Il cinema italiano del dopoguerra: rinascita e neorealismo

Documento da Università sul cinema italiano del dopoguerra: rinascita e neorealismo. Il Pdf analizza la rinascita del cinema italiano nel dopoguerra, le influenze politiche e culturali, e il contributo di registi come Rossellini, Zavattini e De Sica, per lo studio della storia del cinema.

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Restano solo quelle macchine da presa e quei riflettori che alcuni cineasti di buona volontà
seppero nascondere.
Eppure, quanto piú il sistema appare collassato, tanto piú si moltiplicano i sintomi e i segni di
ripresa. E si manifesta, in punti diversi d’uno stesso spazio distrutto, la volontà di vivere, il
ricorso a una riserva estrema di forze che trovano, quasi per forza e volontà delle cose, un piano
e un obiettivo comune. L’Anica sorge dalle ceneri della Federazione nazionale fascista industriali
dello spettacolo - Fnfis, nata nel 1926, che rappresentava gli interessi di produttori, distributori
ed esercenti. All’indomani della nascita dell’Anica, i produttori tentano di stabilire un rapporto
con le forze politiche e diplomatiche.
Branch - PWB, e della diplomazia americana, che puntano a impedire la ripresa dell’industria
cinematografica 5. Nonostante le forze avverse e la mancanza di tutto, il cinema italiano
riprende il cammino. Rinasce come campo di contraddizioni che gli consentono di diventare la
carta diplomatica vincente di riabilitazione dell’Italia 6 e di suo rapido reinserimento nel
consesso internazionale. Agli occhi del mondo il cinema diventa simbolo della volontà di riscatto
d’un popolo sconosciuto e modo diretto di familiarizzare con lui.
È questo cinema, che non nasconde nulla, che vuole riappropriarsi dei poteri dello sguardo di
vedere e testimoniare, a ridare dignità morale e visibilità a un paese povero e vitale che il
fascismo aveva cercato di occultare. Cinecittà è inagibile, in quanto è stata adibita dagli
americani a campo profughi e gli uomini del cinema scendono per le strade, costruiscono nuovi
set dove capita, girano con pellicola di fortuna, dimostrando che l’Italia, pur ferita e dilaniata, è
uno straordinario set naturale e il suo popolo può essere il soggetto d’infinite storie
cinematografiche. Il cinema riesce a fare dello schermo lo specchio e il punto di permeabilità
assoluta rispetto alla platea e il collettore delle speranze collettive di un’Italia che vuole
rimettersi in cammino. In nessun altro momento della storia del cinema, se non forse all’epoca
della sua nascita, lo schermo è il punto di fusione piú perfetto tra il mondo della finzione e quello
della realtà.
Il cinema che rinasce è figlio d’un doppio spirito laico e cattolico, che, sia pure per poco tempo,
si danno la mano per procedere lungo una strada comune.
Il cosiddetto cinema italiano – dirà all’incirca l’ammiraglio Stone
responsabile del
PWB in Italia nel 1945 – è stato inventato dai fascisti. Non c’è mai stata un’industria del cinema
in Italia e non ci sono mai stati degli industriali del cinema.
Ferroni, che ha lavorato a Salò, De Robertis, Carlo Ludovico Bragaglia, ecc., registi con una lunga
carriera alle spalle, che vogliono continuare a raccontare ispirandosi ai modelli narrativi che
hanno sempre usato ma che respirano il mutamento in atto e immergono le storie nei problemi
del presente. Ripartono alla grande anche i film-opera, o storie costruite attorno alla figura d’un
cantante .
Il paese – secondo gli americani – va aiutato in tutti i modi e in tutti i settori, meno che in quello
cinematografico perché qui la contaminazione fascista è stata piú forte. Stato tentando di
approfittare dell’azzeramento produttivo, del favore concesso dai distributori ed esercenti per
scongiurare per sempre l’eventualità di una ripresa dell’industria cinematografica e recuperare i
profitti perduti riversando sul mercato italiano centinaia di fondi di magazzino. A uno sguardo
ravvicinato e a un’analisi comparata di quanto è avvenuto fin dalla ripresa della distribuzione dei
film americani nelle diverse regioni liberate, ci si accorge di come sia possibile registrare reazioni
differenziate per aree geografiche e categorie sociali e culturali. L’appoggio delle forze cattoliche
sarà determinante e necessario, anche se non incondizionato.
In ogni caso la Chiesa, nel quadro delle nuove politiche di alleanze, con il suo enorme apparato
organizzativo, effettua un’opzione decisa a favore del cinema americano, allentando, in varie
occasioni, le cinghie del giudizio morale su molti film e inasprendo invece l’attacco con ogni
mezzo contro i film italiani, a cui, per molto tempo, è in pratica inibito l’accesso nei circuiti delle
sale parrocchiali. I produttori che hanno preso coscienza della propria identità negli ultimi anni
del regime capiscono di poter giocare, nella nuova fase storica e politica, un ruolo importante
nella rappresentazione della cultura e del lavoro. Nonostante l’opposizione americana, i
produttori sentono di possedere rappresentatività e forza sufficienti a consentire il rapido rilancio
di un’attività importante anche per lo Stato.
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La ripresa del cinema italiano nel dopoguerra

