Documento su Immanuel Kant che analizza il criticismo, l'illuminismo e la struttura della 'Critica della ragion pura'. Il Pdf esplora concetti chiave come le forme a priori di spazio e tempo, la sensibilità, l'intelletto e la ragione, ideale per lo studio universitario di Filosofia.
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[Questo paragrafo si propone di integrare quanto presentato a pag. 146 (3. Il criticismo come 'filosofia del limite')] Kant rappresenta uno snodo fondamentale della filosofia moderna, perché porta sostanzialmente a compimento, MA innovandole profondamente, quegli orientamenti di pensiero che hanno segnato la filosofia moderna del Seicento e del primo Settecento: il RAZIONALISMO e l'EMPIRISMO Come avete potuto constatare lo scorso anno, a partire dal "cogito" cartesiano, il pensiero filosofico si è progressivamente caratterizzato come riconoscimento della centralità del soggetto. EBBENE, è proprio grazie a Kant che questa centralità trova pieno compimento. Per il filosofo tedesco infatti:
Formatosi sotto l'influenza del Razionalismo [per la precisione il Razionalismo di Leibniz, ma rivisto e sistemato dal Christian Wolff], Kant se ne distaccherà, avviando un'indagine critica della ragione, che si riallaccia a quella dell'Empirismo. Sta di fatto, però, che pur intendendo limitare - le pretese assolutiste della ragione, egli si propone soprattutto di stabilire le sue sacrosante (cioè le sue effettive) possibilità cercando, in tal modo, di mettere gli uomini al riparo dallo scetticismo , a cui doveva necessariamente portare qualsiasi teoria filosofica fondata su quel rigido presupposto empiristico che il pensiero ha come sola sorgente l'esperienza sensibile [per cui la mente umana senza dati empirici è "tabula rasa" ]. INSOMMA, IL CRITICISMO KANTIANO SI FONDA, SULLA CERTEZZA CHE IL COMPITO DELLA FILOSOFIA SIA QUELLO DI COGLIERE LE REALI POTENZIALITÀ UMANE ENTRO L'ORIZZONTE DELINEATO DAI SUOI LIMITI. Un COMPITO DIRETTO A:
SCONFIGGERE il "DOGMATISMO", CHE CARATTERIZZA IL RAZIONALISMO, e che consiste "in quel procedimento che la ragione è solita seguire, senza una precedente analisi critica delle sue effettive possibilità" e che dunque conduce a sistemi di pensiero infondati;
SCONGIURARE, lo "SCETTICISMO", A CUI È APPRODATO INEVITABILMENTE L'EMPIRISMO CON HUME, che, per sconfiggere il dogmatismo razionalistico, ha minato la fiducia nelle potenzialità della ragione.
Le lacune del Razionalismo e dall' Empirismo troverebbero dunque risoluzione nel Criticismo di Kant., che aprirà la strada a una nuova prospettiva filosofica, che troverà a sua volta 1compimento nell' Idealismo tedesco Il CRITICISMO afferma pertanto Kant: costituisce "un impegno della ragione "a intraprendere il più difficile dei suoi compiti, cioè la conoscenza di se stessa, erigendo così da se stessa un tribunale di se stessa che le garantisca nelle sue pretese legittime, ma condanni quelle che non hanno un fondamento" Infatti, come già si è detto all'inizio, solo attendendo a questo compito, ossia solo chiarendo i limiti e le effettive potenzialità della ragione, sarà possibile mettere l'uomo nelle condizioni di fornire risposte pertinenti alle quattro domande fondamentali, che egli stesso si è posto sin dall'inizio della civiltà:
[Questo paragrafo si propone di integrare quanto presentato a pag. 147 (4. L'orizzonte storico del criticismo) del file precedente] Al centro della filosofia kantiana c'è indubbiamente la ragione - intesa in senso generale come facoltà teoretica [cioè come facoltà conoscitiva] ed anche come facoltà pratica, [cioè come criterio del retto agire] - la quale, per la sua capacità di analisi critica, è veicolo di libertà. Questa posizione rivela chiaramente i tratti illuministici del pensiero di Kant. È abitudine sostenere che l'essenza dell'Illuminismo risieda in una esaltazione dei poteri razionali dell'uomo. Ciò è senz'altro vero, ma non basta, se non si aggiunge subito che l'illuminismo è l'impegno di avvalersi della ragione in modo "libero" e "pubblico" al fine di un miglioramento effettivo di vita dell'umanità Esemplificando in modo paradigmatico questi concetti, Immanuel Kant, in "Risposta alla domanda: che cos'è l'Illuminismo?" (1784) così scrive: I "L'Illuminismo è l'uscita dell'uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso. 