La prospettiva dei tratti o disposizionalismo in psicologia

Documento da Università sulla prospettiva dei tratti o disposizionalismo. Il Pdf esplora l'evoluzione storica della prospettiva dei tratti in psicologia, i modelli teorici come il PEN e i correlati biologici, utile per lo studio universitario di Psicologia.

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24 pagine

LA PROSPETTIVA DEI TRATTI o
DISPOSIZIONALISMO
UN PO’ DI STORIA
Lo studio delle tendenze disposizionali della personalità, cioè dei tratti stabili che distinguono le
persone, ha una lunga tradizione teorica e di ricerca, e si concentra sul cercare le differenze
individuali. Ci sono due approcci per l’individuazione di disposizioni/tratti della personalità :
1. Uno studia quali tratti esistono e come si combinano (es. introversione, coscienziosità),
usando analisi statistiche (metodo correlazionale).
2. L’altro studia il temperamento, cioè la parte della personalità legata a genetica e
biologia, usando spesso esperimenti.
I tentativi di indagine di tipo correlazionale nello studio della personalità risalgono alla seconda metà
del Settecento, quando la scienza comincia a cercare modi “oggettivi” per misurare le differenze tra
le persone.
Alla fine del Settecento fino alla metà dell’Ottocento, si usano metodi oggi considerati
pseudoscientifici, come la fisiognomica (studio del volto) e la frenologia (studio del cranio), per
collegare aspetto fisico e carattere.
FISIOGNOMICA 󱽔 Petrus Camper nel 1768 trae spunto da Aristotele e Leonardo, e inventa
la “misura” oggettiva della personalità individuandola nell’ANGOLO FACCIALE 󱽔 angolo
formato da due linee: una orizzontale che unisce il foro auricolare con la radice del naso; e una
verticale che tocca osso frontale e punto mascellare più sporgente. L’angolo facciale serve a
classificare le tipologie umane e animali in scala gerarchica, ipotizzando che a specifiche anomalie
o sproporzioni esteriori corrispondano anomalie psicologiche e morali.
FRENOLOGIA 󱽔 Joseph Gall, agli inizi dell’Ottocento, abbandona la misura dell’angolo
facciale, per concentrarsi sulle conformazioni del cranio, fondando la frenologia o organologia
(come la chiamava lui). Secondo Franz Joseph Gall, ogni persona possiede ventisette disposizioni di
personalità, che lui chiama facoltà. Queste facoltà si manifestano in misura diversa in ogni
individuo, e la loro forza dipende dall’ispessimento di una parte del sistema nervoso centrale. Gall
credeva che fosse possibile osservare questi ispessimenti dall’esterno, cioè attraverso la palpazione
e la misurazione del cranio. In pratica, toccando e misurando le protuberanze e depressioni del
cranio, si potevano capire le caratteristiche psicologiche della persona. Si assiste, quindi, a un
raccordo tra correlati neurofisiologici e personalità che però non trova molti riscontri empirici.
CRIMONOLOGIA 󱽔 Cesare Lambroso nella seconda metà dell'Ottocento, propone le sue
teorie del "delinquente nato" e dell'"atavismo", secondo cui i malati di mente e i criminali sarebbero
caratterizzati da strutture morfologiche primitive e ancestrali (prognatismo, labbra spesse e
protundenti, mento quadro e sporgente...), vere cause della loro condotta antisociale. Queste idee
saranno “sfruttate” da tesi razziste agli inizi del Novecento e andranno a far parte di quelle ideologie
su cui sorgeranno i regimi totalitari tra le due guerre.
Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, alcuni si focalizzano sull’uso di test intellettivi
per spiegare le differenze individuali, mentre altri di affidano a osservazioni, analisi di materiale
biografico o diaristico piuttosto che a rigorose indagini sperimentali.
Negli anni Venti, Gordon Allport una svolta importante: introduce l’uso dell’analisi fattoriale,
un metodo matematico per individuare un numero specifico di tratti della personalità, e usa per la
prima volta il termine personalità al posto di carattere (più legato alle qualità morali).