Restano solo quelle macchine da presa e quei riflettori che alcuni cineasti di buona volontà seppero nascondere. Eppure, quanto piú il sistema appare collassato, tanto piú si moltiplicano i sintomi e i segni di ripresa. E si manifesta, in punti diversi d'uno stesso spazio distrutto, la volontà di vivere, il ricorso a una riserva estrema di forze che trovano, quasi per forza e volontà delle cose, un piano e un obiettivo comune. L'Anica sorge dalle ceneri della Federazione nazionale fascista industriali dello spettacolo - Fnfis, nata nel 1926, che rappresentava gli interessi di produttori, distributori ed esercenti. All'indomani della nascita dell'Anica, i produttori tentano di stabilire un rapporto con le forze politiche e diplomatiche. Branch - PWB, e della diplomazia americana, che puntano a impedire la ripresa dell'industria cinematografica 5. Nonostante le forze avverse e la mancanza di tutto, il cinema italiano riprende il cammino. Rinasce come campo di contraddizioni che gli consentono di diventare la carta diplomatica vincente di riabilitazione dell'Italia 6 e di suo rapido reinserimento nel consesso internazionale. Agli occhi del mondo il cinema diventa simbolo della volontà di riscatto d'un popolo sconosciuto e modo diretto di familiarizzare con lui.

È questo cinema, che non nasconde nulla, che vuole riappropriarsi dei poteri dello sguardo di vedere e testimoniare, a ridare dignità morale e visibilità a un paese povero e vitale che il fascismo aveva cercato di occultare. Cinecittà è inagibile, in quanto è stata adibita dagli americani a campo profughi e gli uomini del cinema scendono per le strade, costruiscono nuovi set dove capita, girano con pellicola di fortuna, dimostrando che l'Italia, pur ferita e dilaniata, è uno straordinario set naturale e il suo popolo può essere il soggetto d'infinite storie cinematografiche. Il cinema riesce a fare dello schermo lo specchio e il punto di permeabilità assoluta rispetto alla platea e il collettore delle speranze collettive di un'Italia che vuole rimettersi in cammino. In nessun altro momento della storia del cinema, se non forse all'epoca della sua nascita, lo schermo è il punto di fusione piú perfetto tra il mondo della finzione e quello della realtà.

Il cinema che rinasce è figlio d'un doppio spirito laico e cattolico, che, sia pure per poco tempo, si danno la mano per procedere lungo una strada comune.

Il cinema italiano e le forze politiche

Il cosiddetto cinema italiano - dirà all'incirca l'ammiraglio Stone responsabile del PWB in Italia nel 1945 - è stato inventato dai fascisti. Non c'è mai stata un'industria del cinema in Italia e non ci sono mai stati degli industriali del cinema.