'Minorità' è l'incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se stesso è questa minorità se la causa di esso non dipende da difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e di coraggio di far uso del proprio intelletto senza esser guidati da un altro. 'Sapere aude'! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! è questo il motto dell'Illuminismo ( ... ). Senonché a questo illuminismo non occorre altro che la libertà, e la più inoffensiva di tutte le libertà, quella cioè di fare pubblico uso della propria ragione in tutti i campi. Ma io odo da tutte le parti gridare: - non ragionate! -. L'ufficiale dice: - non ragionate, ma fate esercitazioni militari. - L'impiegato di finanza: - Non ragionate, ma pagate! - L'uomo di chiesa: - Non ragionate, ma credete!". Come si può dunque notare da questo brano, per Kant l'Illuminismo muove dall'idea che l'uomo, pur avendo per natura quel bene prezioso che è la ragione, non ne abbia fatto il debito impiego, rimanendo in una sorta di "inferiorità", che lo ha quindi reso facile preda di un insieme di forze ostili al libero e pubblico esercizio della ragione [cfr "( ... ) Ma io odo da tutte le parti gridare: - non ragionate! - L'ufficiale dice: - non ragionate, ma fate esercitazioni militari. - L'impiegato di finanza: - Non ragionate, ma pagate! - L'uomo di chiesa: - Non ragionate, ma credete!"] 2E allora: l'uomo ha il dovere morale di emanciparsi da queste forze irrazionali, poiché la dignità umana consiste propriamente nel libero e pubblico esercizio della ragione. Il che spiega chiaramente in che senso Kant recuperi la celebre massima del vecchio Orazio: "sapere aude". Kant interpreta dunque l'Illuminismo come momento in cui la ragione, con la sua azione di "rischiaramento critico", permetterebbe, come lui stesso afferma "l'uscita dell'uomo da uno stato di minorità" ossia per l'uscita da una condizione di dipendenza da altro da sé. In sostanza, - se comparassimo la storia della civiltà e cultura occidentale allo sviluppo dell'individuo -, l'illuminismo corrisponderebbe, - al passaggio all'età della ragione, cioè a quella fase dello sviluppo - ossia l'età adulta - in cui ogni individuo dovrebbe aver maturato quelle capacità che gli permettono di condurre una vita autonoma e responsabile, senza aver più bisogno di educatori e tutori. MA, per condurre un'esistenza all'insegna dell'autonomia e della responsabilità OCCORRE SAPER ESERCITARE questa facoltà - cioè LA RAGIONE - IN MODO EMINENTEMENTE CRITICO. Scrive infatti Kant:
"Il nostro è il tempo della critica cui tutto deve sottostare, anche la religione e la legislazione. Solo attraverso la critica è infatti possibile rescindere alla radice il fatalismo, l'ateismo, la superstizione e la sfiducia nei confronti del libero pensiero ( ... ) ed infine lo scetticismo".
Per Kant, dunque, SAPER ESERCITARE CRITICAMENTE LA PROPRIA FACOLTÀ DI PENSIERO VUOL DIRE AFFERMARE LA PROPRIA LIBERTÀ, CHE COSTITUISCE IL SIGNIFICATO AUTENTICO DI "DIGNITÀ UMANA".
Come già si è accennato precedentemente, la "Critica della ragion pura" si presenta come un'indagine critica delle nostre facoltà conoscitiva. Come si spiega questo titolo? Scrive Kant: 0 "Con questa espressione [ "Critica della ragion pura"] non intendo alludere a una critica di sistemi filosofici e di opere, ma alla critica della facoltà della ragione in generale, rispetto a tutte le conoscenze a cui essa può aspirare indipendentemente da ogni esperienza". Il titolo di questo capolavoro kantiano può essere dunque interpretato come un'indagine volta a valutare i limiti e le capacità della ragione [dove "ragione"sta qui appunto ad indicare la facoltà di conoscere in generale] nella sua purezza , ossia "A PRIORI", cioè indipendentemente da esperienza possibile. Infatti, come già detto in precedenza, dinanzi al "tribunale" (come lo chiama Kant) della critica, la ragione assume al tempo stesso il ruolo di giudice e quello di giudicato. Così, il genitivo che compare nel titolo [" ... della ragion ... "] indica simultaneamente il soggetto e l'oggetto dell'indagine critica In sostanza con la "Critica della ragion pura" Kant si è proposto di cercare rispondere direttamente al primo di quei quattro interrogativi di fondo, indicati precedentemente, cioè: "CHE COSA POSSO SAPERE?".