Tra fine ’800 e anni ’80 del ’900, vari studi portano alla nascita del modello dei Big Five, che
identifica cinque grandi tratti fondamentali per descrivere la personalità.
Agli inizi del Novecento cominciano una serie di studi per misurare in modo quantitativo le
differenze individuali associate all’intelligenza .
FRANCIS GALTON 󱽔 promuove uno studio assolutamente "quantitativo" delle differenze
individuali, al fine di individuare le caratteristiche ereditarie psicologiche delle persone, in questo
caso per prevedere il successo scolastico o la riuscita sociale.vengono costruiti i primi questionari,
individuati indici di correlazione tra variabili psicologiche a opera di Spearman e Pearson, allievi di
Galton.
ALFRED BINET 󱽔 costruisce una serie di scale per la misurazione delle abilità cognitive e
avvia una tradizione scientifica in psicologia che utilizza i testi in funzione diagnostica differenziale
WILLIAM STERN (1900) 󱽔 si amplia il lavoro di Binet, orientando il suo interesse verso la
persona come un tutto integrato.
HEYMANS e WIERSMA (1909) 󱽔 questi autori ipotizzano tre principali dimensioni del
carattere, ognuna con polarità negativa e positiva: l'Emotività (sensibilità agli stimoli dell'ambiente),
l'Attività (energia, disposizione all'azione), la Risonanza (rapidità con la quale l'uomo risponde agli
stimoli dell'ambiente). La combinazione delle tre dimensioni darebbe luogo a otto tipologie di
carattere: il "collerico", il "sentimentale", il "nervoso, il "passionale", il "sanguigno", il "flemmatico",
I’'apatico", I'"amorfo".
GORDON ALLPORT (1921) 󱽔 ha segnato una svolta nello studio della personalità definendo
in modo preciso il concetto di tratto: l’unità di base, l’elemento fondante la personalità, e che
riguarda il sentire il comportarsi della persona. Secondo Gordon, la loro esistenza va rilevata
empiricamente è statisticamente; nello specifico, la tecnica statistica dell’analisi fattoriale si rivela
lo strumento privilegiato.
CATTEL ed EYSENCK 󱽔 proseguirono lo studio dei tratti utilizzando l'analisi fattoriale e
contribuendo
ODBERT e ALLPORT 󱽔hanno studiato come il linguaggio quotidiano possa rivelare i tratti
della personalità (seguono l’idea di Galton: i tratti importanti delle persone si riflettono nelle parole
usate per descriverle). Analizzano un dizionario con 400.000 parole e ne trovano 17.953 che
descrivono la personalità. Le dividono in 4 gruppi:
1. tratti stabili,
2. stati temporanei,
3. giudizi morali,
4. abilità fisiche.
Nasce così l’ipotesi della sedimentazione linguistica: più un tratto è importante, più è probabile che
ci sia una parola per descriverlo. Questo approccio viene chiamato psicolessicale.
CATTEL 󱽔 Cattell ha preso spunto dal lavoro di Allport e Odbert, che avevano raccolto
migliaia di parole usate per descrivere la personalità. Tra tutte queste parole, Cattell sceglie solo
quelle che indicano tratti stabili, cioè caratteristiche durature nel tempo. Per semplificare e capire
quali tratti sono davvero fondamentali, usa l’analisi fattoriale, una tecnica statistica che serve a
raggruppare caratteristiche simili tra loro. Grazie a questo metodo, trova 16 tratti principali della
personalità. Questi tratti si trovano in tutte le persone, ma con intensità diverse. Per misurare questi
tratti in modo pratico, crea un test chiamato 16PF (Sixteen Personality Factors Questionnaire), un
questionario in cui le persone rispondono su di sé.
DOPO CATTEL 󱽔 Dopo Cattell, altri studiosi (Fiske, Tupes, Christal, Norman) hanno cercato di
rendere più semplice la descrizione della personalità. Hanno notato che, invece di usare 16 tratti
diversi, molti di questi si possono raggruppare in cinque grandi categorie, chiamate i “Big Five”:
-Un primo fattore legato alla fiducia in sé-energia (assertività, loquacità...).
-un secondo riconducibile all'adattabilità sociale-gradevolezza (socievolezza, sim-patia, adattabilità...),