Ferroni, che ha lavorato a Salò, De Robertis, Carlo Ludovico Bragaglia, ecc., registi con una lunga carriera alle spalle, che vogliono continuare a raccontare ispirandosi ai modelli narrativi che hanno sempre usato ma che respirano il mutamento in atto e immergono le storie nei problemi del presente. Ripartono alla grande anche i film-opera, o storie costruite attorno alla figura d'un cantante .

Il paese - secondo gli americani - va aiutato in tutti i modi e in tutti i settori, meno che in quello cinematografico perché qui la contaminazione fascista è stata piú forte. Stato tentando di approfittare dell'azzeramento produttivo, del favore concesso dai distributori ed esercenti per scongiurare per sempre l'eventualità di una ripresa dell'industria cinematografica e recuperare i profitti perduti riversando sul mercato italiano centinaia di fondi di magazzino. A uno sguardo ravvicinato e a un'analisi comparata di quanto è avvenuto fin dalla ripresa della distribuzione deifilm americani nelle diverse regioni liberate, ci si accorge di come sia possibile registrare reazioni differenziate per aree geografiche e categorie sociali e culturali. L'appoggio delle forze cattoliche sarà determinante e necessario, anche se non incondizionato.

In ogni caso la Chiesa, nel quadro delle nuove politiche di alleanze, con il suo enorme apparato organizzativo, effettua un'opzione decisa a favore del cinema americano, allentando, in varie occasioni, le cinghie del giudizio morale su molti film e inasprendo invece l'attacco con ogni mezzo contro i film italiani, a cui, per molto tempo, è in pratica inibito l'accesso nei circuiti delle sale parrocchiali. I produttori che hanno preso coscienza della propria identità negli ultimi anni del regime capiscono di poter giocare, nella nuova fase storica e politica, un ruolo importante nella rappresentazione della cultura e del lavoro. Nonostante l'opposizione americana, i produttori sentono di possedere rappresentatività e forza sufficienti a consentire il rapido rilancio di un'attività importante anche per lo Stato.Nel maggio del 1958 un decreto presidenziale istituisce l'Ente autonomo gestione cinema, che assorbirà al suo interno Cinecittà e l'Istituto Luce, avviando una nuova fase nella storia dell'Ente che si spinge fino ai giorni nostri e che poco per volta ha restituito all'Ente stesso una varietà di funzioni sul piano produttivo, della distribuzione, dell'esercizio e della conservazione e valorizzazione con tutti i mezzi possibili del patrimonio di immagini cinematografiche e fotografiche.

Il successo del prodotto nazionale

Macario di Carlo Borghesio e i film musicali. Il prodotto nazionale saprà riorganizzarsi e rafforzarsi, grazie al regime delle coproduzioni, individuare precise caratteristiche nella domanda del pubblico e offrirsi come modello culturale competitivo anche sul piano dello spettacolo e dello star system 10.

Export Association e, dall'aprile 1951, è stipulato un accordo con le case americane che regola il numero massimo di film statunitensi immessi sul mercato italiano. E soprattutto prevede che una parte dei guadagni venga reinvestita o vada a costituire un fondo per il finanziamento di film italiani. Questi accordi avrebbero dovuto condurre, entro breve tempo, alla creazione d'un mercato comune europeo del cinema, che avrebbe facilitato l'incremento della produzione tra i paesi aderenti e la libera circolazione delle pellicole. Il pubblico accorso a festeggiare il ritorno del cinema dei vincitori decreta dagli anni cinquanta il successo dei prodotti nazionali.

