà di perdonare, perché non voleva vendetta, ma un risarcimento (economico, per i costi delle cure mediche). La donna disse "quando ci si trova in una posizione di potere è meglio perdonare".
LA DIMENSIONE MORALE caratterizza esclusivamente la specie umana e presuppone la socializzazione del sistema di regolazione motivazionale dell'essere umano; è cosciente e teleologico (orientata a determinati fini), ed è valutata in base a un sistema convenzionale di valori che ha lo scopo di differenziare la regolazione intraspecifica degli animali da quella degli essere umani.
ETOLOGICA MORALE animale umana naturale sociale contestuale convenzionale adattiva teleologica impulsiva cosciente
Per spiegare l'origine di tale sistema di regolazione morale si possono fare diverse attribuzioni:
Per chi reputa che la morale obbedisca a un mandato divino, il problema non esiste. È semplicemente questione di conoscere e obbedire alle leggi o alle norme dettate dalla propria divinità. In virtù della legge divina, e della sua interpretazione da parte delle autorità religiose, si possono raggiungere i livelli più elevati di virtù e sacrificio altruistico o, al contrario, attuare persecuzioni di stampo inquisitorio, crociate, attentati terroristici o guerre sante.
Coloro i quali cercano le fondamenta della morale umana nella natura stessa hanno più difficoltà, dato che si dividono tra i sostenitori del "buon selvaggio" (Rousseau) e quelli dell'homo homini lupus (Hobbes). Per i fautori della legge naturale, il mito del buon selvaggio è il riferimento obbligato nella difesa del modello sociale che ne deriva. Presuppone la concezione dell'essere umano in uno stato di grazia naturale. Senza dubbio, l'umanità visse per migliaia di anni senza regole o norme esplicite, cioè senza leggi. Queste, di fatto, apparvero insieme alla "civilizzazione" con la creazione delle città, le polis, che per le loro dimensioni e la loro organizzazione richiedevano una regolazione esplicita dettata in modo impositivo dalle autorità umane e divine, o stabilita di comune accordo tra i cittadini. Ciò non significa che le società primitive abbiano perdurato senza un'organizzazione sociale, poiché erano governate sulla base di strutture tribali sottomesse o al maschio dominante più forte o al consiglio degli anziani, oppure risolvevano i propri conflitti tramite assemblee.