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LA PROSPETTIVA DEI TRATTI o DISPOSIZIONALISMO

UN PO' DI STORIA

Lo studio delle tendenze disposizionali della personalità, cioè dei tratti stabili che distinguono le persone, ha una lunga tradizione teorica e di ricerca, e si concentra sul cercare le differenze individuali. Ci sono due approcci per l'individuazione di disposizioni/tratti della personalità :

  1. Uno studia quali tratti esistono e come si combinano (es. introversione, coscienziosità), usando analisi statistiche (metodo correlazionale).
  2. L'altro studia il temperamento, cioè la parte della personalità legata a genetica e biologia, usando spesso esperimenti.
  • I tentativi di indagine di tipo correlazionale nello studio della personalità risalgono alla seconda metà del Settecento, quando la scienza comincia a cercare modi "oggettivi" per misurare le differenze tra le persone.
  • Alla fine del Settecento fino alla metà dell'Ottocento, si usano metodi oggi considerati pseudoscientifici, come la fisiognomica (studio del volto) e la frenologia (studio del cranio), per collegare aspetto fisico e carattere.

FISIOGNOMICA - Petrus Camper

Petrus Camper nel 1768 trae spunto da Aristotele e Leonardo, e inventa la "misura" oggettiva della personalità individuandola nell'ANGOLO FACCIALE - angolo formato da due linee: una orizzontale che unisce il foro auricolare con la radice del naso; e una verticale che tocca osso frontale e punto mascellare più sporgente. L'angolo facciale serve a classificare le tipologie umane e animali in scala gerarchica, ipotizzando che a specifiche anomalie o sproporzioni esteriori corrispondano anomalie psicologiche e morali.

FRENOLOGIA - Joseph Gall

Joseph Gall, agli inizi dell'Ottocento, abbandona la misura dell'angolo facciale, per concentrarsi sulle conformazioni del cranio, fondando la frenologia o organologia (come la chiamava lui). Secondo Franz Joseph Gall, ogni persona possiede ventisette disposizioni di personalità, che lui chiama facoltà. Queste facoltà si manifestano in misura diversa in ogni individuo, e la loro forza dipende dall'ispessimento di una parte del sistema nervoso centrale. Gall credeva che fosse possibile osservare questi ispessimenti dall'esterno, cioè attraverso la palpazione e la misurazione del cranio. In pratica, toccando e misurando le protuberanze e depressioni del cranio, si potevano capire le caratteristiche psicologiche della persona. Si assiste, quindi, a un raccordo tra correlati neurofisiologici e personalità che però non trova molti riscontri empirici.

CRIMONOLOGIA - Cesare Lombroso

Cesare Lambroso nella seconda metà dell'Ottocento, propone le sue teorie del "delinquente nato" e dell'"atavismo", secondo cui i malati di mente e i criminali sarebbero caratterizzati da strutture morfologiche primitive e ancestrali (prognatismo, labbra spesse e protundenti, mento quadro e sporgente ... ), vere cause della loro condotta antisociale. Queste idee saranno "sfruttate" da tesi razziste agli inizi del Novecento e andranno a far parte di quelle ideologie su cui sorgeranno i regimi totalitari tra le due guerre.

  • Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, alcuni si focalizzano sull'uso di test intellettivi per spiegare le differenze individuali, mentre altri di affidano a osservazioni, analisi di materiale biografico o diaristico piuttosto che a rigorose indagini sperimentali.
  • Negli anni Venti, Gordon Allport dà una svolta importante: introduce l'uso dell'analisi fattoriale, un metodo matematico per individuare un numero specifico di tratti della personalità, e usa per la prima volta il termine personalità al posto di carattere (più legato alle qualità morali).
  • Tra fine '800 e anni '80 del '900, vari studi portano alla nascita del modello dei Big Five, che identifica cinque grandi tratti fondamentali per descrivere la personalità.
  • Agli inizi del Novecento cominciano una serie di studi per misurare in modo quantitativo le differenze individuali associate all'intelligenza .

FRANCIS GALTON

promuove uno studio assolutamente "quantitativo" delle differenze individuali, al fine di individuare le caratteristiche ereditarie psicologiche delle persone, in questo caso per prevedere il successo scolastico o la riuscita sociale.vengono costruiti i primi questionari, individuati indici di correlazione tra variabili psicologiche a opera di Spearman e Pearson, allievi di Galton.

ALFRED BINET

costruisce una serie di scale per la misurazione delle abilità cognitive e avvia una tradizione scientifica in psicologia che utilizza i testi in funzione diagnostica differenziale

WILLIAM STERN (1900)

si amplia il lavoro di Binet, orientando il suo interesse verso la persona come un tutto integrato.

HEYMANS e WIERSMA (1909)

questi autori ipotizzano tre principali dimensioni del carattere, ognuna con polarità negativa e positiva: l'Emotività (sensibilità agli stimoli dell'ambiente), l'Attività (energia, disposizione all'azione), la Risonanza (rapidità con la quale l'uomo risponde agli stimoli dell'ambiente). La combinazione delle tre dimensioni darebbe luogo a otto tipologie di carattere: il "collerico", il "sentimentale", il "nervoso, il "passionale", il "sanguigno", il "flemmatico", I''apatico", I'"amorfo".

  • GORDON ALLPORT (1921) -+ ha segnato una svolta nello studio della personalità definendo in modo preciso il concetto di tratto: l'unità di base, l'elemento fondante la personalità, e che riguarda il sentire il comportarsi della persona. Secondo Gordon, la loro esistenza va rilevata empiricamente è statisticamente; nello specifico, la tecnica statistica dell'analisi fattoriale si rivela lo strumento privilegiato.

CATTEL ed EYSENCK

proseguirono lo studio dei tratti utilizzando l'analisi fattoriale e contribuendo

ODBERT e ALLPORT

hanno studiato come il linguaggio quotidiano possa rivelare i tratti della personalità (seguono l'idea di Galton: i tratti importanti delle persone si riflettono nelle parole usate per descriverle). Analizzano un dizionario con 400.000 parole e ne trovano 17.953 che descrivono la personalità. Le dividono in 4 gruppi:

  1. tratti stabili,
  2. stati temporanei,
  3. giudizi morali,
  4. abilità fisiche.