Il rientro nel mercato da parte dei produttori italiani è favorito da una serie d'interventi governativi che mirano a pilotare la produzione verso obiettivi differenti rispetto a quelli neorealisti. Andreotti è sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega allo spettacolo , s'assiste a una convergenza operativa tra le forze di governo, i produttori e gli esercenti e lo sforzo congiunto mira a ottenere un minimo d'assetto industriale in grado di consentire ai prodotti italiani competitività sul mercato interno rispetto a quelli hollywoodiani. Andreotti è oggetto di molte polemiche soprattutto per le sue dichiarazioni alla Camera e per un articolo - su «Libertas», 1952 - in cui chiede ai registi italiani e soprattutto a De Sica di ricordarsi delle piú nobili figure nazionali, ma l'immagine dell'orco che si mangia il neorealismo con il tempo lascia il posto a una figura piú salvifica e benefica che contribuisce in maniera significativa e decisiva alla difesa e alla ricostruzione anche del comparto produttivo. La crescita numerica, voluta e favorita dal governo e la riaffermazione d'un cinema di generi come condizione primaria di riconquista del pubblico e di creazione d'un mercato maturo e in crescita sia sul piano della domanda che dell'offerta, non c'impediscono di sostenere che la politica produttiva ha successo e centra i suoi obiettivi grazie piú alla congiuntura fortunata di determinati fattori che all'esistenza d'un lungimirante piano politico-economico.

Accanto a qualche effimero successo delle opere neorealiste , dunque, i primi anni del dopoguerra vedono l'affermazione al vertice degli incassi di alcuni film musicali, drammatici, avventurosi e comici. Il successo di questi e altri prodotti consimili, la fortuna di film comici che inanellano una serie di sketch dell'avanspettacolo, mescolando con successo barzellette, leggera satira sulle condizioni del presente e belle ragazze a gambe nude, fa volgere i piatti della bilancia a favore delle ragioni del mercato. E contribuisce all'affondamento definitivo sul piano commerciale del progetto neorealista, che ha una sua durata fisiologica all'interno del cinema italiano e peraltro è avversato e ostacolato con varie tecniche sul piano delle sovvenzioni governative. Al di là del lutto e delle battaglie sostenute per tenere in vita, in modo piú o meno artificiale, quel modello di cinema, oggi, a uno sguardo piú ampio che si spinga oltre i confini del cinema nazionale, non può sfuggire come quel nucleo di film dell'immediato dopoguerra abbia costituito un modello produttivo ed etico insieme del tutto rivoluzionario e abbia molto a lungo agito da modificatore su tutto il cinema internazionale, da quello americano a quello europeo a quello dei paesi del Terzo Mondo.

L'evoluzione del cinema italiano

Il riso, o anche il semplice sorriso, ottenuti con mezzi facili e sicuri, ricorrendo ai doppi sensi e alla parodia di figure e situazioni note, pur snobbati dalla critica per il qualunquismo dellebattute e la ripetitività delle situazioni, toccano da subito aspetti importanti del vissuto collettivo, ponendo l'accento su comportamenti e contraddizioni diffuse e immettendo sempre delle pillole di fiducia nel difficile cammino dell'uomo comune nel dopoguerra. Grazie a Ercole, Maciste, Ursus, vengono spezzate, alla fine degli anni cinquanta, le catene del colonialismo cinematografico e mutano i rapporti di potere con Hollywood facendo, per la prima volta, volgere la bilancia degli incassi a favore del cinema italiano. All'interno del lavoro dell'Anica, che nel 1950 registra 180 società consorziate, non è possibile isolare le varie linee di tendenza o riconoscere e distinguere le politiche dei differenti produttori 16. Eppure, in una situazione in cui tutte le forze concorrono in diversa misura allo sviluppo, il gruppo di sopravvissuti acquista in poco tempo la fisionomia d'un esercito regolare e competitivo.

Da quando i produttori americani vanno in Italia a girare Quo Vadis?, Cinecittà riprende a pieno ritmo la sua attività e inaugura una delle fasi lunghe piú felici e creative della sua storia 17.

Lombardo puntano ai prodotti popolari, sofisticati dal punto di vista delle soluzioni tecniche e drammaturgiche, ma producono anche film di Lattuada, Fellini, De Santis. Nel dopoguerra, alla presidenza rimane Gualino, che stimola ancora la realizzazione di opere tratte da testi letterari o teatrali. Luigi Sturzo, Antonio Gramsci o Gaetano Salvemini. Lux muovono i primi passi Carlo Ponti e Dino De Laurentiis, che mirano a uno standard capace di sostenere il confronto con Hollywood.

Il neorealismo, stella cometa del cinema del dopoguerra.

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