Si è iniziato il paragrafo precedente, affermando che la "Critica della ragion pura" si presenta come un'indagine critica delle nostre facoltà conoscitiva. Ebbene, dato che ai tempi di Kant la nuova scienza della natura - la fisica galileiano-newtoniana - e la stessa metafisica pretendevano di essere saperi scientificamente validi, la "Critica della ragion pura" assume la precisa fisionomia di un'indagine volta a individuare i fondamenti di questi due saperi, e, su questa base, a valutare legittimità o meno della loro pretesa scientificità. Agli occhi di Kant e di molti dei suoi contemporanei, la nuova scienza della natura - cioè la fisica galileiano-newtoniana - e la metafisica si presentavano in modo diverso:
la MODERNA SCIENZA DELLA NATURA, grazie ai successi conseguiti da Galileo e poi da Newton si presentava come un sapere effettivamente dotato di validità scientifica [le teorie risultavano fondate osservazioni e verificate sperimentalmente] e "fecondo", ossia in continuo progresso;
la METAFISICA, con la sua pretesa di procedere oltre l'esperienza osservative, e con il suo fornire, sin dalle sue origini, soluzioni contrapposte ai medesimi problemi, non sembrava affatto - nonostante la sua venerabile antichità - aver trovato quella validità che la scienza galileiano-newtoniana aveva invece trovato. Scrive infatti, Kant:
· "Vi era un tempo in cui essa [la metafisica] era considerata la regina delle scienze, e se, si antepongono le buone intenzioni ai fatti, meritava senza dubbio questo nome onorifico, per l'importanza dei suoi oggetti di indagine. Ora la moda del tempo è incline a deprezzarla". La scarsa considerazione della metafisica nell'ambito del pensiero moderno, trova le sue radici nell' Empirismo inglese, il quale, sostenendo che l'esperienza costituisce la fonte originaria del pensare, è inevitabilmente sfociato in quello scetticismo humeano, che, oltre ad aver minato alla base i fondamenti della metafisica, ha messo addirittura in discussione la validità della moderna scienza della natura. Da qui l'improrogabile necessità avvertita da Kant di un riesame globale della conoscenza umana che sia in grado di rispondere in modo esauriente alla domanda circa lo statuto di scientificità della metafisica e della fisica moderna. Così, la "Critica della ragion pura" assume la precisa fisionomia di un'indagine tesa a stabilire:
com'è possibile la matematica?
com'è possibile la nuova fisica [la moderna scienza della natura]?
com'è possibile la metafisica in quanto disposizione umana?
com'è possibile la metafisica come scienza?
FATE BENE ATTENZIONE: nel caso della matematica e della fisica moderna si tratta semplicemente di giustificare una situazione di fatto, mettendo semplicemente in luce le condizioni della loro effettiva scientificità. Scrive infatti il filosofo tedesco: · "Poiché queste scienze [la matematica e la fisica] sono effettivamente tali, conviene di certo domandarsi come siano possibili; infatti che esse siano possibili è testimoniato dai fatti". Nel caso della metafisica invece - afferma Kant - "il suo cattivo andamento fino ad oggi ( ... ) fa dubitare a chiunque della sua possibilità di essere una scienza". E allora si tratta: · sia di chiarire la genesi della metafisica, cercando di capire come mai il pensiero umano, sin dai tempi più remoti, sia costantemente proteso verso quei problemi che trascendono l'orizzonte dell'esperienza [i problemi che costituiscono appunto l'oggetto di indagine della metafisica]; scrive infatti Kant: "( ... ) in tutti gli uomini una qualche metafisica è sempre esistita e sempre esisterà, appena che la ragione elevi le sue pretese"; · sia di scoprire, una volta per tutte, se esistano davvero condizioni tali che possano legittimare le pretese della metafisica di essere una scienza - nonostante "il suo cattivo andamento fino ad oggi" - o invece se essa sia inevitabilmente condannata alla non-scientificità.