Nasce così l'ipotesi della sedimentazione linguistica: più un tratto è importante, più è probabile che ci sia una parola per descriverlo. Questo approccio viene chiamato psicolessicale.

CATTEL

Cattell ha preso spunto dal lavoro di Allport e Odbert, che avevano raccolto migliaia di parole usate per descrivere la personalità. Tra tutte queste parole, Cattell sceglie solo quelle che indicano tratti stabili, cioè caratteristiche durature nel tempo. Per semplificare e capire quali tratti sono davvero fondamentali, usa l'analisi fattoriale, una tecnica statistica che serve a raggruppare caratteristiche simili tra loro. Grazie a questo metodo, trova 16 tratti principali della personalità. Questi tratti si trovano in tutte le persone, ma con intensità diverse. Per misurare questi tratti in modo pratico, crea un test chiamato 16PF (Sixteen Personality Factors Questionnaire), un questionario in cui le persone rispondono su di sé.

DOPO CATTEL

Dopo Cattell, altri studiosi (Fiske, Tupes, Christal, Norman) hanno cercato di rendere più semplice la descrizione della personalità. Hanno notato che, invece di usare 16 tratti diversi, molti di questi si possono raggruppare in cinque grandi categorie, chiamate i "Big Five":

  • Un primo fattore legato alla fiducia in sé-energia (assertività, loquacità ... ).
  • un secondo riconducibile all'adattabilità sociale-gradevolezza (socievolezza, sim-patia, adattabilità ... ),
  • un terzo vicino al conformismo-dipendenza (coscienziosità, serietà, attendibilità ... ),
  • un quarto riferentesi al controllo emotivo-stabilità emotiva (calma, stabilità d'umore, assenza di ansia ... ),
  • un quinto, collegato a una mente aperta-cultura (creatività, vastità di interessi, immaginatività ... ).
  • Dopo un periodo di stasi negli anni 70 del novecento, negli anni 80 riprendono sia gli studi Psico lessicali e le ricerche focalizzate la struttura fattoriale della personalità.tutti gli rientrano ormai a delineare i cinque grandi tratti originari e merci dagli studi degli anni 60.

GOLDBERG

"gli dà il nome di cinque fattori"

COSTA e MCCRAE

Costa e McCrae, con il test NEO-PI, dimostrano che il modello dei Big Five è valido e coerente con molti altri strumenti di misura della personalità

IN ITALIA - BFQ di Caprara, Barbaranelli e Borgogni

In Italia, il BFQ (Big Five Questionnaire) di Caprara, Barbaranelli e Borgogni conferma questo modello. I cinque tratti sono:

  1. Energia (es. socievolezza, attività)
  2. Amicalità (es. fiducia, disponibilità)
  3. Coscienziosità (es. responsabilità, affidabilità)
  4. Stabilità emotiva (es. controllo delle emozioni, sicurezza)
  5. Apertura mentale (es. curiosità, creatività)

UNA PROSPETTIVA ETEROGENEA

Tuttavia, non esiste una sola teoria dei tratti, ma esistono diverse teorie dei tratti che, pur diverse, condividono alcuni principi fondamentali.

ELEMENTI COMUNI TRA LE TEORIE DEI TRATTI

I TRATTI = pattern coerenti nel tempo e nelle diverse situazioni, relativi ai modi con cui gli individui si comportano e provano emozioni Un tratto della personalità è qualcosa che:

  • COERENZA: descrive un comportamento stabile -> una persona tende ad agire sempre in un certo modo, con coerenza (per esempio, se è solitamente gentile, lo sarà in molte situazioni).
  • PECULIARITÀ: rende ognuno unico -> ogni persona ha tratti diversi che la distinguono dagli altri (per esempio, uno è più ansioso, un altro più calmo).

Quindi, i tratti spiegano sia come ci comportiamo di solito (coerenza comportamentale), sia cosa ci rende diversi dagli altri (ciò che è tipico o peculiare di un individuo).

  • Inoltre, secondo i teorici dei tratti, i tratti sono delle variabili decontestualizzate nel senso che si riferiscono alla tendenza a comportarsi in modo stabile e coerente "a prescindere" dai diversi contesti e dalle diverse situazioni - i tratti sono costrutti dominio-generali e non dominio-specifici, ovvero sono validi sempre nei diversi contesti

ORGANIZZAZIONE GERARCHICA DEI TRATTI

  • Livello base: risposte comportamentali più specifiche
  • Livello intermedio: tendenze comportamentali abituali (sarebbero l'insieme di risposte comportamentali che sono connesse tra loro)

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